Lettera a Prodi
Roberta, Patrizia e Francesco - 08-05-2006
Gentile Professor Prodi,
Lei si è detto molto indignato alla notizia dei fischi coi quali è stata accolta e "costretta" a lasciare il corteo del 1° maggio Letizia Moratti, candidata sindaco a Milano, nonché ministro dell'Istruzione ancora in carica.
Pensi che noi, invece, abbiamo provato indignazione per il fatto che la signora Brichetto, pur prevedendo cosa sarebbe accaduto, abbia scientemente deciso di portare il padre 87enne in sedia a rotelle in corteo il 25 aprile.
Non crediamo in una Moratti versione Bella Ciao: pensiamo piuttosto che il poveruomo, che certo non c'entrava nulla, sia stato bellamente "usato" dalla sua cara figliola.
Chi si assume pubbliche cariche, si assume anche l'onere del caso, soprattutto quando si vuole in modo provocatorio essere presenti in luoghi che non appartengono alla propria storia.
Ma ci siamo indignati soprattutto perchè ci si vorrebbe impedire di mostrare pacificamente il nostro dissenso screditandoci e offendendoci, equiparando un fischio a bandiere che bruciano.
Sa quale impressione ricava un semplice Suo elettore, nel sentire certe affermazioni di tanto centrosinistra politico e sindacale?
Che le organizzazioni e i partiti si proteggono sempre e comunque a vicenda, lontani da quello che i cittadini hanno vissuto e vivono sulla loro pelle ogni giorno.
Che a Voi è concesso di insultarvi e farvi insultare, mentre noi dobbiamo avere il Vostro permesso per dissentire pacificamente.
Il 1° maggio a Milano fischi e fischietti hanno accompagnato tanti cartelli che volevano far parlare la Scuola ed esprimere la protesta civile e partecipata di molti. Il mondo della scuola è rimasto lontano dalla ressa, provocata da guardie del corpo, reporter, fotografi, servizi d'ordine. Ha continuato a sfilare in corteo sereno e determinato.
Lei, Professore, non c'era, ma i numeri sui tagli alla scuola che sventolavano per le vie di Milano, e che i media ben si guardavano dal riprendere, erano una denuncia ben più potente dei fischi da Lei deprecati.
I cittadini hanno ben capito che quella della Moratti è una riforma che stravolge il dettato costituzionale e per questo motivo hanno inteso non solo come un diritto ma anche come un dovere di ogni democratico, contestare chi è contro la nostra Costituzione.
Le 60.000 firme già raccolte in soli due mesi a sostegno della legge di iniziativa popolare "Per una buona scuola per la Repubblica", promossa dai movimenti di genitori, studenti e docenti di tutta Italia, rappresentano un preciso messaggio per Lei, Professore, e per il Suo futuro governo.
Questi stessi cittadini Le chiedono con urgenza di investire nella scuola pubblica statale e abrogare la riforma Moratti.
Le chiedono di essere ascoltati e di poter contribuire ad un profondo processo di riforma, a livello nazionale ed internazionale, nei contenuti e nelle metodologie pedagogiche e didattiche.
Lei, Professore, ha sempre riconosciuto la centralità della Scuola Pubblica Statale per il bene del nostro paese.
Tuttavia, per essere in grado di affrontare il futuro con l'ottimismo a cui Lei da sempre fa riferimento, dobbiamo sapere che alle future generazioni sarà garantita una scuola pubblica di qualità, per tutti e per tutte. Che l'istruzione rimarrà un diritto. Che la prima funzione della scuola sarà quella di educare cittadini consapevoli, non piccoli imprenditori di se stessi o giovani lavoratori precari, magari con una qualifica professionale in tasca di nessun valore. Che la scuola consentirà a tutti di conoscere i propri diritti e doveri e di affrontare con le conoscenze e le abilità necessarie l'apprendimento nell'arco della vita che tanto viene propagandato.

Professore, il mondo della scuola Le chiede un ministro dell'Istruzione competente e coraggioso. Una persona che conosca da vicino la realtà scolastica, ne abbia una visione democratica, laica e pluralista.
Una persona che sappia ascoltare la voce di studenti, genitori ed insegnanti, e che promuova il loro contributo.
Le chiediamo di non deludere le nostre attese per una stagione di buona scuola.
Letizia Moratti ha letteralmente smantellato la scuola italiana, precarizzato centinaia e centinaia di lavoratori e prodotto un impressionante abbassamento culturale nei giovani studenti, ad esempio introducendo le indicazioni nazionali e i test.
La sua legge discrimina le persone e mortifica il ruolo della scuola pubblica statale.
Nulla della legge 53 può essere salvato, proprio per i valori di fondo che la sottendono.

E' ragionevole credere che se sarà dato un segnale forte in tal senso, prevedendo subito una serie di provvedimenti urgenti per fermare lo sfascio generale, coloro che le hanno concesso la loro fiducia lo scorso 11 aprile si convinceranno che si vuole davvero cambiare rotta.
E' solo partendo dalla condivisione dei valori, quelli su cui davvero si fonda la nostra Costituzione, quelli che dovrebbero motivare la nostra appartenenza al Suo centrosinistra, che si può crescere insieme.

Distinti saluti

Roberta Roberti, insegnante e genitore, Parma
Patrizia Quartieri, insegnante e genitore, Milano
Francesco Mele, insegnante e genitore, Carpi


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