A che gioco giocano?
Ilaria Ricciotti - 19-04-2006
Il 9 aprile è già passato ed ancora i perdenti non accettano la sconfitta. Chiedo a quanti li hanno sostenuti:" Se la voglia smisurata di non mollare fosse stata manifestata dal centro sinistra, come si sarebbero comportati i vincenti?".

E' inammissibile che forze politiche, considerate da molti italiani sagge, responsabili, innovative, liberali, amanti della democrazia, della famiglia e di altri valori che le distinguono dai perversi comunisti e dai loro alleati, si accaniscono su un risultato elettorale che li vede PERDENTI. Sì anche se per una manciata di voti, il verdetto è stato questo.

Ed allora chiedo quale gioco stiano facendo questi signori abituati ad etichettare i loro avversari, usando un linguaggio non molto elegante e pulito, che disprezzano tutti coloro che non li desiderano, ma parlano di moralità, di trasparenza, di onestà, di legalità con le quali si distinguerebbero dagli altri.

Qualsiasi gioco essi facciano, a mio avviso non giova né a loro né a quel paese che amano tanto e che vorrebbero stracolmo di grandi opere.

Prima delle elezioni in molti non riuscivamo più a sopportare i loro toni sprezzanti, offensivi e cumulativi, ora che hanno perso non si riesce a sopportare più questo slogan quotidiano in cui si grida :"Brogli! Brogli! Brogli!".

E' ora di finirla! E' ora che si accettino i risultati per quelli che sono! E' ora che chi ha vinto possa essere messo in condizione di governare, senza ricatti, misfatti e accuse gravissime!

Ma, pensandoci bene, il loro gioco ormai è palese e chiaro: non vogliono ammettere l'evidenza, non vogliono che qualcuno metta mano alle loro splendide riforme, magari cancellandole o proponendone altre in cui vengano difesi gli interessi di molti e non di pochi.

Ed intanto c'è chi sta collezionando ville, alla faccia del popolo italiano che non ha soldi e lavoro!


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Sergio Delli Carri Napoli    - 19-04-2006
Alle ore 18.01 la commedia è finita. L'Unione ha vinto. Ed ora abrogare la Riforma Moratti.
Salutoni a tutti

 da Altrenotizie    - 21-04-2006
PARZIALMENTE SCHERMATI

L'Ufficio centrale nazionale della Corte di Cassazione ha confermato il risultato delle elezioni che hanno visto la vittoria sul filo di lana della coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Anche l'ultima litania del Polo è quindi risultata stonata.
Romano Prodi ha vinto le elezioni, ma le ha vinte con un margine risicatissimo e le ha vinte in un paese, l'Italia, che da tempo si è allontanato dall'Europa e dalla sua stessa civiltà giuridica. Tra lo sconcerto generale Silvio Berlusconi ed il suo schieramento hanno perso davvero di misura, consentendo al premier più improbabile dell'Occidente di cadere in piedi e di poter continuare le sue sceneggiate televisive prive di fondamento.
Prodi è stato salvato dal voto degli italiani all'estero e dai voti dei giovani scolarizzati, che sembrano aver privilegiato le proposte dell'ala sinistra del suo schieramento. Quello che è sembrato davvero incredibile è che dopo 5 anni di governo fallimentare Berlusconi abbia perso solo poco più di 400.000 voti. Uno stupore che ha portato ad esprimere diverse analisi su questo fenomeno, unico in Occidente, ma in effetti è uno stupore che emerge più dal mancato polso del paese reale che dalla reale incongruenza del risultato con lo stato del paese stesso.

L'Italia è un paese profondamente segnato dalla presenza di Berlusconi, è abbastanza normale che esista uno zoccolo duro di elettori forgiati a sua immagine e somiglianza.
I movimenti interni allo schieramento polista hanno segnalato l'insofferenza degli italiani di destra pensanti, che hanno ritenuto intollerabile votare ancora per il partito dei Bondi, dei Cicchitto, Ghedini, Taormina e di tutti gli altri a libro-paga del padrone di Arcore e hanno privilegiato l'UDC, non troppo meno servile. Pochi sono emigrati allo schieramento concorrente e pochi di quanti gli consegnarono il voto in precedenza si sono astenuti.

