Etica del confronto politico
Francesco Mele - 28-01-2006
E' possibile un confronto politico leale?
A Modena, in FLC CGIL ,sembra proprio di no


La mia esperienza in CGIL Scuola mi ha portato nel passato congresso a ricoprire ruoli di dirigenza nel direttivo provinciale e regionale prima e nella segreteria provinciale fino alla sua scadenza di mandato con l'ultimo congresso. Gli ultimi due anni hanno visto nella CGIL Scuola di Modena uno scontro politico senza precedenti che ha portato una docente distaccata a dare le dimissioni (gennaio 2004) e una scalata lenta e progressiva di un gruppo di iscritti, diretti da un abile puparo, che nel giro di poco più di un anno ha portato Cinzia Cornia a scalzare Corrado Colangelo dalla segreteria provinciale, a pochi mesi dallo svolgimento del congresso provinciale.
Non si è trattato di un avvicendamento tranquillo, come potete immaginare, ma di un'azione di demolizione costante e progressiva della persona, che in molti passaggi ha messo a dura prova le capacità di resistenza psico-fisica dell'interessato (mobbing?).
Contestualmente lo scontro politico con le posizioni rappresentate dalla fazione che tesseva la sua tela di ragno, si è fatto sempre più aspro e serrato ma si è sempre evitato un vero dibattito sia tra gli iscritti sia nel direttivo provinciale che si è andato via via svuotando di contenuti e di presenze. Alla fine non si riusciva costantemente a raggiungere il numero legale e anche gli adempimenti istituzionali in preparazione del congresso sono stati onorati con un numero legale raggiunto al telefonino...
In un clima come questo e per evitare che lo scontro si risolvesse in una questione personale, ho preso la decisione sofferta di non accettare la candidatura a delegato al congresso e non vi ho partecipato neanche come RSU, scegliendo di defilarmi in punta di piedi senza troppo clamore.
Del resto il mio senso di appartenenza alla FLC CGIL non è mai stato messo in discussione, visto che mi riconosco nelle posizioni espresse dalla dirigenza nazionale, anche se spesso ho lamentato una certa distanza tra il centro e la periferia, distanza che in uno dei miei ultimi interventi in rete ho definito patologica. Nella scelta di non partecipare al congresso provinciale c'era quindi la consapevolezza della grande lontananza, non solo politica ma oserei dire etica, che mi separa dall'attuale gruppo dirigente.
E comunque il mio bisogno di impegno politico e sindacale non si è mai esaurito nel lavoro in CGIL. Il mio ruolo di RSU, l'associazione che ho fondato insieme ad altri colleghi e genitori e il coinvolgimento a livello nazionale nelle assemblee di movimento prima e nella stesura della bozza della proposta di legge di iniziativa popolare per una Buona Scuola poi, soddisfano comunque in abbondanza il mio bisogno di agire le cose in cui credo, immerso fino al collo in quelle che quando ero giovane chiamavamo, con grande rispetto e quasi devozione, "le masse". Oggi molto più semplicemente rappresentano per me l'humus in cui, nel bene e nel male, cresce e si alimenta il mio bisogno di socialità e di esprimere e lottare per i miei ideali più alti.
Il 21 e 22 di gennaio sono stato a Roma per partecipare ad un evento per me molto significativo, la stesura della versione definitiva della proposta di legge di iniziativa popolare per una buona scuola. Sul treno che ci riportava a casa, con alcuni compagni di Milano e di Parma, anch'essi impegnati in CGIL, si è discusso della mia scelta di defilarmi e mi è stata mossa una critica sensata: non partecipare al congresso fa mancare comunque una voce che in questa fase per la nostra proposta di legge e per i bisogni del movimento antimoratti in generale, poteva essere significativa. Queste considerazioni hanno portato i compagni di Parma, delegati al congresso regionale, a chiedermi se ero disponibile ad accettare la candidatura a delegato al congresso nazionale per contribuire a rappresentare in FLC CGIL quel movimento che in questi ultimi anni ha resistito alla riforma Moratti. Non ci ho pensato molto devo dire, anche perché per me era un'attestazione di stima che non poteva essere altro che gratificante, e poi al congresso nazionale sarebbero mancate tutte le motivazioni che mi avevano portato a scegliere di disertare il congresso provinciale modenese. Ho però preannunciato loro che probabilmente la mia candidatura avrebbe scontentato qualcuno a Modena e che non sarebbe stato facile farla passare. In realtà però più ci pensavo più mi convincevo che non c'erano motivi difendibili per rifiutare la mia candidatura, non certo per motivi politici: quand'anche la mia fosse considerata una posizione di minoranza nel modenese ho sempre creduto che il rispetto delle minoranze fosse un valore condiviso e intoccabile.
Quanto mi sbagliavo! Eppure avrei dovuto aver imparato già a mie spese quanto questa dirigenza modenese avesse poco rispetto delle voci dissenzienti a cui è "concesso" (testuale in assemblea) di esprimere la propria opinione, salvo poi fare di tutto perché l'opinione rimanga delimitata in un recinto e soffocata. E del resto neanche il segretario confederale di Modena aveva brillato nel ruolo di garante che si era assunto all'atto della nomina della nuova segretaria.
Ma non mi sarei mai aspettato la reazione scomposta di Cinzia Cornia che in commissione elettorale al congresso regionale ha posto il suo veto irremovibile al mio inserimento nella lista dei delegati e per convincere della mia inaffidabilità ha raccontato che io ho distribuito volantini della Gilda nelle assemblee. Questo ha chiuso ogni discussione e anche la coscienza si è messa a posto. Uno che fa una cosa così è un essere ignobile.
Ora, c'è da dire che io non mi sono mai sentito tanto settario da pensare con ribrezzo alle altre organizzazioni e, per quanto critico possa essere nei confronti delle loro posizioni, non ho mai rifiutato il confronto e il dialogo, e in occasione di posizioni comuni sono stato ben contento di essere fianco a fianco con chiunque urlasse le mie stesse parole d'ordine, avendo sempre come obiettivo prioritario la lotta di resistenza e non il trionfo della mia organizzazione.
Detto questo io non ho mai distribuito volantini di Gilda in assemblee della CGIL e/o dei confederali, punto.
Allora è veramente penoso che un segretario provinciale utilizzi la calunnia coscientemente per soffocare una voce diversa dalla sua.
Penso proprio che a Modena stiamo sfiorando il fondo e la situazione è preoccupante se si pensa che la stessa segretaria provinciale in tempi molto recenti ha abbandonato una contrattazione di istituto (Soliera) dando del "disturbato mentale" ad un RSU della CISL ritenuto troppo battagliero, dopo aver provato in mille modi di ridurlo alle dimissioni (sempre la stessa tecnica ...sic!).
Eh no, qui c'è qualcosa che non va.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Mario Lorenzo    - 29-01-2006
Caro Francesco,

