Una buona notizia: la Riforma non sarà azzerata
Gianfranco Scialpi - 05-11-2005
Nella coalizione di centrosinistra sembra prevalere la linea "morbida" (Prodi, Ranieri, Rutelli), che intende solo correggere la Riforma e non azzerarla.
E' una buona notizia!
Il sistema scolastico non reggerebbe altri cinque anni di scioperi, delibere da "disobbedienza civile" contrapposizioni e disorientamento dell'utenza...
Se questa fosse la prospettiva, si dovrebbe prendere atto di un sistema "ingrippato", decretandone quindi la sua fine.
E' consigliabile, comunque, che il centrosinistra non ripeta alcuni errori della coalizione governativa: riforma non condivisa, stravolgimento dell'ottima scuola ex elementare...
Le politiche scolastiche sono strategiche per il Paese e quindi necessitano della più ampia condivisione, se si vuole che producano gli effetti desiderati.

A tale scopo ipotizzo un percorso per i prossimi due anni: consultazione degli operatori per individuare i punti forti e critici dell'attuale (gennaio/aprile); divulgazione dei risultati e formalizzazione degli aspetti positivi (giugno).
In questo modo le scuole potranno iniziare il nuovo anno più serenamente, elaborando il nuovo P.O.F. basandosi sulle "certezze" positive emerse dalla consultazione.
Contestualmente partiranno le procedure di revisione della Riforma Moratti, inserendo nel nuovo provvedimento gli elementi da confermare e quelli rivisitati.
Tutta questa operazione ha diversi vantaggi: si sottrarrà la riflessione ai "soliti noti esperti" di parole, ma non di esperienze scolastiche; si ridurrà il rischio di farsi guidare dalle "avanguardie illuminate" (Lenin) che sanno cosa è bene e male per la base, dimostrando però nei fatti il "profilo conservatore" che non riesce a confrontarsi con un mondo che cambia rapidamente. In tal senso va letta la proposta di iniziativa popolare (cfr. www.retescuole.net) che ripresenta una scuola che poteva funzionare tra gli anni 1970 e 1999 - anno in cui il D.P.R. 275/99 ha completato il percorso della c.m.116/96 di liberalizzazione dei moduli.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 gp    - 06-11-2005
(…)”Nel corso del quinquennio di funzionamento del nuovo assetto strutturale ed organizzativo-didattico della scuola elementare, previsto dalla legge 5 giugno 1990, n. 148, si è assistito ad una evoluzione del quadro normativo generale, che ha definito nuovi criteri per l'azione della Pubblica Amministrazione (legge n. 241/1990, D.Lvo n. 29/1993, legge n. 20/1994) ed ha promosso rilevanti innovazioni nel funzionamento delle istituzioni scolastiche, quali la Carta dei servizi emanata con D.P.C.M. 7 giugno 1995, che impegna le scuole nell'elaborazione e nell'adozione di un proprio progetto educativo d'istituto. Inoltre, il recente contratto collettivo nazionale di lavoro ha previsto nuove condizioni di esercizio della funzione direttiva e docente, introducendo, tra l'altro, la possibilità di organizzare su base plurisettimanale l'orario di insegnamento e di programmazione didattica degli insegnanti (commi 2 e 5 dell'art. 41 del C.C.N.L.) (…)”

E’ questo l’incipit della CM 116/96. Dalla sua lettura si evince che le (testuale) (…)”nuove condizioni di esercizio della funzione direttiva e docente (…)” sono affidate alla contrattazione in sintonia con quanto esplicitamente previsto dal decreto legislativo n. 29/93.

La domanda che rivolgo ai dirigenti sindacali che scrivono qui è la seguente: “in che modo intendono opporsi – in sede di definizione dell’art. 43 CCNL 24/7/03 – all’introduzione del tutor (che il MIUR definisce una semplice funzione” e non un nuovo "status" professionale o una nuova figura di docente - nella scuola (ex) elementare?


