Ciò che ci divide
Giuseppe Aragno - 10-02-2006
Comincio da ottobre del '43, ma non abbiate paura. E' la politica che ho in mente, non la storia. Il fatto è che sono testardo e continuo a pensare che la chiave del presente è nel passato.
"Ciò che ci divide", è il titolo di un breve opuscolo stampato a Napoli immediatamente dopo le Quattro Giornate da un gruppo di comunisti per spiegare i motivi di un dissenso. E' il primo ottobre del 1943, i caduti nei combattimenti sono ancora caldi, quando - cito testualmente - "giunte a Napoli le forze anglo-americane, alcuni compagni si affrettarono scandalizzati a recarsi presso la sede del Comitato di Liberazione, per protestare contro il fatto che il prefetto Soprano (colui che aveva ordinato la deportazione dei giovani) aveva diviso con gli Alleati gli applausi della folla, presentandosi assieme ad essi al balcone della prefettura. Allora un numeroso gruppo di compagni [...] si recarono sotto la prefettura e fischiarono contro il prefetto, ad onta che vi fosse un apparato di forza pubblica. Comparve al balcone un rappresentante del partito liberale, per esortare alla calma. Ma le proteste si fecero più energiche [...] e si costrinse il ministro Piccardi ad uscire dalla stanza del prefetto per ascoltare i dimostranti; lo investì energicamente il compagno Mancini, chiedendo l'immediata destituzione del prefetto e di tutte le autorità fasciste, appoggiato da tutti i comunisti presenti. L'unico ad opporsi fu il Reale, che investì in malo modo il compagno Mancini".
Una postilla per capirci. Reale, Eugenio Reale, era il rappresentante ufficiale del Pci.
Non starò qui a farla lunga con la vicenda storica, che pure sarebbe interessante da raccontare; non citerò carte per dire che Soprano era fascista, non dirò che vantava come titolo di merito presso il camerata Badoglio, che il Pci si apprestava a sostenere, l'arresto di decine di comunisti e anticipava clima e motivi della guerra fredda, inviando a Roma preoccupati rapporti sul "pericolo rosso" e consigliando di riciclare velocemente i "notabili" liberali più o meno collusi col fascismo per farne la diga "democratica" da opporre alla "sovversione" di sinistra. Non lo farò. Resta il fatto che dal realismo... di Reale alla mancata epurazione, al riciclaggio dei fascisti e alla Chiesa cattolica nella Costituzione il passo fu poi breve.
Lo so. Non c'era altro da fare. Non c'è mai altro da fare. Sono decenni che altro da fare non c'è se non ammassarsi al centro perché così vuole il realismo politico.
Lo so, lo so bene che è senso delle cose andare a votare per un centro sinistra allargato a Fisichella, uno dei soci fondatori di Alleanza Nazionale. E' realismo politico e non ci sono dubbi. Questa è la vostra lettura della storia: sessant'anni fa occorreva sostenere Soprano perché c'era la guerra, oggi occorre sostenere Fisichella perché c'è Berlusconi e lo vedete bene: c'è sempre qualcosa per cui occorre essere realisti ed ammassarsi al centro.
Prendetela come volete ma, sessanta e più anni dopo Reale, sono stanco di realismo. Andateci voi al centro. Io ne faccio a meno e risparmiateci i volumi del "programma" che va da Bertinotti a Fisichella, passando per Mastella, per Dini, per Rutelli e per il liberismo sfrenato di Pannella. Andateci voi se proprio ci tenete.
Ciò che ci divide è poco, ma inconciliabile: leggiamo la storia diversamente. Voi riciclate Fisichella e venite a dirci di voler fare l'Italia nuova; a me pare invece di vedere quella vecchia che sosteneva il prefetto fascista e riciclava il notabilato liberale, facendolo passare per paladino della democrazia. Voi buttate a mare la tradizione europeista di Altiero Spinelli e difendete una bibbia liberista firmata da Giuliano Amato, ideologo del craxismo e Gianfranco Fini, cresciuto alla scuola di Almirante, senza contare l'ex gollista Valery Giscard d'Estaing. Bene. In quella che voi chiamate costituzione europea, io vedo lo scudo eretto dai poteri forti contro la volontà dei popoli, voi ci vedete invece la carta delle libertà! Fassino, che viene a chiederci il voto in nome della sinistra, può addirittura scrivere tranquillamente che la carta "nel merito", va bene e che due grandi popoli europei come i francesi e gli olandesi l'hanno rifiutata solo perché "la propaganda demagogica [...] di ambienti, a destra come all'estrema sinistra, tradizionalmente ostili al processo di integrazione soprannazionale comunitaria ha convinto l'opinione pubblica" [Pittella-Russo, L'Europa al bivio Prefazione di Piero Fassino].
Chiedetemelo il voto, se volete, ma non perché state cercando l'accordo con i popolari per annacquare la Bolkestein e la liberalizzazione dei servizi. No, chiedetemelo perché siete convinti che vada abolita. Chiedetemi il voto perché, figli della Resistenza, riconoscete come partigiano chi combatte contro popoli aggressori e, tornati alla Costituzione, ripudiate la guerra, vi impegnate a non finanziare in alcun modo le scuole private che vi siete inventate pubbliche e paritarie. Chiedetemi il voto perché siete disgustati della privatizzazione dell'acqua, perché abolirete non solo la Bossi Fini, ma la Turco Napolitano, perché siete convinti che non c'è una finanza rossa ma il capitalismo che sfrutta e semina disperazione e morte. Non mi chiedete il voto mentre siete realisticamente seduti sul treno della Tav e vi accingete a ripetere l'impresa del Titolo V.
Un'ultima cosa. Nell'ottobre del '43 io sarei stato contro il prefetto Soprano. Dopo sessant'anni di realismo al posto di Soprano avete messo Fisichella. Ciò che ci divide è sempre lì. Noi leggiamo la storia in maniera diversa. Nulla di grave, se la politica di oggi non fosse figlia della storia di ieri.

