Appunti per il contratto
Omer Bonezzi - 03-05-2002
Il contesto non è acqua

Il contratto che andremo a stipulare sarà un contratto speciale. In passato i contratti aprivano, almeno nelle intenzioni dei firmatari, prospettive di cambiamento. Questo sarà necessariamente un contratto di resistenza con l’aggiunta di una coerente richiesta di salari europei. Esempio: se la legge sugli Organi Collegiali cancella il comitato di valutazione che deve confermare l’immissione degli insegnanti in ruolo, il contratto dovrà proporre soluzioni che riconfermino che l’immissione in ruolo avviene per competenza e non per gradimento dei genitori. La legge delega, la proposta di Riforma degli organi collegiali , la lettera della Moratti a Tremonti ci dicono che siamo di fronte ad una politica scolastica fortemente recessiva . Se a questo si aggiunge che le risorse per i contratti in legge finanziaria sono insufficienti …il quadro è desolante. Lo scenario diventa micidiale per un contratto che sarà difficile ma al quale noi non vogliamo rinunciare.
Unica certezza: gli otto punti della lettera della Moratti che doveva restare segreta. Che elenco! Un primo gruppo d’interventi sono tagli ciechi ( riduzione delle presidenze, tagli tra ITP e collaboratori tecnici, 11 mila tagli per gli insegnanti d’inglese alle elementari, razionalizzazione delle cattedre, mobilità anche intercompartimentale per circa 8 mila persone )
Altre tre invece sono un vero e proprio programma politico in grado di stravolgere la natura stessa del lavoro nella scuola. Introduzione massiccia per i docenti delle assunzione con contratti d’opera ( 15% dell’organico pari a 150 mila persone). Orario annuale per i docenti e massiccia esternalizzazione del personale ATA .Questa sarà la vera direttiva ARAN del Governo alla scuola.
L’avvisaglia: il blocco del concorso per dirigenti scolastici è stato imposto dal Tesoro, per capire quante presidenze deve tagliare il MIUR .
L e affermazioni del Governo vanno però prese sul serio: ha parlato di 19 mila miliardi per il personale della scuola e quindi riteniamo che condivida l’idea dei salari europei.
Resistere non necessariamente significa aspettare ma può voler dire anche attaccare scegliendo noi i terreni dello scontro.

Un contratto che parla alla scuola dell’autonomia: la questione degli ata

Dobbiamo far parlare il contratto, dobbiamo fare in modo che sia impastato di autonomia scolastica e di qualità. Per fare questo la parte normativa del contratto dovrebbe consolidare le intuizioni di quello precedente. Scelgo come esempio il personale Ata. Se il contratto parla alla scuola dell’autonomia abbiamo gli strumenti per contrastare la esternalizzazione dei servizi, se questo non avviene, avremo perduto un’occasione.
Per fare questo bisogna allora risolvere il problema dei profili del personale ATA.
Chi fa un’analisi dei testi a partire dal 1984 scopre che i profili professionali hanno due anime, da una parte sono appunto profili di definizione positiva delle professioni ATA, dall’altra, invece, sono mansionari anche minuziosi. Nella scuola dell’autonomia, però, la seconda parte del profilo diventa un impedimento al lavoro ata perché, per quanto esteso, il mansionario non potrà mai prevedere tutte le complessità di una scuola autonoma.
Per cui fare resistenza significa cancellare la parte del profilo che è poi il mansionario. Anche perché un profilo professionale ed un mansionario insieme non ci stanno e a secondo dei casi prevale o l’una o l’altra identità.Si genera una situazione di conflitto che alla lunga diventa insopportabile e si offrono argomenti ai fautori dell’esternalizzazione.

La riforma delle RSU di scuola

Non ci può essere autonomia senza buone RSU di scuola. La scuola però risente del mancato accordo di adeguamento delle RSU alla dimensione scolastica. Le attuali RSU non tengono conto che la scuola ha cinque e non tre sindacati.
Le RSU, nate come strumento amico del sindacato, nella scuola hanno strutturalmente due sindacati sempre contro. Dovrebbero essere composte da cinque membri.
Il metodo elettorale poi le trasforma in strane cose poiché non sempre rappresenta tutte le diversità professionali. Il contratto dovrebbe prevedere il meccanismo elettorale dei distretti scolastici, proporzionale e rispettoso di tutte le figure .
La delicata questione del 15% di contratti d’opera
Contrastare al massimo questa decisone significa contrastare un progetto di scuola: quello del Bertagna, dove il curriculum non ha pari dignità. I contratti d’opera aprono ai progetti di descolarizzazione che prevedono una formazione minima garantita dallo stato ( 25 ore) ed il resto appunto viene consegnato in modo aleatorio all’incertezza di contratti d’opera ed al mercato.
Contratti d’opera, che se non si chiarisce come vengono assegnati, dequalificano tutta la scuola. Se si può assumere chiunque senza specializzazione ciò significa che l’insegnante lo possono fare tutti. Inoltre, sperimentato lo strumento, basterà una legge finanziaria blindata per estenderlo anche alle supplenze brevi e poi ?