Più di un italiano su cinque ha votato però, ancora una volta, il partito di plastica e televisione, mostrando di credere all'ultima bordata di balle, scorrettezze e calunnie che Berlusconi ha rovesciato sugli ultimi quindici giorni di campagna. Questo è il capitale umano che permette a Berlusconi di definirsi il partito più votato (un vero one man party) e far finta di non aver perso.
Quanto possa diventare ridicola la politica in Italia, da che è apparso Berlusconi, è una misura che si allontana da noi mentre cerchiamo inutilmente di afferrarla.

Nel nostro paese il 20% della popolazione è analfabeta, un altro 20% è analfabeta funzionale, che vuol dire che anche se per una incredibile coincidenza uno di questi leggesse un articolo di giornale, non lo capirebbe a causa di un deficit di istruzione. Lungi dal sostenere che gli elettori di Forza Italia siano degli svantaggiati, non è difficile supporre che molti tra questi traggano la loro informazione esclusivamente dalla televisione e che molti di loro rifuggano per di più i dibattiti televisivi. Probabilmente rifuggono anche i sondaggi più degli elettori di sinistra, ciò spiegherebbe meglio la loro scarsa tracciabilità a mezzo sondaggi, rispetto alla teoria del "si vergognano a confessare il loro voto".

Così, se AN e Lega Nord possono contare su un elettorato fidelizzato e ben definito, quanto evidentemente non dilatabile, Silvio Berlusconi può sicuramente contare su una parte della popolazione italiana sedotta dalla sua immagine e dagli attestati di stima che promanano dalle sue televisioni e dai suoi camerieri nell'informazione. Per loro, solo per i loro occhi, Berlusconi ha offerto l'abolizione dell'ICI nell'ultimo confronto con Prodi, la cancellazione della tassa sui rifiuti, la Carta d'oro per i vecchietti e via delirando; se la campagna fosse durata un'altra settimana Berlusconi avrebbe raddoppiato le promesse di spesa, che si sono arrestate alla modica cifra di quaranta miliardi di euro (più di ottantamila miliardi del vecchio conio), che non ci sono.

L'Italia di Wanna Marchi, quella che ingrassa maghi e stregoni, ha votato sicuramente compatta per il grande illusionista. Insieme a questi Berlusconi ha raccolto i voti di quei piccoli imprenditori (una volta li chiamavano bottegai) che lavorano troppo per rendersi conto di quel che succede, per i quali ha montato l'irruzione al convegno di Confindustria. Il Polo ancora una volta ha fatto man bassa di voti tra quegli italiani che hanno paura dello straniero, sentono la minaccia islamica, non sopportano i drogati e gli omosessuali, credono davvero che in Italia esistano i comunisti, credono che lo Stato voglia la loro roba, roba che vogliono difendere anche a costo di sparare ai ladruncoli.

Accanto a Berlusconi c'erano tutti i reazionari italiani al completo, dal crociato Presidente del Senato al pastore tedesco, che ha persino infranto il bon ton istituzionale invitando a votare per la destra. Unica assente Confindustria, già utilmente riposizionata con i presunti vincitori. La buona notizia è che questa Italia per la prima volta è andata davvero in minoranza, e che un'altra metà del paese si è coagulata attorno alla proposta alternativa, ben oltre quanto la qualità della stessa facesse ritenere.

Sono corsi al voto più di due milioni di italiani che avevano disertato le elezioni precedenti, che hanno votato contro il pericolo mortale che altri cinque anni di Berlusconi avrebbero rappresentato per lìItalia. Una grande prova in un paese storicamente sdraiato a destra sotto le insegne della bandiera bianca ( ...bandiera bianca la vogliamo? No! Perché è il simbolo dell'ignoranza...), che ha potuto contare sulla complicità di quegli italiani calpesti e derisi che all'estero sono immuni dalle suggestioni di Mediaset e che sono risultati decisivi per sconfiggere questa vergogna.

Con la consueta eleganza l'uomo che si trucca e mette i tacchi è apparso sugli schermi a dire che non aveva vinto nessuno, anzi, aveva vinto lui perché c'erano i brogli; anzi, era meglio che Prodi, l'utile idiota delle sinistre, governasse con lui. Ha sparato il governissimo, al quale sarebbe impossibile legiferare contro i suoi interessi, e i camerieri si sono accodati. Svaniti i brogli ci ha provato Tremaglia, il ministro degli italiani all'estero, che aveva fatto campagna in giro per il mondo a spese nostre, che ha finito per dichiarare che le elezioni all'estero erano da rifare perché lui e i suoi le avevano organizzate male; c'è da capirlo, nella casa delle libertà lo hanno liberamente coperto di insulti per aver voluto il voto dei traditori espatriati.

