Bufala di Stato
Grazia Perrone - 20-03-2006

La lapide per ricordare l'anarchico Giuseppe Pinelli fu collocata nei giardini di piazza Fontana durante una manifestazione studentesca: nel 1976. Nel 1992 in Consiglio Comunale venne riconosciuta come parte integrante della piazza.

Ripetutamente danneggiata fu sostituita, il 24 febbraio 2004, con una nuova identica all'originale.

Vi era scritto:

"A Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, ucciso innocente nei locali della questura. Gli studenti e i democratici milanesi".

La sua presenza non è mai stata gradita al "potere costituito" grazie anche ad una discutibile sentenza della magistratura secondo la quale Giuseppe Pinelli, fermato illegalmente e sottoposto a due giorni di interrogatori senza sosta, precipitò dalla finestra a causa di un malore.

L'allora commissario Luigi Calabresi venne prosciolto dall'accusa di omicidio volontario mentre per l'abuso d'arresto il reato venne giudicato prescritto. [1]

Ebbene, negli stessi giorni in cui le competenti autorità milanesi hanno concesso la piazza ai neofascisti della fiamma tricolore il Comune di Milano ha pensato bene di sostituire quella lapide con una nuova di zecca.

Non più "ucciso" - si legge - bensì "morto nei locali della Questura". La sostituzione è, presumibilmente, avvenuta nella notte tra il 17 e il 18 Marzo 2006.

(...)"La verità storica - si legge in uno scarno comunicato del Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa - è stata sostituita con una bufala di Stato.

Di notte, come fanno i vigliacchi.
(...)"


[1] cfr. Corriere della Sera

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Il Giornale    - 20-03-2006
Una giunta straordinaria ha cancellato «ucciso» dalla targa all’anarchico Pinelli

Nel cuore della notte, Milano riscrive la verità sulla fine dell’anarchico Giuseppe Pinelli e rende giustizia alla memoria del commissario Luigi Calabresi. Quando è ancora buio, gli operai del Comune sostituiscono la targa che in mezzo a piazza Fontana ricordava Pinelli come «ferroviere anarchico ucciso innocente» nei locali della questura, cambiandola con «innocente morto tragicamente». Tra «ucciso» e «morto» ci sono anni di polemiche anche violente, cominciate il 15 dicembre del 1969 quando Pinelli, tra i primi interrogati dopo l’attentato alla banca dell’Agricoltura, volò da una finestra al quarto piano della questura e milanesi e forze politiche si divisero tra la versione ufficiale del suicidio e il sospetto che fosse stato vittima di un interrogatorio brutale, condotto dal commissario Luigi Calabresi che il 17 maggio del ’72 fu assassinato davanti alla sua abitazione, in via Cherubini. Incriminato per omicidio volontario dal tribunale, è stato poi assolto con formula piena dal giudice Gerardo D’Ambrosio.

Per pareggiare i conti con la storia, il sindaco Gabriele Albertini intendeva chiedere alla sua giunta la sostituzione della targa abusiva con una ufficiale, con tanto di stemma del Comune e la nuova dicitura, nella seduta prevista per domani. Ma la notizia anticipata ieri da il Giornale ha imposto un’accelerazione dei tempi: la sostituzione nella notte «in un momento in cui il concorso della folla poteva essere prevedibilmente evitato», sottolinea il sindaco, consapevole che alla luce del sole gli operai sarebbero potuti finire nel mirino di proteste anche violente da parte dei gruppi anarchici, e ieri si è lasciato scappare che «chi vuole vederla è meglio che faccia in fretta, perché nel pomeriggio può darsi che i centri sociali la divelgano».

La giunta straordinaria è stata riunita dunque ieri mattina a cose già fatte, per approvare formalmente l’informativa del sindaco sulla sostituzione della lapide. La nuova versione, sottolinea Albertini, «continuerà a ricordare la morte tragica dell’anarchico Pinelli con la giusta pietà, senza per questo infangare la memoria del commissario Calabresi con un’accusa ingiusta. È stato assolto, ha ricevuto la Medaglia d’oro del presidente della Repubblica e la Civica benemerenza del Comune.
La città aveva il dovere di ristabilire la verità storica non solo nelle aule di giustizia, ma anche nelle proprie piazze».

Quella collocata nei giardini di piazza Fontana, precisa Albertini, era una targa abusiva, «firmata da un’inesistente persona giuridica, “gli studenti democratici milanesi”. Era incompatibile con la verità accertata da Gerardo D’Ambrosio, un giudice necessariamente imparziale, certo non sospettabile di parzialità nei riguardi di un’area politica». Calabresi, prosegue, «era stato liberato da qualsiasi gravame, quindi certamente non responsabile della giustizia degli uomini, di quel presunto omicidio che ci sembrava un fatto improprio e vergognoso perché portava vergogna alla memoria di una persona degna». Anni fa Albertini lo aveva promesso a Gemma Capra, la vedova Calabresi, e al figlio: «Mi avevano espresso il desiderio che la targa venisse cambiata, io avevo garantito che sarebbe accaduto prima che finissi il mandato, e come gentiluomo ho mantenuto la promessa».

