Un chiarimento necessario. Un chiarimento impossibile
Giuseppe Aragno - 19-11-2005
Andrea Ranieri si è occupato di sviluppo e organizzazione per la Bocconi di Milano; si è interessato di impresa plurale e imprenditori, di nuovo welfare, di organizzazione del lavoro e oggi è responsabile del Dipartimento Scuola, Università e Ricerca dei Democratici di sinistra. Non è cosa da poco: in tre parole ci sono tre pianeti. E' vero, ruotano tutti attorno ad una sola stella - la Politica con la pi maiuscola - ma occorre un telescopio per poterli osservare: sono molto più lontani tra loro di quello che comunemente si creda. E lontanissimi oggi dalla stella che dovrebbe dar loro la luce ed il calore.
Responsabile di questo sistema solare, Ranieri, mi par di capire, lo è soprattutto perché ha alle spalle una intensa esperienza sindacale nella Cgil, vissuta sulla linea del fuoco, tra lo scontro e, talvolta, l'incontro con la controparte: il compromesso è arte, è mestiere, e ciò che conta è l'altezza del profilo. E' stato, per provare ad esser chiari, Vice Presidente e poi di Presidente dell'Organismo Bilaterale Nazionale Confindustria-Sindacati, deputato alla rilevazione dei fabbisogni formativi delle imprese. Insomma, sindacalista degli anni cruciali della concertazione, prestato o passato alla politica. Uno dei tanti, mi viene da pensare. Tanto numerosi che, se provo ad elencare anche solo a memoria uno dietro l'altro quelli che hanno seguito lo stesso percorso, corro il rischio che questo intervento si riduca ad un elenco.
Non discuto. Il governo delle Galassie, in quella stella con la pi minuscola che è oggi la politica nell'Olimpo di centro sinistra, passa ormai per questi titoli ed occorre crederci: è, si direbbe, una delle tappe significative del "cursus honorum" e, quindi, titolo da valutare con rispetto, sebbene sia piuttosto inflazionato. Dalle Circoscrizioni ai consigli comunali e, andando su, ai consigli provinciali, a quelli regionali, alle Camere del Parlamento nazionale e, giunti finalmente in cima, all'Europarlamento, sono legioni e un'equipe di studiosi che ne avesse voglia ne caverebbe uno studio di estremo interesse storico, sociologico e antropologico. Politico, intendo, e non politologico: con l'occhio attento ai confini, agli scontri e agli incontri.
Pressato da "lettere di compagni ed amici" i quali - va a capire perché, si sarà domandato - gli chiedono, cito testualmente, un "pronunciamento chiaro sul fatto, che ritengono nodale, se la legge Moratti vada abrogata o meno", il responsabile del sistema solare si è pronunciato - o, se volete, pronunciamentato; come comanda l'inviolabile legge che governa ascensori e gradini sui quali si inerpicano coloro che fanno - o intendono fare - carriera sindacale e politica, ha prontamente risposto e, altrettanto prontamente, ha evitato di dare una chiarificatrice risposta monosillabica. E si capisce. Un sì e un no, appartengono al suburbio degli elettori. Gli eletti - per dirla con una parola che indica sempre più nature celesti e governatori delle stelle, e sempre meno delegati "votati" - sanno perfettamente che è molto meno rischioso dare l'idea di una estrema complessità e articolazione di pensiero, anche a costo di apparire confusi, piuttosto che rischiare l'impegno vincolante di quei micidiali boomerang che sono i sì o i no. Meglio lasciarli ai dilettanti della politica i monosillabi contrattuali: chi si avventura poi ha da farci i conti. Sì e no, lo dica Berlusconi e si cucini poi nel brodo suo come un polipo malaccorto.
"A me - scrive Ranieri per chiarire - sembra di essere stato chiaro" - ed un dubbio così lo insinua: che a non capire, o magari a capire anche troppo, sia l'interlocutore che recita la parte del manzoniano "scempiato Gervasio". Democratico di sinistra, però, com'è rinato dopo il lifting che ha cancellato rughe da Pci - ha scelto di essere ancora più chiaro perché, scrive giustamente, se nonostante la precedente chiarezza "sussistono margini di ambiguità è bene chiarirli nella maniera più schematica possibile".
Benedetto il Signore che governa i numi governatori della Galassia Scuola, Università e Ricerca - esclamo tutto lieto - stavolta avremo la chiarezza monosillabica di un assenso o di un diniego! Un sì o un no, voglio dire, e non se ne parla più.
