Umiliati e sommersi
Aldo Ettore Quagliozzi - 17-03-2006
Mi sono ritrovato anch'io nell'un per cento di quegli italiani che hanno fatto la fila dinnanzi agli uffici postali per inoltrare una richiesta di lavoro domestico per persona proveniente dall'estero. Cinque ore di lunga attesa, all'aperto ed in piedi, e con una temperatura in verità non ancora primaverile: ma mi ritengo un fortunato, poiché alle ore 14.59 la mia busta è stata accettata. E' iniziata così la lotteria e l'attesa anche per la mia famiglia.
Ma di grazia, non dovevano essere i datori di lavoro a presentare le istanze essendo le stesse riguardanti persone, ridico persone, residenti all'estero, ridico all'estero? Com'è possibile allora che il novantanove per cento nelle file sia stato di persone clandestine, di fantasmi per la nostra pubblica amministarzione? E' così che si gestiscono le problematiche sociali al tempo dell'egoarca di Arcore?
E' stato un esempio, se ce ne fosse stato bisogno, molto amaro, di come nel bel paese le leggi, anche quelle più decisioniste e toste votate con grande enfasi e rullar di tamburi ai soli fini elettorali dal governo dell'egoarca non abbiano nei fatti se non una scarsissima applicazione. Del resto il tutto a conferma che le regole, le leggi e quant'altro sono, nell'era dell'egoarca di Arcore, considerate solo ammennicoli, lacci e laccioli di cui disfarsi alla prima occasione. Nell'occasione, umanamente, ne sono peraltro molto compiaciuto.
Della giornata in questione mi rimane una straordinaria esperienza umana. Aver potuto osservare, percepire e direi quasi annusare l'evidente disagio e la paura non celata della propria condizione - per un'eventuale quanto improbabile ed indesiderata azione di controllo delle forze dell'ordine rappresentate da un solo carabiniere - di quelle persone, la loro compostezza, lo spirito di iniziativa che ha consentito loro, me presente a testimoniarlo, di gestire al meglio l'intricata situazione avendo le autorità, tutte le autorità, lasciato libero campo all'esterno dell'edificio postale.
Ebbene, quelle meravigliose persone, consegnando ai sopravvenienti un " bigliettino della fortuna " numerato a penna, con lo stesso hanno poi regolamentato l'accesso all'interno del pubblico ufficio postale, con un'accettazione di quella semplice regola che ha avuto dello straordinario.
Una bella lezione di organizzazione, di compostezza e di civiltà! Ecco, dalle badanti, dalle colf, dai lavoratori dei campi provenienti da tanti paesi di questo disastrato globo terracqueo, sarà forse da essi che impareremo a come comportaci, noi datori di lavoro e di benessere della progredita e cristianissima civiltà dell'Occidente, forse, ma dico molto timidamente forse, un po' più civilmente ed umanamente?
Soprattutto, e ridico forse, impareremo che anche dai migranti dell'oggi, pur nella umiltà delle loro esperienze e mansioni, ci si possa arricchire di piena umanità?
Per ultimo, una domanda ingenua: sanate le situazioni precarie ed illegali per i 170.000 baciati dalla fortuna, il rimanente enorme esercito dei migranti venuto all'improvviso allo scoperto, come per incanto, che fine farà? Sprofonderà di nuovo nelle tenebre?
E' la politica del sociale nell'era dell'egoarca di Arcore. Torneranno ad essere, all'incirca, 350.000 fantasmi che si aggireranno per le solatie ed ubertose contrade del bel paese? Torneranno ad essere 350.000 persone, o forse più, senza dimore, senza diritti, esposte a tutte le tentazioni ed i rischi di una civiltà con uno sbiaditissimo e scadentissimo volto umano?

Interessante e molto la bella corrispondenza di Claudio Fava dal titolo " Uomini senza ", corrispondenza pubblicata sul quotidiano l'Unità.

" A me ricorda certe cartoline siciliane, (io non c'ero: racconti ricevuti) quando ancora la terra era una somma di latifondi e nei paesi del dopoguerra i disoccupati, per campare, s'industriavano a fare i «giornatari», braccianti pagati un tanto a giornata di lavoro per mietere, vendemmiare, seminare. Solo che i posti erano pochi e i disperati tanti: ci si raccoglieva in fondo alla notte nelle piazze dei paesi, all'alba il mezzadro arrivava, squadrava, misurava. E infine sceglieva. Tu oggi lavori, tu te ne torni a casa. Campare, a quel tempo, era una lotteria tra miserabili.
Adesso questa lotteria l'abbiamo regalata agli immigrati. Maghrebini, neri, filippini. In fila da sabato pomeriggio, e poi per tutta la notte, davanti agli uffici postali d'Italia. Per essere tra i primi e tra i pochi a ricevere il "kit dei desideri", la bustona che contiene la richiesta del datore di lavoro per far entrare in Italia la manodopera straniera. 170 mila i posti in palio per i più svelti ad arrivare. Qualcuno s'è divertito a incrociare un po' di numeri e ha scoperto che solo i primi ventisette in coda davanti ad ogni ufficio postale avranno avuto la fortuna di ricevere il loro kit. E di sperare in altri due anni di permesso di soggiorno in Italia.
È andata come doveva andare. Le lunghe file sui marciapiedi, i bivacchi davanti ai seimila uffici postali, la paura di perdere il turno, il freddo che allunga la notte, la pazienza e la rabbia che tutto si riduca sempre in una corsa, in una porta stretta. L'aver procurato queste immagini è forse il tratto più umiliante di cinque anni di politiche cucite dalla destra sulla pelle degli extracomunitari. È la scelta, consapevole, di ridurre la vita degli altri a un lancio di dadi. O di metterli gli uni contro gli altri: tu oggi lavori, tu te ne torni a casa. In fondo all'Africa, in mezzo al mare: purché altrove.
Non sono pensieri da missionario. Sono fatti. La fretta di mettersi in coda, la speranza di non essere scartati, il gioco osceno degli imprevisti e delle probabilità a cui appendere il destino di mezzo milioni di "irregolari": sono tutti fatti. Un modo per costringere queste donne e questi uomini a sentirsi cittadini minori, braccianti della vita. Giornatari, appunto. Sono fatti anche le aste che si consumano in taluni nostri consolati all'estero, il mercato dei visti smerciati dai 1.800 euro in su per poter venire in Italia senza affrontare il mare su una barca.
È un fatto l'ignobile accordo che il nostro governo ha firmato con la Libia per convincere Gheddafi a riprendersi i clandestini respinti dall'Italia, e per ammassarli nei suoi lager sul bordo del deserto. Sono fatti le cronache raccontate dai giornalisti come Fabrizio Gatti: ciò che avviene alle frontiere, nei campi profughi, in mare o nei civilissimi Cpt.
La lotteria di sabato sera è stata solo il colpo di coda di una stagione politica ormai marcita, felice di costruire selezioni e gerarchie perfino nel diritto alla speranza. È bene che chi verrà dopo non dimentichi nulla, nessun dettaglio, di questi anni d'infamia. "

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