Eco
Giuseppe Aragno - 13-03-2006
Premessa

Sento la pesantezza dello scontro che si è aperto da tempo e intuisco che in ciò che vado scrivendo c'è ormai un evidente rifiuto di quella che comunemente, e a mio avviso ipocritamente, chiamiamo democrazia. Sì, sento di rifiutare questa pseudo democrazia borghese, e non lo nego: è una sorta di ritorno al passato, alle mie radici profonde. Lo sento e mi interrogo. Mi domando soprattutto se non rischio di generalizzare e provo a capire quali possano essere gli sbocchi di questa che ormai è una rottura.
Penso di difendere principi irrinunciabili. E lo faccio tagliando con l'accetta: buoni e cattivi, giusto e ingiusto, vero e falso... E' una scelta consapevole, so di estremizzare ma, se mi lascio volutamente alle spalle la complessità degli eventi perché i confini dei campi contrapposti siano chiari, i dubbi me li porto dentro e non li cancello. No: lascio che vivano. Sono il lievito della comprensione, la garanzia dell'evoluzione, l'aria di cui si nutre l'onestà intellettuale, alla quale non rinuncio.
E' un tormento - e dio sa i dubbi che ho avuto nell'inviare a Fuoriregistro l'articolo che segue questa breve premessa - è un tormento accusare di malafede quella che è - o è stata? - la propria parte e sentir crescere dentro la convinzione che occorra ricominciare daccapo. D'accordo. Ciò che dico può andar bene solo a chi ritiene che il caso Milosevic è un'ignominia, che egli aveva diritto ad essere giudicato in patria, se il suo popolo l'avesse voluto, e che gli è stato impedito di dire la sua fino in fondo. Sbaglio? Bene. Rispondendo, però, non mi si dica che le situazioni sono complesse. Mi si dimostri che questo penoso tribunale internazionale ha ragion d'essere, che è neutro e via discorrendo. E non si ricorra ai pannicelli caldi delle formulette magiche - è pur sempre qualcosa - o ai teoremi del realismo: ogni tanto occorre sporcarsi le mani. Si contestino i fatti e allora sì, allora sarà servito scrivere ed aprire un dibattito. E però - ecco il tormento - chi della mia parte intende farlo? Chi l'ha mai fatto negli ultimi tempi tra quanti pontificano: "sarebbe meglio confessarlo, sei di destra!" ? Mi si oppone da tempo che non è il momento, si cercano le sottili differenze, si fanno le graduatorie. Ed io mi interrogo. Non è che per difendere principi e regole, trascuro chi è stato ferito? Non mi pare sia così, ma ci fosse uno dall'altra parte chi mi aiutasse a capire! No. Slogan, scomuniche, realismo politico. Null'altro. E i fatti? E' o non è vero che la vergogna dei centri di accoglienza riguarda da vicino i due schieramenti? Abbiamo o no rifiutato la guerra e però la facciamo, da destra come da sinistra? Siamo Bolkestein in Europa e progressisti in Italia? E quante domande come questa si potrebbero porre? Qual è la bussola che deve orientarci? L'interesse piccolo e immediato di parrocchia, la questione elettorale? E perché il centrosinistra oggi osannato fu ieri lapidato negli uomini che oggi si osannano? Milosevic dunque. A chi conveniva quel miserabile processo? Chi se ne stava uscendo scornato, benché il pseudo tribunale abbia secretato le identità dei "testimoni a carico", abbia continuamente cambiato le regole del gioco a partita iniziata, abbia dato e tolto a suo piacimento la parola all'imputato che spiegava fatti, abbia rifiutato di interrogare i testimoni chiamati a discolpa? Chi aveva interesse a questo punto a vederlo morto? Si processava un dittatore? E perché proprio quello? E con quale diritto? Si colpiva un criminale di guerra? E perché si assolve la Nato che bombarda le fabbriche chimiche della Serbia, con i prevedibili effetti sull'ambiente, fa strage di civili innocenti e indifesi e imbarbarisce alla maniera dei nazisti su Guernica? Perché sono impuniti Bush e Blair per una guerra dichiarata con la menzogna, per una guerra d'aggressione coloniale, per le torture, il fosforo su Falluja, le Guantanamo note e quelle ignote? E io con chi sto? Con Berlusconi che è apertamente con Bush, o con Prodi che non dice: signori, filate. Io non so che farmene di un paese amico che ha la pena di morte, che spara uranio depotenziato, che tortura, aggredisce, che delegittima l'Onu, che viene in casa nostra a rapire presunti terroristi e poi li fa sparire, un amico sul quale pesano le accuse dei nostri magistrati per i piloti criminali della funicolare alpina, per la Sgrena e per Calipari? Milosevic. E i terroristi albanesi armati e addestrati dagli Usa e dalla Nato?
Ecco. Nel fuoco di fila di queste domande, mi attesto sulle regole e di là non mi muovo. Di là, forte di alcune certezze incontrovertibili, rispondo ai miei dubbi. Questo ragionamento sta dietro la durezza delle parole che leggerete. Ma serve farlo? E sebbene, come ho ritenuto di dovere fare, io lo premetta il ragionamento, dove mai troverò la disponibilità a discutere di ciò che ho scritto e non degli altari sacri che ho violato?



