Noi
Emanuela Cerutti - 18-01-2006
Paris (XIX arrondissement). Novembre 2005.
Il Direttore di una delle scuole elementari di rue Curiel esce dall'appartamento di servizio per cercare di discutere con una "banda" di ragazzini tra i 13 ed i 14 anni, che vogliono mettere fuoco ad un'auto e ai bidoni della spazzatura fuori dalla scuola stessa. L'uomo riceve percosse.

Etampes (Essonne). Dicembre 2005.
AL Liceo professionale Louis-Blériot un'insegnante di educazione artistica viene pugnalata in piena lezione da un suo alunno. Il ragazzo non le perdona di aver raccontato alla madre della sospensione di una settimana che l'insegnante stessa aveva caldeggiato, per indisciplina e comportamenti razzisti intollerabili. Non è la prima volta che l'insegnante riceve insulti o minacce, ma l'Ispettrice pedagogica, avvisata tramite mail, pare minimizzare. Uscita dall'ospedale, l'insegnante sporge denuncia contro il Ministero dell'Educazione francese. Il Ministro dell'Educazione, Gilles de Robien, incoraggia i docenti a sporgere denunce per scongiurare le violenze. L'inchiesta sul caso Etampes, nel frattempo, scagiona la gerarchia scolastica da qualunque responsabilità. André Hussenet, uno dei due Ispettori generali che hanno portato avanti le indagini, in un'intervista a Libération ricorda la precedente denuncia per minaccia di stupro: «L'alunno dichiara: "Ho voglia di Lei". E, sicuramente per disorientarlo, l'insegnante gli ribatte: "Vuoi che lo facciamo subito, qui sul tavolo?"». L'Ispettore precisa che la stessa insegnante ha barrato la casella "NO" alla domanda "Volete una punizione?", prevista dal formulario. E continua: "Per noi si è trattato di un'aggressione verbale a carattere sessuale, che l'insegnante ha voluto segnalare senza domandare sanzioni". Della successiva minaccia di morte non è stata trovata traccia verbale.

Vitry (Seine et Marne). Gennaio 2006.
Al Liceo Professionale Camille Claudel un'insegnante di lettere subisce aggressione da un ragazzo estraneo al suo corso, al quale aveva chiesto di allontanarsi. Prima di fuggire, il ragazzo le sferra un pugno e la malmena. Il Liceo è rimasto chiuso tutto il giorno successivo, mentre l'insegnante ha sporto denuncia.

Metto insieme i pezzi di giorni difficili. Giorni nei quali viaggiare in RER, tra Parigi e la banlieue, è pericoloso.
Li metto insieme per cercare risposte. Dev'essere stato lo sguardo di J., tristissimo, perché la maestra la accusava di aver imbrogliato durante una verifica di storia. Non è vero, cercava di spiegare, ma si sa, lo sanno anche i bambini che le parole hanno pesi differenti. E che la prima pesa più delle altre.
Anche il métro è turbolento: odore di canne e vino si mescolano a jeans e pupazzetti, mentre risate troppo forti creano imbarazzo nella gente. Abbiamo paura dell'assenza di bordi.

Da qualche giorno l'Ufficio di M., Direttrice di scuola elementare, è perennemente occupato: colloqui a raffica per indisciplina. La fatica del rimprovero, la paura della punizione, il tentativo di arginare disagi, l' incredulità e la sfida si mescolano nella stanza dove anche il telefono è staccato. Silenzi e parole cercano di ricostruire un contesto vivibile. Di capire.
J. non può capire: non ne ha i mezzi, non le compete. Quello che non può capire è che una ragione sia trasformata in una colpa, e senza appello. Però J. di pupazzetti ne ha molti, nella sua camera calda: e saranno loro ad ammorbidire, nella sua mente, il ricordo dell'ingiustizia, prima che il sonno arrivi.
E' quando i pupazzetti non ci sono che si crea il problema.

Un mestiere difficile, mi capita di pensare, mentre salgo le scale e saluto H., perennemente fuori dalla porta. Ride: ha capito che tutto si paga e la sua moneta è il castigo. Una moneta che, in fondo, gli regala molto più di quanto potrebbe comprarsi fuori: intervalli di gioco, momenti di divertimento, compagnia. L'essere meno solo, l'abitare, per qualche ora, in una "casa". Dove i muri separano, ma proteggono e le regole pesano, ma danno confini. Dove imparare è imparare a vivere.

Un mestiere tanto più difficile quanto più gli anni e le esperienze tolgono illusioni alla solitudine e non c'è neppure una porta fuori dalla quale aspettare che la tempesta sia passata. E' lì che scatta la violenza senza perdono.

Di fronte alla violenza ci si difende: la vittima copre il volto, i responsabili coprono il vuoto lasciato con scuse formali che farebbero sorridere se pensassimo ad uno scherzo. Invece no: niente scherzi, programmi chiari e definiti, Grandes Ecoles per le eccellenze, in Italia come in Francia o nell'Universo mondo, altrimenti come potrebbero le nostre belle intelligenze pascersi e fruttificare? Grandes Ecoles, mentre gli "altri" vanno a lavorare un po' prima: e sarà una buona sistemazione a soddisfarli, ad abbattere le domande, in modo che le offerte siano adeguate.

Accontentati di qualcosa in meno, J. Qualcosa di meno della giustizia che ti hanno raccontato.
Attendi qualcosa di meno, H. Qualcosa di meno delle promesse in cui hai creduto.
Però tu, M., quando il tuo ufficio si chiude, quando i tuoi occhi stanchissimi non sanno più dove posarsi, non rinunciare a provarci di nuovo.
Altrimenti come sapremo, noi, affrontare le nostre minacce quotidiane senza rinunciare ai nostri "NO"?

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