breve di cronaca
Le virtù dell’imprevisto e la politica della scienza
Le Scienze - 09-05-2002
L’opinione di Tullio Regge

Particolare attenzione meritano due documenti sul problema della ricerca scientifica apparsi recentemente.
La lettera a «Le Scienze» di Enrico Predazzi, presidente della Conferenza nazionale dei Presidi delle Facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali, pone l’attenzione sul costante declino di vocazioni scientifiche dei giovani che si iscrivono all’Università. Il fenomeno, di cui ci siamo già occupati, è ormai grave negli Stati Uniti, che registrano un costante flusso di immigranti qualificati dai paesi asiatici. Se portata al limite estremo, questa situazione potrebbe dar luogo a un declino irreversibile del primato scientifico, tecnologico ma anche economico del mondo occidentale.
Per invertire la tendenza occorre in primo luogo conoscerne i motivi. Impresa non facile, di cui dovrebbe occuparsi qualche sociologo. Forse contano il miraggio della carriera facile offerto da altre discipline e la diffidenza verso l’astrazione e il formalismo matematico, ma anche la dissennata campagna antiscientifica che ha caratterizzato vasti settori del movimento ambientalista come pure tanti nostri colleghi. Ultimo, ma non meno nefasto, è stato il disinteresse del mondo scientifico per la divulgazione. La lettera pone anche l’accento sulla secolare frattura esistente in Italia tra cultura letteraria e cultura scientifica. Di questa ricordo alcune storiche imbecillità quali «il latino forma, la scienza informa». Chi semina vento raccoglie tempesta.

La lunghezza e la complessità della bozza (40 pagine, 28 febbraio 2002) del documento governativo "Linee guida per la politica scientifica e tecnologica del Governo" non permettono un’analisi esauriente in questa sede. Si pone l’accento su discipline quali bioscienza, nanoscienza e… incoscienza, e sulla necessità di una più stretta collaborazione tra mondo della ricerca e produzione.
Punto chiave del documento, su cui occorre meditare, è quello sugli «assi strategici». Tra questi l’«Asse 1», Avanzamento delle frontiere della conoscenza, contiene asserzioni qualificanti. Si legge per esempio che occorre «… riconoscere l’interdipendenza tra ricerca di base e ricerca applicata» e che le «… scoperte in campo medico… sono il risultato di attività di ricerca di base realizzate oltre trenta anni fa da… ricercatori incuriositi di conoscere la natura del materiale genetico». Aggiungo che la stessa scoperta del DNA a cui allude il documento fu resa possibile da un travaso di tecnologia dei raggi X dalla fisica alla biologia. Infatti il documento riconosce che «importanti scoperte spesso sono generate da percorsi imprevisti… spesso alimentati dall’avanzamento di conoscenza in ambiti disciplinari apparentemente sconnessi».
Basta guardarsi attorno per apprezzare le virtù dell’imprevisto. La fisica delle particelle ha rivoluzionato la radiologia, stanno scomparendo gli isotopi radioattivi, sostituiti da acceleratori ben più sicuri ed efficaci. Internet è nata al CERN di Ginevra come strumento di comunicazione dati.
L’importante è non chiudersi in un compartimento stagno e parlare con la gente ma, perché no, anche con i colleghi. Il documento governativo si rende conto che una concezione puramente mercantile della ricerca è dannoso, alla fine, anche per la mercanzia. Non altrettanto esplicito - e forse non era né il luogo né il momento - è stato sulla scuola, dove si formano le vocazioni e di cui respingo la visione puramente contabile e a ritorno immediato come emerge dalla riforma Moratti. Anche nella scuola conta l’imprevisto, sia questo la lettura di un libro oppure l’incontro con un personaggio carismatico. La mercanzia è visibile dopo anni, quando di quella scuola rimane solo il ricordo del tempo che fu.




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 Giuseppe Pecoraro D.S. S.M.S.    - 12-05-2002
E' sempre unpiacere per la mente e per lo spirito leggere o ascoltare le parole di grandi uomini che vanno all'essenza delle questioni.
Credo che sia importante, per tutti coloro che affrontano il problema dell'attività della scuola ed in particolare della complessa relazione apprendimento insegnamento, tener presente sempre che l'uomo non è riconducibile, nel momento in cui si valutano prestazioni e comportamenti, agli aspetti che un questionario prende in considerazione e ciò che non si considera e non si valuta in un determinato momento, può essere fondamentale per capire evoluzioni future.
L'imprevisto di cui parla l'autore mi fa pensare alla difficoltà dell'insegnamento in situazione e al peso che nell'insegnamento ha l'errore e la possibilità enorme di apprendimento dall'errore, che l'umanità ha sempre utilizzato. Come non riflettere nell'insegnamento scientifico sull'importanza della falsificazione?
Tutto ciò è lontano spesso dalla prassi perchè, in fondo, è "vantaggioso" mostrare agli allievi la "strada giusta" piuttosto che "perdere tempo" a permettere loro di fare un percorso ricco di tentativi ed errori.
Certamente non è pensabile che ogni uomo percorra le strade "sbagliate", percorse da altri prima di lui, ma è altrettanto vero che non sarà affascinato dalla cultura se tuuto il sapere gli sarà "propinato" come un glorioso cammino in ascesa.