Riflessioni di un insegnante
Roberto Albertini - 13-04-2006
Conoscere: cosa può frustrare, offuscare, far perdere quest'innata passione umana ? La voglia di capire le cose, come funzionano, come avvengono. Le cose del mondo inanimato, la fisica, la chimica; il mondo della nostra mente, la matematica, la filosofia; il vivente che ci circonda, il mondo animale, animali noi stessi; Le vicende dell'umano, storia e preistoria, arte, musica, letteratura.
Una domanda sempre meno retorica: avverto una deprivazione della curiosità, della passione, una rassegnazione al non cogliere e non capire, una sfiducia nelle proprie capacità nei volti dei ragazzi che ogni giorno vedo seduti davanti a me. Che cosa li fa così distratti, incapaci di un'attenzione che superi qualche minuto, in difficoltà quando un ragionamento implica qualche passaggio logico in più ? Sempre alla vana ricerca di qualcosa già memorizzata nella loro o nell'altrui mente o sui fogli di un quaderno, per fornire una risposta preconfezionata, che soddisfi l'insegnante, comunque.
La noia sui banchi di scuola è memoria di tutti, le furbizie per sfuggire alla fatica dello studio anche, una mosca che vola ha rapito la fantasia di tutti noi, studenti di ogni epoca, cosa c'è allora oggi di così diverso che non mi fa sentire imbolsito e nostalgico insegnante nel dire che ora è diverso da allora ?
L' indifferenziato disinteresse per tutto.
Ognuno di noi ha odiato certe materie, certi insegnanti. Noiosi, rancorosi, invidiosi della nostra giovinezza, ma quasi ognuno di noi, allora, qualcosa ha amato, a qualcosa si è interessato, non fosse altro che per contrapporsi a qualcuno di loro, a questi adulti pieni di spocchia, che ci caricavano di compiti, che ci sottoponevano a trabocchetti maligni. Qualche moto di orgoglio l'avevamo, non volevamo dargliela vinta sempre, e qualche soddisfazione in questa lotta, ce la toglievamo: non ci riuscivano sempre a farci fare la figura dei fessi. Oggi non più: non ci si sente fessi, l'amor proprio non risulta ferito quando restano con la bocca penzoloni di fronte a domande anche banali. Chi e cosa hanno dietro le spalle per non vivere alcuna ribellione di fronte ai continui insuccessi, alle perenni cattive figure fatte davanti ai loro coetanei? O non le considerano affatto cattive figure, il non saper fare cose che sapevano fare magari anni prima, il non trovare le parole per esprimersi, l' evaporare continuo di ogni nozione via via appresa e subito dimenticata, il non riconoscere un' idea appena muta minimamente il contesto, un concetto appena cambia il simbolo o il modo di rappresentarlo?
A volte ho la sensazione che un cambiamento quasi antropologico stia avvenendo negli anni. Cinque anni fa era meglio di ora, dieci anni prima le cose andavano meglio di allora e così via.
Non ci credete ? Chiedetelo a CHIUNQUE degli insegnanti, di qualunque materia, siano essi di destra, di centro o di sinistra, e vedrete.

