Moratti-lifting: il programma della Margherita per la scuola
Forum insegnanti - 14-11-2005
Premessa

Le linee programmatiche per la scuola, proposte da Fiorella Farinelli , per la Margherita ci hanno delusi ed indignati, ma non sorpresi.
E' da alcuni mesi, infatti, che esponenti di questo partito continuano a rilasciare dichiarazioni di tipo "conservativo" nei confronti delle leggi volute da questo governo e che stanno distruggendo la scuola pubblica in Italia. Non tutti, per la verità, e non da sempre.
E' ancora vivo il ricordo, ad esempio, di quando la Margherita appose la sua firma al manifesto scritto per la grande manifestazione nazionale del 15 maggio 2004, dal titolo "Fermare la Moratti è possibile" e che aveva come primo punto la frase "Per l'abrogazione della "riforma" Moratti".
E' di poco tempo fa la dichiarazione di tendenza abrogazionista della sen. Albertina Soliani a Radio Popolare.
Tra coloro che hanno avanzato in più sedi l'ipotesi di modificare le leggi Moratti, oltre a Rutelli, Bonelli e Silvia Costa, fa spicco anche l'autrice del testo esaminato.

Ci chiediamo che cosa possa essere cambiato, da un anno e mezzo a questa parte, da giustificare un così vistoso cambiamento di linea politica da parte di tanti esponenti della Margherita.
Eppure, dal maggio dello scorso anno l'opposizione alla Moratti è proseguita con forza, con ulteriori grandi manifestazioni nazionali (es. Forum nazionale dell'educazione di Firenze di novembre 2004, a cui partecipò ancora la sen. Soliani e quello analogo del 15 maggio 2005 a Roma) e iniziative varie locali, che si sono estese alle Superiori e all'Università, colpite anche loro dallo "tsunami", messo in moto dal ministro, inarrestabile e sordo ad ogni ragione di protesta o lamento.
Negli ultimi mesi ci sono stati scioperi, clamorose manifestazioni del mondo accademico, occupazioni di scuole ed Atenei per reclamare l'abrogazione.
La Margherita sembra colpita dalla stessa sordità e dalla stessa cecità del nostro ministro dell'Istruzione.
Ritiene forse che il mondo della Scuola e dell'Università non abbia buoni motivi per respingere "in toto" la famigerata "riforma"? Crede forse che sia popolato da una massa di incompetenti, magari dai soliti lavoratori statali indolenti e non amanti del progresso?
Eppure si tratta di un partito che tende a collocarsi verso il centro e, al contempo, complessivamente appare dotato di sviluppate radici democratiche ed è, almeno per una sua parte, caratterizzato da una grande sensibilità ai doveri di tutela sociale da parte dello Stato e al tema del valore di una buona educazione e di una buona scuola, in grado di formare tutti gli alunni, anche i più deboli.
Purtroppo siamo costretti a ricrederci su tale giudizio, pur considerando alcune eccezioni, costituite da quegli esponenti che non hanno perso la loro coerenza. Come giudicare, infatti, la circostanza che nella Margherita, come già detto sopra, si vadano affermando posizioni che valutano parzialmente positiva la "riforma", ritenuta da "rottamare" da coloro che la vivono sulla loro pelle e ne conoscono a fondo i gravi guasti?
Temiamo che i valori, di cui sopra, siano diventati residuali in tale partito.

E' ancora da evidenziare che tale sortita della Margherita è pressoché isolata tra i partiti dell'Unione, in quanto DS, Rifondazione, Verdi, PdCI e Italia dei Valori si sono tutti pronunciati a favore dell'abrogazione della legge, al di là di qualche dubbio isolato, degli ultimi giorni, testimoniato da alcune affermazioni di Andrea Ranieri.
Ci chiediamo come possa giovare all'Unione spaccarsi su temi tanto delicati, a pochi mesi dalla scadenza elettorale. Né capiamo quale vantaggio possa ricavare la Margherita dall'adozione di una simile linea, visto che questa le potrà pure fare guadagnare qualche voto conservatore, ma sicuramente le porterà via quelli, ben più numerosi, dei tanti insegnanti che finora hanno votato tale partito. Troppi nell'Unione non capiscono che oggi l'elettorato premia la nettezza delle posizioni.


