Ma questo portfolio è proprio indispensabile?
Maurizio Tiriticco - 13-03-2006
Ero piccolo piccolo, andavo a scuola e la mamma si lamentava sempre perché non c'era un maestro tutor che pensasse al mio portfolio. La mamma lo chiedeva con insistenza agli insegnanti, ma questi si giustificavano dicendo che loro avrebbero voluto provvedervi ma che al riguardo non c'era alcuna disposizione, anzi! In una scuola vicina dove gli insegnanti ci avevano provato... dioneguardi! E' venuto l'ispettore e ha bloccato tutto!
Poi sono diventato insegnante ed anch'io morivo dalla voglia di compilare portfoli! Gli alunni lo volevano! I genitori più di loro! Tutti sapevamo che una scuola senza portfolio non è una scuola! Se da questa nostra scuola sono usciti solo milioni di ignoranti, è tutta colpa di un portfolio che non c'è!
Solo dopo tanti anni di spasmodica attesa... finalmente un ministro illuminato, una donna... altro che quei bambacioni di maschi che di educazione non capiscono un tubo...
Ma come hanno fatto una Educazione nazionale prima (il ministero della mia infanzia!) ed una Pubblica Istruzione poi ad essere così sorde alle grida disperate di milioni di alunni e di genitori che a gran voce invocavano il portfolio, quel salvifico documento che solo avrebbe potuto risolvere tutti i nostri problemi scolastici?! Ci voleva una Istruzione senza aggettivi (un grazie a Bassanini, ovviamente!) ed un ministro donna, madre e manager a risolvere l'annoso problema!
Dopo lunghe ed estenuanti attese il portfolio è giunto e tutti i nostri bimbi avranno un avvenire radioso! I piccoli non si disperderanno più, i grandi hanno il lavoro assicurato! E insegnanti e genitori sono pazzi di gioia!
Usciamo da Scherzi a parte e siamo seri! Sarà veramente il portfolio il toccasana dei problemi della nostra scuola? Od almeno della nostra scuola di base? Ne dubito fortemente!
Chiediamoci che cosa è veramente un portfolio e a che cosa serve! Andiamo a leggere le Indicazioni nazionali relative alla scuola dell'infanzia, poi quelle relative alla scuola primaria, poi quelle relative alla scuola secondaria di primo grado, poi quelle relative alla scuola secondaria di secondo grado... non sono io ripetitivo, il fatto è che per il nostro ministro manager la scuola sempre scuola è, quindi le Indicazioni nazionali sono tutte eguali ed anche il portfolio!
Certamente! Deve accompagnare il bambino per tutta la vita... guai a lui se volesse dimenticare quel negozzio scritto con due zeta, o che Carlo era Magno perché mangiava troppo! Ma no, sto sbagliando! Nel portfolio ci sono solo le cose belle che più belle non si può! La letterina di Natale, e poi quel bel disegnino che la nonna ha voluto per forza metterci dentro (la prevalente scelta delle famiglie!) e poi più su negli anni, il plastico dell'Acropoli, l'aeroplanino con il motore a scoppio, e poi... come fare per i lavori di gruppo? Per la recita di fine d'anno? Per quel bel robot tutto pieno di IA, o AI all'inglese, che scodinzola e fa bau bau?
Dalla culla alla tomba, lo slogan dell'Educazione permanente... ma sempre con il portfolio appresso, un tir pieno di oggetti, tutti con noi nel loculo, come nelle tombe egizie!
Ma siamo seri, anche se è difficile a fronte di tanta inettitudine ministeriale! Io l'ho letto bene il portfolio delle quattro Indicazioni quattro! Di tutto e di più, come mammaRai! Però "va evitato il rischio di considerare il Portfolio un contenitore di materiali disordinati e non organizzati". Per cui "è preciso dovere di ogni istituzione scolastica individuare i criteri di scelta dei materiali"! E le scuole, un po' pochine però, ci hanno provato! Solo che le più solerti ci hanno infilato l'iradiddio, e le più furbette ci hanno messo pochino pochino!
Vivaddio, il ministro manager se n'è accorto! Si è domandato: che fine fa il Sistema Educativo Nazionale... con tanto di maiuscole? E l'unità dei saperi? E gli OSA! E i LEP! Autonomia sì, ma fino a un certo punto! Con il portfolio non si scherza! Poi l'Europa che dice? E con Pisa 2006 alle porte che facciamo? E c'è pure il Garante della privacy che ci fa le pulci con questi benedetti dati sensibbbiliiii! Non bisogna correre rischi! Strigliamole un po' queste scuole e diamo loro un bel modellino! Il 740 della valutazione! Nessuna manna caduta dal cielo fu più gradita! E le scuole tutte ringraziarono!