Immediato il fuoco di polemiche da parte del centrosinistra in Comune. Per Daniele Farina, candidato di Rifondazione comunista alla Camera e portavoce dello storico centro sociale Leoncavallo, «è stata una provocazione non riuscita in giorni particolari per la città».

Una settimana fa, le violenze dei no global in corso Buenos Aires, ieri il presidio degli autonomi davanti a San Vittore per chiedere la scarcerazione dei 34 arrestati dopo gli scontri.«Ma la prendiamo con tranquillità - afferma Farina -: è un atto nullo e non avvenuto. Quella targa verrà sostituita sicuramente». «Cambiare il passato sulle lapidi - si limita a commentare il capogruppo milanese dei Ds, Emanuele Fiano - non servirà al centrodestra per vincere nel futuro».

Chiara Campo

 Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa    - 21-03-2006
Per non dimenticare Pinelli

La notte del 18 marzo, il comune di Milano, con un blitz notturno, si è impossessato della lapide in memoria di Giuseppe Pinelli per sostituirla con un'altra. Nella lapide del comune non compare l'espressione "Giuseppe Pinelli, ucciso innocente".
La verità non piace al potere.

Appuntamento per giovedì 23 marzo alle 18:00 in Piazza Fontana per installare una lapide identica a quella sottratta accanto a quella menzognera e falsa del comune.

Interverrà Pasquale Valitutti, l'ultimo compagno anarchico a vedere vivo Pinelli.

Quello che segue è una piccola parte del dossier 12 dicembre che potrete trovare sul sito del Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa.



Articolo tratto dal quotidiano "La Notte" DEL 16 DICEMBRE 1969

CLAMOROSO COLPO DI SCENA NELLE INDAGINI SUI TERRORISTI

UN ANARCHICO si è ucciso e altri due sono a S. Vittore



Il morto è Giuseppe Pinelli di 41 anni: abitava a Milano in via Preneste 2, era sposato con due figlie - Lavorava come ferroviere allo scalo di Porta Garibaldi - Fermato dopo la strage aveva fornito un alibi risultato falso - Al momento decisivo dell'interrogatorio si è buttato da una finestra al 4° piano nel cortile della Questura Centrale: erano le 23.50 - Un'ora dopo è spirato all'ospedale - Gli altri due fermati sono pure anarchici.

Un anarchico, fermato per accertamenti sulla strage di Piazza Fontana, si è ucciso questa notte nella sede della centrale di Polizia di via Fatebenefratelli. Altri due anarchici si trovano ancora a S. Vittore e sono al centro delle indagini. Questa la sensazionale svolta che nelle ultime ore ha impresso un nuovo ritmo alle operazioni di ricerca dei responsabili dell'eccidio della Banca Nazionale dell'Agricoltura.

Il suicida è un ferroviere milanese, Giuseppe Pinelli, di 41 anni. E' morto alle 1.40 di stanotte. Al Pronto Soccorso del Fatebenefratelli dove lo avevano portato pochi minuti dopo il drammatico volo dal quarto piano della Questura, il medici lo hanno sottoposto al massaggio cardiaco per oltre un'ora. Il cuore aveva ripreso a battere con una certa frequenza, e c'era ancora una speranza che potesse salvarsi.

Le ferite riportate nella caduta dalla finestra del quarto piano con tuffo di venti metri erano così gravi che il trapasso dell'anarchico sarebbe stato comunque questione di ore.

La notizia del luttuoso episodio avvenuto in Questura è stata oggetto di una conferenza stampa che il dottor Guida (direttore del confino di Ventotene durante il regime fascista, carceriere di molti antifascisti tra cui Pertini, N.d.R.) ha tenuto verso le 2.30 affiancato dal dottor Allegra capo dell'ufficio politico, dal dottor Calabresi che durante la notte stava interrogando il Pinelli assieme al tenente dei carabinieri Lo Grano, a due sottufficiali della polizia e a uno dei carabinieri.

Giuseppe Pinelli, sposato con Licia Rognini, una donna intelligente e volitiva, che aiutava il bilancio familiare eseguendo lavori di copiatura a casa, aveva due figlie, due belle bambine di 9 e 8 anni e abitava in via Preneste 2, oltre San Siro. Faceva il frenatore allo scalo delle ferrovie della stazione Garibaldi. Era stato fermato venerdì sera, cinque ore dopo il terrificante e barbaro attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Piazza Fontana 4. L'ufficio politico lo teneva sotto controllo da diversi mesi, da quando, cioè, si erano verificati gli attentati alla Fiera Campionaria, alla stazione Centrale e in numerose altre città d'Italia.

