breve di cronaca
Aria d'esame...
L'Unione Sarda - 13-05-2002
A qualche mese dal suo insediamento a capo del ministero dell’Istruzione, Letizia Moratti aveva preannunciato una valutazione del sistema scolastico nazionale, attraverso dei questionari tendenti ad accertare conoscenze di base. Chi pensava che questa opzione fosse destinata a un rinvio al prossimo anno scolastico si è dovuto ricredere. Nei giorni scorsi sono arrivati negli istituti che hanno aderito a questo progetto pilota, predisposto dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema d’istruzione, i plichi con i quesiti relativi alle due discipline prescelte: l’italiano e la matematica.
La rilevazione riguarda le elementari, le medie e gli istituti superiori (o meglio quelle classi che concludono un ciclo). Quanto alla valutazione finale, una volta corretti gli elaborati, non coinvolgerà gli studenti o gli insegnanti. A essere promosse o bocciate saranno le singole scuole, considerate nella loro veste di agenzie di formazione con uno statuto di autonomia didattica e amministrativa. Per quegli istituti “respinti” non ci saranno sanzioni di nessun genere, ma un invito a rivedere la strategia e individuazione degli errori commessi. O almeno così sembra di aver capito.
Un simile tipo di sistema di valutazione (diffuso in vari paesi della comunità europea) era stato caldeggiato anche dai ministeri che hanno preceduto Letizia Moratti. Ma poi l’iniziativa non era andata in porto. Così come era naufragato, per le proteste degli insegnanti, il famigerato “concorsone” destinato a dividere i docenti in due fasce, con incarichi e retribuzioni differenti. Al riguardo va detto che in certi Paesi europei, come ad esempio la Francia, i professori hanno la possibilità di fare carriera passando a una graduatoria di eccellenza dopo un concorso selettivo.


Tornando alla valutazione degli istituti, sulla quale ci sarà un grosso dibattito dopo la pubblicazione dei risultati, per il momento si registrano solo la reazione degli studenti e degli insegnanti, questi ultimi non sembrano entusiasti dell’iniziativa. Non tanto per il timore di essere giudicati attraverso i loro allievi (tra i quali ci sono ragazzi preparati e altri meno motivati all’impegno), quanto per la fretta con la quale è stata condotta l’operazione. Altra obiezione: perché non conoscere a grandi linee le tipologie dei quesiti? Infine a questi insegnanti questa valutazione sembra non tener conto delle esigenze delle singole scuole, in nome di una misurazione di conoscenze standard slegate da realtà regionali.
Ma all’orizzonte si profila a breve termine un’altro nodo che non è andato a genio a una parte degli operatori scolastici e dei presidi. Cioé la nuova formula dell’esame di maturità, con le commissioni formate solo da insegnanti della classe e un presidente esterno. Sarà meglio o peggio rispetto al passato? Non resta che aspettare il mese di giugno per sapere se questa riforma funzionerà o provocherà inconvenienti ai quali non si era dato il risalto che meritavano. Potrebbe sembrare un cambiamento a favore degli studenti, ma non è detto.


Giovanni Mameli


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