Che c' è dietro, dicevo. Non sono certo nati diversi da noi, né i loro cervelli valgono meno dei nostri, e quindi, qualcosa in cui sono immersi, questi ragazzi, deve farli divenire così come sono.
Famiglie : spesso assenti, condiscendenti, senza spina dorsale. Disposte per noia e comodità a non seguirli, educarli, averli presenti.
Coetanei : gerarchie capovolte: leader il più bruto, il più arrogante, il più greve, il più scemo, la più bella, la più civetta.
Valori: successo facile e casuale, soldi e consumi, obbiettivi da raggiungere solo se immediati, guai a faticare, non sanno usare le mani, nulla si aggiusta, tutto si butta, motorini scassati, frecce penzolanti dopo pochi mesi dall'acquisto.
Saperi: addestrativi, procedure certe da seguire, tasti da premere in successione.
Futuro: indefinito, incerto, casuale, precario, non dipende da quello che impari, che sai, che sai fare.
Sentimenti : elementari, indefiniti, sfuggenti, saranno solo amici o stanno insieme quei due? Se lo chiedi, loro stessi non lo sanno.
Visione del mondo : reazionaria, piena di luoghi comuni, quasi tutti per la pena di morte.
Politica: disinteresse assoluto.
Aspirazioni enunciate: convenzionali, famiglia, lavoro, figli.
E infine:
Scuola : rassegnata a ridurre ogni pretesa, vecchia e investita di sensi di colpa, responsabile lei di qualunque insuccesso, si affanna a parlare ad un tipo di allievo che non c'è più, da chissà quanto tempo.
Presidi col piglio moderno, vogliono il successo scolastico, come diceva Totò, "a prescindere ", se non viene è colpa nostra, degli insegnanti e giù PON e POF, Piani di offerta formativa, Contratti con le famiglie, Sportelli e Recuperi pomeridiani per allievi annoiati e svogliati, ammesso che ci vengano.
Promozioni con debiti, mai saldati di anno in anno, fino al poter abbandonare materie per un intero ciclo, senza conseguenza alcuna. Calcoli astrusi di Crediti, uguali per chi ha bene o male studiato tutto e per chi ha mollato magari tre o quattro materie. Alla fine il diploma, il pezzo di carta, attribuito dagli stessi insegnanti del corso, ormai esausti ed in pieno conflitto di interessi: eviteranno di certificare anche il proprio fallimento con brutti voti finali, le famiglie saranno contente.

Tutto nero, dunque? Esagero, lo so, mi faccio prendere la mano dal pessimismo, sono nostalgico dei sogni del '68, è vero, ma non mi rassegno a vederli tristi, senza entusiasmi e voglia di ribellione.
Quale mondo gli abbiamo preparato, quale scuola migliore possiamo offrire loro, quale futuro gli abbiamo rubato? Le mie risposte sono poche e confuse, tendono inevitabilmente a riproporre il passato, il mio passato che amo e che rimpiango, è ovvio, data l'età. Vorrei tanto che la ricerca, l'indispensabile ricerca venisse da tutti, da insegnanti più giovani, più capaci di capire e sentire, dai più avvertiti di loro, dei ragazzi, ce ne sono, ovviamente, nonostante tutto ciò che ho detto, dalle famiglie. Senza questa ricerca aperta, collettiva, ricca di idee non credo che possano aversi proposte serie, concrete, sul che fare.
Perché questa ricerca ci fosse, sincera, capace di rimuovere luoghi comuni, magari anche i miei, per dare risposte, mi batterei volentieri. Vogliamo provarci ?

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Anna Di Gennaro    - 14-04-2006
Data la pregnanza delle argomentazioni addotte, lascio all''illustre prof. Pasquale Picone il compito di risponeder a te come a tanti altri che si pongono le medesime domande. La famosa Lettera agli insegnati italiani di J. Hillman è presente nel sito dello sportello di ascolto burnout www.orizzontescuola.it. Ti consiglio di visitarlo: vi è pubblicata anche la locandina del suo libro che chiarisce i termini della questione.
Buona lettura dunque!


 anita v.    - 23-04-2006
mi ritrovo bene nel tuo articolo prof albertini.
ma non dispero
tutto quel che si semina infine si raccoglie e se non c'è stata spocchia da parte nostra, se non siamo compressi da tante paure...beh! credo che alla fine qualcosa resta in questi ragazzi.
è chiaro che i tempi sono quelli che sono e che i valori sono sovvertiti ma se i corsi e i ricorsi storici sono veri abbiamo ancora un futuro, diverso sempre e sempre seminato da nuovi germi.
è solo l'aspetto esteriore che cambia ma io credo nell'umanità e nella sua capacità di rigenerarsi . quel che mi spaventerebbe è l'assenza della coscienza. ...forse ci siamo? allora ho sbagliato tutto!
grazie di avere proposto il problema (ho stampato e porterò in classe il tuo articolo).
anita

 Giuliano Galiardi    - 26-04-2006
Egregio Professore,
la rigrazio per la bella analisi del comportamento degli studenti.
Personalmente credo che, se vogliamo trattenere ed intrattenere i giovani a scuola, in particolare nella scuola media superiore, questa deve essere impostata su temi di interesse esistenziale (la efficienza personale, i rapporti con gli altri, la realizzazione di sè attraverso il lavoro).
Ma per fare questo deve cambiare molto e con essa la professionalità dei docenti.