Due voci
Anna Pizzuti - 17-04-2006
"Non si tratta solo di unire i divisi, come semplicisticamente si va dicendo, ma piuttosto di disarticolare per problemi e riunificare per soluzioni entrambe le confuse metà."

Riprendo questa frase dall'articolo di Carlini citato da Sandra Coronella , per farmi coraggio e cominciare a raccogliere i pensieri confusi di questa settimana di passione non ancora conclusa.

Il percorso, credo comune a moltissimi, è passato dall'incubo del lunedì pomeriggio e della notte successiva, al sollievo incerto della mattina del martedì, a questa teoria di giorni, di ore, in cui si oscilla tra paure vere e paure che si sa essere ridicole, create ad arte, ma che, non per questo, sono meno pesanti.

Tra le paure vere, due si scontrano o si rispecchiano: la sensazione - da una parte - che ci sia qualcuno che si giochi il tutto per tutto, visto che i motivi che lo avevano spinto a scendere in campo sono sempre in agguato e che anzi potrebbero essersi fatti anche più consistenti, il timore - dall'altra - che si intenda "riunificare il paese" non nella direzione che indica Franco Carlini, ma in quella di uno scambio politico sintesi massima del trasformismo di un'altra sinistra, quella storica, che lo partorì nel 1876.

Tra quelle "ridicole", il terrore che, la permanenza al governo - reale e mediatico - di chi vuole ed ancora può manovrare, alla fine riesca a trovare una crepa qualsiasi che potrebbe rimettere in discussione il risultato elettorale.

A questo proposito vorrei dire che la sensazione di quello che sarebbe accaduto nei giorni successivi, l'ho avuta nella notte nera dei risultati, quando Prodi si è presentato in piazza Santi Apostoli a comunicare la vittoria.
Avevo registrato, in precedenza, la notizia, passata inosservata alla miriade di commentatori impegnati a chiacchierare su tutte le reti, che Pisanu era non al Viminale, ma a casa di Berlusconi: probabilmente qualcuno ha cominciato ad avvertire un "tintinnio di sciabole" contro il quale reagire, preventivamente.

Come Sandra, anche io mi interrogo sugli errori o le sottovalutazioni della campagna elettorale del centro-sinistra, ma la delusione che provo va oltre.
Mi chiedo, infatti, se ad orientare le scelte degli elettori doveva essere una campagna elettorale comunque condotta o non, piuttosto, quello che abbiamo avuto sotto gli occhi e che abbiamo pagato direttamente, come cittadini, in cinque anni di sovvertimento del senso morale fondato sull'etica della responsabilità che - forse ingenuamente, ma comunque fiduciosamente - attribuisco ancora alla politica

L'incubo di eventuali altri cinque anni di governo Berlusconi proprio in questo si sostanziava: dover continuare a vivere tra persone per le quali quello che è immorale, diventa, per interesse personale, ma anche per cinismo irresponsabile, accettabile, normale. Ed alcune di queste persone le ho intorno, anche a scuola.

Eppure, se l'eventuale spaccatura passa anche su questa frontiera, non deve assolutamente spaventare, anzi, deve essere uno stimolo in più. Soprattutto per chi crede ancora non solo nella politica, ma anche, appunto, nella scuola.

Se poi le due metà non sono così nette come - forse moralisticamente - le avverto io, bensì "confuse" , come dice Carlini, la "ricostruzione" potrebbe essere possibile, non solo sul terreno pragmatico che lui indica e nonostante le fragili maggioranze. O forse anche grazie ad esse, se porteranno ad ascoltare tutte le istanze e a non avere paura.

A questo proposito, mi sembra utile raccogliere due voci.
La prima la riporta Furio Colombo nel suo editoriale di oggi ed è quella di Mons. Severino Poletto, arcivescovo di Torino:

"C'è stato un evento che ha interessato non soltanto noi, ma l'Italia intera. Una lunga e non serena campagna elettorale, e poi le elezioni politiche di cui già conosciamo i risultati, che in una democrazia matura devono essere accettati e rispettati. I risultati dunque li conosciamo. Attendiamo ora che il nuovo Parlamento si insedi, che il Governo sia formato e si metta all'opera. Ora non è più tempo di parole ma di fatti per dimostrare che governare un Paese significa realizzare il bene comune non con strumentali finalità ma con sincerità di intenti. Bene comune vuol dire soprattutto il bene dei ceti più poveri e svantaggiati della nostra società.

La seconda l'ho trovata sul forum di Repubblica e mi sembra importante rilanciarla. Innanzitutto perché la trovo completamente condivisibile, in secondo luogo perché le motivazioni di chi si opporrebbe potrebbero indurre a far riflettere l'altra metà del paese.

E' un certo Michele, che scrive.

tinanaselmipresidente@yahoo.it è l'indirizzo di posta elettronica che abbiamo creato per aderire alla campagna per promuovere la candidatura di Tina ANSELMI alla Presidenza della Repubblica. Già molti stanno partecipando. Unisciti e fai girare. Grazie

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 da La nonviolenza in cammino    - 23-04-2006
Ci piacerebbe un Presidente della Repubblica che avesse fatto la Resistenza.
Un Presidente della Repubblica che avesse fatto la scelta della nonviolenza.
Un Presidente della Repubblica femminista.
Una Presidente della Repubblica.

Lidia Menapace.