Poi è apparso un altro caratterista, una volta Ministro delle Riforme e Saggio di Lorenzago, ove nella baita avrebbe partorito la Nuova Costituzione che dovremmo radere al suolo con il prossimo referendum. Calderoli è un kamikaze, lo testimonia la premessa alla sua interpretazione della legge allo scopo di ridurre i voti ai concorrenti, con la quale ha avuto il coraggio di dire che il suo era un parere pro veritate, e di più non dimandare...
Calderoli come fonte del diritto è il fondo del fondo e nemmeno questo ci è stato risparmiato, anche se poi Berlusconi ha detto in pochi giorni che Prodi doveva fare un governo di coalizione; o dare la presidenza di una Camera al centrodestra, o nominare presidente il suo primo maggiordomo, Gianni Letta.

Fortunatamente sembra che queste avances siano state giustamente rispedite al mittente con indignazione, anche se non con granitica compattezza, e che Prodi si appresti a formare il suo governo. La robusta affermazione di quella che viene assurdamente definita sinistra radicale e l'accorrere al voto di qualche milione di persone per nulla interessate al cuneo fiscale e serenamente indifferenti alle tasse sui Bot e sui guadagni da capitale, dovrebbe illuminare la direzione. Lo spavento corso per la conclusione al fotofinish dovrebbe indicare un altro ordine di priorità, cioè la veloce promulgazione di leggi sulla raccolta pubblicitaria, sul controllo dei media e sui reati economici e fiscali.

Gli unici temi comprensibili della compagna di Prodi - il precariato e l'istruzione - sono quelli sui quali si giocherà la fidelizzazione dei voti frutto della mobilitazione civile contro Berlusconi, che non potranno essere sostituiti tanto facilmente pescando nel campo avverso con esche quali la legalità o il riformismo, formule vuote di scuola diessina dal logoro appeal.
Se Prodi prenderà la direzione dettata da Confindustria, è facile intuire che si alienerà questo capitale di voti e, per quanto possa durare il suo governo, il centrosinistra non avrà nessuna speranza nel prossimo scontro elettorale, per quanto possa durare lo stesso Prodi.

Già troppi parlano di privatizzazioni e liberalizzazioni, quando è ormai chiaro che si tratti di una ricetta fallimentare, almeno come vorrebbero applicarla i liberisti in auge. Se vorrà liberalizzare Prodi potrà utilmente esercitarsi nel contrastare i monopoli e le rendite di posizione che paralizzano il paese e sui monopoli, in particolare su quelli tariffari; esercizio in grado di liberare capitali enormi e di erodere poteri per nulla trasparenti.

I temi economici dovranno cedere il passo a un'opera decisa di civilizzazione del paese, che porti almeno parzialmente a colmare il divario che separa l'Italia dai paesi più all'avanguardia in Europa nella protezione sociale, nell'istruzione e nel funzionamento della macchina pubblica. Prodi dovrà riuscire a liberare le energie più positive del paese, a dare loro delle opportunità, perché per affrontare il futuro occorre un deciso salto culturale di tutto il paese; niente che abbia a che fare con il cuneo fiscale o con le balle di Berlusconi.

mazzetta

 dal Corsera    - 21-04-2006
I VOTI CONQUISTATI

La leggenda della «maggioranza assoluta al Senato» L'offensiva della Cdl. Il dato reale è 49,62%. Erano stati esclusi l'estero e due Regioni

Dopo quella del purosangue Cigar che fece cilecca con 31 cavalle o di J.L. Roundtree che rapinò la National Bank di Pensacola a 88 anni di età, è nata un'altra leggenda: la destra ha preso la maggioranza assoluta dei voti al Senato con milioni di voti in più.

Come sia germogliata, la notte di lunedì 10 aprile, si sa. A un certo punto, nel caos di exit-polls travolti dai numeri veri, arrivò una notizia che pareva certa: alla faccia delle prime proiezioni, il Polo a Palazzo Madama aveva fatto il sorpasso. «La Cdl contesta che il centrosinistra abbia vinto le elezioni», tuonò trionfante Paolo Bonaiuti, «Abbiamo il Senato con oltre il 50% e 350 mila voti di differenza». Mancavano 4 minuti alle tre di mattina, il mondo della politica era stravolto, i rovesciamenti d'umore si abbattevano ora sugli uni, ora sugli altri.

