Al voto in ordine sparso
Vincenzo Andraous - 24-03-2006
E' quasi ora di tornare a votare, sta arrivando il momento per usare lo strumento di riordino più democratico.
A destra o a sinistra, Berlusconi o Prodi, l'operazione appare assai meno difficoltosa di quanto pensiamo, in questo momento il Premier è fin troppo piegato dalla lombalgia e dall'usura del potere, mentre il Professore dal canto suo, se ne sta sullo scranno più alto dell'uditorio, e sembra lontano dall'ultima fila, quella da cui parte la gran protesta.
C'è nell'aria un profumo di nostalgia, di passato che non ritorna, di miriadi di ieri allontanati in breve, e a calci ricollocati dalla memoria.
C'è nell'aria una frustrazione così greve e volgare da scarnificare presenze inquietanti, come il famigerato debito pubblico, le tasse prostitute, le pensioni capricciose, il lavoro travestito da prestito al più basso interesse.
C'è nell'aria voglia di metamorfosi e mutamento antropologico a pagamento, infine di felicità come ci ha detto Prodi, e per par condicio, di benessere per tutti, come ha ribadito Berlusconi.
C'è nell'aria tanta competizione, ben più di quella competitività da più parti invocata e da nessuna parte individuata.
Ebbene c'è all'intorno certezza di avere messo pancia a terra ogni dubbiosità, ogni indecisione: il voto sappiamo bene a chi darlo.
C'è nell'aria questa nuova sicurezza. Trovare o meglio ritrovare qualcosa Altro, oltre il concetto espresso dall'uno e dall'altro, c'è alta la richiesta di equità, che sta per emozione, per una necessità e un bisogno che può essere raggiunto e anche condiviso.
Fra pochi giorni al voto, in ordine sparso, senza orpelli né aggettivi da spendere a buon mercato, solamente le certezze acquisite in queste ore, in questi giorni di grandi riflessioni e approdi sicuri, numeri, statistiche e feroci dati esponenziali.
Al voto, indecisi compresi, anche quelli hanno avuto tempo e pazienza per saltare dalla finestra. La minestra è quella solita, ma questa volta, c'è esperienza a sufficienza per capire che non è augurabile rifiutare l'ulteriore avventura, costringendo il futuro alla sua riedizione, alla ripetizione, divenendo un mero replicante di se stesso.
Nell'aria c'è desiderio di raggiungere la sponda giusta, c'è davvero un sentire nuovo, un coraggio nuovo di rivendicare le cose fatte per poi avanzare verso il futuro, dove stanno in bella mostra i medicamenti per gli sgambetti presenti.
Forse in questa nuova tornata elettorale c'è insito l'ottimismo dell'impossibile, così ci recheremo alle urne con la lotta scritta bene negli occhi, lotta al bisogno, alla necessità, all'esigenza di vivere e non sopravvivere, ed anche se sarà impossibile tutto ciò, almeno proveremo ancora, ancora e ancora a sperare in un domani migliore, perchè ci crediamo o no, siamo noi gli artefici del nostro domani.

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