non aggiungo altro alle tue parole. Dopo questa tua mail, immagino che anche i vertici nazionali siano a conoscenza di questa tua denuncia. Cosa hanno fatto? Immagino niente. Non è forse questo un atteggiamneto di condivisione dell'operato dei vertici di Modena? Non è forse questo uno dei tanti motivi di "disaffezione" di molti docenti, che in situazioni diverse si potrebbero impegnare, nei confronti delle OO.SS. ?
Purtroppo non credo nemmeno a quanto sostenuto dai compagni di Parma che citi nel tuo articolo. Episodi del genere (calunnia, ecc.) mi portano a pensare che la presenza di voci di opposizione (dopo essere state calunniate) all'interno delle organizzazioni siano funzionali a chi in quel momento sta dirigendo la baracca. In altri termini la tua voce servirebbe per poter affermare che esiste la democrazia interna. Anche Berlusconi si tiene Zelig e qualche altro programma nell sua mediaset.
Cosa dire ancora se non esprimerti tanta solidarietà?

 ilaria ricciotti    - 29-01-2006
I panni sporchi si dovrebbero lavare nelle proprie case e comunque se non si crede in questo, sarebbe auspicabile che anche l'altra campana suoni!
Non ti sembra Francesco?

 Cristina Contri    - 29-01-2006
Mi fa riflettere questo intervento di Francesco.
Già.... perché non siamo più capaci di sostare dentro il conflitto, dentro il confronto, dentro quel lavorio faticoso e fragile che è alla base della democrazia, della partecipazione?
Ho trascorso quest’ultimo anno in Argentina, e mi è capitato spesso di dirmi che dobbiamo difendere con i denti quel po’ di democrazia diffusa che ancora abbiamo in Italia. L’Argentina, credo per la sua storia, è un paese dove c’è una grande diffidenza verso tutto ciò che è collettivo, c’è molto individualismo, anche nelle situazioni difficili, è come se ognuno pensasse che il gruppo, sempre, ha altri scopi, contro il singolo. In questi mesi passati io, dentro di me, facevo confronti, e spesso mi sono detta che per fortuna i luoghi collettivi in Italia sono ancora abbastanza vitali. Me lo sono detta forte di alcune appartenenze che sento, al MCE, prima di tutto, e alla FLC CGIL. L’identità è fatta dalle pelli che ci ricoprono, come quelle di una cipolla, dalle pezze differenti che compongono un vestito, come quello di Arlecchino. Tra le mie pelli, tra le mie pezze, c’è la CGIL. È parte di me, della mia storia, di quello che ho saputo ereditare dal passato e della strada che poi ho tracciato andando. La CGIL, così come il MCE, per me sono delle case, luoghi collettivi dove andare a discutere, dove poter essere, ancora oggi che non va più di moda, militanti. Perché per qualcuno, ed io sono tra questi, la militanza non è neppure una scelta, è il modo di stare al mondo, il modo di esserci.
La mia prima lettura, ritornata in Italia per le vacanze, è stata il libro di Rossana Rossanda. Nel 1969 il PCI non seppe tenere al suo interno le voci, lucide, di quelli del Manifesto. In questi giorni mi è capitato spesso di pensare a quella vicenda, e di dirmi come sia difficile praticare davvero una democrazia diffusa. Dal passato dovremo pur imparare qualcosa! Forse oggi fa sorridere il pensiero che il PCI di quegli anni sia stata una organizzazione democratica e pluralista, non lo so, ma nella mia idea le organizzazioni della sinistra hanno sempre avuto questa come meta. E io ci credo ancora, anche in tempi come quelli attuali, tempi di qualunquismo in cui spesso le persone, letteralmente, ridono della mia militanza.
Nella casa che è per me la CGIL c’è posto per molte voci, compresa quella di Francesco, con cui ho lavorato negli ultimi anni e che stimo. Se questa casa comune non è capace di tenere le porte aperte, come ha sempre fatto, per me si impoverisce.

 Giuseppe Aragno    - 29-01-2006