Alto un po' più della media, robusto, il volto incorniciato da una barbetta romantica, Giuseppe Pinelli era noto negli ambienti della Questura. Quando scoppiava qualche ordigno, la pratica "Giuseppe Pinelli anarchico individuale"(sic!) saltava subito sul tavolo del funzionario. E gli agenti andavano a prenderlo. Così è stato anche venerdì verso le venti. I poliziotti a caso non lo avevano trovato, ma sapevano dove rintracciarlo.

Al circolo anarchico della Ghisolfa. Era seduto al tavolo con alcuni compagni. (in realtà Pinelli venne fermato vicino la sede anarchica di via Scaldasole; questo particolare, ed altri, fanno pensare che, probabilmente il "cronista" ha confezionato l'articolo sotto dettatura , N.d.R.).

Non si era mostrato sorpreso e aveva seguito gli agenti tranquillamente. Nel passato, a suo carico, non erano state trovate prove inconfutabili che avesse fatto parte delle squadre attive terroristiche (quali squadre?, N.d.R.). Rispondeva agli interrogatori con calma, pacatezza e a volte sarcasticamente.

In questi tre giorni di permanenza in camera di sicurezza (il fermo di Pinelli era illegale: non solo non c'era una sola prova contro di lui, ma non avrebbe potuto durare più di due giorni la permanenza in questura, N.d.R.) Giuseppe Pinelli non aveva mostrato particolari titubanze. Ha detto il questore dottor Guida: " Su di lui avevamo dei sospetti che, in seguito, si erano fatti più pesanti perché il suo alibi era saltato (falso!, N.d.R.). Il Pinelli aveva detto che venerdì 12 dicembre aveva lavorato fino alle 8 del mattino. Riposatosi fino alle 14.30 si sarebbe poi recato in un bar dove sarebbe rimasto fino alle 17.30 .

Ma le sue dichiarazioni erano state smentite dal barista il quale ci aveva affermato che il Pinelli era sì stato nel locale verso le 14.30, ma si era fermato un minuto o poco più, giusto il tempo di bere un caffè. Ma non è stata solo questa contestazione a farlo crollare. Era fortemente indiziato non solo per venerdì, ma anche per una serie di attentati compiuti sui treni in Italia nel mese di agosto. Il gesto di Pinelli certo a noi non fa piacere.

L'anarchico era stato condotto nell'ufficio del dottor Calabresi verso le 22 e dentro ad aspettarlo, c'era anche il tenente dei carabinieri Lo Grano con un sottufficiale dell'arma e due della polizia.

Più che un serrato fuoco di fila di domande il Pinelli veniva sottoposto a normali contestazioni che tendevano a chiarire importantissimi particolari. Sono sono probabilmente state queste precise domande (quali?, N.d.R.) a far scattare nella mente del Pinelli l'idea del suicidio quale unica possibilità "liberatrice" da una situazione che stava aggravandosi e che poteva inchiodarlo con le spalle al muro con pesantissime responsabilità. "Sei stato tu, confessalo". "Tu conosci gente di questo gruppo X dillo e falla finita ormai sappiamo molte cose". Domande che, legate a quattordici vittime e a 90 feriti avranno senz'altro indotto Giuseppe Pinelli a ritenere che la polizia avesse tra le mani prove e indizi che potevano annientarlo.

Ma, come ha detto il dottor Calabresi, con Pinelli si stava più discutendo che effettuando un massacrante interrogatorio. Lo si voleva lasciare con pause volute di silenzio e di tempo libero affinché pensasse. Una battaglia psicologica, condotta sul filo del tempo, preparata con sottigliezza dalle domande degli inquirenti. Ed è stato verso le 23.50 che il dottor Calabresi e il tenente Lo Grano si sono allontanati dall'ufficio per mettere al corrente del loro lavoro il dottor Allegra, capo dell'ufficio politico. Nella stanza rimanevano Giuseppe Pinelli e i tre sottufficiali. Un' atmosfera tesa, ma, se così si può dire, paradossalmente tranquilla.

Un sottufficiale offriva a Giuseppe Pinelli una sigaretta che l'anarchico accettava e accendeva con mano sicura. Da molte ore quegli uomini fumavano in quella stanza. La finestra veniva socchiusa per consentire un lento ricambio dell'aria troppo viziata e anche surriscaldata. Mancavano pochi minuti alla mezzanotte. Un sottufficiale si metteva accanto alla porta, gli latri si sgranchivano le gambe. Il gesto di Pinelli è stato fulmineo e coglieva tutti di sorpresa, impedendogli qualsiasi tentativo di bloccarlo.

Alzatosi di scatto l'anarchico raggiungeva con un balzo felino la finestra, la spalancava e si gettava a capofitto. Il corpo finiva su una pianta (chi non condivide la "tesi" del suicidio sostiene che Pinelli sia stato ucciso nella stanza dell'interrogatorio per poi gettare il corpo dalla finestra per simulare il suicidio dell'anarchico, ebbene il "cronista" della "Notte", involontariamente, avvalora la tesi dell'assassinio, infatti, per tutto l'articolo egli parla dell'anarchico chiamandolo con nome e cognome, ma quando si tratta di descrivere il volo dalla finestra usa il termine il corpo come se Pinelli fosse già morto quando esce dalla finestra della questura; che si tratti di un lapsus freudiano?, N.d.R.) proprio sotto la finestra, rimbalzava e cadeva più morbidamente sulla terra mossa di un'aiuola.