Fin qui, ok: in quel casino... Il giorno dopo, però, è già tutto chiaro: basta andare sul sito del Viminale dove, ai piedi della schermata sul Palazzo Madama, dove spicca la vittoria della destra per un totale di 17.153.256 voti (pari al 50,21%) contro i 16.725.077 della sinistra, sta vistosamente scritto: «Sono escluse dal riepilogo le regioni Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige». Contate le quali il totale dei voti della CdL sale, con le liste minori collegate, a 17.367.081 ma il vantaggio sull'Unione cala da 428 a 225 mila voti e la percentuale scende al 49,89%. Non basta: contando anche gli italiani all'estero, il margine sulla sinistra cala ancora fino a 141.116 voti (0,39% di distacco) e la percentuale al 49,62%.

Una vittoria non nettissima, ma più larga di quella parallela dell'Unione alla Camera. Più che sufficiente, tra persone serie, per consentire alla destra di dire: fatti salvi i meccanismi elettorali, voi avete più voti da una parte e noi dall'altra.

Macché, qui viene il bello: la destra sceglie, a dispetto dei numeri del «suo» ministro degli Interni, di insistere, insistere, insistere. E creare su questa «maggioranza assoluta» un mito che ha lo spessore della bolla di sapone da 32 metri gonfiata nell'agosto 1996 da Alan McKey a Wellington, in Nuova Zelanda.

A dare il via è Berlusconi. Che convoca i giornalisti il giorno dopo lo spoglio e denunciando «brogli assolutamente unidirezionali», sentenzia: «Oggi nessuno può dire di avere vinto. Al Senato abbiamo la maggioranza assoluta dei voti». Va da sé che da quel momento parte la corsa a dar ragione al capo. Per giorni e giorni. Fino a far dubitare che si tratti solo di un candido errore dovuto a un'informazione sbagliata.

«Non si può non tener conto del fatto che al Senato abbiamo la maggioranza assoluta dei voti», spiega Maurizio Gasparri. «Alla luce dei dati ufficiali avremmo al governo una Unione che non ha la maggioranza del 50% in nessuno dei rami del Parlamento, mentre paradossalmente all'opposizione ci sarebbe una coalizione che invece ha al Senato la maggioranza assoluta dei voti. Un dato che dimostra in maniera palese che la maggioranza degli italiani vuole a palazzo Chigi ancora Berlusconi, autentico vincitore morale», concorda Renato Schifani.

«Più della metà del Paese al Senato ha votato per Berlusconi e la CdL», ammonisce Sandro Bondi. «Doveva essere la Caporetto di Berlusconi e se, al fotofinish, non è divenuta la sua Vittorio Veneto, poco ci è mancato», gongola Cesare Campa: «La CdL ha avuto la maggioranza assoluta dei voti al Senato». Emiddio Novi, della Commissione di Vigilanza, è furente: «È incomprensibile perché la Rai e tutto il sistema mediatico non abbiano preso atto di un dato inconfutabile: l'unica coalizione che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei consensi in queste elezioni è la Cdl, che al Senato ha superato lo sbarramento del 50%». Antonio Tomassini s'indigna per «la sfrontatezza di chi, con arroganza, millanta di aver vinto ed una piccola manciata di voti di differenza generata da brogli, imbrogli e irregolarità» quando «la somma totale dei voti data da oltre metà dei cittadini sancisce la nostra vittoria che, ancora una volta, cercano di rubare». «L'Italia è un Paese spaccato in due», spiega Isabella Bertolini, «Anzi: più del 50% dei cittadini ha scelto Berlusconi presidente e la Cdl, come dimostrano gli oltre 400mila voti in più per il centrodestra ottenuti al Senato».

Macché 400 mila: «430», scrive Campa. No: «450», rialza Bondi. Di più, lo corregge a «Matrix» Niccolò Ghedini: «Quasi mezzo milione». E no, precisa Ignazio La Russa togliendo il "quasi": «La sinistra al Senato ha mezzo milione di voti in meno». E la leggenda cresce e cresce manco fosse quella che, di steppa in steppa, creò il mito del Prete Gianni. Fino a far dire a Letizia Moratti, ospite di Daria Bignardi, una cosa ancora più gonfia della sua nuova cotonata: «Due milioni di voti in più!». Al che, in un vecchio carosello, entrava una voce fuori campo: cala cala Trinchetto!

Gian Antonio Stella