Linee di intervento

Entrando nel merito del testo di Fiorella Farinelli, c'è da evidenziare che le linee generali programmatiche tracciate contengono alcuni contenuti positivi, soprattutto quando ci si attiene ad un livello del discorso di tipo generico:
1. quando si parla di "rilancio del sistema scolastico formativo e di Ricerca e sviluppo e di difesa di questo "contro ogni tentativo di frantumazione sotto la bandiera della devolution";
2. quando si afferma di voler combattere la dispersione scolastica. Riteniamo che, per contrastare tale fenomeno, occorra necessariamente ripristinare l'obbligo scolastico. In merito va fatta un osservazione. Siamo lieti che Fiorella Farinelli, in tale sede, non abbia ribadita l'affermazione, asserita in un'intervista al Corriere della Sera in settembre, di ritenere giusto conservare il diritto-dovere, introdotto dalla Moratti; ci auguriamo, infatti, che l'autrice dello scritto non abbia voluto anche lei confondere i due concetti, affermando che il "diritto-dovere" sia equivalente all' "obbligo". In questo caso, saremmo conciati male, perché il "diritto-dovere", che non obbliga nessuno, non è in grado affatto di combattere la dispersione scolastica, come, a suo tempo, evidenziarono i sindacati e la stessa sen. della Margherita Albertina Soliani che, a proposito di tale argomento dichiarò al sito ufficiale dell'Ulivo: "Prima cancella l'obbligo scolastico dalla legge e dai decreti, sostituendo il dettato della Costituzione con parole in libertà come diritto-dovere, poi il ministro Moratti va in televisione a dire che è la stessa cosa...".
3. quando si riconosce il diritto all'apprendimento per tutta la vita a tutti, per "contrastare l'emarginazione educativa in tutte le situazioni territoriali e sociali più difficili".

Nel momento in cui si passa però alle proposte specifiche, i punti di radicale disaccordo sono molteplici:
1. già il modo di concepire, nello specifico, il sistema nazionale di istruzione ci lascia sconcertati. Si assegna, infatti, allo Stato un generico compito di "definire gli ordinamenti, gli indirizzi generali," (quali?) "la valutazione e la definizione degli standard formativi essenziali", alle Regioni la competenza di "definire la rete delle strutture e dei servizi sul territorio e l'organizzazione del personale" e infine si assegna alla "scuola e alle agenzie educative" (quali agenzie: le private?) la progettazione e la gestione dell'offerta formativa. Tralasciando per ora il problema del settore privato, c'è da notare che comincia a delinearsi l'idea di un sistema nazionale di istruzione di tipo "debole", in cui lo Stato ha compiti generici e poco incisivi, mentre quelli più importanti, come gli stessi contenuti dell'offerta formativa e la gestione del personale, sono abbandonati al caos delle scelte e delle condizioni più disparate, senza riferimenti comuni, che rendano la scuola pubblica l'Istituzione educativa della Repubblica. Sono proposte di un'enorme gravità. Abbiamo l'impressione che la devolution, uscita dalla porta stia rientrando dalla finestra. Sia chiaro, riteniamo anche noi che le scuole devono essere libere di progettare le loro offerte (ci mancherebbe altro!), le quali, necessariamente, devono essere riferite alle realtà territoriali e alle specifiche storie e tradizioni. Ma deve essere anche garantita l'omogeneità dell'offerta didattica e formativa sul territorio nazionale da parte dello Stato che deve gestire, inoltre, in prima persona l'organico. Il Sistema Nazionale di Istruzione deve funzionare, a nostro avviso, come un' unica istituzione dello Stato, ma con un flusso continuo di scambi tra centro e periferia.
2. Al di là di affermazioni di principio, come quella di voler valorizzare la funzione docente (forse con un lifting agli insegnanti, visto che ci si lamenta, contemporaneamente, che "Il 50% dei docenti a tempo indeterminato ha più di 50 anni: un ostacolo evidente a fronte dei veloci cambiamenti...": oppure li mandiamo a casa, magari senza pensione o che altro?), l'autrice del testo in esame ripropone la "gerarchizzazione" del corpo docente, introdotto dalla Moratti, ipotizzando meccanismi di carriera di stampo meritocratico. Sono buttate via, con arroganza, questa volta da un partito di centrosinistra, le positive esperienze di lavoro nei team e il fare collaborativo tra docenti, che stava dando i suoi frutti (dove c'era) e avrebbe dovuto semmai essere esteso a tutte le realtà. Non viene capito che la scuola non è un'azienda, non deve produrre merci, ma forma persone, per cui i meccanismi competitivi nuocciono ai rapporti personali e avvelenano il clima armonioso, che necessariamente deve esserci tra educatori. Va anche notato che, nel testo, si va ancora più in là della stessa Moratti, giacché si parla di demandare alle Regioni il compito di gestire il personale (altro modo di riconfermare la devolution).
3. Altro punto di grande disaccordo è la parte riguardante la scuola privata: d'accordo di fatto con la Moratti, viene conferito pari valore al settore privato, accanto a quello pubblico, andando oltre l'attuale politica scolastica con l'ipotesi di "caricare lo Stato del costo - parziale o totale - della funzione docente".