Francesco Mele ci pone un questito che, solo a formularlo, dovrebbe risultare oltraggioso per una organizzazione di sinistra come la Cgil. “E’ possibile – egli chiede – un confronto politico leale?”. La risposta che si dà – “a Modena, in FLC CGIL, sembra proprio di no” – dovrebbe bruciare come uno schiaffo in pieno viso dato ad ogni lavoratore di sinistra. E non dovrebbe esser necessario ascoltare l’altra campana. Noi dovremmo poter rispondergli subito insorgendo:
– Come ti permetti, tu menti, sei un bugiardo e calunni!
Così dovremmo rispondergli, senza nemmeno attendere la replica di Cinzia Cornia e degli altri accusati.
- Nella Cgil non può accadere ciò che Mele denuncia.
Questo dovremmo poter dire senza essere sfiorati da un’ombra di dubbio.
Lo scontro politico nel sindacato non conosce scalate, pupari e nessun dirigente può essere esposto ad un'azione di demolizione costante e progressiva della persona, tale da metterne a così dura prova le capacità di resistenza psico-fisica da richiamare alla mente il mobbing. Nella Cgil nessun Comitato Direttivo provinciale, espresso da un Congresso, si può via via svuotare di contenuti e di presenze fino al punto che sia costantemente impossibile raggiungere il numero legale. E in quanto ai congressi, nella Cgil essi sono i momenti della massima partecipazione e nessuno si sognerebbe di onorarne gli adempimenti istituzionali con un numero legale raggiunto via cellulare.
Questo dovremmo poter dire, aggiungendo che di ciò che accade alla periferia il centro non può non sapere. E un centro che sa si cautela, interviene, prende le distanze e denuncia. Un centro che sa sta al fianco del dirigente che pone una questione politica ed etica.
Contro un bugiardo di questa pasta occorrerebbe, quindi, sporgere immediata denunzia. E di fronte ad accuse di tale gravità, non dovrebbe essere la Cgil scuola modenese, ma l’organizzazione nel suo insieme a trascinare Mele davanti al giudice per vederlo condannato come un volgare diffamatore.
Perché le cose stanno così, non e vero? Mele mente. O bisogna mettere un punto interrogativo e domandare: Mele mente? Perché, se mente, non ci sono dubbi: sarebbe doveroso un chiarimento dei dirigenti nazionali e sarebbe utile che ogni lettore di Fuoriregistro iscritto alla Cgil inviasse a Panini e ad Epifani una richiesta di immediato intervento: si apra un procedimento disciplinare e si provveda, non importa se Miele affermi di riconoscersi nelle posizioni espresse dalla dirigenza nazionale, della quale lamenta solo una distanza “patologica” tra il centro e la periferia.
Per quanto mi riguarda io non mi riconosco nelle posizioni della dirigenza nazionale e la risposta alla domanda di Mele da conosco da tempo: no! Nella Cgil non è possibile un confronto politico leale.
Non dico quella di Modena, no, e nemmeno quella di Napoli, nella quale in passato ho avuto ruoli dirigenti. Dico nella Cgil tutta e non so come faccia Mele a immaginare che Modena o Napoli siano pianeti a parte. Su Fuoriregistro ho già denunciato prepotenze, abusi ed irregolarità più gravi di quelli toccati a Francesco: un congresso provinciale viziato da imbrogli e scorrettezze, le regole calpestate, il linciaggio morale, l’aggressione condotta fino al limite della violenza fisica. Ciò che scrive Mele non mi meraviglia e perciò non mi tiro indietro: per solidarietà con Francesco non solo ripeto oggi le mie accuse, ma chiedo che il sindacato intervenga e faccia chiarezza. O ci si espelle per provata indegnità morale, o si riconosce infine che nella Cgil esiste ormai una gravissima questione morale da affrontare e risolvere.
E’ dolorso riconoscerlo, ma non ci sono vie di mezzo: o Mele e quanti da anni avvertono che ormai si è toccato il fondo, mentono e vanno denunciati, oppure, come credo, Mele dice la verità e allora – l’ho già scritto una volta – occorre prenderne atto: non solo chi governa oggi la Cgil Scuola non ha le carte in regola per rappresentare i lavoratori, ma il silenzio di quanti hanno responsabilità di direzione confederale mina alla radice la credibilità dell’intera organizzazione.

