Libri da non perdere
Arturo Ghinelli - 01-02-2006
Musica, maestro! O della concertazione scolastica. Per un direttore d'orchestra tra i banchi della classe.

Nelle prime ventiquattro pagine della sua "Lettera a un insegnante" Vittorino Andreoli mette le mani avanti per cercare di togliere ogni dubbio sul fatto che questo suo sia l'ennesimo libro contro gli insegnanti e, a mio parere, ci riesce. Infatti era molto tempo che non mi capitava di trovare un non addetto ai lavori fare le affermazioni che l'autore fa nel preambolo della sua lettera.
"Mi ricordavo del trattamento economico degli insegnanti che stanno diventando i nuovi poveri....Mi vedevo davanti gli edifici scolastici: fatiscenti,senza la minima attrazione.. E mi veniva da pensare agli studi di psicologia degli ambienti...
E mi invadeva una vera e propria rabbia per i mancati investimenti dello Stato,mentre comperava carri armati e aerei spia da impiegare nelle "guerre di pace" o in quelle"preventive",ignorando che se si comincia a uccidere si continua a farlo...
Mi ritornava alla mente il labirinto dei concorsi per occupare le cattedre....
Credo che sul tema della scuola ci si possa soltanto indignare..." Andreoli dichiara apertamente di aver scelto la lettera a un insegnante e non un saggio sulla scuola proprio perché la lettera non è uno strumento di lotta,ma di contatto e di relazione ed egli,dimostrando di essere un bravo psicologo,cerca di ingraziarsi l'insegnante. Non solo rendendo omaggio agli insegnanti che ha incontrato nella sua vita di allievo,dal prof di filosofia alla maestra,ma anche cercando di rassicurarlo sulle emergenze della professione:"Il sapere serve sempre,anche se non necessariamente garantisce un lavoro o il successo...Il sapere va sempre considerato un investimento... E certo una società che mette gli insegnati al limite con la dignità di vivere,non ama il sapere....Ma non bisogna mollare....
"Il computer è una matita un po' più complessa,ma rimane uno strumento del sapere.
Carissimo,penso che le nuove tecnologie abbiano dato più significato alla tua professione senza togliere nulla..." Fatta questa premessa,lo psichiatra entra in classe,nella tua classe, e....
"Caro insegnante,chiediti subito qual il grado di divertimento che provi a scuola,in quella classe. Il livello di divertimento è il segnale più espressivo della tua condizione." Detto questo parte con un inno alla classe, come sostituto della gerarchizzazione del valore del singolo e del successo. "La classe come modello di esistenza, di quella esistenza nella città o nel quartiere in cui si trovano soggetti diversi,ma tutti cittadini che devono far funzionare l'insieme della comunità". Per questo Andreoli informa l'insegnante di essere assolutamente contrario alle punizioni in generale e alla più tipica delle punizioni scolastiche:la bocciatura. Punizione ancora molto diffusa se i bocciati, solo alle superiori,nel 2004 sono stati il 15,8%,l'1,7% in più del 2003. Lo psichiatra si dice contrario perché può indurre reazioni che vanno oltre l'intenzione,perché non dipendono da chi la infligge ma dalla fragilità di chi la riceve. Nel giugno scorso un bocciato di 17 anni si è buttato dal terzo piano a Roma,a Marsala un quindicenne è stato colto da infarto davanti ai quadri e a Palermo una studentessa, sparita dopo aver saputo di essere stata bocciata, è stata ritrovata dalla polizia sull'orlo di un burrone.
"E ciò porta subito a chiederci:è possibile rendere obbligatoria una scuola che poi punisce l'allievo fino a indurlo al suicidio? E' come se si obbligasse uno a suicidarsi." Al significato dato alla bocciatura dalla scuola,si aggiunge poi quello della famiglia e non è azzardato prevedere che le conseguenze di una bocciatura saranno tanto più gravi quanto più disastrate risulteranno le condizioni economiche della famiglia. A costo di apparire fuori moda, Andreoli afferma di ritenere che le differenze economiche siano in grado di "produrre"due scolari differenti,al di là delle altre caratteristiche e senza l'intervento aggravante della biforcazione quattordici anni. Non nutro dubbi sul fatto che il nostro autore,a suo tempo, abbia letto e condiviso Don Milani. A questo proposito mi piace ricordare che un altro prete, Don Luigi Ciotti è stato espulso a sei anni,dopo appena venti giorni,dalla scuola elementare perché, come Franti, aveva tirato il calamaio prendendo in pieno la maestra,che lo aveva apostrofato"Ma cosa vuoi tu montanaro?" "La classe dovrebbe diventare il centro dell'insegnamento della scuola dell'obbligo.
La classe al centro al posto del singolo,è una strategia che farebbe della scuola un'istituzione che insegna a vivere,e trasformerebbe la cultura e il sapere in strumenti per vivere
"afferma lo psichiatra e prosegue"Sono contro la competitività,il solipsismo che la società del tempo presente ha promosso persino negli asili,come se la vita fosse lotta" Questo libro è perciò destinato ad essere stroncato dal quotidiano"Il Riformista"che commentava gli ultimi suicidi dei bocciati con un ironico articolo intitolato Viva la competitività,ma guai a bocciare uno studente. "E' tempo di costruire una psicologia del Noi. La dimensione del Noi non cancella l'Io,semplicemente lo inserisce dentro il gruppo in una continua dinamica che porta le qualità di ciascuno nell'insieme." Ma quali sono le doti di un buon insegnante?