Immediatamente soccorso (l'ambulanza è stata chiamata prima dell'ora della caduta, N.d.R.) e condotto con una lettiga al pronto soccorso del Fatebenefratelli, Giuseppe Pinelli vi arrivava cadavere. Con un massaggio al cuore i medici lo rianimavano per quasi mezz'ora. Ma è stato un miracolo tecnico inutile. Giuseppe Pinelli ha portato nella tomba il "perché" del suo folle gesto. Gli inquirenti non hanno avuto la sua confessione. Pesanti indizi, forse anche qualche prova molto indicativa e determinante. Ma le più schiaccianti contestazioni non gli erano state fatte. Si è ucciso sotto il peso di una colpa che non gli concedeva tregua? Si è gettato nel vuoto per disperazione o rimorso? Certo che "pulito" probabilmente non lo era...

Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa

 la Repubblica    - 21-03-2006
Cambia la targa per l'anarchico Pinelli E a Milano scoppia la polemica "Ristabilita la verità storica" per il sindaco Albertini "Atto vergognoso" secondo il nobel Dario Fo


La nuova targa dedicata a Giuseppe Pinelli

ROMA - La giunta comunale di Milano decide di sostituire una frase della targa dedicata all'anarchico Giuseppe Pinelli, ed è subito polemica. Il ferroviere non sarebbe più un "ucciso innocente", ma un "innocente morto tragicamente" precipitando dal quarto piano della questura milanese dove fu interrogato per tre giorni per far luce sulla strage di piazza Fontana. Il sindaco Albertini concorda e chiosa: "Il commissario Calabresi è un benemerito della nostra città e quella targa, che lo accusava di fatto di essere un assassino, ne infangava la memoria. Così il comune ristabilirà la verità storica".

Su posizione diametralmente opposta c'è il nobel Dario Fo, fuori dalla corsa come primo cittadino alle prossime elezioni, ma coscienza vigile della città. "Vergognoso" l'atto del comune, "un gesto volgare che vuole togliere di mezzo la responsabilità del potere nella morte di un innocente. Non si è trattato di un incidente qualsiasi". E anche i Ds milanesi definiscono l'atto della giunta "uno sfregio", stigmatizzando le frasi del sindaco Albertini come completamente "fuori luogo".
Con il sindaco si schiera invece il presidente della Regione Roberto Formigoni, che definisce la decisione "un gesto dovuto. Fu un incidente - ha aggiunto - non un omicidio". Mentre il vicesindaco De Corato di An è sicuro che i simpatizzanti della causa anarchica si faranno vivi presto "per spaccarla o rimuoverla. E' gente che in un solo sabato è riuscita a mettere a ferro e fuoco una città distruggendo negozi e devastando vetrine, mi aspetto questo ed altro".

Gli anarchici del Ponte della Ghisolfa, lo stesso circolo a cui apparteneva Pinelli, fanno sapere di non avere alcuna intenzione "di rimuovere o spaccare nulla". Mauro Decortes spiega che l'unica cosa che hanno intenzione di fare sarà quella "di rimettere la vecchia lapide - più volte oggetto di atti vandalici - al suo posto, accanto a quella nuova". L'iniziativa del circolo ha già ricevuto l'appoggio di Dario Fo.


 Corsera    - 21-03-2006
La sinistra: non bisogna cadere nelle provocazioni. La destra: Ferrante e D’Ambrosio avrebbero fatto meglio a stare zitti. Rifondazione: rivogliamo la targa. Gli anarchici: giovedì rimetteremo la vecchia lapide.