Di quattro punti consta il "chiarimento" e mi sorge subito il dubbio che un chiarimento chiaro non lo avremo. Né compagni, né amici, né avversari e nemici. Ma mi vergogno: questo è preconcetto. Smettila di pensare agli azzeccagarbugli! Si può farla lunga per desiderio di chiarezza. Non vedi che anche tu la prendi per le lunghe?
Leggo.

Nel punto primo la scelta è di fondo: non fare della questione abrogazione-non abrogazione la questione discriminante.
Quindi, né sì, né no.
Né sì, né no certo. I motivi non sono chiari, ma la spiegazione è complessa e articolata, come comanda l'inviolabile legge che governa ascensori e gradini sui quali si inerpicano quanti fanno - o intendono fare - carriera sindacale e politica.
E' vero, dice Ranieri, c'è solo una domanda: abrogate? Ma dietro ci sono due differenti posizioni. Occorrono perciò due risposte. E, badate. Il sì detto ad uno potrebbe non valere per un altro. Si potrebbe dire sì agli uni, per dire no agli altri. E non interrompete, per favore. Basta seguire il chiarimento necessario e tutto sarà chiaro.
Riprendo a leggere.
A chi ritiene possibile "cavarsela con qualche aggiustamento" - a chi insomma non abrogherebbe - ecco la bacchettata: ma non avete capito ancora che è "l'ideologia complessiva della legge - il mercato - il familismo che vanno rimessi in discussione"?
E' un sì, penso. La Moratti va abrogata.
Agli altri, però, prosegue il capo dipartimento, ai soliti furbi che dichiarano di voler far fuori la riforma Moratti, tocca una bacchettata ancora più dura. Ritiro la mano che mi brucia e cerco di capire. Occorre smetterla, dice Ranieri, di coprire "dietro la parola abrogazione una non volontà di confrontarsi con i problemi reali della scuola italiana - sia del dopo, che del prima Moratti!" Occorre smetterla di far finta di prendersela con la Moratti, mentre sostanzialmente si vuole solo "il ritorno al buon tempo antico (prima della Moratti, prima di Berlinguer-De Mauro, prima dell'autonomia, prima del Titolo V della Costituzione)"!
E' un chiaro no: non si abroga. Ma, a parte la mano che brucia - bella scuola questa delle bacchettate! - i conti non tornano e il chiarimento necessario giunge ad un punto morto sin dal punto primo dell'articolata e complessa analisi degli errori e delle cattive intenzioni di chi si è messo a fare domande: la riforma si abroga e non si abroga.
Un punto morto che qualcosa comunque la dice. Il terreno della discussione, almeno quello, è ora perfettamente delimitato: né prima di Berlinguer, né dopo la Moratti. E non si torna indietro neanche sulla vergognosa vicenda del Titolo V, che è stata la prima pugnalata alla schiena inferta alla Costituzione. Né sulla forma né sulla sostanza.
Non è confortante, questo chiarimento - è la difesa aperta, e malaccorta, della politica che ci ha condotti allo sfascio - ma è chiaro. Molto, più chiaro probabilmente di quanto il governatore delle Galassie vorrebbe. Ma si sa, anche sull'Olimpo talvolta si dormicchia. E' chiaro: non c'entra nulla con la scuola, ma chiarisce la necessità del chiarimento e la sua desolante impossibilità.

Al punto due la necessità si appanna e, se possibile, l'incomunicabilità emerge con chiarezza solare. Blow up, penso. Michelagelo Antonioni, un maestro. E mi pare di ricordare: un campo da tennis e gli attori che mimano una partita.
Mimare è arte antica. Può dire più delle parole.
Il dipartimento che guida la nebulosa della scuola, dell'università e della ricerca - a questo punto è meglio fare un largo uso delle minuscole - si schiera ovviamente per "una politica alternativa a quella della Moratti", ma, cito testualmente, ritiene "indispensabile - per metterla in atto a livello di governo - far partire la discussione sui contenuti di quella politica" che, pur sapendo di essere alternativa non ha evidentemente ancora contenuti. Però alternativi sono i contenitori. Mancano i contenuti, Persino quelli minimi, che so, il ritorno alla scuola dello Stato, l'abolizione del paritario sovvenzionato con i soldi sottratti alle tasse pagate dai contribuenti. Nemmeno questo.
Il sole con pi minuscola, la politica così com'è intesa oggi dai Ds, l'amministrazione, insomma, attorno a cui ruotano i pianetini scuola, università e ricerca, è ancora alla ricerca delle "scelte prioritarie da fare, sia a livello di ordinamenti, che di azioni di governo, che di risorse da investire".
