Cinema Plaza
Giuseppe Aragno - 31-03-2006
Via Bernini è larga e quieta al primo sole pomeridiano di questa primavera lenta e pigra. L'attraverso pensoso, con le mani in tasca e il passo lento delle mie pause di riflessione. Poche decine di metri più in là, al culmine della salita, le cariatidi dei palazzi umbertini pare mi guardino da Piazza Vanvitelli e, come spesso mi accade quando vado in giro, un numero civico, un angolo, un incrocio richiamano alla mente la storia ricca e complessa d'una città che siamo in pochi a conoscere: quella nascosta in fasci e faldoni nelle carte antiche e affascinanti dell'archivio di Stato. Il numero non lo ricordo, e non c'è una lapide ad aiutarmi, ma qui, in Via Bernini, in una delle case che ho intorno, tra edifici neorisorgimentali e ville liberty, si spense Umberto Vanguardia, socialista, poi anarchico e sindacalista di buona tempra, che per tutta la vita lottò per la democrazia.
Ho in mente questa mia città di carta ingiallita e di storie incredibili di militanza e lotte per un mondo migliore, quando giungo all'ingresso del Plaza, affollato da vecchi e giovani compagni. Peppe Crosio è troppo infervorato in una sua discussione con una pattuglia di soci del Circolo "Che Guevara", Rossana, la responsabile scuola di Rifondazione, mi viene incontro col suo sorriso aperto e mi ricorda della manifestazione di sabato:
- Scuola... quella pubblica! - mi fa, ripetendomi il tema del convegno - ti aspetto, dai, ci conto.
- Ti guasto la festa- le rispondo, scherzando, mentre mi avvicino a Barbara, seduta al suo banchetto. Sono anni che combatte in prima fila per l'abrogazione della legge Moratti ed ora è lì, eterna e preziosa volontaria, che raccoglie firme per una legge di iniziativa popolare.
- Barbara, come va?
- Bene. Ho visto che avete pubblicato l'articolo di Francesco Mele. Facciamola ancora la battaglia, Geppino, è questo il terreno dello scontro.
Le lascio la firma e mi fa tenerezza mentre si impegna a spiegare ad una coppia di giovani compagni le ragioni dell'iniziativa. Si è fatta licenziare dalla Nato, Barbara, perché le sue idee non le nasconde e le sue lotte le fa con la semplicità disarmante che avevamo una volta. Le fa, e paga, col coraggio che in molti abbiamo perso.
Luciano Scateni lo incrocio al bar. E' lui il moderatore. Tra noi non ci vuole molto per capirsi.
- Che dici?
- Che sono preoccupato. A vincere ce la facciamo. Il difficile verrà dopo. Troppa destra tra noi e troppi errori che non c'è modo di correggere. E' una cultura che occorre battere. Una filosofia.
Non ci mettiamo molto a capirci. Il titolo V, e perciò la Costituzione, la guerra, a cominciare da quella di Serbia. Il lavoro, la maledetta flessibilità che, a sentire i compagni "esperti d'economia", era il rimedio ad ogni male, la scuola.
- Il guaio vero, Geppino, è il neocentrismo. Questi rifanno la "balena bianca".
- Lo so, Luciano. Più voti vanno alla sinistra alternativa, meno rischi corriamo. Che vuoi che ti dica? Cinque anni di critiche serrate e siamo a questo.

Comincia il dibattito. Ascolto a fatica: è vero, ci sono stati molti errori...
Decido. Me ne vado a fare compagnia a Barbara. Il voto non è discussione, compagni, il voto l'avrete. Giurate però, per favore, giurate e non venite meno: stavolta si cambia per davvero.

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