Non capisco
Gemma Gentile - 11-02-2006
Avendo postato nella mailing list di Rete Scuole la ormai famosissima lettera a Prodi di Patrizia Tanda, a cui si riferisce l'intervento di Sandra Coronella, mi sento in dovere di prendere la parola sulla questione.

Per chiarezza di argomentazione, comincio con una premessa.
Un grosso limite della sinistra istituzionale nei famosi anni dell'impegno, gli anni '60 e '70, è stata la sua diffidenza, che spesso era vera e propria ostilità, nei confronti dei movimenti, che rivendicavano autonomia di giudizio rispetto ai partiti e ai sindacati della sinistra, a cui non risparmiavano critiche e rivendicazioni al di fuori degli schemi tradizionali.
Questi ultimi, recentemente, hanno ammesso di aver sbagliato. Non è il caso di analizzare in questa sede quali furono le conseguenze storiche di tali errori.
Ma la sinistra non può assolutamente ripetere anche oggi, nella cosiddetta "era berlusconiana", tali sbagli, quando tutti lamentano la disaffezione delle persone alla politica e c'è il pericolo di uno scivolamento del Paese verso un regime autoritario in veste moderna.

Io propongo un elogio di quanti, in questi anni, dalle grandi città del nord ai più piccoli centri periferici, hanno cercato di contrastare la controriforma Moratti, pagando, a volte, in modo salato il loro rifiuto di chinare la testa. Certo, non tutti e non tutti alla stessa maniera, alcuni in modo oscillante, ma bisogna anche tener conto che non è stato facile dire di no a dirigenti spesso più realisti del re, che hanno usato, a volte, il potere eccessivo conferito loro dalla normativa vigente, per imporre, con tutti i mezzi e a volte sfiorando il "mobbing", la volontà del ministro.
Di fronte a tanti scempi operati nella scuola, alle tante ingiustizie subite, alla mortificazione della loro dignità professionale, un bel numero di insegnanti ha cominciato a seguire la politica, a studiare le leggi,....è avvenuto un piccolo miracolo: è cresciuto un movimento di resistenza, costituito da insegnanti, da genitori e da studenti che hanno cercato di capire cosa avveniva e perché.
Da questa esperienza bellissima e ricca, per salvare la scuola di tutti e migliorarla, è stata interiorizzata da tanti, la decisione di non voler più lasciare deleghe in bianco a nessuno, ma di fare sentire la propria voce ai partiti ed ai sindacati, esprimendosi su tutto ciò che si pensa e si crede, senza remore e inibizioni.
Mi sembra che ciò costituisca un'ottima occasione per contribuire a contrastare la svolta autoritaria in atto nel Paese, che usa a piene mani i mezzi mediatici per sortire l'assopimento delle coscienze.

E' in questo quadro che insegnanti e genitori hanno imparato il linguaggio giuridico e si sono messi a scrivere una legge popolare, dove sono espressi i contenuti della scuola che vorrebbero. L'iniziativa è partita da Rete Scuole e dai Coordinamenti, ma si è estesa nel Paese fino al sud.
Questa voglia di partecipazione, questa esigenza di contare ha spinto tante persone che non avevano mai fatto esperienza politica, insieme ad altre che si erano allontanate dall'impegno attivo, a discutere, ad inviare appelli, e-mail, contributi alla Fabbrica del Programma, ecc.
Il numero di firme(più di 1300) raccolte in pochi giorni, nell'ultimo AppelloForum insegnanti e provenienti da ogni angolo d'Italia, è veramente straordinario e dovrebbe far riflettere.

