Passato , presente e futuro del Didaweb
Marisa Bracaloni - 11-05-2002
Intervista ad Antonio Limonciello, coordinatore del Didaweb

Il manifesto di nascita del "Didaweb" risale al 1997, ma già due anni prima era nata la lista "La scuola". Come è nato il didaweb ? Con quali scopi? A chi è rivolto?

La lista "lascuola@eurolink.it" nacque in un periodo pionieristico della rete italiana. Fu la seconda lista italiana , dopo "scuolait" promossa/gestita dal CNUCE della Bocconi di Milano. Si veniva allora dalle esperienza delle BBS, messaggi brevi, annunci, slogan, sfoghi.
"lascuola@eurolink.it" invece si affermò subito come lista di riflessione e di proposta, messaggi che a volte erano dei piccolo saggi, altre volte erano delle vere e proprie piattaforme programmatiche. Altro aspetto interessante fu la capacità di proporre iniziative come raccolte di firme su documenti, battaglie contro i libri di testo, promozione di un movimento per la riforma della scuola, ecc... Erano anni di grandi fermenti, nella lista si discuteva anche della rete, della sua rivoluzione continua, dei bisogni nuovi che maturavano. Per esempio fu elaborata una visione ecologica dell'informazione su internet, ovvero la tutela delle persone, il loro diritto a ricevere solo e soltanto ciò che si sceglie,; si cercava di specializzare l'informazione orizzontale in modo da non ricevere valanghe di messaggi indesiderati, passare dai discorsi generali e spesso generici a discussioni mirate, quindi dalla tuttologia allo specifico disciplinare, dall'accavallarsi di tutti temi possibili a luoghi specializzati in un sol tema. Infine, ma non certo per ultimo, realizzare il fare collaborativo, passare dall'autore singolo all'autore collettivo, vivere l'intelligenza collettiva teorizzata da Pierre Lévy, realizzare la rete orizzontale, ovvero un insieme infinito di risorse culturali messe gratuitamente a disposizione di tutta l'umanità
Nel nostro piccolo tutto questo voleva dire affiancare alla lista generale/generica tante liste disciplinari e tematiche, voleva dire utilizzare l'intelligenza collettiva di tutti gli iscritti per produrre risorse per la didattica, per produrre servizi utili a tutti coloro che si occupavano di scuola, si perché il Didaweb (didattica sul web) si rivolgeva a tutti gli operatori scolastici, in primo luogo gli insegnanti.
Si arrivò a teorizzare il punto di arrivo: attraverso il fare collaborativo realizzare una scuola virtuale, uno strumento per l'educazione permanente degli insegnanti come dei singoli cittadini.

Il Didaweb è un laboratorio dove si realizzano progetti e dove si sviluppano idee o dinamiche relazionali, è una babele multietnica che guarda all'Europa e fuori dall'Europa; quali sono, secondo te, i messaggi ed i valori che esso può trasmettere?

Il logo del Didaweb ha un sottotitolo "per una scuola solidale, collaborativa, libera e gratuita", qui sono sintetizzati i nostri valori. Secondo me, nonostante 5 anni in rete siano un'eternità questi valori rimangono, o almeno io spero che siano ancora confermati dalla comunità Già perché volendo definirci, volendo dare una risposta alla domanda "cosa siamo?", arrivammo a darci l'identità di comunità virtuale. Non di quelle che sono nate dopo, tipo yahoogroups e roba del genere, non un accozzaglia di liste, o altri aggregati virtuali messi insieme da un'impresa per fare profitti, una vera comunità che si ritrova intorno a un progetto, il manifesto del Didaweb, che si verifica periodicamente, che si modifica secondo quanto desiderano gli iscritti.

Si suol dire che "nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per chi sa, anche la brezza sarà preziosa. Il Didaweb sa dove andare? Qual è la sua rotta?

La prima è che una comunità virtuale è mutevole, anzi è un mutante, dipende dagli iscritti e questi cambiano continuamente. Sì, c'è un nucleo "fedele", ma la maggioranza degli iscritti si sposta, vive un'esperienza e la chiude, poi ne apre un'altra. Una comunità virtuale è per definizione migrante. E poi, anche il nucleo "fedele" muta nelle idee, nei propositi; una comunità è un'isola galleggiante, modifica il suo perimetro, la sua area, le sue coordinate cambiano di giorno in giorno, a secondo delle correnti e delle stagioni.
Per queste ragioni, nello stesso momento in cui affermo che il manifesto è un'ancora salda, devo aggiungere che ho non pochi argomenti che dimostrano come molti iscritti in realtà non aderiscono alle finalità del manifesto, alcuni anzi neanche lo conoscono. Molti iscritti arrivano al Didaweb perché ci sono dei servizi, li usano e non danno alcun contributo alla vita comunitaria.
C'è un altro aspetto che mi preme sottolineare. Sono consapevole che i valori fondanti del Didaweb, la rotta che ha scelto, è oggi decisamente contro corrente. Definirsi comunità nell'epoca dell'individualismo sfrenato, richiamarsi a valori quali la solidarietà e il fare collaborativo, proporre l'autore collettivo mentre la società del desiderio spinge l'individuo verso corse solitarie, richiamarsi all'autoresponsabilizzazione quando l'universo dei valori proposti dal sistema di marketing che noi chiamiamo televisione spinge verso il disimpegno, verso l'accaparramento di beni di consumo per riempire il vuoto dell'esistenza, e in una corsa senza fine loro si spingono le persone sempre più verso il vuoto, giacché più vuoto c'è e più vendono, ecco noi siamo consapevoli, eppure scegliamo questo universo di valori alternativo, perciò sappiamo che ci attendono strade difficili da percorrere, difficoltà di ogni tipo, compresa la chiusura di qualsiasi fonte finanziaria. Noi non abbiamo sponsor, non abbiamo finanziamenti istituzionali, né di privati, per questo motivi, oltre a dare il nostro tempo e le nostre intelligenze, dobbiamo anche farci carico delle spese di collegamento, nonché delle spese per i servizi telematici che utilizziamo.

