L'argomento a piacere
Pierangelo Indolfi - 13-03-2006
Un'intervista è un po' come un'interrogazione.

Un'occasione per metterti in buona luce se oggi ti senti preparato e allora vai, con le mani alzate, ad "offrirti volontario", sentendoti anche l'eroe buono che salva "compagni" (oops) di "classe" (oops) che il pomeriggio prima avevano ben altro da fare.

Un incubo se invece non hai potuto studiare, magari non sai neanche il titolo degli argomenti, e allora sudori freddi e formicolìi nello stomaco, finché non viene chiamato Berardi che ti precede o Bini che ti segue nell'elenco alfabetico, e tiri un sospiro di sollievo: anche stavolta ce la siamo scampata.

Ma quando tocca tocca.

Una tecnica che tutti abbiamo adottato è quella di attaccare a parlare come una macchinetta di un sottoargomento di cui siamo padroni, cercando così di dare l'impressione di essere ferratissimi e di far mancare a chi ti interroga il tempo di porti domande che scoperchino il baratro di ciò che non conosci. Se hai faccia tosta e una buona parlantina spesso la tattica riesce. Però sai che stai giocando col fuoco; sportivamente, se vieni preso in castagna, ammetti la sconfitta.

Un altro modo per limitare i danni è quello di cercare di ottenere interrogazioni programmate, possibilmente che non spazino su tutto il programma ma solo sull'argomento del giorno.

Ancora, specie agli esami di stato, si cerca l'inciucio con i commissari (specie ora che sono tutti interni) affinché si faccia passare per domanda a sorpresa quello che in realtà è un "argomento a piacere", e guai a prendere spunto da quell'argomento per spaziare un po': panico, cacarella e mutismo.

Dispiace per l'alunno B. Ma questa volta il commissario non era interno. E io ti chiedo aglio, e tu mi rispondi cipolla. E la prima e la seconda e la terza volta. Dopo tu pretendi la domanda sul tuo argomento a piacere. E pretendi pure di non essere interrotto mentre reciti la pappardella a memoria. Meglio Luca, campione mondiale delle figure di merda in Notte prima degli esami, che, proprio perché Martinelli, il professore più bastardo della storia dell'umanità, gli aveva preannunciato che gli avrebbe chiesto Leopardi, si prepara su tutti gli autori tranne che su Leopardi, subodorando il colpo basso, e riesce a cavarsela quando gli viene invece chiesto Carducci.

Ma fin qui, in fin dei conti, è ancora tutto regolare.

Ci si potrebbe aspettare che la commissione a questo punto inviti l'esaminando ad alzarsi e ad andarsene: "Ritorni al prossimo appello: sarà senz'altro più preparato".

E invece colpo di scena. Cose inaudite, cose mai viste. Il candidato si inalbera e minaccia il prof: "Bada che se continui a farmi le domande difficili io mi alzo e me ne vado". E la cosa che nessuno si sarebbe aspettato è che lo fa veramente.

Non solo ha a che ridire sulle domande, ma anche sull'esaminatore. Invoca il legittimo sospetto e si domanda se i suoi avvocati riuscirebbero a far spostare la sede di esame a Brescia. E poi, dove si è visto mai che una donna (non bastava Marcella Ciarnelli dell'Unità, mo' ci si mette anche Lucia Annunziata del TG3) fa le domande ad un maschio. E che proprio le donne non stanno genuflesse e col capo coperto, dopo tanti maschioni che dicevano sempre e comunque "yes sir". Avevano ragione i leghisti, troppa femminilizzazione nella scuola. Corro a fare una legge ad personam per cui chi mi interroga deve essere maschio, padano e deve avere in mano il foglietto con le domande che mi deve fare.

Nel frattempo, povero alunno B, dato che ancora la legge è uguale per tutti, diremo alla tua famiglia che questa volta corri veramente il rischio di venire bocciato. Gli scrutini il 10 aprile.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 13-03-2006
Io che sono in genere contraria alla bocciatura , se prima non si è approntato un piano personalizzato per l'alunno in difficoltà, questa volta ritengo essa sia indispensabile, utile ed obbligatoria per l'alunno B .
E ciò non soltanto per lui che ancora rifiuta di imparare, ma anche per quanti potrebbero imitarlo, non amando lo studio, il sapere e quelle numerose qualità ed abilità che rendono l'uomo libero e ricco dentro di sé.

 Pierangelo    - 14-03-2006
da l'Unità online - 13.3.2006

Intervista a Enzo Biagi
a cura di Maria Novella Oppo


Il premier vuole giornalisti che si stendono

«Ha tagliato la corda!»: è il primo commento di Enzo Biagi di fronte al comportamento di Berlusconi, che ha interrotto l'intervista con la giornalista Lucia Annunziata, ex presidente della Rai. E poi Biagi aggiunge: «Mai vista una cosa simile. E dire che faccio il giornalista da quando avevo 17 anni...»

Ma, dottor Biagi, come interpreta questo comportamento del premier?
Cosa vuole, lui è abituato non con giornalisti che si piegano, ma con quelli che si stendono.