 Cinzia Cornia    - 30-01-2006
Mi sento costretta a precisare che nell’Assemblea Congressuale tenuta a Carpi (Modena), presente il compagno Francesco Mele, la segreteria provinciale della FLC CGIL lo ha proposto per la elezione a delegato al Congresso Provinciale e per la candidatura al Comitato Direttivo Territoriale.
Sottoponendosi al voto degli iscritti e, più avanti, dei delegati, Francesco Mele avrebbe potuto partecipare alle istanze congressuali successive.
In quella occasione il compagno ha dichiarato pubblicamente di non essere interessato alla elezione, ritenendosi in dissenso con le proposte dell’organizzazione. Da qui la nostra sorpresa quando, in occasione del congresso regionale, un delegato di Parma ne ha proposto l’elezione al Congresso nazionale.
Cordiali saluti.

 Francesco Mele    - 31-01-2006
Una riflessione conclusiva
Prima di archiviare questa storia

Mi rendo conto che ci sono notizie molto più importanti e interessanti delle questioni di democrazia sindacale nella FLC CGIL e in quel di Modena in particolare.

Ma la risposta della segretaria provinciale da me chiamata in causa mi costringe a qualche riflessione.

Intanto devo dire che sono rimasto sconcertato dalla brevità del testo. Mi sarei aspettato fuoco e fiamme perché le affermazioni che ho fatto non sono poca cosa.

Ne ho valutato a pieno la portata leggendo, in parte anche divertito (sic), l'appassionato commento di Giuseppe Aragno che ha vissuto, forse in modo più traumatico del mio, una vicenda analoga sempre in CGIL Scuola.

Sempre nei commenti Ilaria Ricciotti mi bacchetta dicendo che i panni sporchi si lavano in casa e se no occorre sentire anche l’altra campana.

Ora, cara Ilaria, potrei girarti tutte le mail che ho inviato al segretario nazionale e al segretario confederale provinciale nell’ultimo anno e mezzo prima di perdere le staffe di fronte ad una calunnia come quella che vi ho raccontato. E comunque prima di scrivere quel pezzo ho avviato contatti con i dirigenti regionali e nazionali per avere almeno delle scuse. E in ogni caso prima di pubblicare il pezzo che hai letto l’ho inviato via mail all’indirizzo personale del segretario nazionale e del vicesegretario regionale e per 48 ore non ho fatto nulla. Ma nulla è successo. E anche ora che il mio sfogo è diventato pubblico nulla è successo.

