Leggere ad alta voce...
Gianni Trezzi - 08-05-2002
Qualche breve appunto per un primo approccio...
di Gianni Trezzi
Insegnante e Leggistorie



Daniel Pennac afferma che “il verbo leggere non sopporta l’imperativo” (Pennac, 1993) e quindi ritiene inutile e controproducente obbligare i bambini alla lettura, mentre Roberto Piumini sostiene che gli insegnanti sono… maestri nel trasformare la lettura da gioco in giogo (con tutte le deleterie conseguenze del caso).
La scuola ha sempre avuto -diciamocelo serenamente, tra colleghi- un atteggiamento di sospetto nei riguardi della lettura emozionale, ovvero quell’attività del leggere incentrata sulla sfera dei sentimenti, privilegiando da sempre un approccio meramente strumentale. Insomma, si è generalmente preferito porre attenzione al raggiungimento dei cosiddetti “minimi strumentali”, (i programmi del ’55 recitavano “…nel leggere, scrivere e far di conto”) piuttosto che tentare di favorire la nascita nel bambino di quelle condizioni necessarie a creare un futuro lettore che fosse tale perché spinto dal piacere che ricava da questa peculiare attività umana.
E’ pur vero che l’Italia, negli ultimi cinquant’anni, è stata alle prese con fenomeni storico-sociologici di tale portata (ricostruzione post-bellica, emigrazione dal sud al nord, guerra -vinta?- contro l’analfabetismo, ecc.) che non hanno permesso di volare alti nella progettazione degli interventi didattico-educativi, limitandosi a considerare un successo l’aver consentito alla pressoché totalità della popolazione italiana di raggiungere abilità essenziali nella letto-scrittura.
Se Dio vuole, però, questi tempi sono ormai definitivamente alle nostre spalle e sembra giunto il momento di riprogettare la scuola primaria, come si è cercato di fare a partire dai programmi dell’85 e con l’introduzione dei moduli (che ha portato alla pluralità dei docenti). All’interno di questa spinta istituzionale al cambiamento della scuola elementare, sia pure non sempre decisa e coerente, non si possono tralasciare la promozione e l’educazione alla lettura (pionieristica, in questo campo, la C.M. 105/95, contenente il “Piano per la promozione alla lettura nelle scuole di ogni ordine e grado”, rimasta purtroppo iniziativa isolata).
Ora, stabilita l’importanza del leggere come mezzo ideale per aprirsi ai poliedrici universi intellettivi della cultura e della fantasia, in che modo stimolare il bambino alla lettura, a scuola, senza rischiare di imporla come obbligatoria nonché tediosa/odiosa materia di studio?
A domanda retorica, risposta ovvia: la lettura ad alta voce da parte dell’adulto può rappresentare per il bambino un approccio mediato al mondo delle lettere (altrimenti ostico) e per l’insegnante uno strumento adeguato all’obiettivo di introdurre l’alunno nel vasto territorio della competenza linguistica, se questa esperienza è impostata con un minimo di competenza e professionalità. (Tranquilli: nessuno vi chiede di diventare novelli Gassman! Significa solo prendere consapevolezza che una lettura espressiva efficace abbisogna di un grammo di tecnica, qualche chilo d’amore per l’oggetto-libro e… tonnellate di pratica).
L’interesse per la lettura avviene quasi per contagio, per spontanea assimilazione di una attività svolta anche dai grandi e non per ordini tipo dovresti o devi leggere. Gianni Rodari (in grande anticipo su Pennac, tra l’altro) sosteneva giustamente che ordinare di leggere è sicuramente un modo per fare odiare la lettura. Alla luce di queste considerazioni, assume un valore fondamentale mostrare al bambino che l’adulto ama leggere, che la ritiene un’attività che procura gioia, piacere, che si fa volentieri. Deve diventare una pratica desiderata dal bambino, qualcosa che -in un certo senso- si invidia all’adulto perché ancora non la si possiede, una magia di cui impadronirsi. Certo, tutto ciò compete in primo luogo alla famiglia, ma la scuola non può chiamarsi fuori dalla pratica dell’educazione alla lettura, pena il riproporre la deleteria dicotomia lettura strumentale/lettura emozionale di cui si diceva poc’anzi.
