Un obiettivo in più, per il long life learning
Anna Pizzuti - 04-02-2006
Carlotta (nome inventato, ma la scelta non è casuale) l'avevo notata fin dalle prime lezioni: spontanea e viva, attenta e spiritosa. "Potete anche bocciarmi, se non imparo, ma essere qui, con voi, è già un regalo bellissimo" aveva esclamato una sera, dopo avermi consegnato un testo nel quale si descriveva da bambina e nel quale raccontava di quando, in prima elementare, era stata bocciata veramente, su richiesta del padre alla maestra: doveva arrivare, a scuola, il fratello minore ed il padre voleva risparmiare sull'acquisto dei libri. Un'esperienza che l'aveva segnata, della quale, ancora, si vergogna.
Carlotta viene da un paese al confine di Sora, dalla parte dell'Abruzzo. E' un paese il cui nome viene usato, qui da noi, come sinonimo di abbandono, di "sprofondo" umano e culturale.
La sera in cui ho letto qualche lettera tratta da "I dolori del giovane Werther" è rimasta incantata; mi ha seguito fuori dell'aula e mi ha chiesto come doveva fare per avere il libro. Sono scesa nella cartolibreria sotto scuola e gliel'ho portato, facendola felice.

Ieri c'era compito di letteratura. Aveva un'espressione strana, assente e non scriveva. Così l'ho fatta continuare a lavorare anche durante una mia ora libera, portandola in un'altra stanza.
Io al pc, lei a combattere con la prova, seduta alla scrivania del vicepreside.
Quasi subito, però, invece di scrivere, ha cominciato a raccontare.
Mi ha confessato che sta soffrendo tantissimo, cioè la stanno facendo soffrire tantissimo, che sta difendendo la sua scelta di venire a scuola con le unghie e con i denti. Ha tre figli e nessuno glieli vuole tenere. E il marito pretende pranzo e cena. E poi c'è l'orto, ci sono il maiale e i polli e la biancheria da lavare alla fontana pubblica per risparmiare acqua ed elettricità. E il lavoro in una mensa scolastica per 5 euro all'ora.
Ma, soprattutto, ci sono gli abitanti del paese che la giudicano male, ed anche sua madre si vergogna di lei, perchè " va a fare la scimmia a Sora", venendo a scuola.
Lei non ne può più dell'ambiente, delle chiacchiere continue, dei pettegolezzi.
Il diploma le serve per fuggire: immagina un lavoro vero, e fuori dal suo paese.

Prima non si rendeva conto di essere quasi una bestia da soma: si trascurava, non dedicava a se stessa nemmeno un minuto. Poi le è accaduto qualcosa che ha cambiato tutto: si è innamorata - dopo tredici annni di matrimonio tranquillo, ma senza passione.
"Voglio bene a mio marito - ci teneva a rassicurarmi ed a rassicurarsi - ma è come se non lo avessi scelto: fidanzamento, matrimonio, tutto prestabilito, tutto perché si doveva fare". L'uomo che l'ha sconvolta è "colto ed istruito" e non vive nel paese. Mi ha raccontato dell'intensità con cui lo sogna e di come, al mattino, quando si sveglia, il suo cuore si sdoppi, perché, se da una parte si sente rassicurata per il fatto di essere ancora nella sua casa, dall'altra soffre perché il sogno era, appunto, un sogno.
Da quando prova questo sentimento, ha cominciato a curarsi, a vestire meglio (prima era sempre in vestaglia) a dimagrire ..... E lo studio fa parte di questa sua rinascita.

E' la seconda donna/alunna che mi racconta una storia del genere. Anche un'altra, tempo fa, mentre fumavamo insieme sulla scala antincendio: e lui, l'uomo, è sempre descritto come "colto" e non come bello o affascinante. Da qui l'ansia di di apprendimento, di adeguamento.

Mi è venuto in mente che gli obiettivi di Lisbona, sul long life learning, dovrebbero essere integrati con quelli che si pongono le mie alunne, anche se - lo confesso - mi dà un po' fastidio che a doversi adeguare a qualcosa di più alto siano le donne. O, forse, è il loro bello?

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