«Restituite la targa». «È abusiva». La tensione sulla lapide di Giuseppe Pinelli cresce. Rifondazione raccoglie firme e chiede la restituzione della vecchia targa con la parola «ucciso», custodita in un magazzino. Il Comune nicchia e rimanda qualsiasi decisione. Ieri il consiglio comunale è stato bloccato per mezz’ora proprio dalla protesta di Rifondazione che si è presentata in aula con cartelloni che riportavano la vecchia dizione della lapide: «A Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della Questura di Milano». Per domani è prevista una conferenza di tutta l’opposizione che denuncia il clima di tensione che si è creato a pochi giorni dalle elezioni. E giovedì ci sarà il presidio degli anarchici, di Rifondazione e del Leoncavallo in piazza Fontana per affiancare la nuova targa con quella vecchia. Parteciperà anche Pasquale Valitutti, l’anarchico che per ultimo vide vivo Pinelli nei locali della Questura di via Fatebenefratelli. Per evitare incidenti gli anarchici del Ponte della Ghisolfa proteggeranno la targa comunale con una pellicola simile al domopack. E Luciano Mulbahuer di Rc invita i partecipanti alla manifestazione a «non cadere nelle stupide trappole» e alle provocazioni.
Ma nonostante le precauzioni degli anarchici e la preghiera della vedova Calabresi di «evitare divisioni» le polemiche sono alle stelle. Ieri c’è stato un botta e risposta durissimo tra il Nobel Dario Fo e il sindaco Gabriele Albertini. Altrettanto duro l’intervento dell’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri (An) che se la prende con Bruno Ferrante e Gerardo D’Ambrosio. Parte Albertini che spiega perché la lapide sia stata cambiata soltanto adesso a ridosso delle elezioni (è l’accusa che gli fa il centrosinistra): «Volevo far coincidere la sostituzione della targa con la fine dei lavori di rifacimento dell'arredo urbano in piazza Fontana, ma ci sono stati ritardi. Questo è il motivo per cui ho ritardato negli anni, ma siccome finisco il lavoro di sindaco il 25 maggio o l'11 giugno ho pensato di mantenere la parola data alla vedova Calabresi».
Il resto sono polemiche: «Il sindaco parla del ripristino della verità storico-giudiziaria - attacca Fo -. Quando uno dice una cosa così è una povera persona perché non conosce i fatti». «Imploro Fo di presentare una sua lista alle comunali - replica ironico Albertini - Lo imploro per la democrazia, faccia una sua lista Fo per Ferrante». Interviene a gamba tesa anche Gasparri: «Ferrante avrebbe fatto meglio a tacere così come avrebbe fatto meglio a tacere quell'altro incredibile personaggio che risponde al nome di Gerardo D'Ambrosio. Da magistrato accertò che Pinelli non era stato ucciso. Da candidato dei Ds dice che la targa, che definiva la morte accidentale un omicidio, non lo scandalizzava. Praticamente D'Ambrosio smentisce, da candidato militante, la verità giudiziaria che aveva contribuito ad accertare da magistrato. Siamo davvero di fronte ad atteggiamenti sconcertanti». «La destra rispolvera gli anni '70 per fare campagna elettorale. Il linguaggio di Gasparri è il linguaggio della destra di sempre: pronta a dividere il Paese, fomentare l'odio e innescare le provocazioni per un cinico calcolo elettorale», replica il capogruppo ds in Comune, Emanuele Fiano. «La scritta originaria - afferma Livio Caputo di FI - rappresentava una falsificazione della realtà. Il nuovo testo è invece ineccepibile e rispettoso della memoria anche di Pinelli».
E torniamo alla lapide. «La lapide è in qualche magazzino del Comune e non è sequestrata - attacca Daniele Farina, consigliere di Rifondazione e leader del Leoncavallo - cercheremo di recuperarla». «Ma non siamo preoccupati - spiega Mauro De Cortes, portavoce del circolo anarchico del Ponte della Ghisolfa - Se non arriverà useremo la vecchia targa. È un po’ rovinata e imbrattata. Per questo nel 2004 l’avevamo sostituita. Ma è una copia anastatica fedelissima».





 il Manifesto    - 23-03-2006
Albertini provoca Pinelli «morto» al posto di «ucciso». Ma gli anarchici giovedì rimetteranno la vecchia scritta in piazza.

Gabriele Albertini, autore della provocazione, confessa: «Mi aspetto che venga danneggiata, divelta, distrutta e che ci sia qualcuno che dica che hanno fatto bene». Nella notte tra venerdì e sabato il sindaco in scadenza ha fatto sostituire la lapide che dal 1978 ricordava in piazza Fontana il ferroviere anarchico Pino Pinelli, diciottesima vittima della strage alla Banca dell'agricoltura. «Ucciso innocente nei locali della Questura», c'era scritto nella lapide firmata da «gli studenti e i democratici milanesi». «Innocente morto tragicamente nei locali della Questura», recita sotto il logo del Comune la nuova lapide, lasciando ai posteri il compito d'immaginare che cosa di tragico ci sia stato in quella morte, avvenuta il 15 dicembre 1969 quando precipitò dal quarto piano. Le aspettative del sindaco più meschino della storia di Milano, «una povera persona» per dirla con Dario Fo, sono andate deluse. Nessuno ha abboccato alla sua provocazione. La nuova lapide non è stata né divelta, né distrutta. Una mano ignota ha attaccato un pezzetto di nastro adesivo sulla parola «morto» e ripristinato la parola «ucciso». Domenica pomeriggio la «pecetta» non c'era più. Giovedì, in compenso, nell'aiuola le lapidi diventeranno due. Gli anarchici del Ponte della Ghisolfa, il circolo in cui militava Pinelli, ricollocheranno una lapide in versione originale. Ieri in consiglio comunale l'opposizione ha chiesto al «rubagalline» Albertini dove ha nascosto la refurtiva notturna. Tutto il centro sinistra ha criticato duramente l'abuso elettoralistico della memoria storica. I consiglieri di Rifondazione si sono presentati in aula con appesi al collo manifesti della vera lapide, c'è stata bagarre e la seduta è stata sospesa per mezz'ora.