Le proposte prioritarie

Alla lettura delle proposte prioritarie, lo sconforto cresce. Le principali sono due:
1. La rivendicazione di una posizione contro la linea "abrogazionista" da parte della Margherita e l'opzione per una modifica della legge Moratti, allo scopo di evitare "ulteriori terremoti" (sic!), che produrrebbero il "disorientamento nel corpo professionale e nelle famiglie". A furia di isolarsi dalla società e di chiudersi nelle aule parlamentari, questo partito non si è accorto che la scuola sta vivendo un "terremoto" quotidiano da quando è stata scritta la legge di cui si parla e che ben altro si prospetterebbe, qualora l'Unione non l'abrogasse, tradendo la volontà del mondo della scuola. Siamo già alle macerie e c'è bisogno di ricostruire, ma la Margherita non si è accorta di nulla e teme il terremoto. Le motivazioni che muovono gli esponenti di questo partito, che condividono tali posizioni, sono in realtà diverse e non confessate chiaramente. Alle prime dichiarazioni, rilasciate contro l'abrogazione, da parte di Rutelli, non capivamo quali punti della legge potessero essere considerati buoni. Ci siamo accorti che la questione andava rovesciata. Allibiti, constatiamo infatti che i punti essenziali e più devastanti della "riforma" sono accolti come positivi, nel documento, mentre non si fa alcun cenno a quanto vada cancellato. Nessuna pronuncia c'è, ad esempio, sul tutor, il portfolio, le indicazioni nazionali, ecc. Abbiamo l'impressione, che la "riforma" sia gradita, ma si ritenga che vada modificato solo il modo di gestirla, magari aumentando le risorse. Ma un momento, anche qui c'è un tranello, perché buona parte di tali finanziamenti andrebbero al settore privato!
2. In questo quadro, non c'è da stupirsi che Fiorella Farinelli, in coerenza con quanto già ha affermato al Corriere della Sera nella citata intervista, ribadisca la scelta del doppio canale. Certo, si afferma a parole, come già fa la Moratti, che i due percorsi sono reversibili e, in più, si afferma genericamente che "La formazione di base per tutti i giovani deve svilupparsi su 10 anni" e che i percorsi devono avere "pari valore formativo". Ne abbiamo forti dubbi, nella misura in cui viene ipotizzato un rafforzamento della formazione in apprendistato, con la conseguenza di spalancare le porte delle aziende ai nostri ragazzi, che, in cambio di un attestato di formazione e di titoli di studio, svolgerebbero lavoro non pagato nelle stesse, sottraendo tempo alla educazione ed istruzione a cui hanno ancora diritto, con il sorriso di coloro che dovrebbero invece educarli e tutelarli. Noi siamo per la netta separazione tra l'apprendimento nell'età della crescita e quello nell'età adulta. Infatti, con il primo la persona si forma e acquista abilità e competenze a scuola (certo non solo teoriche, ma radicate nella realtà e anche specifiche, attraverso anche un rafforzato studio laboratoriale), processo che, a nostro parere, deve prolungarsi fino a 18 anni, perché questo è il tempo necessario per "imparare ad imparare", in modo da mettere in grado la persona che cresce di non dover subire un ruolo subalterno nella società. Il secondo apprendimento, quello dell'età adulta, avviene nell'istruzione superiore universitaria e nella formazione lavoro che si prolunga per tutta la vita.

Abbiamo l'impressione che, più che pensare alla formazione delle persone e dei cittadini di domani, con i loro diritti costituzionali, l'estensore del testo abbia avuto invece piuttosto presenti le istanze delle aziende e le pressioni che giungono dal mondo economico, che richiede lavoratori flessibili e precarizzati, con conoscenze adeguate ai bisogni del momento. Una conoscenza impartita a pillole lungo tutto l'arco della vita, a seconda delle richieste immediate.

