Scuole chiuse a Napoli per il martedì grasso
Gennaro Capodanno - 27-02-2006
Negli ultimi tempi, l'ultimo giorno del periodo di Carnevale, che quest'anno cade martedì 28 febbraio prossimo, per molti allievi della scuola pubblica napoletana diventa l'occasione per fruire di un altro giorno di ferie, visto che in molti plessi scolastici, con la scusa dei pericoli connessi al lancio di uova marce e all'uso di bombolette spray, sono state sospese le attività didattiche. Con grande disappunto, immagino, dei genitori che andranno comunque a lavorare visto che si tratta di un normale giorno feriale. Peraltro quest'anno tra scioperi e manifestazioni varie si sono perse già molte giornate di attività scolastica ed altre se ne perderanno per le due tornate elettorali di aprile e di giugno, per la qual cosa il raggiungimento dei duecento giorni di lezioni effettive, previsto dalla norma, diventa un vera e propria chimera.
Qualche scuola, come un istituto superiore del distretto 42, Vomero-Soccavo, è andata anche oltre. Non contenta di lasciare a spasso gli allievi per il martedì grasso, ha sospeso le attività didattiche anche nel lunedì precedente ed nel mercoledì successivo. Un Carnevale molto "lungo", di ben tre giorni consecutivi, per gli studenti di questa scuola ma anche un'immotivata interruzione di un pubblico servizio che potrebbe essere oggetto, come auspico, delle indagini della Magistratura inquirente.
Peraltro se la Regione Campania avesse ritenuto di dover concedere il giorno di martedì grasso, come giorno festivo, lo avrebbe fatto nell'ambito del calendario che ha stilato all'inizio del corrente anno scolastico. Altra considerazione è che, per quanto mi risulti, le scuole cosiddette private faranno regolarmente lezione anche l'ultimo giorno di Carnevale. Insomma se ne può dedurre che si tratta semplicemente della scusa per offrire un altro giorno di "riposo" agli studenti e ai soli docenti, dal momento che il restante personale della scuola dovrà comunque rimanere in servizio con le aule vuote.
E' auspicabile che su questa "anomalia" napoletana intervengano anche il Ministero dell'Istruzione e la Direzione generale dell'Ufficio scolastico regionale della Campania.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Grazia Perrone    - 27-02-2006
Anche la mia scuola (ex elementare) sita nell'entroterra barese ha stabilito - con delibera collegiale (proposta del Collegio Docenti e delibera del Consiglio di Circolo) - la chiusura dei plessi del Circolo nei giorni 27 e 28 febbraio.

Ti assicuro, però, che non si tratta né di "interruzione di pubblico servizio" né di una "anomalia" (in questo caso barese) ma dell'applicazione rigorosa di una legge dello Stato: art. 5 del DPR 275/1999 che attribuisce alle scuole autonome la facoltà di stabilire adattamenti al calendario scolastico purché assicurino lo svolgimento delle lezioni in, almeno, 200 giorni.

Per farlo è sufficiente anticipare di qualche giorno - rispetto al calendario stabilito autonomamente dalle Regioni (art. 138, c. 1 lett. d Dec. legsl. 112/98) - l'inizio delle lezioni.

Cosa che nella mia scuola (e, presumo, nelle scuole napoletane citate in questa nota) è avvenuta.

Ci andrei cauta, dunque, prima di parlare di interruzione di pubblico servizio e di invocare l'intervento della Magistratura inquirente.

 Virginia Mariani    - 27-02-2006
...non è un'anomalia napoletana. Nel mio stesso comune la mia scuola media ha preso fino a martedì, ma nelle scuole superiori (a meno che il nuovo Dirigente intransigente non abbia cambiato le cose) ci si prende anche il mercoledì poichè, comunque, le lezioni non sarebbero frequentate dagli/lle alunni/e impegnati/e nei veglioni e nelle sfilate dei carri della notte precedente!
Non so che dire tranne che nell'ambito dell'Autonomia ogni scuola decide di distribuire quei giorni, 6/7 in più, come meglio ritiene nella tutela dei 200 giorni di lezione previsti dalla Legge. Quello che secondo me non va è che, come sembra, il Consiglio d'Istituto non tiene conto delle proposte del Collegio. Mah!