L'autorevolezza,il piacere di insegnare,la tecnica della comunicazione. A scanso di equivoci Andreoli aggiunge: "Tu non sei il padre dei tuoi allievi, non l'amico, non lo psicologo...sei un uomo o una donna con l'incarico di allevare un gruppo di persone, di fare il direttore d'orchestra.." e continua "mi pare assurda la limitazione di libertà data al singolo insegnante che deve essere ispirato dai suoi allievi.." Ma quali sono le caratteristiche dei tuoi allievi oggi?
La fragilità. Sono fragilissimi,come vasi di cristallo. I tuoi allievi consumano i sentimenti con una rapidità che supera il ricambio frenetico delle scarpe. Non sanno aspettare. Tutto in tempo reale. E non c'è mai una pausa per riflettere,una occasione per benedire la situazione che ha permesso di non dire subito ciò che si era pensato.
La frammentazione. E' morta la consecutio temporum, il rapporto di causa ed effetto.
Ora domina il frammento e del resto tutto lo richiama (Sms, spot).
Il frammento del racconto,la incapacità a gioire di una storia complicata,ricca di personaggi ed eventi.
Ecco perché la scuola deve mostrare la propria diversità:il pensiero complesso e sequenziale, i risultati della meditazione e non del premere un bottone.
Gli estetismi. "Non dimenticare che qualsiasi cosa tu cercherai di far comprendere, sarà accettata, se va bene, in chiave estetica e tutto, dal teorema di matematica alla poesia di Cardarelli, è un oggetto carino o brutto ,qualche volta splendido come Vasco Rossi." Eroi del nulla. L'eroe del nulla è un eroe-narciso che agisce per mostrarsi, senza che l'azione abbia alcun senso se non di accendere su di sé un po' di luci dopo tanto buio.
Il nemico è il cassonetto e lo si affronta con il coraggio che Don Chisciotte metteva per sconfiggere i mulini a vento. Sono i tuoi allievi che vivono in classe da frustrati, i frustrati del giudizio, che poi diventano i primi nella corsa a fare l'eroe.
L'etica della circostanza." Per cui tutto è possibile, una scelta oppure il suo esatto contrario, dipende solo da quando e da come. Non è possibile educare senza regole. Ebbene, ritengo che nella nostra società il vero aggressore sia la mancanza di regole e la mancata educazione al loro rispetto." D'altro canto quali sono le tipologie dei professori dal punto di vista degli allievi?
Il professore' figo', il professore' cesso' ,il professore da palcoscenico ,l'insegnante samaritano ,l'insegnante vittima ,l'insegnante cattivo, il professore menefreghista, il professore mito e il professore che forse non c'è. Infatti, afferma Andreoli, l'ideale è un professore - catalizzatore che si comporta proprio come gli enzimi, necessari a combinare elementi in composti nuovi, ma senza farne parte .
Andreoli ha una grandissima considerazione di tutti gli insegnanti, tanto che alla fine confessa che anch'egli avrebbe voluto esserlo. Questa considerazione deriva in gran parte da uno dei compiti dell'educare che consiste nel condurre fuori, portare via dall'infanzia e dalle certezze della gioventù per andare verso la vita adulta.
Senz'altro il compito più difficile che spetta a tutti i veri maestri e che lo psichiatra Andreoli ci invidia. Anche questa mattina in classe ho dovuto constatare ancora una volta che questo percorso verso la maturità è reso difficile a quei ragazzi che non possono contare,a scuola e in famiglia,su adulti veri. Andrea, nove anni, da un po' fa di tutto per far ridere la classe e provocare il maestro; l'ho preso da una parte e gli ho chiesto cosa c'era e lui non mi ha risposto; allora gli ho chiesto: "Da quanto non vedi il papà?" "Da un anno" è stata la risposta e poi si è messo a singhiozzare disperato, straziando il cuore del vecchio maestro. Chi è più maturo? Andrea che stringe i denti e cerca la simpatia dei compagni di classe, perché, come direbbe Andreoli, bisogna pur vivere, o il papà che da un anno non va più a prenderlo per i weekend ogni quindici giorni, come prescrive la sentenza del giudice?
"Occupandomi di loro, conclude lo psichiatra, cerco di scoprire che tipo di relazione hanno avuto in famiglia e quale nella scuola...e ciò mi porta in una famiglia rotta e in una scuola sciupata e avvilita dalla stupidità. Spesso mi occupo di giovani dispersi dalla scuola. Il disperso: la sua assenza non dovrebbe farti più dormire....Una scuola dove falliscono più facilmente i deboli, mentre i forti, i figli dei potenti, riescono sempre a uscirne intatti, anche se vuoti poiché vanno avanti mercanteggiando dignità.
La scuola del potere,dentro e vicino alla miseria. La scuola retta solo dai potenti per generare impotenti." La lettera a un insegnante,che era cominciata con rispetto e ammirazione termina con un'accusa grave. Saprà la scuola,quella che più disperde ragazzi, rispondere coi fatti? Altrimenti sarà inutile scrivere sui programmi elettorali o sulle leggi che si vuole che i ragazzi vadano a scuola fino a 18 anni.

