Le incongruenze del sistema e le paturnie di un docente
Luciana Repetto - 11-03-2006
Al secondo anno di sperimentazione della riforma, più precisamente in merito all'aspetto della valutazione vigente, che mantiene la vecchia scheda, con alcune modifiche, il porfolio con interpretazioni lasciate all'autonomia scolastica, il "povero" ( e tacciamolo pure di ingrato dopo gli ultimi aumenti, a fronte della diminuzione del 10% delle indennità di onorevoli, senatori, amministratori di enti locali) docente non sa più a che santo girarsi. Di fronte ad una riforma, che spesso ritorna su se stessa per apportare correttivi che sono peggio degli errori (vedi la modifica dell'orario delle lingue straniere), di fronte ad una riforma che uno cerca di applicare e di rendere operativa, perché un insegnante comunque, pur nella sua autonomia, ha un certo riguardo verso il potere costituito, c'è di che arrendersi ed alzare bandiera bianca in attesa della pensione o di qualche ventata di buon senso.

Andiamo con ordine.

All'inizio dell'anno scolastico, nel rispetto del POF (che sa di miracolo o almeno di esercitazione letteraria, perché non si conoscono ancora le reali risorse di cui la scuola potrà disporre) si fa la programmazione di classe: prendiamo le indicazioni nazionali, formuliamo le unità di apprendimento ed ecco il piano di studio personalizzato. Detto così pare una bazzecola, ma teniamo conto che ci sono in media venticinque alunni per classe, allora formiano dei gruppi di livello: e poi? Come traduciamo questi diversi livelli nel nostro agire quotidiano? Attraverso la flessibilità, la risposta pare ovvia. Ma come mettere in pratica un orario che almeno mensilmente prevede lo spostamento di docenti, gruppi di lavoro, gruppi di apprendimento...? Superiamo anche questo ostacolo: se la scuola non è troppo grande, se i colleghi sono disponibili, se non ci sono troppe supplenze in sostituzione di prof assenti, forse siamo riusciti anche a fare recupero ed approfondimento.

Arriviamo a fine gennaio: valutazione intermedia.

Dimenticavo la scelta della scheda: in teoria ogni scuola potrebbe adattarne una, su esempio di quella ministeriale, ma quali problemi per la stampa o per la fotocopia a carico delle segreterie! Meglio prendere quella di una casa editrice, che sa le cose prima ancora del ministero, ed ecco la tua scheda che puoi stampare a ciclo continuo. La lettura è difficoltosa, a partire dal punto di vista grafico; se poi provi a leggere i criteri indicativi di ogni materia, ti rendi conto che è poco comprensibile per i docenti (e per i genitori?) e poco rispondente ai contenuti. Superiamo anche questa fase critica, alle famiglie in fondo importa l'ottimodistintobuonosufficientenonsufficiente; ma per alcune materie che cosa scriviamo?
Educazione alla convivenza civile: non è una materia, ma un'attività trasversale, perché devo dare un giudizio di merito?
Informatica: come faccio a dare un giudizio, se il laboratorio funziona come può, la compresenza con il collega non è garantita, chi ha il computer a casa indubbiamente è in netto vantaggio (e le pari opportunità?), e poi, un'ora alla settimana, nella migliore delle ipotesi ed in pratica 10/12 ore al quadrimestre, mi consentono di istruire, addestrare, ricercare, monitorare? Devo anche dare un giudizio? Ma a chi, a me stessa, alla scuola, al ministero? E passi, ma al povero (questa volta senza intercalari) alunno non me la sento proprio.

Ancora una chicca.

Manca il giudizio sul comportamento: ma non è la vecchia "condotta" di cui qualche nostalgico tanto attendeva il ritorno, no, è il grado di interesse e modalità di partecipazione alla comunità educativa della classe e della scuola, l'impegno, la relazione con gli altri. Cioè l'educazione alla convivenza civile messa in pratica? La valutazione globale intermedia che riguarda la rilevazione dei progressi nell'apprendimento va bene, ma per quel che riguarda lo sviluppo personale e sociale dell'alunno non rischia di essere una ripetizione?

Non è ancora finita.

I giudizi sulle materie opzionali-facoltative: sugli approfondimenti di scienze, matematica, italiano, inglese e francese, tecnologia, sui laboratori. Ma i giudizi non si improvvisano, occorrono verifiche formative, orientative, sommative: quando posso spiegare, fare esercizi, pratica laboratoriale senza l'assillo del misuratore? E poi se approfondisco, potenzio o recupero certe conoscenze ed abilità, perché non basta il giudizio già formulato nella parte precedente della scheda?
Completa l'opera il portfolio, quest'anno ancora in via sperimentale, ma per il prossimo anno finalmente sarà tutto chiaro, con alcune parti predefinite, ed altre facoltative; l'analisi delle competenze andrà a sommarsi a tutte le analisi ed ai giudizi che un'interminabile seduta del consiglio di classe, anzi dell'èquipe dei docenti, dovrà affrontare? O sostituirà una scheda ormai logora e logorante?

La scuola non si fermerà di fronte a questo, anzi troverà una soluzione "intermedia", salvando la professionalità, il rapporto con i genitori, e soprattutto la fiducia degli alunni. Lavorare in queste condizioni è per lo meno amareggiante, tanto più se quasi alla fine di una carriera, anzi di un servizio.

Luciana è docente di scuola secondaria di I grado - Red

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