Dalla stampa
Per la scuola della Repubblica - 14-01-2006
Riceviamo e pubblichiamo - Red

SCUOLA: PRC,VERDI E PDCI A UNIONE, ABROGARE RIFORMA MORATTI

No ad emendamenti: intervenire entro i primi cento giorni di governo

(ANSA) - ROMA, 12 gen - Un avvertimento chiaro alle altre forze dell'Unione: la riforma della scuola targata Letizia Moratti non e' emendabile, va abrogata nel suo insieme e su questo il centrosinistra deve prendere un impegno chiaro a intervenire, se vince le elezioni, nei primi cento giorni di governo: lo hanno lanciato oggi Titti De Simone (Prc), Mauro Bulgarelli (Verdi) e Piergiorgio Bergonzi (Pdci), parlando a nome dei rispettivi partiti.

Il modello di scuola del centrodestra - hanno sottolineato gli esponenti politici nel corso della presentazione di una proposta di legge per l'abrogazione delle leggi Moratti, formulata dal coordinamento toscano dei Comitati ''Fermiamo la Moratti'' - e' in completa antitesi rispetto a quello del centrosinistra. Percio', la riforma attuata dal governo, hanno detto con forza, non e' emendabile, e siccome va evitato che gli effetti della legge trovino attuazione gia' dal prossimo anno scolastico, ''il futuro governo si trovera' nelle condizioni di dover intervenire immediatamente''. ''Parte dell'Unione - ha detto De Simone - vuole l'abrogazione secca, ma un'altra parte propone un intervento diverso, abrogando alcuni punti piu' drammatici ma senza cancellare la legge 53. E' in atto una discussione nell'Unione su questo, come su altri temi sui quali ci sono segnali di retromarcia nella bozza di programma''. ''Siamo molto preoccupati - ha aggiunto - e abbiamo gia' aperto una discussione in seno all'Unione sul programma. Sulla scuola, comunque, non abbiamo alcuna intenzione di tornare indietro''.

Dello stesso tenore le parole di Bulgarelli, che ha espresso ''motivi di insoddisfazione'' sul programma. ''Il governo Berlusconi - ha detto - ha una strategia chiara, lo smantellamento del concetto di 'pubblico' nel nostro Paese. Compito dell'Unione e' quello di rifondare questo concetto''.

''L' Unione deve tener conto di questo movimento contrario alla riforma Moratti'' ha incalzato Bergonzi, che ha chiesto al futuro governo di dare subito un segnale forte, elevando l' obbligo scolastico a 16 anni. Per attuare questo provvedimento, secondo il responsabile scuola del Pdci, si potrebbero utilizzare ''i soldi risparmiati dal ritiro delle truppe
italiane dall'Iraq o da un'abolizione della riforma fiscale del governo Berlusconi, che ha regalato soldi alle fasce elevate della popolazione
''.

Ansa


SCUOLA «CANCELLIAMO LA RIFORMA MORATTI»

(IL MANIFESTO) - ROMA, 13 gen - Presentata ieri, a Roma, una petizione popolare contro la legge di riordino del sistema scolastico
Sindacati, esponenti della cultura e parlamentari di centrosinistra fanno quadrato contro la riforma della scuola. E attaccano i finanziamenti alle private



Scade il 25 gennaio il termine ultimo per mettersi in regola con le preiscrizioni relative al prossimo anno scolastico. Grande agitazione ma nessuna paura: la riforma urla molto ma dice poco. Dalla scuola dell'infanzia al secondo ciclo, le novità sono poche e più che timide le sperimentazioni. E intanto dalle forze che in questi anni hanno animato il movimento contro la legge Moratti è arrivata ieri una proposta che lascia poco spazio ai compromessi: una petizione popolare per chiedere al futuro governo (auspicabilmente di centrosinistra) di abrogare la riforma Moratti entro i primi 100 giorni della futura legislatura. Si tratta di una vera e propria proposta di disegno di legge, lanciata dai comitati toscani che si riconoscono nel coordinamento «Fermiamo la Moratti».
Tre gli articoli.
Il primo, al comma 1, chiede molto semplicemente l'abrogazione della legge 53. Al terzo comma si chiede che l'obbligo scolastico «si realizzi esclusivamente nelle istituzioni scolastiche» e sia «gradualmente elevato fino ai 18 anni di età». Mentre l'articolo 2 attacca: «Gli oneri derivanti dal precedente articolo sono coperti con la corrispondente riduzione delle spese militari previste nel relativo capitolo di bilancio». Insomma, una proposta che non chiede solo all'Unione di pronunciarsi in modo chiaro sull'abrogazione della legge 53 - polemica che non attanaglia da ora il centrosinistra - ma che dà anche alcune indicazioni precise sulla scuola del futuro e che lega questo tema al quadro politico più generale. La «riduzione delle spese militari» che guarda ovviamente - e prima di tutto - al ritiro delle truppe dall'Iraq.

La petizione ha già raccolto diverse firme tra gli esponenti sindacali, tra quelli della cultura (Valentino Parlato e Ida Dominijanni per il «manifesto») mentre le adesioni crescono in tutta Italia (sta per essere attivato il sito www.abroghiamoleggimoratti.it).

Sul fronte politico e a sinistra tira, per ora, un vento freddino. Ieri alla conferenza stampa di presentazione hanno partecipato i parlamentari Titti De Simone (Prc), Mario Bulgarelli (Verdi) e il responsabile scuola del Pdci, Piergiorgio Bergonzi. Alla petizione, tuttavia, hanno aderito anche singoli parlamentari dei Ds, come Katia Zanotti. «Non neghiamo che ci siano differenze nell'Unione, e anzi, sono tra coloro che lanciano l'allarme sui passi indietro nel programma rispetto al lavoro prezioso svolto dai tavoli. Ma proprio per questo è necessario rilanciare la sfida», ha detto De Simone. Mentre Bulgarelli ha ricordato che «Non dare un segnale forte abrogando la riforma significherebbe sottovalutare che questo governo ha messo in piedi una strategia precisa sin dal principio puntando a smantellare il concetto di pubblico». Sottoscrivono in pieno i Cobas, la cui struttura nazionale ha avviato una petizione popolare parallela: al primo punto l'abrogazione, al secondo l'annullamento di ogni forma di finanziamenti pubblici alle scuole private, al terzo punto l'annullamento di ogni forma di obbligatorietà dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

Cinzia Gubbini

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