Qualcosa in più di una mostra
Gianni Mereghetti - 14-02-2006
Si è conclusa domenica 12 febbraio la mostra sui ragazzi della Rosa Bianca, allestita in piazza Duomo a Milano, grazie al Centro di Aiuto allo studio Portofranco e alla Comunità Ebraica che hanno dato la possibilità a tanti giovani ed adulti di conoscere l'affascinante e drammatica vicenda umana di un gruppo di studenti che si oppose ad Hitler non in nome di un'ideologia, ma di un amore appassionato alla vita. La mostra sulla Rosa Bianca ha un'attrattiva fortissima, chiunque la visiti non può non rimanere colpito dall'umanità cui rimanda ogni frase, ogni immagine, ogni episodio.
Ciò che però mi ha maggiormente commosso di questa iniziativa sono state le guide: ragazzi di scuola superiore, universitari e adulti che giorno dopo giorno hanno aiutato visitatori di tutti i tipi a guardare all'esperienza di quei giovani tedeschi. Se sono stato colpito in modo così forte dalle guide è perché ognuna di loro, quando raccontava dei ragazzi della Rosa Bianca, parlava della passione alla vita che Hans, Sophie, Willi, Christoph, Alex avevano mosso in lei. Scrutando le giovani guide che accompagnavano tra le sale della mostra i loro coetanei, ma anche quelle un po' più in là con gli anni mi è risultato così evidente che il miracolo di quella mostra fossero loro. Per questa ragione l'iniziativa sulla Rosa Bianca è stata per me, abituato ad insegnare, un momento in cui ho imparato. Da chi ha fatto la guida, dal modo appassionato con cui l'ha fatta, ho infatti capito che c'è un unico modo per insegnare, quello di essere coinvolto con tutta la propria umanità in ciò che si insegna. Che quello che spieghi c'entri con me, è questo a cui le guide mi hanno provocato, e di ciò sono a loro grato, perchè la passione delle loro spiegazioni non si fermava a quarantun pannelli, ma apriva alla vita intera. Questa mostra mi si è così inaspettatamente rivelata come un avvenimento di educazione, dei giovani e degli adulti che facendo da guida hanno toccato il mio desiderio di felicità, restituendogli quella certezza di risposta di cui sono stati testimoni i ragazzi della Rosa Bianca.
Terminata questa mostra ora mi è ancor più evidente che, come scriveva Sant'Agostino, non si conosce se non per amicizia. Le guide conoscevano tutto dei ragazzi di cui parlavano, perché erano diventati loro amici, come aveva augurato loro Tanja, una delle curatrici tedesche di questa straordinaria mostra. Questo mi porto dentro il cuore oggi, la certezza che si educa solo in forza di un'amicizia, e si chiama amicizia l'amore appassionato al destino di bene per cui sia io sia i "miei" studenti viviamo.
Essere capace di uno sguardo di simpatia totale a sè e agli altri, è questo, mi pare di aver capito, il problema serio dell'educazione, che non si può risolvere con una teoria pedagogica, né con uno sforzo morale. E' solo da uno sguardo presente e che arriva fino a me che io posso imparare ad amare, e che questo sguardo non sia utopia me ne hanno dato prova una ad una le guide della Rosa Bianca!

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