I bambini dei nostri giorni sembrano avere un gran bisogno di sentirsi leggere storie ad alta voce; è certamente un paradosso che mentre nella nostra società i mezzi di comunicazione di massa cercano di catturare l’attenzione dei piccoli con sistemi sempre più ricchi e suggestivi, questi provino grande piacere nell’essere rapiti dalle emozioni suscitate da una semplice voce che racconta... eppure è cosi!
Leggere a voce alta o raccontare non deve quindi rappresentare solo un riempitivo o un pretesto per fare poi qualcosa d’altro (come un esercizio di riassunto o di grammatica o di descrizione o quant’altro la perversa mentalità didatticocentrica ci possa far venire in mente), ma deve diventare un’occasione di reale comunicazione fra adulto e bambino: è un atto d’affetto, un momento di totale disponibilità verso di lui e per questo è importante farlo anche a scuola.
“Leggere è come entrare in un altro mondo, come varcare una soglia, ed è giusto che questo passaggio sia in qualche modo sottolineato.”(Valentino Merletti, 1996). L’ambiente in cui si pratica lettura ad alta voce dovrebbe essere silenzioso, possibilmente in penombra, per creare un’atmosfera di raccoglimento. Sarebbe bello avere a disposizione nell’edificio scolastico un’aula lettura (mi piace chiamarla LetturAula) permanente, attrezzata con cuscinoni, materassini, tappeti o coperte, dove i bambini possano mettersi a proprio agio e sedersi in circolo o a semicerchio, per terra. Insisto sul sedere in circolo, perché il cerchio ha un valore simbolico molto forte (fin dai tempi più antichi le cerimonie religiose e di iniziazione avvenivano in uno spazio circolare). Un altro simbolismo utile a creare un clima favorevole all’ascolto potrebbe essere quello di far indossare al lettore un particolare che lo contraddistingua dal resto del gruppo (io, per esempio, uso un vecchio cilindro che chiamo il cappello delle storie e dico ai bambini che dentro ci sono tutte le storie del mondo, dico che vive a Fantàsia e pranza con Cappuccetto Rosso e prende il tè con Biancaneve…), facendogli assumere un valore magico (funziona splendidamente, soprattutto con i più piccoli). Se l’adulto-lettore non ha paura di mettersi in gioco e crede nella forza della parola, l’incantamento dell’uditorio (classica postura del bambino perso nell’ascolto: occhi spalancati e bocca semiaperta) è assicurato.
Osservare quaranta occhi incantati che si beano di ciò che leggete, beh… lasciatemelo dire: sono soddisfazioni impagabili.
Ciò che più conta, dunque, è saper creare uno spazio mentale favorevole alla lettura, un’attesa dell’evento... tutto il resto risiede essenzialmente nella bravura del lettore di suscitare emozioni con le parole, nella sua capacità di “individuare e riportare in vita la voce del testo. Quella voce che lo rende unico, inconfondibile. Ci vogliono molti anni e molta esperienza di lettura appassionata per essere in grado di cogliere questa voce.” (Valentino Merletti, 1996).
Non abbattiamoci, dunque, se i primi risultati non sono esaltanti...
Infine, perdonatemi se questa frase vi suonerà retorica, ma desidero un’ultima volta sottolineare che la lettura ad alta voce è un dono e come tale deve essere gratuito (noi insegnanti, si diceva, siamo... “maestri” nel rovinare una bella esperienza con un secondo fine didattico!).


