Esperienze
Gianni Mereghetti - 27-03-2006
Ellwangen

La settimana che ho trascorso nella città tedesca di Ellwangen con una mia collega e con gli studenti di due classi mi ha ancor di più convinto che quella dello scambio culturale è un'esperienza che val la pena fare perché incide a livello educativo.

A far crescere questa mia convinzione è stata innanzitutto questa mia collega che insegna tedesco. Da quando lei ha preso in mano lo scambio culturale che vede impegnata la mia scuola e il Peutingrr Gymnasium di Ellwangen da quindici anni c'è stato un salto di qualità, in quanto ha portato dentro questa iniziativa sia l'apertura all'incontro con la cultura tedesca sia l'elemento linguistico, tanto che questa esperienza è diventata un'occasione significativa per mettere alla prova le capacità di parlare in lingua. Ma non è stata solo questa collega a farmi cogliere l'importanza di questo scambio, anche gli studenti con il loro entusiasmo, con la loro disponibilità, con la loro curiosità mi hanno trascinato dentro un'appassionante esperienza di amicizia.

Per questo ciò che posso dire dopo una settimana di scambio culturale è che io sono cresciuto perché una collega e degli studenti con la loro umanità mi hanno aiutato a trasformare un'iniziativa in un'occasione in cui appassionarmi di più alla vita. E questa è scuola, eminentemente scuola!


Praga

Rivedere Praga assieme agli studenti della classe quinta a cui indegnamente insegno è stata un'esperienza affascinante. Guardando in ogni dove di questa stupenda città, percorrendo i ponti che attraversano la Moldava, camminando nei vicoli che s'incuneano tra palazzi e chiese di diversi secoli, stazionando nelle piazze dove la storia fa ancora capolino e con essa l'anelito mai spento della libertà, mi sono sorpreso a seguire la direzione dello sguardo dei "miei" studenti, e in questo ho ritrovato la ragione del mio essere insegnante. Che un viaggio di istruzione non sia il pretesto per liberare ogni istintività, ma che non sia nemmeno lo strumento per incanalare la curiosità in programmi pseudoculturali precostituiti, questo mi hanno insegnato i "miei" studenti con l'intensità del loro sguardo, con le loro domande, con la loro curiosità. Per me allora è stato semplice, mi è bastato seguire la direzione del loro sguardo, mi è stato sufficiente servirla, così che ognuno di loro potesse farsi conquistare dallo splendore della città di Carlo IV, di Rodolfo II, di Jan Palach, di Vaclav Havel.

Questa è stata l'esperienza che abbiamo fatto insieme a Praga, un'esperienza di apertura dello sguardo, e di conseguenza il frutto è stato un coinvolgimento profondo, tanto da poter alla fine riconoscere che un'amicizia ci ha portati in giro per Praga, la certezza di un legame che in qualche modo c'entri con la vita. Così questo viaggio di istruzione ha avuto un valore educativo, perché ha aperto innanzitutto me alla realtà.


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