La nostra proposta di scuola

Nella relazione di minoranza, redatta dalle sen. Soliani, Acciarini, ecc. , nella discussione sulla Legge Delega sulla scuola nell'ottobre del 2002, veniva sottolineato: "Il confine tra la cultura della scuola italiana e quella mercantile è netto. Questo confine il Governo lo sta abbattendo. Noi abbiamo un'altra idea della scuola perché abbiamo un'altra idea della società, del mercato, dello Stato sociale.
Noi vogliamo investire sulle persone, secondo l'articolo 3 della Costituzione, in ragione dei valori umani e sociali e del principio di cittadinanza. Noi pensiamo alla scuola come fattore di integrazione sociale. Una scuola che educhi alla libertà e alla democrazia. Una scuola laica, pienamente costituzionale. Nell'epoca della globalizzazione e della comunicazione mondiale, essa deve essere il luogo del pensiero pluralista, del confronto, dell'educazione alla coscienza critica".

In accordo con tali affermazioni, secondo noi, lo Stato deve garantire un Sistema Educativo di Istruzione che formi i cittadini di domani, aiutando loro a raggiungere il pieno sviluppo come persone, acquisendo già qui competenze specifiche nei vari rami della conoscenza e in modo da potersi inserire al meglio nel mondo del lavoro. Il diritto alla conoscenza non può essere piegato alla logica del mercato.
Tutti dalla scuola devono ricevere una sufficiente motivazione e le adeguate competenze per poter affrontare una società complessa, ricca di innovazioni ma anche piena di pericoli di disgregazione. Devono trarre dall'esperienza scolastica una nuova gioia ed un ritrovato interesse alla vita e alla partecipazione.
Quello che sta succedendo nelle realtà urbane, in preda al degrado e al caos, sia da monito ai partiti dell'Unione.

Riteniamo che l'Unione sia di fronte ad una scelta: o continua a nascondersi dietro un non ben definito "obbligo all'ammodernamento" (mai univoco), che è, nella realtà, appiattimento sulle richieste provenienti dalle forze liberiste, con i loro interessi e la loro sete di massimo profitto, oppure sceglie di connotarsi come una forza di reale progresso, che sia in grado di opporre altre scelte (anch'esse possibili), tali da soddisfare i diritti di tutti secondo i principi sanciti dalla Costituzione, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia.

Dal mondo della scuola sono partite due iniziative: 1) una proposta di legge popolare per una buona scuola, che, non solo chiede l'abrogazione delle contestate leggi, ma propone anche le norme generali alternative sull'istruzione pubblica. E' ancora in bozza ed è stata scritta da un comitato promotore costituito da docenti e genitori che, in questi anni, si sono impegnati con tenacia e con sacrificio, per contrastare le leggi che stanno gettando nel degrado la scuola pubblica. In questi giorni è in corso la discussione sul testo (reso pubblico ed inviato ai partiti, ai sindacati e alle associazioni) nei comitati, sorti nelle varie città e che si riferiscono alle scuole locali; 2) una proposta di legge per abrogare la legge n. 53/03 nei primi 100 giorni di governo e per chiedere, al contempo, il ripristino dell'obbligo, secondo l'art. 34 della Costituzione, portato gradualmente fino a 18 anni.
L'Unione, a nostro parere, non può ignorare tali iniziative e deve assolutamente avviare un dialogo costruttivo con i promotori.

Gemma Gentile
Per Foruminsegnanti.it

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interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 da Tuttoscuola focus    - 15-11-2005
Abrogare o emendare la riforma Moratti. Verso un'intesa Margherita-DS

No all'abrogazione. Le elezioni politiche si avvicinano e i programmi degli schieramenti si vanno definendo. E su certi temi, come la riforma della scuola, non sarà facile trovare una posizione comune nell'ambito dei due poli.

Che fare ad esempio della riforma Moratti in caso di affermazione dell'Unione? La scorsa settimana la Margherita si è espressa con chiarezza per un no all'abrogazione per bocca del suo presidente, Francesco Rutelli, a conclusione di un seminario nazionale che ha registrato un'ampia partecipazione di parlamentari, dirigenti e quadri convenuti da tutta Italia.

Già nella relazione introduttiva la responsabile scuola della Margherita, Fiorella Farinelli (in passato assessore nella giunta comunale di Roma con Rutelli sindaco), aveva polemizzato con gli abrogazionisti, accusati di sopravvalutare l'importanza della dimensione giuridico-formale della riforma. "L'ordinamento è importante, ma non è tutto", ha detto la Farinelli, che ha citato la riforma della scuola media del 1962, pure di importanza epocale per la scuola italiana, come caso esemplare di contraddizione tra riforma degli ordinamenti (ottima) e risultati concreti sul piano dell'equità e dell'efficacia (pessimi).