La querelle sulla lapide è annosa. E' tornata in auge dopo le benemerenze conferite alla memoria al commissario Luigi Calabresi sia da Ciampi che da Palazzo Marino. Sulla figura di Calabresi, «che sicuramente quel reato non ha commesso», dice Albertini, restava l'ultima «macchia», la lapide appunto. Il sindaco aveva promesso alla vedova Calabresi che l'avrebbe tolta e per pura «coincidenza» la sostituzione è avvenuta in campagna elettorale. Poche ore prima, guarda caso, del presidio dei centri sociali per l'anniversario dell'uccisione di Dax, tenuto sabato sotto San Vittore dove sono detenuti gli arrestati per gli scontri in corso Buenos Aires. Un po' troppe coincidenze, notano i partiti del centro sinistra, che bollano la mossa segreta di Albertini (la giunta ha approvato la sostituzione della lapide a cose fatte) come una provocazione.

Per giustificare la rimozione della vecchia lapide il sindaco fa appello alla «verità processuale» sulla morte di Pinelli. Nel 1975 l'allora giudice istruttore Gerardo D'Ambrosio prosciolse i poliziotti dall'accusa di omicidio, scartò come «non verosimile» il suicidio e avanzò l'ipotesi del «malore attivo». Una sentenza che molti citano senza aver letto, in cui si ricostruiscono le pressioni e le illegalità a cui il ferroviere anarchico fu sottoposto. D'Ambrosio ieri ha dichiarato che la parola ucciso, «se intesa in senso lato», sulla lapide in piazza Fontana non lo scandalizzava: «Se Pinelli non fosse stato torchiato per tre giorni e tre notti, senza avvocato e senza mandato di cattura, quasi senza mangiare, in una stanza di questura trasformata in una camera a gas dalle sigarette, sottoposto a una pressione tremenda basata sul nulla, non sarebbe mai morto».

Pinelli, aggiunge l'ex magistrato candidato per il Ds, «fu di sicuro la vittima innocente di una macchina repressiva messa in moto su indicazioni del governo per indicare negli anarchici i colpevoli». E' a questa verità storica che i milanesi sono affezionati.






 Diario    - 23-03-2006
Morte sempre più accidentale di un anarchico

Nottetempo la giunta di Milano ha sostituito la lapide in ricordo del ferroviere Pino Pinelli. Le parole «ucciso innocente» sono diventate «morto tragicamente» e la storia della strage di piazza Fontana è stata riscritta.

In Italia non se ne è parlato molto.

Invece la notizia è sulla prima pagina del Times of London


 da Corriere    - 23-03-2006
Oggi il presidio per posare la vecchia lapide di Pinelli.

Appelli alla calma, a «non cadere nelle trappole della provocazione del centrodestra». Milano si prepara a un’altra giornata calda. Questo pomeriggio alle 18, gli anarchici, il Leoncavallo, Rifondazione e Verdi si ritroveranno in piazza Fontana per posare la vecchia targa a Giuseppe Pinelli, sostituita dal Comune con una nuova che non riporta più la parola «ucciso», ma quella «morto». Una decisione che ha provocato critiche durissime soprattutto per la scelta dei tempi: a meno di venti giorni dalle elezioni. Da qui la preoccupazione che il presidio di questo pomeriggio possa trasformarsi in qualcosa di diverso. L’incubo di un nuovo 11 marzo a Milano, con i disordini di corso Buenos Aires, spaventa tutti, soprattutto il centrosinistra. E infatti l’appello lanciato ieri da tutta l’Unione a Palazzo Marino parla chiaro: «Invitiamo tutti i democratici a non reagire e non cadere nella trappola». «Mi ha colpito - ha spiegato Emanuele Fiano capogruppo dei Ds - una frase del vicesindaco De Corato che si diceva sicuro che ci sarebbero state reazioni violente in risposta alla sostituzione della targa a Pinelli. Un cattivo presagio al quale noi diciamo e diremo no». L’Unione chiede anche che sia il prossimo sindaco a occuparsi della vicenda della targa, con una larga discussione pubblica. Gli anarchici del Circolo del Ponte della Ghisolfa hanno ripetuto in tutte le salse che si limiteranno ad affiancare la vecchia alla nuova lapide. Anzi. Che la targa voluta dal Comune sarà incellofanata per evitare che qualcuno la imbratti. Non tutti la pensano così. Il tono del comunicato della Commissione di corrispondenza della federazione anarchica italiana è più duro: «Non assisteremo silenziosi ed impotenti a questa operazione. La memoria di questa città è ancora viva, e non dimenticherà, certo, quello che fu un assassinio di Stato».

 da Indymedia    - 23-03-2006
Qui le immagini della manifestazione

 l'Unità    - 24-03-2006
Gli anarchici rimettono la lapide di Pinelli a piazza Fontana


