Si ricomincia
Mirco Pieralisi - 12-04-2006
Berlusconi, Fini, Scaloja, Gasparri, Alemanno, La Loggia, Pisanu, Maroni, Calderoli, Giovanardi, Buttiglione... per il momento se ne devono andare.
Non se ne vanno gli umori che li hanno generati evidentemente, gli stati d'animo, i blocchi sociali che difendono i loro interessi di bottega, le miserie sociali e le infinite solitudini di chi crede alle favole senza aver mai letto una fiaba, tante forze e debolezze che insieme fanno una massa enorme. Non è una campagna elettorale che può cambiare comportamenti, modelli di riferimento, immaginari sedimentati per anni. È nel vivere sociale quotidiano che cambiano le cose e la politica in quanto tale (figuriamoci un'elezione) è solo lo specchio deformante di quello che accade nella società. Spesso la politica arriva in ritardo, a volte può accentuare nel bene o nel male i cambiamenti in corso nella società. Indubbiamente però il berlusconismo ha meglio rappresentato e rappresenta gli umori di una parte della società italiana più di quanto i notabili dell'altro schieramento siano rappresentativi di altri umori e stati d'animo.

Pensiamo, ancora una volta alla scuola. La buropedagogia dell'epoca berlingueriana veniva dal freddo, dalle norme aride dell'autonomia scolastica, dalla concertazione con i sindacati calati nella burocrazia istituzionale, dal tentativo di creare un'elite docente impegnata in mansioni burocratiche e di immagine. Niente che parlasse al cuore vero delle cose che accadono nella relazione educativa. Paradossalmente l'operazione della Moratti (che come Berlinguer doveva far quadrare i conti e quindi tagliare con più spregiudicatezza le risorse) ha cercato invece il consenso, nel suo rivolgersi alle famiglie, nel accarezzare l'orgoglio materno e paterno (pensiamo alla politica degli anticipi), nell'impronta cosiddetta spirituale della costruzione del percorso educativo. Eppure l'operazione di consenso non ha funzionato. Perché? Perché nella scuola, nel ventre di una comunità reale e dinamica, esistevano gli anticorpi per contrastarla. Lì persone in carne e ossa, diverse tra loro ma interagenti in una comunità, avevano da opporre esperienze, relazioni, valori, idee.

Per questo della Moratti, in definitiva, l'eredità più pesante è rappresentata dai tagli, perché sul fronte pedagogico e culturale il conflitto è rimasto sempre aperto, sia nel momento dell'emersione di piazza del movimento, sia nella lunga fase di resistenza. Non abbiamo lasciato la scuola in mano a loro, anzi abbiamo tutta l'intenzione di ricostruire quello che lei ha sfasciato e di guardare avanti per migliorare quello che c'era prima. Per questo il fatto che il governo se ne vada è importante. Non perché ci fidiamo di quelli che verranno, tutt'altro. Ma perché noi siamo ancora in piedi, con la consapevolezza di poter cambiare lo stato di cose presente.
La nostra piccola grande idea di costruire dal basso una buona scuola della repubblica, attraverso una legge di sistema, rappresenta un modo di mettere in comune con tanta gente un'idea di scuola, e quindi di società, fondata sull'uguaglianza, sull'incontro delle differenze, sull'inclusione, sulla pratica della condivisione e della democrazia. In questo mese e mezzo, in piena autonomia abbiamo fatto un'anomala campagna elettorale, stando in mezzo alla gente vera, che ha conosciuto, condiviso anche respinto le nostre idee. La nostra campagna continua, ma non la vinciamo solo con le firme raccolte, che anzi devono essere tante e di più e in tanti più luoghi. La vinciamo perché anche con la raccolta delle firme alla proposta di legge di iniziativa popolare continuiamo ad essere parte attiva in una comunità straordinaria, quella della scuola, che può essere il motore reale di un inversione di tendenza nella società. Prima o poi se ne accorgerà anche la politica istituzionale e può anche darsi che arrivino vittorie che non lascino l'amaro in bocca. E comunque, sia chiaro, i nuovi governanti si accorgeranno che non facciamo sconti a nessuno.
Nel frattempo, se volete, vi rifaccio la lista di quelli di cui ci siamo liberati....


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