Eco

Sul piano morale la morte di Milosevic nella cella di una prigione dopo cinque anni di carcerazione preventiva e nessuna sentenza è un vero e proprio omicidio dell'Occidente. Uno dei tanti di questo secolo che è nato appena e già gronda di così tanto sangue che il "secolo breve" appare quasi un candido angioletto.
Gazzettieri prezzolati e pennivendoli di regime si sono attrezzati da tempo e ci racconteranno che la morte ha sottratto un colpevole al suo giudice. Saranno pochi "irriducibili estremisti" - i soliti "sovversivi" - a portare il lutto per il diritto internazionale che muore col leader della Serbia sepolta sotto le bombe Nato. L'omicidio di Milosevic contiene in sé una tragedia che va ben oltre la vicenda personale; è l'ultimo atto di un tragico suicidio: quello della civiltà giuridica dell'Occidente che marcia in armi sotto le bandiere degli esportatori di democrazia.
Mi si rivolge proprio in questi giorni, con insulsa tracotanza, Umberto Eco, del quale, come tutti i dissidenti di sinistra, sono inopinatamente diventato amico, e mi costringe a una risposta che ha per me l'amaro sapore del fiele imperiale donato a Cristo dai carnefici legionari. Votate contro Berlusconi, Dio del male. E' stupefacente come Eco ignori, o finga di ignorare, la lunga serie di ferite inferte, in campo nazionale ed internazionale, alla nostra scienza giuridica dagli uomini di cui si fa paladino. Ignora, va a capire perché, le pugnalate alla schiena inferte alla nostra Carta costituzionale da questo centrosinistra che ora grida allo scandalo e sta lì pronto a far finta di portarle soccorso.
Sarebbero, ci ammonisce Eco - solo oggi, ieri no e domani nemmeno se vinceranno i Brancaleone progressisti - sarebbero in pericolo le istituzioni democratiche. Questo spinge Eco a firmare appelli: il rischio è rappresentato da Calderoli e da qualche nostalgico di Salò e la salvezza sta tutta a centrosinistra.
E allora siamo chiari. Le bombe di D'Alema piovute sui serbi hanno colpito a morte la nostra Costituzione. Il silenzio complice su un tribunale fantoccio che uccide di carcere il leader d'un Paese membro delle Nazioni Unite proditoriamente aggredito, ha fatto cartastraccia del diritto internazionale ed ha aperto la via alla vergogna irachena.
Sono trascorsi anni da quando Antonio Cassese, ex Presidente dello squalificato Tribunale dell'Aja per la ex Jugoslavia, ha avuto l'animo di riconoscere che l'uso della forza in Kosovo da parte delle armate Nato è stato contrario alla Carta delle Nazioni Unite. Eco sa - e se non lo sa si documenti - che quella carta prevede solo due motivi che giusitifichino il legittimo ricorso all'uso della forza: l'autodifesa da parte di uno Stato per resistere all'aggressione di uno o più Stati, oppure la decisione del Consiglio stesso di autorizzarla, in caso di minaccia armata alla pace o di un atto di aggressione che richieda il ristabilimento della sicurezza internazionale.
Nel caso dell'attacco Nato alla Serbia queste ipotesi non sono verificate.
Ne deriva un innegabile vulnus inferto al diritto internazionale e, per quanto riguarda l'Italia, una ulteriore e più grave ferita: quella vibrata al dettato della Costituzione. E' contro la Nato che occorreva agisse un tribunale.
Perché Eco non prende le distanze dalle bombe assassine di D'Alema? Perché non rifiuta la dottrina aberrante che ha creato una nuova legittimazione all'uso della forza nel diritto internazionale? Perché sta dalla parte di un pugno di Stati aggressori, gli Stati da cui l'Aia è pagata, i mandanti morali dell'omicidio di Milosevic? Perché non si ribella ad un programma che modifica e non cancella la riforma Moratti e i CPT, dei quali condivide la filosofia? Perché non prende le distanze dalla Prodi-Bolkestein?
Chi dissente a sinistra ha lottato per anni contro lo sfascio di cui ci si accorge ora che torna utile, alzando la bandiera della democrazia. Quale democrazia?
Quelli che Eco chiama impropriamente delusi - meglio farebbe a dire nauseati - faranno ciò che la coscienza dirà loro di fare.
Piuttosto, badi Eco a se stesso ed alla sua coscienza e non finga di ignorarlo: contro Berlusconi giocano le controfigure.

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