Nessuna violenza, nessun rancore, solo un piccone e la “tigna” di chi non ha proprio voglia di mandare giù il blitz con cui la Casa delle Libertà e il sindaco di Milano Albertini hanno voluto correggere la storia su Giuseppe Pinelli, l’anarchico morto quarant’anni fa o giù di lì per un “malore attivo” , cioè venendo giù da una finestra della questura durante un interrogatorio, nel lontano 1969. Gli anarchici del circolo Ponte della Ghisolfa si sono dati appuntamento giovedì in piazza Fontana a Milano, per installare una lapide «identica a quella sottratta accanto a quella menzognera e falsa del Comune», in memoria di Giuseppe Pinelli. Nella lapide del sindaco Albertini c’era scritto solo “morto”, e non più “ucciso innocente”. Ma Pinelli, sotto interrogatorio perché ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana, innocente era. E che sia stato ucciso è altamente probabile, come alcune delle perizie e tutta l’attività di controinchiesta di quegli anni hanno cercato di documentare, anche se mai una sentenza della magistratura lo ha stabilito ufficialmente.

«La notte del 18 marzo scorso – come hanno scritto i suoi amici e compagni di Ponte della Ghisolfa - il Comune di Milano, con un blitz notturno, si è impossessato della lapide in Memoria di Giuseppe Pinelli per sostituirla con un'altra. Nella lapide del Comune non compare l'espressione Giuseppe Pinelli, ucciso innocente. La verità non piace al potere».«Sono profondamente indignata - ha dichiarato Licia Pinelli - per la decisione della Giunta, atta a sanare una iniziativa quanto meno discutibile del Sindaco. Una iniziativa, quasi clandestina, nel cuore della notte e in concomitanza con lo sciopero della stampa quotidiana. È sconcertante - dice ancora la vedova del ferroviere anarchico - la scelta del momento, alla vigilia delle elezioni e dopo i fatti dei giorni scorsi a Milano. Questa città non ha davvero bisogno che si acuiscano tensioni e conflitti».

«La lapide, che era stata collocata, oltre trenta anni fa, dal Comitato Antifascista di Milano e dai molti amici di Pino rispecchiava convinzioni largamente diffuse nella città, come testimoniato dal grande numero di persone che, anche in questa occasione, mi hanno fatto pervenire toccanti manifestazioni di solidarietà e di sdegno» per la sostituzione della targa.

Mentre gli anarchici e la vedova rimettevano a posto la targa, la polemica era già divampata in consiglio comunale a Milano. Nell’aula di Palazzo Marino tre consiglieri di Rifondazione Comunista hanno inscenato una singolare protesta poco prima dell'inizio dei lavori, esponendo sui loro banchi manifesti raffiguranti la targa originaria dedicata al ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della questura. Il presidente del consiglio comunale, Vincenzo Giudice, ha sospeso la seduta per circa mezz'ora, fino a quando i manifesti non sono stati rimossi.

C’è stato anche un “siparietto” del sindaco Gabriele Albertini, il quale se l’è presa con il premio Nobel Dario Fo, candidato alle primarie dell’Unione come suo rivale, “colpevole” di aver scritto su Liberazioneche il blitz sulla sua targa alla memoria era « la seconda morte accidentale di un anarchico», giocando sul titolo dello spettacolo che Fo ha dedicato alla vicenda di Pinelli. Il sindaco Albertini per tutta risposta ha “implorato” Fo di presentarsi alle prossime comunali di Milano con una sua lista, cercando di metterlo in imbarazzo con il vincitore delle primarie dell’Unione, l’ex prefetto Bruno Ferrante.

Lo stesso Ferrante, per altro, ha stigmatizzato il blitz sulla targa come «provocatorio». «Siamo convinti che la prossima amministrazione dovrà aprire anche su questo tema un'ampia discussione pubblica nella città, per arrivare a una soluzione condivisa», è stata invece la dichiarazione dei Ds milanesi. L’Unione aveva dato indicazione di non partecipare alla manifestazione in piazza Fontana temendo un rigurgito di violenza: «non si devono accettare provocazioni». Le contraddizioni certo restano. Fu Gerardo D'Ambrosio, ex capo del pool di Mani Pulite ora candidato per l’Ulivo al Senato, il magistrato che archiviò come morte accidentale l'indagine sul decesso dell'anarchico Giuseppe Pinelli. E resta convinto che non fu ucciso. Mentre il sindaco Albertini sostiene che la modifica della targa gli era stata espressamente richiesta dalla vedova del commissario Calabresi, all’epoca indicato dagli anarchici e da Lotta continua come il responsabile della morte di Pinelli. E in virtù di questa convinzione che, dopo l’archiviazione del caso, ucciso in un’agguato, un delitto per cui vent’anni dopo un militante di Lc, Leonardo Marino, si è autoaccusato trascinando in carcere come mandanti Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani. Ma questa è un’altra storia.

 gp    - 25-03-2006
Si trasforma in farsa la "querelle" sulla lapide in memoria di Pino Pinelli. La giunta "in scadenza" dopo aver avallato un "abuso d'ufficio" (o di potere?) del Sindaco Albertini (la lapide originaria è stata rimossa senza il placet preventivo (ordinanza) della Giunta comunale) ora si rivolge alla magistratura affinché ingiunga - agli anarchici! - di rimuoverla.