 Irene Baule (1° Circolo di Alghero    - 06-11-2005


perchè, NON E' GIA' STATA STRAVOLTA ABBASTANZA?!?!
Mi spiace, o non sei a scuola ogni giorno come noi a fare i salti mortali per salvare il salvabile, o sei LENTISSIMO....

 luisa Fabiani    - 06-11-2005
Sono d'accordo con chi ha scritto. Dico solo che troppo spesso mi è sembrato che i giudizi sulla Riforma fossero dettati più da posizioni pregiudiziali e ideologiche che non da un serio esame della cosa, che non veniva neanche letta. Mi interessa insegnare e cerco tutto quello che può aiutarmi a farlo meglio.

 Brunello Arborio    - 06-11-2005
Solo nel caso in cui la riforma Moratti NON venisse azzerata si rischierebbero cinque anni di scioperi manifestazioni ecc.
Se invece la Riforma venisse azzerata tornerebbe la pace, o almeno una situazione non esplosiva come quella attuale.
Vorrei infatti ribadire che la Riforma Moratti ha pesantemente danneggiato la scuola primaria, considerata prima della riforma una delle migliori al mondo, e per le superiori prevede il ritorno al razzismo e classismo presente nella scuola degli anni '50: infatti si prevedono due canali, di cui uno riservato alle elite, a cui si riservano le scuole di serie A, ed uno riservato ai figli degli operai, a cui si riservano le scuole di serie B

 Laura Fineschi    - 06-11-2005
Già, una buona notizia...qualche giorno fa parlavo con una collega e si diceva "Vedrai, aboliranno il tutor, perchè costa, ma le 27 ore che fanno risparmiare ce le lasceranno.... i tagli di organico li fanno già con questo governo, chissà il prossimo..." Buone notizie, davvero.

 Precarius    - 06-11-2005
Tutti gli interessati sono invitati ("dall'avanguardia illuminata dal profilo conservatore"), a discutere serenamente il 19 novembre a Milano.



19 NOVEMBRE A MILANO
"La scuola in testa.Un incontro per capire".
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di ReteScuole



«…la scuola, […] è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone fra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue […]
Piero Calamandrei, 1950


Da tre anni noi, docenti e non docenti, studenti, studentesse e genitori abbiamo la scuola in testa e nel cuore.
Ostinatamente abbiamo difeso lo spazio pubblico della scuola di tutte/i e per tutte/i, ci siamo messi in rete per rendere più efficace la controinformazione, abbiamo interagito con i sindacati dei lavoratori contrastando (con qualche sconfitta e con molti successi) scuola per scuola, collegio per collegio i provvedimenti devastanti contenuti nella Legge 53 della signora Brichetto in Moratti.

Quello che consegniamo al prossimo Governo (e ci adopereremo con tutte le nostre forze perché sia diverso da quello attuale) è un patrimonio di partecipazione civile e la consapevolezza dell’importanza della scuola pubblica per la costruzione delle pre-condizioni stesse della democrazia.

Incontrarsi, ascoltarsi.
Stiamo vivendo giorni difficili. Ad uscire mortificata da questa stagione politica non è solo la scuola pubblica statale ma l’idea stessa della democrazia nel nostro paese.
Noi siamo convinti che esista un’altra strada capace di dare senso profondo alla rappresentanza e alla partecipazione.
Per questo, insieme ai sindacati che vorremmo al nostro fianco, invitiamo i/le deputati/e e i/le senatori/trici che hanno condotto l’opposizione alla "riforma" nelle Commissioni Cultura a un incontro pubblico a Milano il prossimo 19 novembre.
Insieme a loro invitiamo gli amministratori locali di Comuni, Province e Regioni, che hanno camminato a fianco dei propri cittadini in questi anni di mobilitazione.

