breve di cronaca
Area contrattuale non più autonoma
Roma. L’ipotesi del ministro Letizia Moratti - dividere il contratto della scuola in due filoni, da una parte gli insegnanti, circa 800 mila; e dall’altra ausiliari, tecnici e amministrativi, circa 223 mila - è stata clamorosamente bocciata dal ministro della Funzione pubblica. Franco Frattini, infatti, ha dato all’Aran l’indicazione di aprire - sì - la trattativa con i sindacati di categoria per il rinnovo del contratto di lavoro della scuola, ma in un unico comparto.
La proposta del ministro dell’Istruzione aveva trovato contrasti in sede sindacale, ma anche perplessità e resistenze nella stessa compagine governativa.
Frattini, nell’assumere questo orientamento evidentemente contrario al progetto della collega di gabinetto, ha fatto presente che la soluzione dello scorporo avrebbe presentato problemi giuridici ed economici: l’ipotesi di due fasce retributive, con finanziamenti ad hoc e con la revisione dello stato giuridico dei docenti, non era infatti conciliabile con i tempi ordinari della contrattazione, peraltro già in ritardo, essendo scaduto il contratto il 31 dicembre 2001.
L’area contrattuale autonoma era comunque un’occasione per superare la prevalenza della rappresentanza sindacale su quella professionale. Le associazioni degli insegnanti, infatti, sono convinte che le trattative puramente sindacali possano trascurare aspetti tecnici, professionali e specificità della funzione docente. Le organizzazioni di categoria, totalmente contrarie invece ad una suddivisione dei comparti, si erano opposte alla separazione, definendola lesiva del potere contrattuale del sindacato e inutile sul versante delle garanzie professionali per i docenti.
Le esperienze europee, invece, definiscono regole proprie per ogni componente della scuola - docenti, ausiliari, tecnici, amministrativi - e hanno stabilito strumenti giuridici ed economici distinti. Inoltre, associazioni e organizzazioni sindacali svolgono ruoli incompatibili e non solo partecipano, ma decidono alcune regole della comunità scolastica, ognuno per la peculiarità che rappresenta. Quasi mai nascono conflitti interni, come da noi, ed è completamente assente quella frammentazione associativa che invece in Italia prolifera.
L’Europa - e soprattutto gli impegni, sottoscritti dal nostro Paese nell’ambito dell’Unione, a costruire una normativa unificata e comunitaria dell’istruzione entro il 2004 - ci chiameranno ad onorare la separazione delle aree contrattuali. Comunque: o prima, o dopo. «Pacta sunt servanda»: i patti sono quelli, e quella è la direzione da prendere. L’appuntamento è solo rimandato.

Dora Riservi


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