Tra l'altro è stato parecchio sgarbato con l'Annunziata, coprendo la sua voce e non lasciando che formulasse la domanda. Oltre al rispetto che si deve alla professione, ci sarebbe anche quello che si deve a una signora.
Infatti ho subito chiamato l'Annunziata per esprimerle la mia solidarietà e la mia stima. Anche se, avendo avuto tre figlie, so che le donne non hanno bisogno di sostegno, perché spesso sono più toste degli uomini.

Lucia Annunziata ha avuto il coraggio di fare la domanda che ha più irritato Berlusconi: quella sull'editto bulgaro contro di lei, Santoro e Luttazzi. Anzi, vorrei che rispondesse a quello che il premier ha detto su di lei in particolare. E cioè che le sarebbe «convenuta» la liquidazione, perché avrebbe avuto dalla Rai molti miliardi.
Io ho avuto la liquidazione che compete ai giornalisti, cioè una fissa e un mese di stipendio per ogni anno di lavoro. Come da contratto sindacale. Niente di straordinario, visto oltretutto che «Il Fatto» è stato giudicato il miglior programma televisivo di tutti i tempi da una giuria di critici televisivi di tutte le tendenze. Non mi hanno regalato niente: ho fatto il mio lavoro e ho milioni di spettatori che possono testimoniarlo.

Lei ha intervistato i politici e i governanti di tutti i Paesi del mondo.
Certo, ho conosciuto tutti i personaggi politici della mia generazione, anche quelli dal carattere difficile come Pajetta, con cui si poteva sempre discutere e avere rapporti corretti. La critica è lecita, ma con Berlusconi no: lui ti toglie il lavoro. Mi hanno cacciato dalla Rai da un giorno all'altro. Il signor Saccà mi ha licenziato mandandomi un telegramma con la ricevuta di ritorno.

Neppure una telefonata?
Macché. Non ci ho neanche parlato. Del resto, benché io sia uno che si controlla, chissà che cosa avrei potuto dirgli.

Nonostante ciò, Berlusconi con l'Annunziata non ha fatto che ripetere di essere liberale...
Lui sarà liberale, io no...

Per forza, adesso anche lei lavora per un giornale comunista!
Ci sono abituato, a frequentare i comunisti. Ho cominciato nel ‘44-45 quando ero in montagna e lì di comunisti ce n'erano tanti. Liberali di destra tra i partigiani non se ne trovavano. In gran parte erano operai, ma c'erano anche ragazzi di famiglia molto ricca, come il mio compagno Sandro Contini Bonaccorsi. Era il vice capo della mia brigata (il comandante era Pietro Pandiani) e ricordo sempre il suo coraggio straordinario. Una volta dovevamo attraversare un campo minato e lui mi disse: Enzo, metti i pedi esattamente dove li ho messi io. Io gli risposi: però se salti in aria io mi fermo.

Ma come, scherzavate anche in situazioni del genere?
Non scherzavamo. Siamo rimasti amici anche dopo la guerra, la sua famiglia era proprietaria dell'acqua Panna, ma lui se ne andò in America a fare il direttore di un museo e morì suicida per amore di un'attrice.

Tornando a Berlusconi, le sembra che sia liberale davvero?
Macché liberale: Berlusconi è berlusconiano. Faccia un conto di quello che la politica e gli italiani devono a lui e quello che lui deve agli italiani e alla politica. La scena più comica è quando la Guardia di finanza è costretta a presentargli le armi.

E che cosa ne pensa di quello che Berlusconi ha detto di Paolo Mieli, cioè che si sarebbe smascherato con la sua dichiarazione di sostegno al centrosinistra?
Mieli ha espresso legittimamente un'opinione sulle prossime elezioni. E io sono solidale con Mieli in tutti i sensi; condivido tutto quello che ha scritto e ci tengo a dirlo.

Lei che ha conosciuto tanti potenti, ne avrà trovato anche qualcuno scomodo da intervistare.
Ho intervistato due dei tre Kennedy e forse tutti quelli che hanno contato qualcosa. Non ho mai avuto nessun problema. Io, piccolo giornalista italiano, sono stato sempre trattato con il massimo rispetto. Magari qualcuno ha chiesto di conoscere le domande in anticipo, ma poi, se scappava di chiedere qualcosa in più, non ci sono mai stati problemi. Non ho mai ricevuto sgarbi da nessuno.

Si vede che non aveva mai conosciuto nessuno come Berlusconi.
L'ho già detto: lui è abituato con quelli che si stendono. Io sono un giornalista e ho sempre fatto il mio lavoro. Non ho né scheletri, né ossicini negli armadi. Ora, da vecchio ho solo nostalgia dei miei compagni partigiani.

 ilaria ricciotti    - 15-03-2006
Bellissima intervista ad Enzo Biagi.
Non ci sono commenti da fare. Condivido tutto ciò che ha affermato Enzo e mi dispiace tanto di non averlo potuto più ascoltare nella TV di stato.
Comunque Enzo Biagi, pur non essendo un comunista,
è e rimarrà un grande uomo ed un grande giornalista.
Spero tanto di poter nuovamente seguire qualche sua trasmissione.