Media, cultura e potere.
Aldo Ettore Quagliozzi - 19-05-2006
Quadro primo. Da " Come ti sei ridotto " di Curzio Maltese.

" ( ... ) L'universo della tv commerciale non chiede alcun tipo di dovere, in cambio di una cessione progressiva dei diritti. Tutti i diritti, tranne uno, quello del voto. Il più elementare, quello di far numero alle elezioni come ogni sera si diviene numero dell'audience.
Gli altri diritti di cittadinanza devono sparire, sono un peso, un intralcio al funzionamento del meccanismo che si fonda sul rapporto padrone-venditore e servo-cliente.
Il cittadino è ridotto alla dimensione di spettatore e target pubblicitario, terminale di milioni di spot. Il suo unico dovere è guardare e spendere. Il sentimento che gli si chiede è un'emotività continua, mista a un permanente stupore, più una disponibilità fanciullesca a consumare il maggior numero possibile di favole.
L'assenza di cultura e informazione è il requisito ideale. Allo scopo è stato eliminato perfino il nozionismo da quiz, in favore della lotteria. Il concorrente non presenta una ' materia ': vince se ha la fortuna di pescare la scatola giusta, se è abbastanza infantile e meschino da chiedere ' un aiutino '. L'ignoranza è vista in televisione come un dono del cielo. Sulla porta degli studi televisivi campeggia idealmente il cartello di Amore e guerra, il film di Woody Allen: Welcom Idiots! ( ... ) "

Quadro secondo. Da " Come ti sei ridotto " di Curzio Maltese.

" ( ... ) La scuola è un luogo dove si insegna a non leggere e a non scrivere. Al contrario di quanto si crede, l'impresa non è semplice: richiede tempo, pazienza, denaro. Quanto insegnare a leggere, e forse di più.
L'amore per la parola scritta è piuttosto precoce. Basta osservare lo scaffale dei libri nella stanza di un bambino che non sa neppure leggere, di tre o quattro anni. E' necessario sopire, soffocare la passione sul nascere. La scuola italiana imita con efficacia la struttura della chiese cattolica, dove centrale è il clero e la sua interpretazione corretta delle Scritture.
Leggere da soli i Vangeli è un'eresia. Basta sostituire l'insegnante al prete e la poesia o la storia alla Bibbia, l'ideologia è la stessa. Alle superiori il ragazzo ha imparato a detestare la letteratura italiana e la tortura del tema ed è diventato un perfetto ipocrita che cura soltanto le pubbliche relazioni con il corpo docente, oppure un rompicoglioni ribelle.
All'università è ridotto a fare il portaborse del barone e scrive in un metalinguaggio accademico lontanissimo dalla semplice bellezza delle parole amate nell'infanzia.
I pochi studenti che per vent'anni hanno coltivato in clandestinità la propria intelligenza, alla laurea giustamente emigrano all'estero, in misura sempre crescente. ( ... ) "

Quadro terzo. Da " Crescete & prostituitevi " di Oliverio Beha.

" ( ... ) ... la tv è ormai diventata un'altra cosa, è la nostra realtà sub specie televisiva, è culturalmente una mutazione genetica, è lo specchio del nostro vuoto che rimanda su tutti gli specchi-monoscopi delle nostre coscienze addormentate il vuoto di riferimento: anche qui, come nella politica degli affari senza politica, quella del ' tutti colpevoli, nessun colpevole, tutti innocenti ', è ' tutto vuoto ergo nessun vuoto ', tutti in tv ma nella realtà, non come attori di un horror esistenziale e culturale, ma come interpreti di una collettività da tubo catodico.
La grande meretrice prende da tutti e dà a qualcuno, mentre gli altri aspettano il loro turno. Il volano della prostituzione di un Paese non è nascosto o ' segregato '; è lì, in tv, davanti agli occhi di tutti. Ovvero è qui, in noi che stiamo davanti alla tv, e ne parliamo come se si trattasse di altri. ( ... ) "

Quadro quarto. Da " Citizen Berlusconi " di Alexander Stille

" ( ... ) - I quotidiani sono per l'élite - ha dichiarato Berlusconi nel dicembre 2003. - Le massaie non leggono il giornale -.
Purtroppo la sua sprezzante osservazione ha in sé più di un elemento di verità. La percentuale degli italiani che utilizzano la televisione come principale strumento di informazione è schizzata dal 62,3 per cento del 1990 al 77,4 per cento del 2001, mentre la quota di persone che si affida perlopiù ai quotidiani è crollata dal 19,7 per cento a un misero 6,4 per cento.
Tra questa fetta di popolazione che legge poco, sa poco e discute raramente di politica vi è un elevato livello di sfiducia e di avversione proprio per la politica. E' un elettorato perfetto per la retorica dell'antipolitica.
Berlusconi inveisce contro il ' teatrino della politica ', contro i ' politici di professione [ ... ] che non hanno mai lavorato un solo giorno in una vera azienda e non fanno altro che intascare il denaro del contribuente ' e che parlano in ' politichese ' " ( ... ) "

Il cerchio chiude perfettamente. Conosco una stimata signora, già insegnante nelle scuole pubbliche del bel paese, che nelle rare occasioni di confronto e di discussione politica con straordinaria convinzione e forse buona fede ha l'ardire, e con grande veemenza, di difendere il presunto primato suo di attenta, instancabile stazionatrice dinnanzi allo schermo televisivo ove, per sua ammirevole ammissione, passa in rassegna tutti i possibili programmi di intrattenimento e di discussione, programmi, ahimè, nei quali della ponderatezza e della riflessione si fa giovialmente e trionfalmente strame, sostenendo l'amica signora, convintamente, che sia preferibile quell'esercizio suo di stazionatrice instancabile all'impegno quotidiano dell'acquisto e della lettura del o dei giornali che " tanto dicono tutti le stesse cose ".
Alla ponderatezza della lettura ed allo sforzo che ne consegue l'amica " pseudo-culturalmente attrezzata " preferisce la comunicazione verbale, ove l'impegno alla riflessione è lieve e fuggevole: a questo punto il cerchio è ben chiuso. Con buona pace e soddisfazione degli spettri innumerevoli che volteggiano sul bel paese.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 20-05-2006
Ciò che si legge negli interventi proposti è purtroppo un'analisi vera delle situazioni analizzate.
Scuola e TV sono i mezzi che certi governi prediligono per pubblicizzare le loro idee, a volte per un attento cittadino palesi, altre volte subdole e nascoste da croste talmente spesse che è difficile, se non si posseggono le capacità di analisi e di critica, scrostarle pian piano riportando alla luce la vera facciata.