O meglio, ha risposto la segretaria provinciale e cosa ha detto?

Intanto non ha smentito neanche una delle mie gravi affermazioni e quindi se non smentisce conferma, riconosce la fondatezza di quanto affermo: la scalata alla segreteria provinciale, i metodi utilizzati, il puparo che ha coordinato l’operazione, il direttivo provinciale svuotato e disertato, l’epiteto all’RSU della CISL, il veto posto sul mio nome al regionale e la calunnia sulla mia persona con cui l’ha accompagnato, tutto confermato.

E cosa si preoccupa di dire Cinzia Cornia nel suo testo?

Che ho declinato la candidatura a delegato del congresso (non è vero che mi era stata proposta la candidatura al Comitato Direttivo Territoriale, come l’intera assemblea può confermare) cosa che io per primo ho argomentato nel mio scritto, per le ragioni che ho provato a spiegare e non per quelle che lei mi attribuisce (anche qui c’è un’intera assemblea che può confermarlo).

Prendo atto di questa assunzione di responsabilità su tutta la linea e che tutti questi da oggi diventano in FLC CGIL, per lo meno a Modena, comportamenti accettati come leciti e tollerati da tutti gli organi regolatori a partire dalla segreteria provinciale confederale, su su per i vari gradi fino al segretario generale.

C’è di che riflettere.

 Anna Pizzuti    - 31-01-2006
Ho vissuto molti anni fa direttamente ed ho visto vivere, negli anni appena trascorsi, nella cgilscuola di Frosinone, una vicenda analoga alla tua.
Il fatto che le "componenti" fossero invertite, nulla toglie al problema serio e determinante della condivisione delle idee che mi sembra uno egli aspetti della tua vicenda.

Leggi questa poesia, Francesco

Dorcas Gustine

Io non ero amato dagli abitanti del paese,
ma tutto perché dicevo
proprio quello che pensavo,
e affrontavo quelli che mi offendevano
protestando direttamente, senza nascondere o covare
segreti rancori o risentimenti.
L'atto di quel ragazzo di Sparta fu molto apprezzato,
che nascose il lupo sotto il mantello
lasciandosi divorare senza un lamento.
Ci vuole più coraggio, io credo, a staccarsi il lupo di dosso
per combatterlo apertamente, anche per la strada,
in mezzo a polvere e urla di dolore.
La lingua può anche essere un membro ribelle -
ma il silenzio avvelena l'anima.
Biasimatemi se volete - io sono contento.


Edgar Lee Masters (1869-1950)
Antologia di Spoon River (Spoon River Anthology) (1915\1916)
(ed. Classici Moderni - Oscar Mondadori 1987)

 Isa    - 31-01-2006
Il compagno Francesco Mele non mente.

Lo conosco Francesco, ha sempre lavorato in modo disinteressato e con profonda convinzione per quelle che sono le emergenze della scuola, per una qualità accompagnata a valori che la sinistra e il sindacato ad essa collaterale ogni tanto smettono di difendere.
Il metodo di non rispondere e far finta di nulla, far finta che non esista la critica, lo conosciamo bene.
Mica tutti sanno resistere a questi atteggiamenti ed azioni che cercano in tutti i modi di renderti invisibile...
Non è vero chei panni sporchi si lavano in casa propria... e mica sono panni sporchi questi, sono problemi di democrazia e di rispetto di tutte le opinioni, e delle persone.
E' stata una scelta coraggiosa, quella di Francesco, mettere in chiaro a tutti le difficoltà del sindacato a guardare oltre le proprie decisioni, prese tra l'altro lontano dalla scuola reale, quella in cui Francesco è inserito e che conosce bene.

Bisognerebbe riflettere bene sul termine compagno , quando si usa.

Se sei capace di tremare d'indignazione ogni qualvolta si commette un'ingiustizia nel mondo, allora siamo compagni.
Ernesto Che Guevara