Posizioni non lontane da quelle sostenute dalla Margherita aveva assunto recentemente anche il responsabile scuola dei DS, Andrea Ranieri, che in un'intervista al "Manifesto" si era dichiarato favorevole non alla abrogazione ma "a una serie di provvedimenti mirati, semplici e efficaci, capaci di scardinare alla base la logica della riforma voluta dalla Moratti".

Elementi portanti di questa intesa Margherita-DS potrebbero essere l'introduzione nel secondo ciclo di un biennio unitario flessibile e orientativo, il rilancio dell'istruzione tecnico-professionale (Farinelli si è spinta a parlare di un "canale" tecnico e professionale), un forte investimento sull'educazione degli adulti e degli immigrati, il rafforzamento dell'autonomia delle scuole, ma accompagnato dalla definizione di standard nazionali e da efficaci sistemi di valutazione, compreso il ripristino della presenza di commissari esterni nelle prove d'esame.

Abrogare o emendare la riforma Moratti. Il fronte del no

A fronte della linea di convergenza Margherita-DS si è evidenziata da tempo una linea abrogazionista, all'interno dell'Unione, che accomuna Rifondazione comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, la minoranza di sinistra dei DS, i verdi e, a livello sindacale, la CGIL scuola. Una coalizione variegata, ma ben decisa a chiedere l'abrogazione della riforma Moratti e il ritorno allo status quo ante nella forma del ripristino della legge n. 30/2000 (riforma Berlinguer), con l' approvazione di una nuova legge che prolunghi l'obbligo scolastico per tutti fino a 18 anni. La divaricazione, ormai netta, tra i due schieramenti all'interno dell'Unione costituisce certamente un problema per il candidato presidente Prodi, chiamato a fare sintesi delle diverse posizioni su un tema cruciale per lo sviluppo del Paese. Considerate le posizioni assunte dalla Margherita e dai DS, comunque, e la necessità di allargare il consenso tra gli elettori moderati, la soluzione più probabile è che l'Unione si presenti in campagna elettorale con un pacchetto comprendente profonde modifiche non tanto della legge n. 53 quanto dei suoi decreti legislativi, che in molte parti non sono ritenuti coerenti con i contenuti della legge di delega e con le nuove competenze riconosciute allo Stato ed alle Regioni dalla legge costituzionale, n. 3/2001.

 Dipartimento Sapere Formazione Cultura dei DS    - 16-11-2005
Un chiarimento necessario
di Andrea Ranieri

Continuo a ricevere lettere di compagni ed amici che mi chiedono un pronunciamento chiaro sul fatto, che ritengono nodale, se la legge Moratti vada abrogata o meno, a cui non avrei dato una risposta chiara.
Si fa riferimento ad alcune mie interviste, più spesso il riferimento è più ai titoli dei giornali che le ospitano, più che al contenuto delle medesime.
A me sembra di essere stato chiaro, ma se sussistono margini di ambiguità è bene chiarirli nella maniera più schematica possibile.

1. Abbiamo provato di non fare della questione abrogazione o meno la questione discriminante. Sia verso coloro che ritenevano possibile cavarsela con qualche “aggiustamento” della legge, a cui abbiamo con chiarezza risposto, sia sull’Unità che sul Riformista, che era l’ideologia complessiva alla legge – il mercato, il familismo – che andava rimessa in discussione, sia verso coloro che coprivano dietro la parola abrogazione una non volontà di confrontarsi con i problemi reali della scuola italiana – sia del dopo, che del prima Moratti – e che sostanzialmente proponevano – e propongono – il ritorno al buon tempo antico (prima della Moratti, prima di Berlinguer-De Mauro, prima dell’autonomia, prima del Titolo V della Costituzione) e si veda in proposito la breve ma chiarissima proposta del Comitato per la difesa della Scuola della Repubblica.

