Nel recinto chiuso
Vincenzo Andraous - 28-04-2006
Ancora minori protagonisti di accadimenti delinquenziali.
Giovani, tutti dentro il recinto chiuso delle emozioni, arena eretta a olimpo ove schierare limiti e frustrazioni, mancanze e assenze irrappresentabili.
Giovanissimi con lo zainetto a spalla e le cerniere calate in basso, pronti a riempire il fondo di avventure disperanti, di sfide impari all'impazienza.
Studenti di oggi e professionisti di domani, ognuno con il proprio libro aperto sul letto, dimenticato alla pagina relegata a misera giustificazione di stanchezza.
Famiglia, scuola, oratorio, agenzie educative sconfitte dai messaggi mediatici, dalle estetiche dirompenti, dalle tasche vuote da riempire di denaro e piacevoli rese.
Diluizione energetica è termine scientifico, per addetti ai lavori, insomma, per pochi intimi, eppure dovrebbe diventare dinamica di tutti i giorni, pratica quotidiana, affinché il più difficile dei ragazzi, entri in possesso della chiave di accesso, all'agire con il proprio cuore e l'altrui misura.
Aiutare a portare fuori le parole, aiutare chi trasgredisce o infrange la norma condivisa, a dialogare con il proprio fuoco-compagno di viaggio, stavolta pancia a terra.
Aiutare il minore significa rimanere in ascolto, silenzio non verbale, per poi farne traccia di un percorso di risalita, di risposte comprensibili e sensibili, quindi non solo accudenti, ma promotrici di un'attenzione forte a responsabilizzare il nostro ruolo di genitori e conduttori.
Nel branco che colpisce, il bullo vince e impara a non fare prigionieri, la violenza è lo strumento di riordino delle idee piegate di lato, una sorta di potere rincorso per arginare chi deride, peggio, opprime con l'indifferenza.
Ragazzi difficili ai quali consegnamo l'idolatria dell'immagine, grimaldello per ogni difficoltà che si presenti a sbarrare il passo.
Piccoli delinquenti crescono intorno, nonostante i nostri sforzi, i consigli per gli " acquisti " chiaramente disinteressati, soprattutto indicanti una cultura dei bicipiti bulimici.
Pugni nello stomaco al più debole, violenza sulla ragazzina meno arrendevole, ancora disvalori del libero mercato, la vita è afferrata come uno scherzo, perché non c'è nulla di buono da aspettarsi dalle proprie capacità.
Minori a rischio tra trasgressione e devianza, nel mondo degli adulti che perde contatto con la pazienza della speranza, non scommette più sul potenziale dei propri figli, non ne supporta più la crescita, come a voler sottolineare che non tutte le persone sono preziose.
Forse occorrerebbe imitare lo stile educativo di don Franco Tassone della Comunità Casa del Giovane di Pavia, il quale come un buon padre, pone domande ai suoi giovani ospiti, piuttosto che impartire ordini disimpegnanti, ciò per apprendere il valore di una strategia che parta dal rispetto per se stessi, per giungere alla considerazione e alla fiducia dell'altro.
Ai giovani di oggi bisogna credere, e non soltanto per puro interesse collettivo, ma perchè se ci si sente accettati, coinvolti a dare il meglio di sè, non si ha necessità di attirare l'attenzione con gesti eclatanti, destinati alla follia più lucida.

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