isa

 Emanuela Cerutti    - 31-01-2006
Cristina Contri cita "La ragazza del secolo scorso".
C'è un filmato su Arcoris TV, in cui, presentando il suo libro, la Rossanda dice che non se ne fa nulla di realtà incapaci di difendere la società, quella che lotta contro la melma che ci avvolge, o contro il processo di assoggettamento umano che ci fagocita. Dice di credere ancora nella possibiltà di cambiare il mondo e nella necessità di uno strumento efficace che non renda lo sforzo una fissazione senza uscita.
Uno strumento politico coerente con scelte che non neghino i principi di partenza, quale, per i lavoratori, può essere un sindacato che difende i diritti, che costruisce una giustizia sociale.
Abbiamo bisogno di credere che un sidacato come la Cgil sia così, abbiamo bisogno di credere che qualcosa ce ne facciamo, e non ci pare strano lavare i panni pubblicamente: anzi, ci pare normale e doveroso fare autocritica, dando così la misura della volontà di confronto e della trasparenza che dovrebbero essere i principi base per qualunque azione politica seria.
Perciò credo molto importante, nel caso di Mele o in altri simili, non archiviare nulla, ma capire fino in fondo fatti e responsabilità, arrivando fino a Panini, se necessario.
Per ridirci che a qualunque errore c'è rimedio - nessuno crede a nessuna aureola - purchè ci sia la volontà di riconoscerlo e di ricominiciare.
Ma soprattutto per sapere da che parte stare, per non accontentarsi del meno peggio, che è una vecchia storia con un brutto finale: è ora di cambiarlo.

 ilaria ricciotti    - 01-02-2006
Ho notato in più di una circostanza che quando esprimo le mie opinioni in merito a qualcuno con cui non mi sento in perfetta sintonia, alcuni subito si muovono per controbattere ciò che ho affermato. Io per questo quasi mi vergogno di esplicitare dei commenti. Mi sento quasi processata. Questo modus agendi da parte dei lettori penso sia lecito , siamo in democrazia ed anche questa rivista lo è- mi dico. Ma, confrontandomi anche con altri non riusciamo a capire come chi la gestisce subito si precipita a prendere le difese soltanto di alcune persone: in questo caso di Francesco Mele. Forse sono amici - ci diciamo - o compagni di lotte. Ma secondo noi i collaboratori di questa rivista dovrebbero essere super partes.

Non avrei voluto esternare queste considerazioni, ma poi i compagni e le compagne con cui parlo e la bellissima poesia che ci ha proposto Anna mi hanno spinto a dire ciò che penso.

Quando ho sostenuto che i panni sporchi si debbono lavare in casa propria, intendevo affermare che in questo periodo molto tenebroso ed inquientante (per coloro che hanno lottato per la democrazia, la giustizia e la difesa dello stato sociale, e per questo non hanno fatto mai carriera, ma hanno pagato in prima persona) non possiamo permetterci di sputarci in faccia recriminazioni che altri potrebbero utilizzare e strumentalizzare a proprio favore, come del resto sono soliti fare.
Molto spesso prima di aprire uno scontro o un fronte, si dovrebbe a mio avviso, pretendere, in silenzio, ciò che secondo noi ci è stato negato, richiedendo un faccia a faccia con chi ci ha offeso. Aver messo in piazza questa vicenda personale mi chiedo a chi giova.

 Il gruppo redazionale    - 02-02-2006
Una sola nota redazionale in risposta all'affermazione "secondo noi i collaboratori di questa rivista dovrebbero essere super partes" fatta da Ilaria Ricciotti. A parte il noi, non meglio definito, i collaboratori di questa rivista non sono super partes, come non lo sei, e giustamente, tu. I collaboratori e le collaboratrici di questa rivista sono persone che collettivamente svolgono un servizio, ma individualmente esprimono il loro libero parere.

 Enrico    - 03-02-2006
Condivido pienamente il malessere espresso da Francesco Mele. L'aver reso noto la sua vicenda personale giova a tutti noi. Sono le vicende dei singoli che ci aiutano a capire il funzionamento democratico delle organizzazioni. A Ilaria che lamenta di essere attaccata quando esplicita dei commenti,dico di leggersi i commenti a "Tuttoscuola risponde a Tirittico". In un commento sono stato accusato di essere spudorato e di avere poche idee e ben confuse. Ringrazio l'autore di non avere offeso anche i miei famigliari. Spero che, nel mondo di sinistra, esista ancora la possibilità di lasciare le singole persone libere di esprimere il dissenso nel modo che si ritiene opportuno. Sono di sinistra ma purtroppo vedo spesso troppe facce sinistre.Troppi contorsio-nistri.
Ilaria spesso non condivido i tuoi interventi ma ti leggo volentieri.Lo scambio di opinioni fa bene al cervello.
Enrico

 Fuoriregistro    - 06-02-2006
Causa numerosi fuoritema in arrivo di stampo inutilmente polemico, il thread si chiude qui.