breve di cronaca
I "risparmi" di Tremonti
Liberazione - 16-05-2002

La prima parte della controriforma della scuola è già in atto, e porta la firma di Giulio Tremonti, il ministro piglia tutto, che attraverso la politica dei tagli e dei ridimensionamenti al settore dell'istruzione, messa in atto a partire dalla finanziaria, ha di fatto segnato l'avvio di uno smantellamento graduale della scuola pubblica. Il secondo atto, quello che ne decreterà la progressiva dequalificazione, arriverà attraverso il riordino dei cicli, il cui iter di discussione parlamentare è già avviato al Senato. Del tutto improbabile che entro l'estate la ministra Moratti possa vedere approvata dalla sua maggioranza la riforma in entrambi i rami del Parlamento, e per ovviare a questo "disturbo" sta meditando sulla possibilità tecnica di introdurne i capisaldi attraverso decreto o circolare, una volta completata la discussione al Senato. Sarebbe certamente uno scippo ulteriore, dopo quello della delega, alla discussione parlamentare. In ogni caso, non c'è bisogno di attendere l'entrata in vigore del riordino dei cicli (per altro vicino a quello di Berlinguer), per capire in quale direzione sta andando la scuola pubblica (verso la svalorizzazione), e qual è lo stato dell'arte.

Il ministero in questi giorni ha utilizzato uno stanziamento destinato alle scuole pubbliche per stampare un opuscolo destinato alle famiglie in cui ci spiegherà ogni buona ragione della sua riforma. Naturalmente, tralascerà di raccontarci che allo stato attuale, grazie alla finanziaria, a decreti e a circolari relativi all'avvio dell'anno scolastico, ci troviamo di fronte alla soppressione degli organici funzionali, con 34 mila posti per insegnanti in meno nella scuola, di cui 9mila già da quest'anno: 2mila alle medie, 4mila alle superiori, il resto alle elementari. A fronte di 30 mila posti vacanti. Un'operazione che mira alla riduzione del personale con conseguente espulsione dei precari e precarizzazione del rapporto di lavoro dei cosiddetti docenti di ruolo che si troveranno in molti casi, già dal prossimo anno scolastico, soprannumerari. Penalizzati soprattutto gli insegnanti di sostegno ad incarico annuale, non abilitati, che hanno conseguito il titolo di specializzazione, i quali in seguito all'introduzione dei corsi biennali attivati dalle Università il prossimo anno non entreranno nelle graduatorie. Oltre ai tagli già effettuati sul personale Ata e le vere e proprie guerre fra poveri, scatenate sul precariato con i tagli disposti sulle cattedre a ore, attraverso l'accorpamento delle fasce per le graduatorie e le mobilità fra i gradi di istruzione. E' quello che il governo definisce "razionalizzazione delle dotazioni organiche", ovvero la grande operazione risparmio di Tremonti sulla scuola pubblica, che porterà alla riduzione a 30 ore dell'orario settimanale di lezione, alla soppressione del tempo pieno, all'attivazione di indirizzi di studio solo in funzione del numero di alunni iscritti, all'insegnamento della lingua straniera solo nel secondo ciclo della scuola elementare, all'accorpamento di classi intermedie e finali, per fare solo qualche esempio.


A partire da questi allarmanti dati e da queste emergenze, che parlano concretamente della precarizzazione di migliaia di posti di lavoro, la nostra battaglia parlamentare contro la riforma è nettissima. Intanto, per non dispiacere al 3% per cento di riferimento (cioè le scuole private), il governo continua a regalare soldi pubblici alle scuole paritarie. 100 miliardi alle materne con la finanziaria, altri 12 miliardi la settimana scorsa, utilizzati dal piano dell'offerta formativa per le paritarie. E anche qui c'è da ringraziare il centrosinistra, per una legge che ha aperto la strada alla fine del primato della scuola pubblica. Una legge che va cancellata con il referendum di cui siamo promotori, insieme ai Cobas-scuola, proprio a partire da questi giorni. L'abrogazione della legge di parità, significherebbe fare saltare un primo, importante tassello del progetto di controriforma neoliberista Tremonti-Moratti e di tutti i precedenti; un segnale politico di grande importanza, in direzione di un rilancio complessivo della scuola pubblica, laica e gratuita e per una riforma democratica.




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