Un'altra scuola è possibile

"Questo libro (Chiara Acciarini- Alba Sasso. "Prima di tutto la scuola") è nato dall'idea - e dalla convinzione - che bisogna affrontare la discussione sul rinnovamento della nostra scuola partendo da qualche certezza e da qualche speranza."
Non ringrazierò mai abbastanza le autrici per il loro lavoro; perché, a questo punto della sua storia, la scuola italiana aveva bisogno proprio di questo : certezze e speranze.
Dopo un primo capitolo in cui si riepiloga succintamente la storia della scuola, il libro si snoda tra le certezze, suddivise in due: le certezze sugli studenti e le certezze sugli insegnanti, per arrivare all'ultimo capitolo tutto dedicato alle speranze per il futuro e significativamente concluso dal paragrafo: investire sul futuro, cioè sui ragazzi, i nostri allievi, i nostri figli.
In questa mia prima riflessione sul testo vorrei concentrarmi in particolare sul terzo capitolo, quello interamente dedicato agli insegnanti perché è il mestiere che faccio da 35 anni ed è l'unico che conosco e che so fare. Dicevo che, dopo aver letto il libro, mi è venuto spontaneo ringraziare la coppia Acciarini-Sasso perché in questi anni di governo Berlusconi si è fatto un gran parlare di scuola ma ci si è divisi su tutto persino sulle cifre che la riguardano, per cui noi insegnanti non avevamo più certezze su noi stessi e sul nostro mestiere. Le due autrici ci ridanno alcune certezze, rispondendo, in modo chiaro e inequivocabile,alle domande che sono state il tormentone di questi anni. Quanto guadagnano gli insegnanti? E quanto costano?Sono veramente troppi gli insegnanti? Come si formano gli insegnanti e come sono reclutati? Alba e Chiara utilizzano come fonte per le loro risposte i dati del MIUR o di ricerche europee, al disopra perciò di ogni sospetto.
Gli insegnanti italiani sono quelli che guadagnano meno rispetto a tutti i loro colleghi europei, solo quelli greci hanno stipendi inferiori ai nostri. Verità scomoda, come imparò a sue spese Tullio De Mauro che osò dirlo quando fu Ministro della Pubblica Istruzione e venne perciò rimbrottato perfino da Cofferati, allora segretario generale della CGIL. Tuttavia si continua a dire che costano troppo perché il 91% del bilancio del MIUR va per pagare i loro stipendi e non rimane niente per gli
Investimenti. Ma ci si dimentica di dire che nel quadriennio 2001/2005 l'unica voce di spesa in aumento è stata appunto quella del personale, perché ci è stato corrisposto il rinnovo del contratto, anche se come sempre in ritardo. Perché, come ci insegna il luogo comune, "fino a quando gli insegnanti saranno tanti, non potranno guadagnare di più". In effetti in Italia c'è un rapporto studenti insegnanti inferiore alla media europea, ma solo le nostre autrici ricordano che il numero dei giorni di scuola e delle ore di insegnamento è molto più alto in Italia per il Tempo Pieno e il Prolungato e per l'elevato numero di discipline nelle superiori. Inoltre siamo l'unico paese che porta avanti l'integrazione scolastica dei diversamente abili, per i quali 50.000 insegnanti svolgono la funzione di sostegno. E che dire dei 30.000 insegnanti di religione e dei 100.000 precari (il 13,3% della categoria)? A conti fatti gli insegnanti italiani non sono troppi, anzi il loro numero è diminuito pur in presenza di un aumento degli studenti. Le linee guida del MIUR sono state la riduzione del personale e la sua precarizzazione. "Se 127.400 docenti precari cambiano scuola ogni anno significa che almeno 1.500.000 studenti ogni anno cambiano professore. Può migliorare in tale