La Lettera a Prodi di Patrizia Tanda esprime la delusione di un'insegnante che avrebbe voluto leggere nel programma dell'Unione qualcosa in più delle affermazioni, giuste (non tutte) ma generiche, a favore della scuola. Avrebbe voluto, ad esempio, trovare nel testo, dopo tanto impegno, quella parola "abrogazione", da cui solo si può partire per aprire un vero patto con la scuola.
Condivido le sue preoccupazioni e le condividono in tanti. Tanti sono stati coloro che hanno scritto articolati contributi di critica alla bozza di programma.
Non capisco perciò l'intervento dai toni violenti e forse un po' scomposti di Sandra Coronella, che mi ha lasciata davvero perplessa. Tali dubbi nascono anche dalla domanda sul perché Sandra abbia scelto tale occasione per intervenire, dopo tanti documenti di critica, scritti da persone che si sono distinte nel movimento in questi anni per il ruolo svolto in primo piano, a cui la stessa avrebbe potuto porre domande.
Chi ha sbagliato per Sandra: Patrizia o noi che da cattivi insegnanti non abbiamo saputo valutare? Chi è sotto esame?
Che senso ha che un'esponente prestigiosa di area sindacale come Sandra Coronella lanci strali affilatissimi in tutto il web contro un'insegnante che, condividendo gli argomenti di critica già avanzati da tanti, ha voluto esprimere liberamente il suo pensiero ed i suoi sentimenti di delusione?
Eppure l'insegnante, così severamente redarguita, invece dovrebbe essere elogiata da un'esponente di sinistra, visto che si appassiona agli argomenti della scuola e cerca di contribuire con la sua critica al programma dell'Unione, che non è proprietà di nessuno, ma dovrebbe essere di tutti quelli che vi si riferiscono.
Capisco che al Tavolo, c'è una situazione difficile, a causa dell'eterogeneità delle posizioni, ma dovrebbe fare piacere, a chi vuole una buona scuola, che si esprima il dissenso di coloro che la vivono, perché tale forza in più non può che facilitare il compito di coloro che vorrebbero un programma migliore e siedono magari anche a quel Tavolo.
Eppure Sandra appartiene ad un sindacato (a cui sono iscritta) che ha lanciato la campagna "Cambiare si può", in cui viene chiesta a chiare lettere l'abolizione della riforma Moratti e credo, quindi, che non voglia confondersi con quelli che pensano che "non bisogna disturbare il manovratore".

La lunghezza della bozza complessiva (certo, sulla scuola 24 pagine), che lamenta Patrizia, si riferisce al fatto (constatato da tanti di noi ma anche da giornalisti, esponenti del mondo della cultura, da uomini politici e da sindacalisti, ecc) che il testo appare un lungo elenco di buoni propositi.
Aggiungerei che, oltre a questi buoni propositi che ci sono piaciuti tanto la prima volta che l'abbiamo letti, cercando nel testo poi proposte concrete, non abbiamo trovato altro: infatti, ci sono notevoli vuoti di risposta.
Sandra Coronella afferma: "E mi sembra sbagliato dire, come dice Patrizia, che non sono queste le risposte concrete che la gente chiede." Ma come fa a ritenere risposte concrete le affermazioni da lei citate?
Noi non abbiamo trovato troppe cose nella bozza di programma.

1) Non chiede l'abrogazione delle leggi Moratti, ma solo di quelle che sono in contrasto col programma. Visto che questo ha un carattere tanto generico, questa affermazione è apparsa irrilevante.

2) Rafforzamento della scuola. Quale? Per scuola pubblica viene intesa quella statale e quella privata: lo Stato deve rafforzare anche la scuola privata? Ma ciò non contraddice la prima parte della Costituzione?

3) Ripristino del tempo pieno e del tempo prolungato: le compresenze e la contitolarità sono state dimenticate?

4) Autonomia: ma quanta libertà di insegnamento avrebbero gli insegnanti, con dei dirigenti ultra rafforzati sulla loro testa? Dei dirigenti che (nell'ipotesi contemplata nel documento DS "La scuola che vogliamo") avrebbero addirittura il compito di costituire il raccordo tra scuole, praticamente isolate, e le Regioni.

5) Come si garantisce l'unitarietà della scuola a livello nazionale, senza incorrere nella sua disintegrazione, cosa che abbiamo temuto finora con la Moratti, se le scuole restano isolate come piccole aziende, con a capo i dirigenti (con personalità giuridica autonoma, cosa ben diversa dai rettori, che, nelle università autonome, vengono eletti da tutti i docenti) e alle regioni è consegnata la gestione dell'offerta formativa e del personale insegnanti, mentre lo Stato sta nello sfondo, dopo aver emanato le norme generali e gli standard? Risolvono tutto i dirigenti? Non si peggiora ulteriormente lo iato che già c'è tra dirigenti scolastici e insegnanti?

6) Che ne facciamo del tutor, del portfolio, della personalizzazione, degli OSA, delle prove INVALSI, ecc.?