2. Proprio perché non era una discriminante abbiamo partecipato a tutte le iniziative di dibattito, di discussione, di mobilitazione, sia degli “abrogazionisti” – siamo stati parte attiva del Comitato Fermare la Moratti – sia degli “emendatari”, dicendo ovunque le stesse cose: che eravamo per una politica alternativa a quella della Moratti, ma che ritenevamo indispensabilie – per metterla in atto a livello di governo – far partire la discussione sui contenuti di quella politica, sulle scelte prioritarie da fare, sia a livello di ordinamenti, che di azioni di governo, che di risorse da investire. E che a partire da quei contenuti sarebbe stato più agevole e sensato ragionare sulle modalità legislative – e non solo – per metterli in atto. Quei contenuti li abbiamo messi per iscritto, consegnati al tavolo programmatico dell’Unione, messi sul nostro sito, diffusi alle nostre mailing list, discussi in decine di dibattiti (alle feste de l’Unità, ma anche in quelle di Rifondazione e della Margherita), e sono stati assunti con un consenso unanime dalla nostra Commissione per il programma. Su quei contenuti è partito finalmente il confronto al Tavolo programmatico dell’Unione, evitando così la paralisi che sarebbe derivata da una discussione pregiudiziale sull’abrogazione o meno.

3. Il modo in cui si deciderà di cancellare gli effetti nefasti che la deforma Moratti ha provocato nella scuola italiana è strettamente collegato alle cose che si vogliono fare. Siamo convinti che una scuola capace di premiare il merito e al contempo di essere inclusiva di superare davvero la canalizzazione precoce che, come è noto comincia già nella scuola media, e di innalzare per tutti i livelli di scolarità, sia possibile solo rafforzando l’autonomia scolastica, e promuovendone l’alleanza con il sistema delle autonomie locali, rendendo effettivo il ruolo delle Regioni di programmazione dell’insieme dell’offerta formativa – C’è uno stretto rapporto fra le scelte programmatiche della Moratti e il centralismo ministeriale di questi 5 anni di governo. Così come c’è un rapporto fra questo centralismo statalista e il centralismo regionale ipotizzato dalla devolution (di cui la devoluzione del 20% dei programmi contenuto nella legge Moratti è una significativa anticipazione).
Fare la scuola di tutti e di ciascuno è possibile solo da parte di una scuola che abbia, all’interno di obiettivi e di standard nazionalmente fissati, nelle proprie mani le leve della programmazione formativa, le risorse finanziarie e professionali per farla davvero, e che possa contare sulla decisiva collaborazione degli Enti locali e delle risorse educative presenti nel territorio in cui è inserita.
Questa linea non ci siamo limitati a proclamarla ma l’abbiamo concretamente praticata nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni da noi governate, ed è su questa linea che siamo riusciti, in molti casi, a fermare la Moratti, evitando il declino inesorabile della scuola pubblica italiana.
Questa linea, e questa pratica, deve diventare, se vinceremo le elezioni, una nuova pratica di governo. E’ per questo, e non per tiepidezza verso la Moratti, che riterrei più utile, invece di una nuova legge nazionale, una serie di provvedimenti mirati (portare subito l’obbligo scolastico a 16 anni; la generalizzazione della scuola dell’infanzia, portando gli stessi asili nido nei percorsi educativi; la generalizzazione della comprensività; il mantenimento ed il rilancio dell’istruzione tecnica e professionale; l’affermazione legislativa del diritto alla formazione permanente; la riscrittura, sulla base del principio di autonomia, dell’insieme dei decreti applicativi; la valorizzazione piena della professionalità docente, etc.) da attuarsi sia per via legislativa, che attraverso concrete scelte di governo, che mettano in campo le risorse necessarie ad attivarli.

4.Infine un’ultima considerazione. Uno dei motivi per cui tutti noi lavoriamo per la sconfitta di Berlusconi e la sua uscita dalla scena politica nazionale, è che in Italia possa finalmente nascere un bipolarismo mite, capace, sulle questioni decisive per il futuro del Paese di costruire dialogo, ascolto, attenzione alle posizioni di tutti, e per questo capace di costruire progetti in grado di durare nel tempo – Di questo ha bisogno la scuola, l’Università, la ricerca, la cultura italiana, che pensano al futuro e che nel futuro hanno bisogno di pensarsi. Vogliamo vincere anche per farla finita, su queste questioni, con la logica e il linguaggio dei proclami, dei “punto e a capo”, dei senza se e senza ma, a partire dai quali è davvero difficile costruire una politica per l’educazione condivisa dalla grande maggioranza del mondo della scuola e del Paese.