Perchè leggere ad alta voce
di Valentino Merletti
1996


Forse semplicemente perché -per dirla con Flaubert- “occorre leggere per vivere”.
Ma noi biechi insegnanti materialisti non ci accontentiamo di massime lievi e idilliache, vogliamo essere suffragati nelle nostre scelte didattiche dalla certezza del pesante dato scientifico... non è vero?
Dunque, vediamo... è auspicabile leggere ad alta voce:

1 - Perché è importante, se si vuole sperare di allevare alunni futuri lettori, “dare alla lettura una valenza affettiva forte, indelebile, precoce, nell’esperienza di vita del bambino” contribuendo a “creare intorno alla lettura, in ambito familiare prima ancora che scolastico, un ambiente favorevole alla formazione del piacere del leggere”.

2 - Perché i bambini apprendono soprattutto per imitazione e tendono ad interiorizzare e fare proprio l’atteggiamento dell’adulto nei confronti della lettura. Così “l’acquisto regolare di libri, visite frequenti alle biblioteche, effettiva lettura” possono determinare la creazione di un ambiente -familiare, prima che scolastico- favorevole alla incubazione di quel morbo benigno che è la passione per la lettura (malattia dalla quale, ahimè, non si guarisce per il resto della vita).

3 - Perché viene potenziata la capacità d’ascolto, una competenza essenziale dell’area linguistica che non sempre viene adeguatamente coltivata nella scuola. “La lettura ad alta voce crea una piacevole abitudine all’ascolto e dilata quei tempi d’attenzione che oggigiorno sono decurtati dai ritmi incalzanti e fisiologicamente scorretti imposti dalla televisione. (...) Ascolto e attenzione favoriscono inoltre lo sviluppo della capacità di creare immagini mentali”, capacità sempre più minacciata dall’invadenza televisiva e massmediatica e di fondamentale importanza per la lettura di testi letterari sempre più complessi e articolati.

4 - Perché “contrariamente a quanto si crede, la lettura ad alta voce aumenta e non ritarda il desiderio di leggere in modo autonomo. Imparare a leggere è un compito difficile, spesso scoraggiante, a cui è necessario offrire sostegno e motivazione. E non c’è motivazione migliore di quella che deriva dal pensare che la lettura è fonte di piacere.”.

5 - Perché per allevare lettori onnivori bisogna proporre un variegato campionario di testi, il più ampio e molteplice possibile; questo lo si può fare, con i bambini piccoli, solo con una lettura ad alta voce, affinché l’approccio ai testi difficili sia mediato dall’adulto: “a 10 anni un romanzo come Lo Hobbit di Tolkien può spaventare sia per la mole che per il contenuto, ma può rappresentare un’esperienza indimenticabile se letto ad alta voce da un adulto.”.

6 - Perché, infine, è un’esperienza estremamente gratificante per l’adulto e piacevolissima per i bambini... e scusate se è poco!


Bibliografia essenziale

- R. Valentino Merletti, Leggere ad alta voce, Mondadori, Milano 1996

- R. Valentino Merletti, Raccontar storie, Mondadori, Milano1998

- D. Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli, Milano, 1993

- P. Santagostino, Come raccontare una fiaba, Red ed., Como 1997

- C. Riva, Un mondo di parole, opuscolo del Sistema Bibliotecario Brianza, Seregno 1998

- E. Detti, Il piacere di leggere, La Nuova Italia, Firenze 1987

- V. Propp, Morfologia della fiaba, Einaudi, Torino 1977

- B. Bettelheim, Il mondo incantato, Feltrinelli, Milano 1983


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 Maria Schirone    - 12-05-2002
Splendido. E andiamo oltre: non parliamo solo dell'età infantile. Insegno da anni nelle scuole prof.li. Leggere è una tortura per molti alunni. Soprattutto, leggere 'per dovere'. E noi, pensiamo mai ai disastri che combiniamo quando facciamo 'analisi del testo', quando dissezioniamo un testo - specie se emotivamente coinvolgente - come fosse un cadavere sul tavolo di marmo? Quante volte l'ho fatto fare a malincuore, pensando che se l'avessero imposto a me, 'ai miei tempi' (ho 46 anni e sono lettrice onnivora di non meno di due libri per volta, collocati in diversi punti strategici della casa...) forse ne avrei riportato un effetto di rigetto. E sono certa che scopriremmo quanti ragazzi, ex bambini lettori, si sono persi tra verifiche di figure retoriche, fabula, intreccio, protagonisti e antagonisti e bla bla bla...