Tra le forme del pensiero
Laura Tussi - 04-03-2006
Dell'azione emotiva sul comportamento

Il pensiero.

Con questo termine lo psicologo indica la realtà che comprende i processi mentali non definibili logici, razionali e creativi, pur essendo prodotti dall'attività psichica dell'uomo. Esistono forme di pensiero in cui sono imperfetti gli strumenti logici quali il pensiero infantile con strumenti logici non sviluppati, il pensiero primitivo sviluppatosi in altri contesti socio-culturali, il pensiero quotidiano.

La formazione dei concetti.

La realtà ambientale è costituita da quantità di oggetti ed eventi percettivi. Se l'uomo utilizzasse tutta la capacità di registrare sarebbe schiacciato dalla complessità dell'ambiente. L'uomo supera queste difficoltà con un'attività di categorizzazione, esemplificando l'universo dell'esperienza e considerando alcuni oggetti come non unici, ma appartenenti a categorie.

Il pensiero produttivo.

Si ha un processo produttivo quando siamo in situazione problematica che non ha possibilità di immediata soluzione, con schemi di comportamento acquisiti in precedenza. Le attività di ragionamento creano nuova conoscenza. Kohler esperimenta dimostrando che è un problema tutto ciò che non può essere risolto con comportamenti istintivi. Ad esempio gli studi sugli scimpanzé che per prendere cibo sono costretti all'uso del bastone. L'animale non si trova in una situazione nuova in senso assoluto, ma si tratta dell'uso di un diverso contesto di oggetto o di metodi. Dunker sperimenta due modi o strategie per risolvere il problema, ossia procedere dal di sotto per cui il soggetto analizza elementi a sua disposizione chiedendosi "questo può servirmi?". E' un risultato più affidato al caso. Nel procedere dal di sopra il soggetto si pone alla ricerca dell'oggetto per mezzo del quale risolvere il problema con un metodo più intelligente. Wertheimer sostiene che chi è meno legato ad abitudini e conoscenze preconcette, chi non si limita a imitare pedissequamente, chi procede con atteggiamento analitico è più facilitato nella soluzione del problema. Occorre osservare la situazione con mente aperta, cercando in quale modo la situazione e il problema sono in relazione.

Pensiero quotidiano.

Lo psicologo Barlet sostiene sia un tipo di pensiero che entra in azione nelle situazioni problematiche della vita di ogni giorno. Le persone senza compiere sforzo per essere logiche, trascurando lacunose informazioni, prendono ugualmente posizione per arrivare alla soluzione. Gli aspetti del pensiero quotidiano consistono nella generalizzazione, accettazione di convenzioni sociali precostituite, nel punto senza ritorno il soggetto che tratta l'argomento raggiunge lo stadio da cui è più facile proseguire che tornare in dietro e nell'emotività, quando i risultati del pensiero quotidiano sono ostacolati si giunge a erompere in emozioni diverse dal pensiero logico.

Pensiero prevenuto.

Presenta due elementi costitutivi: la credenza preconcetta e l'oggetto a cui si applica. La credenza è la durevole organizzazione di percezioni e conoscenze intorno a qualche aspetto del mondo dell'individuo. La caratteristica del pensiero prevenuto è la rigidità, quale resistenza della credenza a modificarsi.

Pensiero nevrotico.

Di fronte a una situazione esterna sentita frustrante e minacciosa per la propria sicurezza, l'Io si difende con meccanismi psichici inconsci per rassicurarsi. Il pensiero nevrotico è irrazionale perché nega l'evidenza della percezione minacciosa, il che non significa assenza totale di ogni forma di logica, ma si tratta di applicare le leggi della logica in modo inadeguato. I nevrotici tendono a non distinguere l'oggettivo dal soggettivo e non sapere se quello che li colpisce proviene dall'esterno (realtà) o dall'interno (fantasia).

Pensiero psicotico.

Deviazione patologica del modello del pensiero logico che provoca disorganizzazione della personalità, con incomprensibilità, assurdità e incoerenza. Nel formulare il pensiero lo psicotico utilizza parole senza più avere la capacità di connotazione, dando più importanza alla denotazione e alla verbalizzazione, quando la parola è considerata come un evento acustico (verbalizzazione).



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