L’orario annuale dei docenti

Negli intenti del Ministro c’è quello di sostituire l’attuale orario settimanale con flessibilità plurisettimanale, con un orario annuale. L’intento non è certo quello della qualità ma quello del risparmio. Ebbene l’orario annuale è già stato sperimentato nella Formazione professionale e non ha poi dato sul piano della qualità buoni risultati. In compenso si trasformeranno le 18 ore di insegnamento in 27 o 28 a seconda delle supplenze che si devono fare? Un nuovo contratto attento allo sfondo, deve sull’orario essere coerente con quello precedente e, di conseguenza, deve lavorare per aggiustamenti e per affermazioni positive della precedente esperienza senza dare spazio a progetti estemporanei.

La carriera dei docenti

Abbiamo scoperto, dopo l’art.29, che è quasi impossibile parlare di carriera perché sono circa sette le autorappresentazioni professionali dei docenti, tra loro configgenti. Soprattutto perché il sistema di carriera dei docenti oggi è, per quanto in crisi, forte nella sua materialità. Siamo organizzati in carriere per ordine scolastico e per anzianità, per ruolo e non ruolo. Cent’anni di organizzazione di questo genere non sono acqua.
Porre la questione della carriera, oggi, significa intanto mettere in discussione pezzi della carriera indiretta. Quindi punteggi per i trasferimenti uguali per tutti senza distinzione di ordine scolastico e senza distinzione tra ruolo e non ruolo. Si semplificherebbe la vita alle persone e si terrebbe conto che la carriera, essendo scomparse le pensioni baby, non si svolge più, necessariamente, nello stesso ordine di scuole, si prenderebbe atto che lo stato i concorsi li bandisce ogni 10 anni. Così come andrebbe superata la distinzione tra ruolo e non ruolo ai fine della carriera economica , abolendo tutte le farraginose procedure connesse appunto agli atti di ricostruzione che impiegando anni sono attualmente inutili. Lavorerei su un progetto di carriera dolce di tipo Portoghese. Non ci interessano le medagliette ai bravi, ci interessa invece promuovere comportamenti virtuosi. Per cui, se per accelerare i gradoni di uno o due anni un collega discute con il comitato di valutazione della sua scuola il suo curriculum professionale, per il solo fatto di farlo, esce da una logica di impiegatizzazione. Non è tanto?Forse, ma è possibile farlo. Il resto invece rischia di precipitare in un pericoloso giacobinismo su cui il governo potrebbe inserirsi.

Contratti separati, contratto scuola sfumato.

Nel giorno di Primavera le segreterie dei sindacati scuola cgil cisl uil hanno emanato un’importante documento sulle linee del rinnovo contrattuale. In quel contesto c’è una affermazione politica che va evidenziata “ le tre organizzazioni non ravvisano la necessità di separare i contratti del personale docente da quello ATA.”
I giornali hanno riportano la notizia di consensi dei docenti e del personale ATA alla proposta della Moratti sul contratto separato. Proposta immediatamente smentita da Frattini ministro della Funzione Pubblica. Va fatta una premessa. I sindacati confederali sono tecnicamente in grado di reggere sia un contratto separato che un contratto unitario. Chi pensa che il tutto si giochi su problemi di rappresentanza, sappia che i rapporti contrattuali rimarrebbero invariati . L’area separata, dunque, non sarà una sconfitta dei sindacati confederali ma della scuola e dei docenti.
Non credo infatti che la scuola dell’autonomia, scuola che deve ancora ridefinire se stessa, possa reggere due contratti. Significano infatti crescita esponenziale del conflitto, incongruenze contrattuali che si scaricano sulla organizzazione del lavoro, in definitiva significa l’uccisione di una autonomia scolastica appena nata.
Per questo, in questo contesto, è preferibile un contratto unico dove una parte generale, valida per tutti, coordina la coesistenza di figure che hanno la stessa missione: fare una buona scuola pubblica e due aree specifiche dove le differenze vengono valorizzate.
Ancora: per una operazione come quella dei due contratti separati, occorre rivedere gli accordi contrattuali quadro ed infine rifare le direttive all’ ARAN, quindi, per fare i due contratti passano anni. Conclusione: si scrive contratto separato ma si deve leggere contratto rinviato. Anche qui si tratta di non regalare alibi al Governo per non fare il contratto: quello vero.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Sergio Massa    - 08-05-2002
Aggiungerei alle osservazioni pubblicate, alcune "piccole" proposte che credo potrebbero avere effetti positivi sul mondo della scuola: 1°- Non è più rinviabile la definizione di una parte di salario legata alla presenza. 2° Per chi obietta che la presenza non è garanzia di qualità d'insegnamento si risponda con l'accettazione di un sistema di valutazione della qualità dell'insegnamento che comporti ulteriore riconoscimento salariale. Il sistema non può essere improvvisato, ma esperienze nei settori privati dei servizi hanno già da decenni applicato modelli che si potrebbero, con opportune modifiche, applicare al servizio scuola (soddisfazione del cliente, valutazione del lavoro di gruppo e non del singolo, tempi di esercizio di funzioni -colloqui,correzioni,interrogazioni, attività collaterali e integrative,test,etc). 3° I recuperi salariali devono essere pensati in modo da assicurare una progressione di carriera reale attraverso una riduzione di un anno per ogni scaglione. 4° La continuità d'insegnamento deve essere ulteriore elemento di riconoscimento economico, così come l'insegnamento in zone a rischio, per tutti e non per insignificanti campioni casuali. Questi punti "economicisti" se portati sul tavolo delle trattative contribuirebbero ad una svolta reale nella vita d'ogni giorno dei docenti, molto di più di tanti aspetti normativi e burocratici che restano poi sulla carta e nel limbo o dell'impraticabilità o dell'apatia gestionale.