Compiacersi di essere grandi
Ilaria Ricciotti - 04-04-2006
In una società come la nostra, per alcuni individui, la grandezza assomiglia all'odore che ci portiamo dietro dopo essere entrati in una rosticceria. Esso è talmente forte che lo sentiamo addosso e sembra che non voglia lasciarci.

Rimane impregnato nei nostri abiti e nella nostra pelle per ore, e se non lo trattiamo in qualche modo, persiste anche per diversi giorni.

Purtroppo una certa sottospecie umana sembra non possa fare a meno di un tale odore: la grandezza.

Certi individui si cibano di questo alimento già da bambini, poi da adolescenti e , via, via, durante la crescita la grandezza si incolla alla loro anima, diventando una seconda pelle.

Ed allora tutto deve rientrare in questo canone: più sei grande e più vieni apprezzato, invidiato, imitato ed adorato proprio come se fossi un dio..

Per questo oserei dire che la grandezza è direttamente proporzionale a ciò che non è degno essere o divenire.

Gli strumenti di persuasione occulta? Grandi opere, grandi riforme, grandi personaggi, grandi centri commerciali, grandi industrie, grandi stati, grandi programmi, grandi squadre, grandi, grandi....

In un simile circuito, innescato da coloro che considerano la grandezza un valore da perseguire, non c'è posto per quanti si considerano piccoli.

Categoria quest'ultima che si vuole ad ogni costo cancellare. I piccoli non sono più di moda e loro non possono vivere in questa grande società.

L'effimero ha preso il sopravvento sull' essenziale, sulla sostanza delle cose genuine, senza additivi aggiunti.

Ma, siamo certi che una società di questo genere potrà reggere alle onde d'urto che abitano ancora in alcune delle sue viscere?

Io penso di no.

Chi ostenta spudoratamente la sua grandezza, prima o poi dovrà scontrarsi con quanti preferiscono rispedirla al mittente , perché garanzia soltanto di malessere esistenziale, morale, politico, sociale ed economico.

Il grande in realtà è la parvenza di un essere umano che ha dimenticato le sue origini, ha scambiato la sua dignità con l'ipocrisia e ama nascondere a se stesso ed agli altri che in fondo al suo buco interiore, quel lumicino, chiamato coscienza, ha preferito andarsene per non essere sopraffatta, rendendosi complice di un essere che è schiavo della grandezza che lui stesso ha creato e da cui è rimasto risucchiato.


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