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 Pierluigi Nannetti    - 12-02-2006
Rompo un lungo silenzio per esprimere tutta la mia approvazione di quanto sostenuto da G. Aragno. Come, del resto, altre volte mi é capitato di fare. In particolare mi preme sottolineare quanto sia importante capire ciò che accade nell'attualità alla luce degli eventi storici, almeno di quelli più significativi. L'episodio di Napoli, che opportunamente viene ricordato da Aragno, avvalorato da tutto ciò che é accaduto dopo, compreso l'alleanza con Fisichella, dovrebbe ormai aver dimostrato, anche ai più sprovveduti, che l'abbandono del comunismo, da parte di chi continua del tutto inopportunamente a chiamarsi "comunista", data da allora e non dal 1989!!

 Teo Orlando    - 12-02-2006
Solo un'osservazione su Fisichella: il fatto è che AN non riesce proprio a trattenere gli intellettuali (si pensi anche a Cardini, pur già prima per nulla organico, che a Firenze si era candidato a sindaco in una lista civica), perché nel suo DNA c'è un'ostilità più o meno latente per l'intellighenzia e il mondo della cultura. La sua classe dirigente è formata in gran parte da militanti del MSI degli anni '70 che anziché studiare frequentevano le sezioni di partito e si distinguevano per "imprese" ben poco intellettuali. Occupati i posti di potere, hanno cercato di cooptare qualche intellettuale (come Valditara e Fisichella, che ha addirittura "creato" la stessa sigla AN), ma con scarso successo. Del resto, anche le proteste di alcuni esponenti del mondo accademico vicini ad AN nei confronti di alcuni punti della riforma Moratti (come la quasi soppressione del latino nel liceo scientifico) sono state sostanzialmente ignorate dal partito. Dimostrazione della scarsa sensibilità non solo di AN ma di tutta la destra verso la cultura: si pensi al rozzo semi-analfabetismo di gran parte degli esponenti della Lega o alla vacuità da agenti di Publitalia o da star televisive degli esponenti di Forza Italia...
Io comunque penso che Fisichella non sarebbe eventualmente un cattivo ministro della Pubblica Istruzione, e sicuramente sarebbe migliore della Moratti (e non solo...).

 Giuseppe Aragno    - 13-02-2006
Solo un'osservazione su Fisichella. Teo Orlando, che me l'ha fatta venire in mente, me la consentirà.
Che peccato che Giovanni Gentile proprio non lo possiamo candidare! Fosse vivo, avrebbe certamente rotto con AN, che non riesce proprio a trattenere gli intellettuali, e avrebbe trovato certamente posto nel centrosinistra, che invece candida tutto e tutti. Allora sì che, almeno per la scuola, avremmo trovato un gran ministro: grande filosofo, grande cultura, grandissima esperienza. Meglio di Fisichella, della Moratti e, come dice Orlando, non solo...