breve di cronaca
Chioggia: nelle frazioni bimbi a casa contro i tagli
La Nuova Venezia - 30-04-2002
Manifestazione per difendere le prime elementari delle frazioni


CHIOGGIA. Ieri mattina, come deciso in una assemblea unitaria giorni fa, le scuole elementari delle frazioni di Valli, Cà Lino e Cà Bianca sono rimaste chiuse. I genitori compatti hanno tenuto a casa i bambini in segno di protesta contro i tagli delle prime classi decisi dal dirigente regionale della Pubblica Istruzione, convinti del fatto che si tratterebbe della premessa per lo smantellamento delle relative scuole di base che rappresentano un riferimento della stessa identità culturale di questi nuclei periferici.
Sono arrivati in massa davanti al municipio manifestando in modo civile, con fischietti, striscioni, cartelli e volantini. In previsione di questo appuntamento annunciato, il direttore generale Enzo Martinelli aveva fatto pervenire all'assessore alla Pubblica Istruzione Franco Pavanello un fax, subito diffuso per conoscenza ai manifestanti, in cui prospettava una soluzione: eliminare il plesso di Brondolo, quello che risulterebbe più sottodimensionato per salvare i plessi delle altre due frazioni. Ciò anche in considerazione della minor distanza dalla scuola «Todaro», sede del circolo. Una soluzione subito respinta con decisione da genitori, proprio alla luce del principio che non possono essere trattate alla stessa stregua delle scuole urbane quelle dei centri di campagna. Una rappresentanza dei genitori è stata ricevuta dal sindaco Fortunato Guarnieri, che ha ribadito gli impegni assunti in precedenti occasioni. «Dopo la lettera inviataci oggi dal dirigente regionale - ha detto il sindaco - aumentano i dubbi sulla disponibilità del Ministero a concedere le deroghe richieste e che negli scorsi anni ci venivano concesse anche in condizioni più sfavorevoli. Anzi penso che la soluzione prospettata, cioè quella di eliminare il plesso di Brondolo, sia stato concordato. Nonostante ciò chiederemo udienza al ministro Moratti. Ma nel caso si continuasse in questo atteggiamento di rigidità, subentreremo noi per salvare i diritti di questi centri, dal momento che ne condividiamo i principi e i rischi del depauperamento che la chiusura di una istituzione scolastica può comportare. Lo faremo con un atto concreto, approvando subito una delibera di intenti con l'impegno di spesa di 180 milioni dell'avanzo di amministrazione, con i quali stipendiare i tre maestri che servono a garantire la classe prima in tutte e tre le frazioni per un anno».

Sergio Ravagnan


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