situazione l'apprendimento?" Da notare che si fa ricorso a personale precario anche nel delicato settore del sostegno. Io stesso sono testimone di questo. Infatti lo scorso anno Paola, una mia alunna, ha visto avvicendarsi, in un solo anno, ben quattro insegnati come appoggio e per metà dell'orario richiesto dai medici. Anche sulla formazione e il reclutamento degli insegnanti questo governo ha deciso di fare punto e a capo. Infatti nel nuovo stato giuridico si aboliscono le SISS per ritornare ad una formazione disciplinare, in base a quell' altro luogo comune per cui "chi sa, sa anche insegnare"e si introducono per legge, senza alcuna discussione con gli insegnanti e le loro rappresentanze, la carriera e la retribuzione per merito. Anche se, scrive l'OCSE,"negli USA l'esperienza del merit pay ha registrato un vero fallimento e ha alimentato nelle scuole, dove è stata introdotta, comportamenti opportunistici e non cooperativi tra i docenti."
E per il dopo Berlusconi: che fare? Chiara e Alba, ricordando Edgar Morin, affermano: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. Dopo le certezze, le speranze. Deve finire la guerra fra le discipline, che finiscono per riempire i curricoli a danno dell'apprendimento dei soggetti più deboli, per i quali bisogna prevedere la diversificazione, perché non vi è nulla di più ingiusto che fare parti uguali fra disuguali,come è stato scritto nella Lettera a una professoressa di Don Milani. Intendendo correttamente di aiutare di più che ha meno aiuti dalla famiglia, come intendevano nella Scuola di Barbiana, e non dando meno a chi ha meno e di più a chi ha di più, come hanno inteso i pedagogisti della Moratti introducendo la personalizzazione.
Per le due autrici, che sono deputate dei DS, per cominciare il centrosinistra dovrebbe concentrare il proprio impegno su sei punti:
- il riconoscimento delle "buone pratiche" già patrimonio delle scuole
- la valorizzazione della funzione docente
- l ' autonomia della scuola e del sistema formativo
- la partecipazione democratica
- la ripresa della discussione sulla cultura della scuola,interrotta dopo il "Documento sui saperi essenziali"
- la scelta di investire sul futuro.
Poiché nessuna trasformazione è possibile senza che ad essa partecipino attivamente gli insegnanti,ad essi devono essere garantiti:
- La libertà d'insegnamento
- L'autonomia professionale
- La funzione pubblica del mestiere
- L'unicità della funzione docente
- La natura pubblica del reclutamento
- La collegialità e la cooperazione
- La valorizzazione della professione.

Perché, si chiede Tullio De Mauro, Il Giornale, quotidiano di Berlusconi, può adoperare il titolo di "maestro"- nel senso di maestro elementare - come titolo dequalificante di una persona?
Le maestre italiane, della scuola dell'infanzia e della scuola elementare, sono stanche di essere vilipese dal centrodestra e arruffianate a parole dal centrosinistra,si aspettano dal prossimo governo meno parole e almeno un fatto:l'unicità della funzione docente,che vuol dire stesso stipendio dalle scuole dell'infanzia alle scuole superiori, perché anche la dignità della maestra è un valore.

Arturo Ghinelli, maestro
(scommetto che non l'aveva capito nessuno)


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Anna Di Gennaro    - 07-02-2006
Tra i libri da non perdere mi permetto di segnalarne un altro che finalmente dà voce agl'insegnanti.

Segnalo altresì il link di Repubblica Scuola & Giovani dov' è aperto uno spazio aperto a docenti e utenti.

Le testimonianze sono assai eloquenti: buona lettura!

ADG da Milano