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| Sotto il potere niente |
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| Luigi Piotti - 11-12-2005 |

"Sono convinto che, a sollevare quelle maschere, non si troverebbe nemmeno un mucchio di ossa o di cenere: ci sarebbe il nulla, il vuoto. La spiegazione è semplice: oggi in realtà in Italia c'è un drammatico vuoto di potere. Ma questo è il punto: non un vuoto di potere legislativo o esecutivo, non un vuoto di potere dirigenziale, né, infine, un vuoto di poter politico in qualsiasi senso tradizionale. Ma un vuoto di potere in sé".*
In Italia come nel resto del mondo si assiste, oggi in modo lampante, a questo vuoto di potere, a questo potere vuoto, o meglio, svuotato. Come un serpente nel periodo di muta lascia indietro la pelle vecchia, intatta, -un serpente, vuoto-, così il potere tira dritto per la strada già decisa dagli interessi che lo costituiscono lasciando sul suo percorso le "teste di legno", maschera tanto funerea quanto carnevalesca, a presidio delle particolari incombenze del mantenimento dell'ordine costituito. Ci troviamo quindi di fronte a uno sdoppiamento del potere: un potere formale (quello vuoto, svuotato) che si offre come quinta grottesca e paludosa tra la tragedia del quotidiano e le macchinazioni del potere reale (sovrastruttura) e appunto questo potere reale, che esiste e vuoto non è, che si fonda su strutture vecchie come il capitalismo che macina strada come una locomotiva incurante di tutto inscenando quel quotidiano e incomprensibile spettacolo che è arrivato all'atto della precarizzazione assoluta.
Il quotidiano incombere del potere formale
 Il potere formale ha forma lunga e stretta, colore nero, lucido e liscio, cala dall'alto in basso con fischio d'aria fessa, i compagni del movimento studentesco bolognese ne hanno fatto ripetuta esperienza nelle ultime settimane: lunedì 24 ottobre, mentre chiedevano di partecipare a quell'assemblea pubblica che è il consiglio comunale e a Roma il giorno seguente, mentre, in coda alla manifestazione nazionale, se ne tornavano verso la stazione Termini. Il volto del potere formale è sempre quello, per Pasolini trent'anni fa come per noi oggi, i doppiopetto democristiani. Qualcuno obbietterà che la Democrazia Cristiana non esiste più, ma il linguaggio, lo sguardo politico e fisico dei politici attuali è il medesimo di quegli anni (a volte anche i politici stessi): lugubri figuri che usano parole incomprensibili, che trattano temi lontani fingendo di non comprendere la realtà del mondo. È l'istituzionalizzazione della rissa parlamentare al di là di ogni contenuto mentre fuori dal palazzo il popolo muore di precarietà. Ma il potere tira dritto, il domani non lo riguarda perché vive nel passato, nel mantenimento dell'ordine costituito, come una ragnatela avvolge chi si dimena e poi sono mazzate.
Escalation di attentati terroristici ad hoc da quando è diventato ministro degli interni il piduista Pisanu, destra e sinistra che in una idilliaca alternanza lanciano il futuro del paese tra le braccia del mercato, un sindaco di sinistra, Cofferati, che fa dell'ordine e la disciplina la sua bandiera ricevendo il plauso di AN e Lega, un esercito mandato in guerra contro la volontà popolare, un passato di stragi che non ha ancora avuto le risposte che merita (Dili-berto dei Comunisti Italiani una volta ministro di Grazia e Giustizia scelse di non togliere il segreto di stato dai documenti a riguardo), queste sono le tracce del potere formale: confusione e manganelli. Ma il potere reale dov'è?
Gelati e dita alzate
Chi cercasse il potere reale nei palazzi della politica credo che rimarrebbe abbastanza deluso: personalmente, manifestando a Roma con altre duecentomila persone (se la questura dimezza io raddoppio) martedì venticinque ottobre, sono rimasto sconcertato nell'arrivare nella piazza più importante del paese, nel punto nevralgico della politica italiana e trovarmi di fronte un vecchio che passeggia con in mano il cremino di mezza giornata e una elegante signora che ci manda a 'fanculo (immagino come risposta politica alla piazza). Neanche un palazzo vuoto: un telone di quelli che coprono le impalcature dei restauri che riproduce il palazzo con davanti un vecchio col gelato e una donna col dito alzato. No, questo non può essere il potere reale: un cremino e un vaffanculo!
"Di tale «potere reale» noi abbiamo immagini astratte e in fondo apocalittiche: non sappiamo raffigurarci quali «forme» esso assumerebbe sostituendosi direttamente ai servi"*
* Pierpaolo Pasolini, "Il vuoto di potere in Italia", in «Scritti Corsari»
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