 Gennaro Capodanno    - 05-03-2006
Non concordo con le valutazioni delle due colleghe. L'aver fissato un numero minimo di giorni di effettive lezioni in 200, non significa che, laddove il calendario predisposto dalle singole Regioni, preveda un numero di giorni superiore a 200, questo consenta semplicemente ai consigli d'istituto di interrompere le attività didattiche per il numero di giorni eccedenti i 200. Sarebbe fortemente riduttivo. Altro è organizzare in alcuni giorni attività scolastiche, come potebbe essere il recupero in itinere o attività extrascolastiche, utilizzando quei gorni in più per creare un'alternativa allo svolgimento delle attività curriculari, coinvolgendo docenti e studenti. E' troppo riduttivo interpretare l'adattamento del calendario scolastico come semplice soppressione di giorni di lezione. Quanto al carnevale, dalle preoccupazioni per l'ultimo di carnevale si è passati ad un vero e proprio ponte che coinvolge il lunedì precedente ed il mercoledì successivo. Ma è poi vero che i pericoli per le migliaia di studenti abbandonati per strada, mentre i genitori, che per lo più non sono docenti, sono regolarmente al lavoro, diminuiscono? non sarebbe meglio in quei giorni di carnevale organizzare delle attività all'interno della scuola, anche legate al periodo, che coinvolgano gli studenti? Questo dovrebbe essere il compito della scuola e di chi ha la responsabilità dell'insegnamento. invece mi sembra che si opera come Ponzio Pilato. Scuole chiuse e studenti per strada...accada quel che accada. Ed intanto lo Stato paga docenti che non svolgono la propria attività, prendendosi qualche festa in più. In quale comparto della pubblica amministrazione ciò è consentito? Poi non lamentiamoci se gli altri lavoratori dello Stato ci accusano di lavorare poco e male e quindi di meritare gli stipendi non esaltanti che percepiamo. Credo che 200 giorni di lavoro non li faccia nessuno in Italia, pur escludendo le ferie estive e le domeniche.
Cordiali saluti.
Gennaro Capodanno

 Franco Labella    - 06-03-2006
Se uno vuol fare il polemista, libero di farlo perchè esiste ancora, per fortuna, l'art.21 della Costituzione.
Ma se per fare il polemista si usano nozioni tecniche bisogna possederle.
Parlare di interruzione di pubblico servizio a proposito dell'adattamento del calendario scolastico, previsto come potere dei Consigli di istituto delle scuole autonome, è, a voler essere buoni, improprio e l'ipotesi di reato (perchè di reato si tratterebbe) andrebbe valutata da un tecnico del diritto.
Insomma gli ingegneri facciano gli ingegneri, gli statistici facciano gli statistici e i giuristi facciano i giuristi.
Non si sente gran bisogno delle "Corride", soprattutto in un momento come questo nel quale della scuola si sono occupati e si occupano, anche ai più alti livelli, persone che non ne hanno gran dimestichezza .
E pensare che uno dei guasti della "riforma" morattiana è proprio l'eliminazione dello studio del Diritto nelle scuole quando , invece, servirebbe che lo si studiasse in maniera massiccia, anche da parte di docenti e dirigenti

 Gennaro Capodanno    - 09-03-2006
Cosa altro ci si poteva aspettare da un docente di diritto, se non la rivendica ad occuparsi in modo esclusivo delle leggi dello Stato, come se per parlare di reato occorresse necessariamente possedere una laurea in legge. Ho svolto per quasi quindici anni anche l'attività di pubblico amministratore e da tempo immemore quella di componente di GE e CdI, oltre ad essere consulente del Tribunale da oltre 30 anni. Qualche cosa di leggi ne devo necessariamente masticare, con bunoa pace dei legulei di turno.
Lasciamo ai magistrati il loro lavoro, valutando se, indipendentemente da chi lo decide, interrompere immotivatamente le attività didattiche, che non è un eufemistico "adattamento" ma una soppressione di giornate di lezione, lasciando gli allievi per strada ed i docenti a godersi giorni di ferie non dovute, mentre il personale ATA continua svolgere le proprie funzioni, in una scuola pubblica, sia o no un reato. Vorrei ricordare al "tecnico del diritto", ia quale chiedo la cortesia di far conoscere a quale ordine professionale è iscritto, visto che non risulta essere né un avvocato né un magistrato, che esiste anche il reato previsto dall'art. 414 del c.p., l'istigazione a delinquere.

Prof. Ing. Gennaro Capodanno
Componente RSU
Componente GE e CdI
ITI " Striano " Napoli