7) Non si accenna nemmeno alla possibilità di prolungare l'obbligo a 18 anni, per cui per la fascia di età 16-18 anni viene previsto un obbligo formativo che "si realizzi nei sistemi dell' istruzione, della formazione professionale, anche in integrazione tra di loro, nell'apprendistato". Appare un rinvio della canalizzazione al triennio.

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Tante altre sono le cose che non troviamo, o che troviamo e non ci piacciono, che, pur essendo grati a quanti cercano, in sede di Tavolo, di migliorare il programma, esercitiamo il diritto di esprimere le nostre aspre critiche, delusioni e preoccupazioni.
Apostrofare con violenza un'insegnante che ha lottato e lotta, nel momento in cui esprime il suo pensiero pubblicamente e coloro che, condividendolo, l'hanno riproposto al dibattito non è un buon sintomo.

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 Sandra Coronella    - 11-02-2006
Solo per precisare:

Non capisco dove possano essere trovati i toni violenti e un po' scomposti nel mio intervento, di cui parla Gemma Gentile, e non ho inteso assolutamente redarguire severamente, nè apostrofare con violenza, nè scagliarmi contro nessuno, cosa di cui mi accusa invece Maurizio Balsamo.
La mia lettera comiinciava con un "mi stupisce" e "non capisco", e poneva una serie di domande e di considerazioni di cui la più dura è un "mi sembra sbagliato".
Mi interessava approfondire un discorso, e sono contenta delle risposte, anche se nel merito non condivido diverse delle affermazioni con cui mi si è risposto.
In primis quelle sull'autonomia scolastica.
Il "perchè proprio ora" ha una risposta semplice: Proprio ora si avvicina il voto, e proprio ora mi pare che occorrerebbe valorizzare i punti importanti che uniscono, e conquistare quindi anche gli incerti, gli stanchi, i delusi, i confusi (poichè non tutto il mondo della scuola sta nel movimento, e neppure nel sindacato).
E altre considerazioni mi piacerebbe fare sulle posizioni delle varie forze politiche.
Ma preferisco non continuare il discorso, soprattutto per un altro motivo, che è quello che qui più mi premeva mettere in chiaro: non sono una sindacalista, e tanto meno un'esponente prestigiosa di area sindacale (comunque ringrazio).
Non ho incarichi sindacali di alcun tipo, nè a livello locale nè a livello nazionale, salvo un incarico di tipo redazionale-giornalistico che non conferisce a quanto scrivo alcun carattere di ufficialità.
Le mie opinioni sono unicamente a carattere personale, ma volendo evitare fraintendimenti rinuncio a continuare il discorso.

 Giuseppe Aragno    - 12-02-2006
Rispetto la scelta di Sandra Coronella e ne comprendo la preoccupazione di possibili fraintendimenti. Leggo però che avrebbe considerazioni da fare sulle posizioni delle varie forze politiche e non posso fare a meno di dispiacermi della sua decisione. E' un peccato che una discussione appena iniziata, che potrebbe essere ricca di spunti di riflessione debba spegnersi così.
E' una piccola sconfitta per chi crede nella necessità di un confronto anche duro, ma franco e leale. Se tra gente di sinistra esistono distanze, il solo modo per provare a colmarle è quello di confrontarsi con reciproco rispetto. A che è servito aprire la discussione? Per troncalrla mentre si sviluppava?

 Anna Pizzuti    - 12-02-2006
Cara Sandra, con il mio commento alla tua domanda, intendevo aprire una discussione con te, intesa come insegnante che come me e come tanti altri riflette e si interroga su questo passaggio delicatissimo che sta vivendo la scuola. Il più delicato, dei tanti pur drammatici che abbiamo attraversato. Per capire insieme e per cercare insieme di esserci, come è giusto che sia.
Non ho trovato toni scomposti o aggressivi nelle tue domande e mi interessa molto sapere quali sono le risposte che non condividi. Comprendo la necessità - è anche la mia - di trovare riferimenti ed anche garanzie, punto per punto rispetto a tutto quello che è stato pensato, fatto, prodotto, in questi anni - ma è una necessità che deve "distendersi" ed aprirsi, da parte di tutti noi.

 oliver    - 14-02-2006
Per favore smettetela con i più bravi e i più buoni.