Didaweb, come fonte di informazione, come luogo di confronto di temi , tecniche e metodi di lavoro, quale figura professionale aiuta a costruire?

Operatori scolastici capaci di interagire attraverso la comunicazione in rete, capaci di realizzare risorse didattiche collaborativamente, capaci di creare opportunità di autoformazione permanente.

Da anni ormai si discute delle varie ipotesi di riforma scolastica; come si colloca il Didaweb all'interno di questo dibattito?

Innanzitutto la comunità Didaweb è stata ed è uno dei soggetti di base più impegnato sul fronte della riforma scolastica. I suoi iscritti rappresentano da sempre la parte più sensibile ed attenta della scuola italiana, c'è quindi una profonda consapevolezza della necessità di riformare il sistema scolastico; per questo motivo da tempo è aperto un forum specifico , ma non solo, in molte liste gli iscritti periodicamente, anche in relazione a provvedimenti, novità ecc., dibattono di riforma. Nella comunità Didaweb convivono opinioni diverse, quindi non esiste "la posizione" del Didaweb; potrebbe invece essere interessante ricostruire la storia del processo di riforma degli ultimi 6 anni attraverso i messaggi, le proposte, le prese di posizione emerse nel Didaweb. Posso dire che il Didaweb si preoccupa di creare strumenti, opportunità per creare consapevolezza tra gli operatori scolastici, il nostro compito non è elaborare un processo di riforma o una visione ideologica, noi ci preoccupiamo che si crei partecipazione di tutto il mondo della scuola, che ci sia informazione puntuale su quanto accade. Poi, è vero c'è un' opzione di fondo che deriva sempre dal manifesto di fondazione: noi non possiamo che essere per: una scuola pubblica e di qualità e per le pari opportunità, ovvero tutti i cittadini italiani devono avere le stesse possibilità di riuscire negli studi, una scuola della convivenza pacifica di tutte le opzioni culturali, che proprio nella natura pubblica trovano un luogo di divulgazione, di incontro, di interrelazione.

In questi ultimi mesi, l'opinione pubblica è stata stravolta da fatti gravissimi e importantissini: Genova e la nascita del movimento noglobal; l'attentato alle Twin Towers e l'inizio della guerra. Come ha vissuto questi fatti la comunità del Didaweb?

Di globalizzazione e movimento no global nel Didaweb si discuteva ben prima di Genova, certo Genova ha rappresentato per l'Italia la scoperta di massa del movimento no global, certo Genova ha rappresentato la presa di coscienza di una visone dell'esercizio del potere da parte dell'attuale governo italiano, però bisogna ammettere che quanto è successo l'11 settembre a New York ha spazzato via tutto. Come l'attentato alle Twin avesse presentato un'altra faccia della globalizzazione prima esorcizzata. Se prima si poteva illudersi di dividere il mondo in global e noglobal, di presentare una semplificazione della lotta planetaria tra due visioni del futuro prossimo, dopo l'11 settembre tutto è cambiato, è come il male, unidirezionato semplicisticamente dai noglobal verso il potere costituito, avesse ricordato a tutto il mondo la sua poliformità la sua genesi multipla. I poteri dominanti ne hanno subito approfittato mobilitando i mezzi di informazione, i loro eserciti, le loro leggi, i loro ricatti sui deboli del mondo. Il movimento no global, il pacifismo ne sono subito usciti ridimensionati, come dire: ci vogliono lustri e lustri per cambiare la direzione di questo tipo di globalizzazione, non bastano abili strategie di uso dei massmedia alla Casarini per creare un'alternativa ai poteri globali, perché questi posseggono i mezzi di informazione e sanno come oscurarti. Dopo l'11 settembre, solo in Italia, ci sono state decine di grandi mobilitazioni di massa, contro la guerra, contro il razzismo, contro la globalizzazione, contro la repressione, per la difesa della società multietnica, per la difesa dell'indipendenza della magistratura, ma tutto sembra non incidere, tutto sembra non interessare, insomma è come il male del terrorismo avesse legittimato il male dei poteri forti dell'attuale globalizzazione.
Rompere questa tenaglia di poteri terribili che legittimano a vicenda sulla pelle di tutti i diseredati del mondo sarà compito arduo davvero. Ma parafrasando una celebre frase ottocentesca, noi non abbiamo che da perdere le nostre catene. Ecco i poveri del mondo hanno dallo loro la forza delle disperazione che l'occidente ricco non conosce. Tocca ai più consapevoli dell'occidente preparare una società capace di vivere un'altra globalizzazione.



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