Chebbello! Ci sono le linee guida, anche se più complicate di quelle allegate al cellulare nuovo di zecca! Con il cerchietto, il quadratino, il triangolino, tutti colorati... un nuovo sudoku? Beh! Almeno eviteremo di prenderci la scossa con questi benedetti dati sensibbbiliii! Manco per niente! Testualmente, e ripetuto per due volte due: "Il riferimento a dati sensibili va contenuto il più possibile e soltanto se motivato"!!! Pilato avrebbe fatto di meglio! Però verrà un'altra circolare, con le lenticchie di Santo Stefano!
Un passo avanti, comunque, è stato fatto! Occorre darne atto al ministro manager! Ora sappiamo dopo mesi di arrovellamenti che "il documento di valutazione (già scheda individuale dell'alunno) pur inserito nel Portfolio delle competenze, conserva una sua precisa identità di struttura e di funzione"! La scuola è salva e l'Europa sarà contenta di noi!
Questo per la scuola di base, pardon per il primo ciclo! Ma, se tanto mi dà tanto, che avverrà per il secondo ciclo? Il fatto è che il portfolio - se ci ha da essere, e ci deve essere - è una cosa seria. Io sono per il portfolio, ma...
Mi spiego: perché fino ad ora non abbiamo mai parlato di portfolio ed invece, oggi, cominciamo a parlarne? Una delle ragioni principali è la seguente e ci viene dal mondo del lavoro ed, ovviamente, dal mondo delle conoscenze. Ormai è un luogo comune, ma è opportuno ricordarlo: nelle società ad alto sviluppo la conoscenza è quello che ieri era il carbone, poi l'elettricità, il petrolio: la nuova materia prima, fatta di teste ben fatte! E' necessario che le conoscenze siano le più diffuse possibili perché non c'è processo lavorativo che non le richieda! Una volta pochi pensavano, magari con la testa ben piena, e molti facevano, con le mani! Quei pochi studiavano, e dovevano studiar sodo, in quanto dovevano costituire il gruppo dirigente, quello dei politici e dei professionisti. Per quei molti, invece, lo studio era assolutamente inutile in quanto il lavoro esecutivo manuale non richiedeva molte conoscenze. Le cose poi sono venute man mano cambiando. Si sono interrelate due linee di tendenza, una tutta politica e sociale, l'emancipazione dei proletari, l'altra tutta centrata sulla evoluzione della ricerca scientifica, delle tecnologie e delle loro applicazioni nel mondo del lavoro. Sono cose arcinote, ma era bene ricordarle!
Che cosa c'entrano con il portfolio? C'entrano e come! Vanno ricordati due dati: il primo è che non c'è lavoro oggi, qualsiasi attività lavorativa, che non richieda un buon tasso di conoscenze; e non c'è attività lavorativa oggi che non richieda da parte dell'operatore un arricchimento continuo di conoscenze, competenze e capacità, quel tormentone che oggi caratterizza ogni attività formativa. LIfelog Learning for All non è tanto un fortunato slogan dell'Ocse, quanto un'ineludibile esigenza del nostro tempo!
A fronte di questa situazione del tutto nuova, ogni processo formativo deve fare i suoi conti! Chi accede al mondo del lavoro deve avere una forte preparazione di base nonché un primo livello di specializzazione! Ma non basta! Nell'attività lavorativa si troverà sempre di fronte a nuove esigenze produttive, per cui non cesserà mai di studiare: in corsivo in quanto è un verbo che va inteso nella sua accezione più ampia.
Nel lavoro oggi la mobilità orizzontale e verticale è crescente, quella che poi comporta anche la flessibilità. Che poi il confine tra flessibilità e precarietà sia estremamente labile, ovviamente, riguarda altri tipi di discorso. A questa complessa realtà la formazione, la scuola, non può disattendere. E' per queste ragioni che l'attenzione maggiore negli ultimi anni si è spostata dalle conoscenze alle competenze, ecco perché ormai alla valutazione degli apprendimenti segue la certificazione delle competenze.
Quale ruolo svolge un portfolio in questo nuovo scenario? Quello di consentire non solo a chi studia, ma anche a chi lavora e che necessariamente continua ad apprendere (è il concetto di formazione continua e ricorrente) di non disperdere le acquisizioni e le esperienze che ha fatte e via via sta facendo, ma di raccoglierle come testimonianze certificate. Queste gli consentono di proseguire il suo cammino in un mondo del lavoro complesso e indubbiamente difficile ed esigente: piaccia o non piaccia è lo scotto che si paga allo sviluppo economico e sociale, il quale ovviamente dovrebbe essere sempre sostenibile! Ma questo è un altro discorso.
Una prima riflessione è d'obbligo. Da quanto detto, emerge che il portfolio ha ragion d'essere a partire dal secondo ciclo di istruzione, perché è in questo ambito che le certificazioni hanno un loro valore e senso: si tratta di certificare competenze diverse acquisite dal soggetto in situazioni diverse (scolastiche, extrascolastiche, alternanza et al). Si tratta di competenze che confinano anche con profili professionali e che con questi sono tenute ad evolversi, arricchirsi, aumentare. E' nel secondo ciclo, insomma, che il portfolio assume una sua connotazione seria, necessaria e indispensabile.