(Roma, 2 novembre 2005)

Qui il Bollettino n.55 del Dipartimento Sapere Formazione Cultura sei DS, con tutti gli interventi ai quali Andrea Ranieri risponde


 Vincenzo Viola    - 20-11-2005
Mi limito a mettere a confronto due affermazioni di Ranieri presenti nello stesso articolo:
"che era l’ideologia complessiva alla legge – il mercato, il familismo – che andava rimessa in discussione" ;
"riterrei più utile, invece di una nuova legge nazionale, una serie di provvedimenti mirati"

Onorevole, se è l'impianto complessivo della legge ad essere pernicioso, si può tenerlo in piedi, mantenendo la legge, e cambiarlo allo stesso tempo? Un po' di coerenza logica invece di continui giochi illusionistici non sarebbe più utile ed apprezzabile?
Mi piacerebbe avere non l'ennesimo chiarimento, ma una risposta chiara.

 oliver    - 22-11-2005
La stragrande maggioranza degli insegnanti è per l'abrograzione della legge Moratti. Tutte le altre proposte sono riduttive cieche e miopi. Purtroppo molti non conoscono la scuola e propongono modifiche che non migliorerebbero nulla. La legge va abrogata.

 Gemma Gentile    - 23-11-2005
Il chiarimento di Ranieri non fa luce

Si è fatta chiarezza? Non mi pare. Andrea Ranieri inizia la nota di chiarimento (pag.2-3 del bollettino n.55 del Dip. Sapere Formazione Cultura dei DS) con un’accusa totalmente gratuita verso coloro che chiedono l’abrogazione della “deforma” (usando la sua terminologia) Moratti. Afferma che costoro vorrebbero tornare al “pre” di tutto (Moratti, Berlinguer, Titolo V…), perché non vorrebbero cambiare la scuola.
La scorrettezza del metodo di Ranieri, che usa l’espediente di deformare le posizioni che non piacciono, rivela chiusura al dialogo e ai metodi della democrazia.
Come mai a questi sono sfuggite tutte le proposte che sono state fatte e si fanno, nel corso del grande dibattito che si è svolto e si sta svolgendo sulla “scuola che vorremmo”, tra insegnanti e genitori, che hanno coinvolto nella discussione esponenti dei partiti dell’Unione, del mondo della cultura, dei sindacati e delle istituzioni?
Ho il forte sospetto che si preferisca ignorarli per non entrare nel merito! Se dovesse essere così, diciamola tutta, il problema non consisterebbe nel fatto che gli “abrogazionisti” vorrebbero far girare indietro le ruote della storia, mentre gli altri vorrebbero andare avanti, perché la questione invece risiederebbe nei contenuti di riforma proposti dal movimento che non piacerebbero a Ranieri.

Afferma questi di non essere “tiepido” verso la Moratti e di volere anzi eliminare i guasti, che lei ha provocato, con i dovuti interventi normativi. Ma, ci chiediamo, se la “deforma” è così negativa, non si fa prima a cancellarla ed intervenire poi con questi sapienti interventi? Caso mai, dopo essersi assicurato che, su tali misure, esiste una reale condivisione da parte dei destinatari!
Andrea Ranieri ha parlato di un programma sulla scuola, elaborato dai DS e presentato al tavolo del programma dell’Unione. Non mi sembra che questo sia stato discusso prima con gli interessati, almeno attraverso l’ampio dibattito che la cosa avrebbe meritata. Ci chiediamo anche se siano stati realmente coinvolti gli stessi iscritti ai DS che lavorano nella scuola. Ne dubitiamo fortemente.
Se non ricordo male, lo scorso governo di centrosinistra, valutando la necessità di rafforzare la scuola, mise in campo una riforma (Berlinguer), che non fu condivisa da coloro che in questa lavoravano, che contestarono la suddetta riforma (principali punti di scontro: apertura al privato, tendenza alla gerarchizzazione del corpo docente mediante l’adozione di meccanismi meritocratici di carriera, diminuzione degli anni scolastici, ecc.). A questo punto arrivò la Moratti che mise in campo, in sostituzione, le leggi che hanno prodotto gli effetti nefasti, riconosciuti dallo stesso Ranieri. Per eliminarli, sembra evidente la necessità di abrogare tutto e scrivere le norme valide e condivise, adatte a rafforzare realmente la scuola della Repubblica, che tutti dicono di avere a cuore.