Taccio per carità di patria sulle risorse, benché ne veda alcune sperperate da anni per sostenere bersagli trincerati in Irak e nei Balcani. Non lo dico, ma mi chiedo che idea abbiano delle alternative i governatori delle nebulose. Forse pensano all'alternanza. Mi faccio coraggio, ma è sconsolante leggere nel chiarimento necessario - e sempre più impossibile - la chiusa devastante del punto due: dopo aver dichiarato onestamente di non avere contenuti alternativi, il chiarimento torna sui... contenuti.
Blow up, gli attori mimano, la partita non c'è: torna sul nulla la chiusa del punto due perché, a partire dal nulla, sarà "più agevole e sensato ragionare sulle modalità legislative".

I punti tre e quattro sigillano la necessità del chiarimento e seppelliscono le speranze di chiarirsi sotto la pietra tombale dell'ineffabile. Le ferite definitive alla necessità di un chiarimento e l'evidenza della sua impossibilità non nascono solo dalla domanda sul che fare - la presa del palazzo d'inverno, lo sanno tutti, non passa più per Lenin - che apre la via agli spot sul tutto ciò che c'è da fare: c'è da premiare il merito, ad esempio, ma, s'intende occorre essere al contempo inclusivi; c'è da "fare la scuola di tutti e di ciascuno" contando "sulle risorse educative presenti nel territorio" e c'è da rendere "effettivo il ruolo delle Regioni di programmazione dell'insieme dell'offerta formativa". Le ferite non vengono da questi spot, che fanno pensare ad un sole abbagliato da se stesso, ad un governatore della nebulosa che per luce o per nebbia non si accorge della devolution. E' vero, basterebbe. Ma purtroppo c'è di più. C'è l'oltraggio - come altrimenti definirlo? - dell'apologia della scuola diessina: la linea dei contenuti che non ci sono, la linea del nulla di cui Ranieri discetta, bene, "questa linea - egli scrive - non ci siamo limitati a proclamarla ma l'abbiamo concretamente praticata nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni da noi governate, ed è su questa linea che siamo riusciti, in molti casi, a fermare la Moratti, evitando il declino inesorabile della scuola pubblica italiana".
Qui diventa evidente che un chiarimento era necessario. Lo era, per capire una volta per tutte che un chiarimento è impossibile.
Le regioni e le città da noi governate! Ma di chi e di cosa parla Andrea Ranieri, che si è occupato di sviluppo e organizzazione per la Bocconi di Milano, di Impresa plurale, di nuovo welfare e di organizzazione del lavoro e oggi è responsabile del dipartimento scuola, università e ricerca dei Democratici di sinistra? Di Bassolino Antonio? Di Cofferati?
Noi, sostiene Ranieri - devo pensare a nome dei Ds - "lavoriamo per la sconfitta di Berlusconi e la sua uscita dalla scena politica nazionale", perché "in Italia possa finalmente nascere un bipolarismo mite, capace, sulle questioni decisive per il futuro del Paese, di costruire dialogo, ascolto, attenzione alle posizioni di tutti". Un bipolarismo di stampo americano: su cento elettori, venti votano e ottanta nemmeno se ne accorgono. Si sono stancati di avere dei governatori che hanno due tinte e sono sempre uguali. Per i Ds il problema è Berlusconi. Il dialogo, l'ascolto, le scelte condivise si realizzeranno con Fini, Bossi, Gasparri e Buttiglione. Perché non credergli? Sono anni che ci si intende con Dini e Mastella. E abbiamo avuto anche idilli padani.
D'accordo, c'è ancora tempo per ragionare di qui alle elezioni. Tempo ce n'è. Ciò che potrebbe mancare è la pazienza.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Delio Sala    - 21-11-2005
Caro Ranieri, io sono un insegnante iscritto da 30 anni prima al PCI ed infine al DS. Io credo che tu come tanti altri "compagni" hai perso la misura del disagio che la scuola pubblica vive a causa della controriforma Moratti. La speranza per molti di noi rimane la vittoria del centro sinistra, che spazza via la controriforma Moratti. Tu non sei tra questi, infatti usi il verbo del politichese per addolcire il tuo dissenso per l'abrogazione di una legge vuota e pericolosa per la scuola pubblica. Se non ricevo chiari segnali io e moltissimi altri insegnanti democratici, rivolgeremo la nostra attenzione politica altrove.

 Silvio Restelli    - 21-11-2005
Se qlc ha ancora dubbi sulla tesi proposta da L. Ridolfi nel suo ultimo saggio (Perché la sinistra è antipatica), può leggere questo ottimo intervento. Se non l'avesse ancora letto, questo è il momento di farlo: troverà molte risposte. Silvio Restelli.