Uscire dalle frasi fatte
Difendere la scuola di tutte/i e per tutte/i ci ha abituato a spogliare le parole, a individuarne i contenuti retorici. Ci ha abituato a leggere tra le righe ciò che è solo propaganda e ad assumere per intero la complessità delle questioni in gioco cercando, però, di calarle nelle pratiche quotidiane, cartina di tornasole delle buone intenzioni.
Spesso veniamo rimproverati di trincerarci con troppa ostinazione nella richiesta pregiudiziale di abrogazione della "riforma" Moratti e di tutti i suoi decreti attuativi.
Proviamo allora a discutere senza slogan, mettiamo da parte tutte le pregiudiziali e invitiamo i partiti dell’Unione a fare altrettanto.
Poniamoci dunque concretamente nei problemi e lasciamo le conclusioni alla fine del percorso di ascolto e di confronto.

Ciò che rimane in sospeso
I molti no detti alla Moratti si specchiano in altrettanti sì sulla strada della costruzione di una buona scuola per la Repubblica che vede al centro i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze.
Alla Politica, ai nostri partiti, chiediamo di partire da quell’anche ispirata ai principi della Costituzione contenuto nell’articolo 2 della Legge 28 marzo 2003 e ribadito nei decreti attuativi.

Vorremmo parlare dell’accesso ai saperi come diritto fondamentale di ogni uomo e ogni donna, del valore delle compresenze, della contitolarità, dei tempi distesi come reale opportunità per arrivare a mete comuni.
Vorremmo parlare del doppio canale, che esiste da sempre e che il Ministro Moratti ha semplicemente normato con una operazione di algido realismo, e delle strategie necessarie per superarlo.
Vorremmo ragionare sulla cultura di pace che passa per l’intercultura o della palestra di cittadinanza che si costruisce accogliendo i diversamente abili.
Vorremmo comprendere se oggi compito della scuola è preparare i giovani e le giovani a competere nell’economia globalizzata o se è, innanzitutto, innalzare il livello culturale di tutti i cittadini e le cittadine per meglio comprendere e sostenere le necessarie modifiche delle abitudini di vita basate sul consumo e sul superfluo, prima che la natura decida di regolare il suo conflitto con gli umani con mezzi propri.

Vorremmo parlare di felicità e di benessere.

Vorremmo farlo con un atteggiamento costituente, perchè la scuola è il futuro che riguarda tutte e tutti, senza anteporre ai Diritti il bilancio dello Stato, perché solo così è possibile comprendere ciò che si ha difficoltà a fare, da ciò che non si vuole fare.

ReteScuole

PS: L'organizzazione dell'incontro/tavola rotonda è in fase di definizione. La giornata si articolerà in due momenti: al mattino (ore 10) cittadini, lavoratori della scuola, studenti e sindacati incontreranno e si confronteranno con i parlamentari in Commissione Cultura. Nel pomeriggio la riflessione avverrà con il contributo degli amministratori locali: regionali, provinciali, comunali.
Andrea Bagni di école condurrà l'incontro. il luogo verrà comunicato non appena possibile sul sito e nelle mailing-list
Fin da ora ritenetevi tutti invitati e sollecitati a partecipare e intervenire


 Tarixia    - 07-11-2005
Concordo pienamente con le posizioni prese dai colleghi, tranne che con Luisa Fabiani, aggiungo che per chi davvero crede e lavora nella scuola, con coscienza e conoscenza delle problematiche annesse, definire questa una buona notizia è bestemmiare.
Vorrei trovare un solo spunto che possa farmi dire che questa riforma ha qualcosa di meritorio, non ci riesco proprio.
Questa riforma altera i rapporti tra i colleghi, favorisce sperticatamente il lecchinaggio nei confronti di un onnipotente DS( triste eredità dell'amministrazione Berlinguer), cancella le vere opportunità per i bambini, favorisce chi già alla nascita è fortunato e affossa chi non lo è, toglie diritti ai disabili, riduce la scuola a un supermercato dove far apparire il superfluo essenziale e cancellare i contenuti e i principi per i quali L' Istituzione SCUOLA è stata creata, mi fermo qui ma ci sarebbero tante altre cose da dire ( non ultima il massacro cui la lingua italiana è stata sottoposta nel redigere le INDICAZIONI NAZIONALI....)