Limitandosi a questi dati, la posizione assunta da Andrea Ranieri appare davvero strana ed inspiegabile. In effetti, lo è solo per quelli che non hanno seguito il dibattito di questi anni sulla scuola.
Il problema è che la “tiepidezza” di Ranieri, nei confronti della Moratti, è innegabile non solo, ma è pure di vecchia data, come pure non nuovi sono tutti i discorsi che si stanno facendo in questi giorni contro i “fanatici della cancellazione”.
Ricercando tra i vecchi documenti conservati, ci torna alla memoria che la redattrice del programma sulla scuola della Margherita, Fiorella Farinelli, ha collaborato con Bertagna , la “mente” della Moratti, e con tanti altri altri nel 2003 al Progetto “Buonsenso”, lavoro “bipartisan” che avrebbe dovuto servire a mettere insieme forze collocate nei diversi schieramenti allo scopo di “costruire un'ipotesi di attuazione delle riforme di sistema della scuola, che vada oltre gli schieramenti partitici o ideologici”. Nella realtà, per garantire il successo dell’operazione “Distruggi la scuola pubblica e consegnala ai privati”, secondo il senso che diedero all’iniziativa coloro che all’epoca la criticarono. [1]
Ricordo solo che il testo del “buonsenso”, oltre ad appoggiare il rafforzamento del ruolo dell’iniziativa privata nella scuola, ipotizzava : “Le Regioni devono vedersi affidare tutte le istituzioni scolastiche e formative e, sulla base delle norme generali che per tutte devono venire dallo Stato, organizzarle e gestirle. “ E’ esattamente quanto abbiamo letto nel programma della Margherita, redatto da Fiorella Farinelli. Non solo l’Istruzione Professionale, ma tutta l’ lstruzione deve essere decentrata e affidata alle Regioni. Da qui alla devolution il passo è breve, anche se Ranieri afferma il contrario.
Riscontriamo anche che questo progetto fu sostanzialmente appoggiato da Andrea Ranieri che, come collaboratore della Fondazione Italiani Europei (con D’Alema), rese pubblico tale appoggio in un contributo rilasciato all’Unità, in occasione di un seminario sulla scuola, indetto dalla Fondazione. Nell’articolo Ranieri dichiarava :” Il ‘buon senso’ si sintetizzerebbe in queste due proposizioni: ‘non si può cambiare tutto nella scuola ogni volta che cambia il governo’; ‘la scuola è di tutti, e quindi è necessario individuare un sentire comune oltre gli stessi schieramenti politici, da mettere alla base delle politiche scolastiche’ “. Anche D’Alema, allo stesso seminario, aveva dichiarato che la scuola non può ogni cinque anni fare punto e a capo. Non sono forse gli stessi argomenti, affermati oggi?
In sostanza Ranieri condivide sostanzialmente il documento del “Buonsenso” e assicura che intende solo modificare la legge Moratti.
Ranieri collabora anche (ci sarà un legame?) all’Associazione Treelle, promossa dalla Confindustria (fondatori: Umberto Agnelli presidente, Attilio Oliva, Fedele Confalonieri presidente Mediaset, Abete, ecc.) che ha il chiaro scopo di facilitare le aziende ad allungare le mani sulla scuola.

L’iniziativa bipartisan “buonsensista” veniva lanciata contemporaneamente al sorgere del forte movimento “anti-Moratti”, che si coagulò appena fu reso noto il testo della legge delega.
Il movimento in questi anni si è rafforzato e si è esteso, è volato alto per affermarsi, ha resistito ed ha lottato, è riuscito a saldarsi all’opinione pubblica ed ai sindacati (al di là di qualche incomprensione). Ma quelli che aderirono al Progetto Buonsenso e i membri della Fondazione Italiani Europei sono ciechi e sono sordi. Oggi ripetono gli stessi discorsi di allora, senza cambiare una virgola.
Chi? Ma in primo luogo Fiorella Farinelli e Andrea Ranieri.

Se Andrea Ranieri vuole fare davvero chiarezza, nei confronti di compagni ed amici e di tutti i cittadini, sia conseguente ed ammetta che per eliminare gli effetti nefasti delle leggi Moratti, da lui stesso riconosciuti, è necessario cancellare le leggi Moratti.

Gemma Gentile

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[1] Cito, a questo proposito, solo qualche link:
Buonsenso per la scuola di Fuoriregistro (13-10-2003)
Dalema buonsensista di Vittorio Delmoro (Fuoriregistro 17-10-2003)
Un Buonsenso che non serve a nulla di Luigi Saragnese (Proteofaresapere 26-10- 2003)
Peloso buonsenso di Leonardo F. Barbatano (Fuoriregistro 29-10-2003)
Il buonsenso bipartisan di Fiammetta Colapaoli (Proteofaresapere 1-11-2003)
29 novembre: una grande manifestazione di buonsenso di Omer Bonezzi (4--11-2003)
Riforma al di là della legge di Renata Puleo (Liberazione europea 23-5-2004)