Se questa riflessione è valida, la domanda che ne segue è una sola: che ci azzecca il portfolio con il primo ciclo? Assolutamente nulla! E la ragione è semplice: nel primo ciclo le competenze che i soggetti devono raggiungere sono in primo luogo quelle di base, le quali sono comuni - anche se, ovviamente si modificano con il tempo - a tutti i cittadini. Il profilo di uscita degli alunni a 14 anni di età - se si vuole utilizzare un'espressione cara al ministro - è largamente comune a fronte di tali competenze, anche se, ovviamente, i tratti distintivi della personalità variano da soggetto a soggetto; ma questo è un altro discorso.
E vi è un'altra riflessione conclusiva. Tutto ciò che il nostro ministro manager - e come tale ne dovrebbe sapere in materia una più del diavolo! - ha prodotto in materia di portfolio, sia nelle Indicazioni nazionali che nelle Linee guida e nei documenti a queste allegati, hanno a che fare con un portfolio che sia veramente tale? Assolutamente no!
Ne risulta che il portfolio adottato non serve al primo ciclo perché assolutamente inutile, anzi costituirà soltanto motivi di rompicapo per gli insegnanti! E non serve neanche agli studenti del secondo ciclo perché è assolutamente altra cosa rispetto a ciò che un portfolio, un portfolio che serve, dovrebbe essere!

pubblicato su Insegnare", gennaio 2006
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 luciana repetto    - 16-03-2006
Non ho mai creduto che il potfolio risolvesse i problemi della nostra scuola: l'averlo imposto dall'alto, su modello anglosassone più che analogo al potfolio europeo delle lingue, è stato un modo per giustificare la "novità" della riforma. Nonostante tutto ho cercato di non sentirmi troppo inutile nella compilazione di fogli e di non far perdere tempo agli alunni: ho inteso, con un gruppo di lavoro di colleghi, predisporre un porfolio snello, che servisse all'alunno per conoscersi meglio ed agli insegnanti per scrivere almeno una parte delle tante cose che già fanno, riportando le osservazioni individuali e del consiglio di classe. Il tutto con una forte valenza formativa e mi sembra l'unica accezione valida del portfolio.
Luciana R. docente secondaria di I grado

 Carla Santini    - 19-03-2006
Il portfolio non è novità della riforma Moratti.
Si è iniziato a parlarne e a farne sperimentazione nel 1999/2000 dopo il decreto legge 275.
Si era allora ritenuto utile sperimentare un portfolio soprattutto per passare da una valutazione delle conoscenze e abilità a quella delle competenze, termine introdotto insieme ad un dibattito infininito per comprenderne il significato. Un significato che rimanda al mondo del lavoro, è vero, ma anche alle possibilità concrete che la scuola fornisce agli alunni /studenti di trasformare conoscenze e abilità in competenze. E qui si inserisce tutto il dibattito sulla scuola attiva che ha radici lontane e che nel presente si concretizza nelle didattiche laboratoriali. La didattica laboratoriale non prescinde da conoscenze a abilità, piuttosto fornisce ambienti di apprendimento autentico in cui sia possibile riconoscere, evidenziare, verificare e valutare competenze reali.
E il portfolio? Decisamente nuovo strumento valutativo da prendere come momento di effettiva riflessione sull'insegnamento/apprendimento:è necessario uscire sia da una vautazione intuitiva delle competenze che da una valutazione scientifico-numerica di conoscenze e abilità scollate da contesti significativi. Necessaria quindi la costruzione di uno strumento idoneo a sintetizzare.
- riflessione dei docenti sui risultati dell'insegnamento rispetto alle modalità di apprendimento dei singoli, un insegnamento che non può essere uguale per tutti: proprio con questa pratica si consolidano le discriminazioni sociali;
- riflessione degli alunni sul proprio percorso apprenditivo (metacompresione) con presa di coscienza del lavoro effettuato e di quello da effettuare per raggiungere il successo scolastico;
-riflessione dei genitori sui percorsi dei figli con relativa assunzione di responsabilità di collaborazione con l'istituzione scolastica.
Ecco come vedo il portfolio.
Nella nostra scuola troppo resta sottinteso o affidato alle chiacchiere: dietro l'insuccesso non c'è sempre e solo la cattiva volontà di alunni e famiglie, spesso, troppo spesso, c'è la responsabilità di un servizio pubblico che invece di promuovere apprendimenti significativi promuove studenti analfabeti senza doverne dar conto ad alcuno.



 Doriana Bruni    - 19-03-2006
Bravo! Era ora che qualcuno lo dicesse. Il portfolio ha senso per persone che hanno avuto esperienze e conoscenze che un bambino di sei o di dieci anni non può avere. Chapeau per il buon senso,che non guasta mai .
Doriana Bruni
( da Torino)