Scusate colleghi, secondo voi il primo topic di questo thread è una BUONA NOTIZIA?

 Maurizio    - 07-11-2005
Il messaggio di Gianfranco Scialpi è alquanto contraddittorio ed ideologico.
L’autore, da un lato constata che la riforma che ha stravolto l’ottima scuola elementare non è stata condivisa dai docenti, i quali hanno messo in atto in moltissimi casi strategie che lui definisce da “disobbedienza civile” , ma che io riferirei più correttamente al “legittimo esercizio dell’autonomia scolastica”.
Paventa, inoltre, il rischio di un "ingrippamento "del sistema, ma invece di trarre la logica conseguenza del suo stesso ragionamento e cioè che all’origine del caos che regna nella scuola sta la riforma Moratti, imposta dall’alto senza consenso, suscitando perciò reazioni ovunque, conclude scagliandosi ideologicamente contro chi propone la scrittura condivisa di una legge di iniziativa popolare per ridare voce agli insegnanti.
Sono d'accordo con Brunello Arborio, Bisogna ripristinare lo status quo ante, che in particolar modo per la scuola elementare ha rappresentato una condizione di eccellenza internazionalmente riconosciuta, come punto di partenza per l'elaborazione di un nuovo progetto per la scuola graduale, democratico e condiviso.


 Gemma Gentile    - 08-11-2005
Concordo anch'io, come Tarixia con i commenti di quanti mi hanno preceduta, tranne che con quello di Luisa Fabiani.

Entrando nel merito dell'intervento, condivido il giudizio generale di Maurizio: "Il messaggio è alquanto contraddittorio ed ideologico".

Gianfranco Scialpi dipinge un quadro apocalittico del Paese, in caso di abrogazione: "Il sistema scolastico non reggerebbe altri cinque anni di scioperi, delibere da "disobbedienza civile" contrapposizioni e disorientamento dell'utenza... "

Ma chi dovrebbe scendere nelle piazze in difesa della Moratti e per il ripristino della tanto "amata" riforma? L'autore dello scritto? E chi altri?
Che cosa ci sarrebbe da salvare nelle leggi Moratti: ciò non lo dice l'autore dello scritto, nè lo dicono i vari Rutelli e amici vari della Margherita, che tanta speranza hanno suscitato in questo novello ammiratore della Moratti, che finora non aveva mai osato uscire allo scoperto, per paura di essere mangiato dai cattivi comunisti leninisti che dilagano nella scuola italiana.
A questo proposito, condivido quanto afferma Brunello Arborio: "Solo nel caso in cui la riforma Moratti NON venisse azzerata si rischierebbero cinque anni di scioperi manifestazioni ecc.
Se invece la Riforma venisse azzerata tornerebbe la pace, o almeno una situazione non esplosiva come quella attuale."

Scrive ancora Gianfranco Scialpi: "Tutta questa operazione ha diversi vantaggi: si sottrarrà la riflessione ai "soliti noti esperti" di parole, ma non di esperienze scolastiche; si ridurrà il rischio di farsi guidare dalle "avanguardie illuminate" (Lenin) che sanno cosa è bene e male per la base, dimostrando però nei fatti il "profilo conservatore" che non riesce a confrontarsi con un mondo che cambia rapidamente. In tal senso va letta la proposta di iniziativa popolare (cfr. www.retescuole.net) che ripresenta una scuola che poteva funzionare tra gli anni 1970 e 1999 - anno in cui il D.P.R. 275/99 ha completato il percorso della c.m.116/96 di liberalizzazione dei moduli".

Qui siamo proprio al delirio!
Ma chi è che cala le leggi dall'alto? Non è stata la Moratti e ora tutti coloro che pretendono di aggiustarla, come se si potesse fare qualche rammendo?
Ma sa di che parla l'autore dello scritto? Sa che la legge di iniziativa popolare è stata scritta da insegnanti e genitori, che hanno impegnato anni, vita e soldi per la scuola? Sa che si tratta di una bozza proposta a tutto il popolo della scuola, che si sta discutendo in diverse realtà italiane in questi giorni?
Nei mesi che il nostro grande stratega vorrebbe dedicare alla discussione sul "rammendo", già il dibattito sulla proposta di legge popolare nelle scuole sarà completata e si staranno raccogliendo le firme.

