breve di cronaca
"Operazione disciplina"
La Stampa - 29-04-2002
IL GOVERNO ANNUNCIA CHE RIVEDRÀ LA CARTA DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEGLI STUDENTI
Scuola, dopo il voto in condotta scatta l´«operazione disciplina»

ROMA

Disco rosso al permissivismo in classe, via libera, invece, all´operazione disciplina, alla valutazione trasparente dei risultati scolastici e al rafforzamento dell´autorità dei docenti negli istituti. Tempi duri per Giamburrasca: in arrivo il nuovo, più rigoroso statuto degli studenti. Il governo, annuncia il pedagogista Giuseppe Bertagna, intende riscrivere la carta dei diritti e dei doveri. Una svolta destinata a far discutere, quella anticipata ieri a "Studi Cattolici", influente rivista vicina all´Opus Dei, dal coordinatore della "task force" ministeriale incaricata della riforma. «Certamente rivedremo anche lo statuto degli studenti- ha affermato il principale consulente del dicastero dell´Istruzione- l´aver ripristinato il voto di condotta equivale a ribadire che nella scuola ogni conoscenza è sempre legata a un valore. Non vi è alcuna separazione tra logica ed etica: non si può istruire senza educare, né si educa senza istruire». Giro di vite, quindi, contro l´indisciplina cronica negli istituti italiani. «Non esiste conoscenza umana possibile che non implichi una responsabilità, un giudizio, un impegno, un coinvolgimento personale e viceversa- osserva Giuseppe Bertagna, lo studioso che da luglio presiede il gruppo ristretto di lavoro creato da Letizia Moratti- per educare bisogna tornare a riflettere insieme docenti, studenti, genitori sul ruolo dell´autorità e della libertà. L´autorità non è autoritarismo e la libertà non deve essere permissivismo». La nuova "carta dei doveri" prenderà il posto di quella varata nel `98 dal centrosinistra e istituirà un nuovo sistema di regole e garanzie per chiunque frequenti la scuola. Lo statuto Berlinguer-De Mauro era incentrato sul principio dell´autonomia scolastica e consentiva ad ogni istituto di individuare una propria strada per applicare le norme. Nel riscrivere il proprio regolamento sulla base della "carta", infatti, ad ogni scuola era stata data facoltà di modificare l´intero testo o solo la parte relativa alla disciplina. Una riforma, quindi, non monolitica, destinata a tradursi in modi differenti nella vita scolastica degli alunni italiani. Nel `98, in virtù del diritto alla partecipazione, gli studenti furono ammessi per la prima volta alla stesura del «Piano d´offerta formativa» e del Regolamento. Già quella "carta", dunque, rappresentò un passo avanti rispetto al regio decreto del `25, in vigore per sett´anni senza garantire agli alunni dei diritti ma solo obblighi e doveri. Ora il governo, annuncia Bertagna, intende proseguire sulla strada delle innovazioni. Uscite di scena le vecchie regole che fino a quattro anni fa delineavano i contorni della disciplina nella scuola, saranno riformulate le norme generali che i singoli istituti devono integrare e sviluppare in base ad obiettivi-chiave come la crescita della persona, lo sviluppo dell´autonomia individuale, il raggiungimento di obiettivi culturali e professionali, il corretto rapporto tra studenti e docenti. Tutto ciò secondo i principi della pari dignità, della distinzione dei ruoli, del rispetto reciproco e della cooperazione. Un piano di rinnovamento, spiegano al ministero di viale Trastevere, scaturito da appuntamenti fondamentali come gli «stati generali della scuola» di dicembre e da un lungo confronto che ha coinvolto le varie componenti del settore, a partire dalle assemblee di istituto, dalle rappresentanze istituzionali degli studenti e dalle associazioni studentesche. Lo Statuto del `98 tracciò l´identikit della scuola ideale, «luogo di formazione e di educazione» e, ispirandosi alla Convenzione internazionale sui diritti dei minori, individuò le finalità dello studio, traducendo nella realtà scolastica fondamentali diritti quali la libertà di opinione ed espressione, il diritto di riunione e di associazione, il diritto all´informazione e alla riservatezza. Per gli insegnanti fu introdotto il diritto-dovere di determinare il percorso didattico attraverso un «dialogo con gli studenti, volto ad acquisirne e a discuterne le richieste, le opinioni e le valutazioni».

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