Cronache dal Beccaria
Alberto Biuso - 02-12-2000
POF E LIBERTA’


In un Liceo milanese (il Beccaria) si elabora il POF. Il documento si
apre con cinque “Finalità”. Propongo di aggiungere queste due: «Rendere
viva per i giovani contemporanei la civiltà greco-romana e con essa la
cultura classica»; «Valorizzare la libertà intellettuale come presupposto
di ogni crescita individuale e collettiva». Presento questa e altre
proposte di integrazione alla collega Funzione Obiettivo responsabile del
Pof. Passa una settimana e non ricevo risposte.
Il Collegio docenti si riunisce per deliberare il documento. Solo a quel
punto, il preside e la collega informano di aver accettato la prima
integrazione ma di respingere la seconda. Stupefatto (eh sì, sono proprio
un ingenuo...) chiedo la motivazione di questo rifiuto. Il preside
risponde: "non ho capito cosa sia questa libertà intellettuale, che in ogni
caso ha bisogno di essere chiarita da un'apposita commissione". Chiedo che
la proposta venga messa ai voti. Ricevo un ulteriore rifiuto con la
motivazione -testuale- che "il Collegio docenti non è luogo di
discussione". Forse sbagliando, a quel punto abbandono l'assemblea.
Nella scuola italiana i docenti devono rinunciare a discutere e non si sa
più che cosa sia la libertà intellettuale. Lo sospettavamo da tempo.


COGESTIONE E TELEVISIONE


C’era una volta l’Okkupazione. Gli studenti arrivavano a scuola forniti di sacco a pelo, bevande, fumo e volantini. L’ideologia era strumentale alla trasgressione, il formulario politico sempre uguale e sempre più stantio nascondeva a malapena la voglia di fare bisboccia, di stare con le ragazze e di farlo non a casa, in discoteca o in macchina ma proprio lì, nel luogo delle regole, nello spazio dell’obbedienza. Qualunque piccolo o grande tema -dai vetri rotti all’Imperialismo- serviva per ciò che davvero contava: divertirsi…
Non mi piaceva l’Okkupazione, questa finzione così strumentale e così infantile, ma ora assisto a qualcosa di forse più penoso. Che cosa? La Cogestione. A ottobre il Liceo Beccaria di Milano aveva deciso di annullare le gite nel caso di interruzione dell’attività didattica da parte degli studenti. Fra le due possibilità -rinunciare alle gite o all’autogestione- il comitato studentesco ha deciso di non scegliere e si è inventato la cogestione.
Al Collegio docenti è stato chiesto il permesso di svolgere per quattro giorni una didattica alternativa, che è consistita nell’affrontare da parte degli studenti una serie di temi di attualità (un’attualità sempre uguale da decenni…) con la presenza in classe anche degli insegnanti. A questi ultimi è stata data la possibilità di partecipare alle lezioni o di svolgere semplice vigilanza. Il Preside ha caldeggiato la proposta, qualche collega l’ha difesa in nome del «nuovo», la maggioranza del Collegio l’ha approvata. Il risultato? A detta di molti ragazzi, una noia mortale. Alcuni degli studenti organizzatori hanno ammesso che durante la didattica alternativa gli studenti dormivano, pensavano ai fatti loro, «disturbavano». Ho assistito a una lezione sul conflitto arabo-israeliano introdotta da un giochino in stile televisivo nel quale due classi si contendevano dei «punti» senza minimamente badare al contenuto delle domande.
La logica dello spettacolo, della scatoletta lava-cervello ha dominato anche qui. Dopo tante battaglie contro il nozionismo condotte dai loro padri, gli studenti dell’anno 2000 reintroducono il nozionismo nella peggiore delle sue forme, quella del quiz. E tutto questo per la voglia di non perdere le gite, di imporre -da parte di una minoranza che nulla ha capito degli umori dei compagni- un’iniziativa mal pensata e mal gestita, di cercare il consenso degli adulti. In questo malinconico tramonto di una storia partita trent’anni fa, non si sono persi quattro giorni di scuola, si è persa la voglia di capire, di ribellarsi, di giocare, di essere ragazzi. Gli adulti, da parte loro, hanno dato una splendida lezione di ipocrisia. Speriamo che gli alunni non la imparino.

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