Tarixia ha scritto:
Scusate colleghi, secondo voi il primo topic di questo thread è una BUONA NOTIZIA?
Tarixia, condivido tutto quanto hai scritto e la mia risposta emerge da quanto ho detto sopra.

Gemma Gentile

 oliver    - 08-11-2005
Una riforma pasticciata va abolita totalmente. Le riforme devono essere condivise per evitare che solo una sparuta minoranza sia d'accordo. Prodi, Rutelli ecc dovono prendere atto di quello che tutti gli insegnanti e la maggior parte deglòi italiani vogliono. Oliver

 Piero Fortis    - 09-11-2005
Che la signora Brichetto Letizia usurpi il nome famoso del marito "Moratti" (appunto) perché è più del suo non sono fatti che ci riguardano.
Che la riforma porti il suo nome e sia stata da lei voluta e imposta, questo ci riguarda.
Non è vero che gli insegnanti non hanno capito l'importanza di questa bruttissima legge, è vero invece che, per disattanzione di molti collegi docenti, non hanno compreso che questa pasticciata legge ha provocato danni che sarà difficile sanare in breve tempo.
Non è proprio il caso di stare a discutere perciò su ciò che va tenuto e modificato e su ciò che va buttato.
E' UNA LEGGE CHE VA CESTINATA COSI' COM'E' SENZA RIMPIANTI E RIPENSAMENTI questo se si vuole pensare ancora che in Italia la scuola pubblica deve sopravvivere.
Guai se governanti futuri (che speriamo non siano l'accozzagli di avventuristi che ci sta sul groppone oggi) non interverranno in modo radicale abolendo questo obbrobrio.
CI SARA' DA SCENDERE IN PIAZZA ESATTAMENTE COME SI E' FATTO FIN'ORA!!!
Auguriamoci invece cher la centralità della scuola pubblica venga ricostruita con una buona legge e con i finanziamenti opportuni.

