No al ponte, No Tav: in Val di Susa prove tecniche di democrazia
Rete del nuovo Municipio - 19-01-2006
Riceviamo e volentieri pubblichiamo - Red

"La mia democrazia è differente", oppure, "se pensi di essere troppo piccolo per essere efficace prova a dormire con una zanzara" (Dalai Lama).
Queste alcune frasi affisse alle pareti di legno del presidio di Borgone in Val di Susa, al centro della stanza una stufa a legna, intorno le delegazioni del movimento "No al ponte", alcuni amministratori di Roma, della Provincia di Milano e ovviamente i sindaci della Valle. C'è fermento, si prepara l'assemblea della sera a Condove dal titolo "Federalismo municipale solidale" organizzata dalla Rete del Nuovo Municipio, che nei fatti è diventata una sorta di gemellaggio delle vertenze territoriali contro le Grandi Opere. In Valle c'è attesa, si era partiti da una sala per una settantina di persone, si è finiti per attrezzare di corsa il Palazzetto dello Sport che ne contiene cinquecento. Una serata memorabile, non un convegno di movimento, ma un'assemblea di popolo, meglio, di un popolo in movimento.
Il Palazzetto è stracolmo, si susseguono i «sarà ora», introduce Barbara De Bernardi, sindaco di Condove, che ricorda quel poliziotto che le ha strapazzato la fascia tricolore durante la manifestazione al Seghino, Stato contro stato, Stato Nazionale contro Comunità Locale, truppe di occupazione contro cittadini a mani alzate. Parla di 15 anni di lotte, accoglie i "No al Ponte" definendo le due grandi opere un'unica battaglia per ripensare lo sviluppo. L'Assemblea viene interrotta dalla notizia di una tragedia: al passaggio a livello di Susa, mal funzionante, c'è scappato il morto. Quindici miliardi di euro per la Tav e neanche un euro per la manutenzione dei tratti ferroviari dei pendolari. La rabbia sale.

Riprende le redini Salvatore Amura, coordinatore della Rete del Nuovo Municipio e anima organizzativa dell'incontro, che chiede chiarezza sulle Grandi Opere a chi governa e a chi governerà. E' il momento di Antonio Ferentino, applauso da vero leader indiscusso di questa lotta, propone per febbraio una tregiorni di approfondimenti su alcuni grandi temi: democrazia partecipativa e confronto tra le tante lotte di comunità locale, quali risorse pubbliche per quale sviluppo, grandi opere, legge-obiettivo e militarizzazione del territorio. Sottolinea che nessun tavolo di lavoro Governo-Enti Locali sia mai partito e che la Valle è pronta a partecipare ad una sola condizione: tutte le opzioni, compresa l'opzione zero, devono avere pari dignità.

Osvaldo Pieroni, coordinatore della rete "No al Ponte", viene accolto con entusiasmo e fratellanza; parla anche lui di una lotta decennale contro un progetto obsoleto, affetto da gigantismo, che cancella storia, identità e memoria dei luoghi; sovranità delle comunità locali, elogio della valorizzazione dei giardini di casa che unendosi, trasformano le vertenze locali prefigurando un'altra idea di globalizzazione e sviluppo, «affinché lo stretto resti un tratto di mare da attraversare e non da cancellare».

Il filosofo Gianni Vattimo porta il suo saluto e si scusa per non aver capito per tempo l'importanza della lotta della Val di Susa; Alberto Magnaghi, urbanista e presidente della Rete del Nuovo Municipio, rilancia sul terreno del progetto locale spiegando come la rete dei No può diventare la rete per la rinascita dei luoghi, basata su autogoverno e federalismo solidale. Patrizia Sentinelli, capogruppo Prc al Comune di Roma, racconta la dura battaglia che si fa nella metropoli contro la cementificazione selvaggia prodotta dall'arroganza dei poteri forti (immobiliaristi e speculatori finanziari) e per una nuova democrazia sostanziale basata sulla cura dei beni comuni (acqua, terra, aria). Ha concluso l'incontro Nuccio Barillà del comune di Reggio Calabria che ha ricordato la manifestazione del 22 gennaio a Messina, chiedendo ufficialmente ai comitati No Tav di aprire il corteo contro il ponte.

A vedere questa Italia in cammino, tornano alla mente e fanno male le parole del Capo dello Stato sull'interesse generale e lo sviluppo per non essere tagliati fuori dai processi macroeconomici. Verrebbe da dire che l'unico interesse generale è quello delle comunità a difesa della propria salute, della propria terra e identità e che un'economia basata esclusivamente sul Pil, che non redistribuisce il benessere e socializza soltanto il danno, non è una buona economia. E' tardi, fa freddo ma la gente della Valle vuole ancora discutere, non smobilita. Sarà dura.

Massimiliano Smeriglio
presidente del Municipio Roma XI
da www.liberazione.it

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