Delle due l'una: o non sanno come uscirne senza perdere la faccia oppure pensano che gli anarchici del Ponte della Ghisolfa siano disposti ad obbedire - venendo meno ai propri ideali - ad un ... pezzo di carta.

Una cosa è certa: non conoscono la serietà, la compostezza e l'intransigenza degli anarchici
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Dal Corsera di oggi

Gli assessori Maiolo e Brandirali chiedono il dialogo: «Lasciamo entrambe le insegne». L’opposizione: Albertini cerca lo scontro. Il Comune: abusiva la lapide degli anarchici, ma non vogliamo nuove tensioni.

Palazzo Marino si affida alla giustizia civile per rimuovere la targa in memoria di Giuseppe Pinelli posata dagli anarchici. Lo ha deciso ieri la giunta, anche se tra gli assessori sono spuntate delle posizioni differenti. Come quella di Tiziana Maiolo che, pur avendo detto sì alla targa del Comune, chiede un dialogo con gli anarchici del circolo del Ponte della Ghisolfa: «Se avessi dovuto prendere io la decisione forse le avrei lasciate tutte due. Non ho voluto spaccare la giunta. Se mi sarà consentito personalmente manterrò un dialogo aperto non con la sinistra che ha strumentalizzato la vicenda, ma con gli anarchici, persone che non si fanno strumentalizzare». O come Aldo Brandirali: «Ritengo che le due targhe siano un’anomalia, ma esprimono una realtà della città. Quindi lascerei le due targhe, ma sotto quella degli anarchici scriverei che è abusiva».

A dare l’annuncio del ricorso alla magistratura civile è stato lo stesso sindaco Albertini: «Anche la nostra amministrazione ha tollerato per alcuni anni questa targa. Adesso ci rivolgeremo alla giustizia civile per chiedere di ingiungere a chi ha adottato questa decisione, per noi illegittima, di avere la possibilità di concordare la rimozione della targa abusiva e, se questo non avvenisse, ci aspettiamo che il giudice civile ingiunga di rimuoverla». Albertini ha anche precisato che il Comune potrebbe procedere autonomamente. «Per la delicatezza del caso aspettiamo, come credo sia scontato, che venga disposta l'ingiunzione». Concetto ripetuto dal vicesindaco Riccardo De Corato: «Avremmo potuto intervenire con un’ordinanza, ma abbiamo scelto la via istituzionale per non dare adito a ulteriori polemiche».

La decisione di rivolgersi alla magistratura ha provocato le reazioni immediate del centrosinistra: «La giunta punta allo scontro su una vicenda che richiederebbe al contrario capacità di dialogo politico - attaccano Emanuele Fiano e Marilena Adamo dei Ds -: Albertini è il capo di una fazione e non sindaco di tutta la città». Duro anche Carlo Monguzzi dei Verdi: «È sempre più vergognoso l'atteggiamento di Albertini che prima sostituisce una lapide e poi addirittura chiede l'intervento della magistratura per rimuovere quella da noi messa; il sindaco dimostra così di essere sempre più distante dalla sensibilità e dalle emozioni dei cittadini». La replica arriva da Bruno Simini, capodelegazione di Forza Italia in giunta: «Chi contesta la targa a Pinelli, in realtà, contesta la sentenza di D'Ambrosio. Vadano a protestare sotto le sue finestre. Non dovrebbe essere un ostacolo il fatto che il giudice sia candidato al Parlamento nelle file dell'Unione».





 Irene, che in quei giorni c'era e non dimentica    - 26-03-2006
Che vergogna!!!
Si vede che la menzogna ormai è stile comune di lorsignori...
ma ancora più mi offende lo "stare in due scarpe" di persone come Maiolo e Brandirali che, evidentemente dimentichi di ciò che hanno vissuto (!) insieme a tutti noi - al contrario di noi CHE NON DIMENTICHIAMO - si permettono di contrastare la verità o di definirla "abusiva"!
VERGOGNA! VERGOGNA!

 Pierangelo    - 26-03-2006

Se c'era una targa da sostituire a Milano, era quella con la quale si commemora il povero patriota Amatore Sciesa, il quale non solo fu fucilato anziché impiccato solo perché quel 2 di Agosto il boia era in vacanza, ma da 155 anni aggiunge al danno subito anche la postuma beffa di un nome di battesimo che non gli appartiene.

Quando si dice i lapsus. Sono come i capogiri che ti prendono affacciandoti a una finestra del quarto piano.

Tiremm Innanz !