 Gianfranco Scialpi    - 10-11-2005
Attendevo tante risposte, invece se escludo Maurizio, Gemma, Tarixia, che rispondono puntualmente ai miei interventi, i colleghi interessati non sono molti. E questo mi fa pensare. Ecco giustificata la mia affermazione "avanguardia illuminata". Sono disposto a ricredermi, ma ho bisogno di argomenti validi e oggettivi.
Comunque, mi presento: sono un insegnante che da venticinque anni, ogni giorno, entra in aula ed interagisce con 20-25 bambini, i loro genitori e i colleghi-insegnanti…Fino allo scorso anno ho lavorato, ricoprendo un ruolo importante nella commissione P.O.F.. E qui mi fermo. Quindi credo di aver maturato una certa esperienza di cose di scuola. Riprenderò il mio intervento, integrandolo dove serve con quello che non ho detto ( intenzionalmente).
Nella coalizione di centrosinistra sembra prevalere la linea "morbida" (Prodi, Ranieri, Rutelli), che intende solo correggerela Riforma e non azzerarla. [b]E' una buona notizia! [/b]
Cosa succederebbe, infatti, se il nuovo governo di centrosinistra (speriamo, anche se non ne sono sicuro. Nel 1994 A.Occhetto era sicuro di vincere E poi?) appena insediato, [b]abrogasse[/b] seccamente la riforma Moratti? Gli abrogazionisti sono [b]estremamente[/b] fiduciosi ( questo mi preoccupa e non poco) che il centrodestra entrerebbe in un letargo lungo cinque anni, in una sorta di standby politico-sociale. E se invece riuscisse a creare un “blocco sociale” contro il ritorno ad una situazione normativa percepita come imposta dalla sinistra? Il sistema scolastico non reggerebbe altri cinque anni di scioperi, delibere da "disobbedienza civile" contrapposizioni e disorientamento dell'utenza.... Inoltre, confermerebbe la sua instabilità, perché dipendente ogni volta dal cambio politico ( abrogazione/ nuova legge). Se questa fosse la prospettiva, si dovrebbe prendere atto di un sistema "ingrippato", decretandone quindi la sua fine. Già mi sento dire da Gemma: dove sono questi soggetti diversi da noi ? Fortunatamente le scuole non sono realtà “semplici”, monolitiche, frequentate solo da insegnanti contrari alla Riforma ( Oliver). Per inciso: non tutti sono di “destra”. Buona parte di questa base sociale ha votato persone (= parlamentari) che hanno “privatizzato” la scuola della Repubblica, facendola diventare una propria “creatura”. E questo sicuramente ha ridotto il suo profilo di “servizio di tutti e per tutti” Quindi è consigliabile che la sinistra non ripeta l’errore e il limite di questa destra, favorendo un nuovo modo di governare. Diversamente, a mio giudizio, ci troveremmo di fronte alla conferma di un modo di governare, senza però la destra al governo. Le riforme scolastiche sono strategiche per il Paese e quindi necessitano della più ampia condivisione, se si vuole che producano gli effetti desiderati.
A tale scopo ipotizzo un percorso per i prossimi due anni: consultazione degli operatori, di tutti gli operatori per individuare i punti forti e critici dell'attuale Riforma (gennaio/aprile); divulgazione dei risultati e formalizzazione degli aspetti positivi (giugno). In questo modo le scuole potranno iniziare il nuovo anno più serenamente, elaborando il nuovo P.O.F. basandosi sulle "certezze" positive emerse dalla consultazione. Contestualmente partiranno le procedure di revisione della Riforma Moratti, inserendo nel nuovo provvedimento gli elementi da confermare e quelli rivisitati. In questo modo le scuole potranno iniziare il nuovo anno più serenamente, elaborando il nuovo P.O.F. basandosi sulle "certezze" positive emerse dalla consultazione.Sono morattiano? Sono ideologico, Maurizio? Non credo. Le ideologie storiche, quelle che dividevano e dividono il mondo in buoni e cattivi, mi hanno francamente stufato. Mi piace pensare in modo “aperto” ( uno dei miei maestri è K.Popper) usando gli argomenti e poco gli slogan (Berlusconi in questo è un grande Maestro)
Mi fa piacere aver letto ieri un intervento di M. Tiriticco su http://www.scuolaoggi.org/ e ripreso da http://www.edscuola.com/ il quale scrive: Restituire la parola alle scuole significa progettare con loro, per loro, soprattutto per i nostri giovani che esprimono bisogni ed attese sempre più complessi a cui occorre dare risposte, subito per un domani più certo.
Tutta questa operazione ( convocazione di una sorta di stati generali...) ha diversi vantaggi: si sottrarrà la riflessione ai "soliti noti esperti" di parole, ma non di esperienze scolastiche; si ridurrà il rischio di farsi guidare dalle "avanguardie illuminate" (Lenin) che sanno cosa è bene e male per la base, dimostrando però nei fatti il "profilo conservatore" che non riesce a confrontarsi con un mondo che cambia rapidamente. In tal senso va letta la proposta di iniziativa popolare (cfr. http://www.retescuole.net/ che ripresenta una scuola che poteva funzionare tra gli anni 1970 e 1999 - anno in cui il D.P.R. 275/99 ha completato il percorso della c.m.116/96 di liberalizzazione dei moduli. E mi spiego: è conservatore un movimento che vuole ristabilire un programma, un’idea in “toto” ignorando i cambiamenti che sono intervenuti nel contesto. A mio avviso gli aspetti deboli della proposta di iniziativa popolare sono due: l’assenza di un qualunque riferimento agli istituti comprensivi che dal ’94 ( L.97/94) si sono sempre più affermati nel sistema formativo e quindi alla proposta di uno sviluppo verticale del sistema formativo di base.. A tal proposito si legga l’ottimo articolo di Gandola-Niccoli (cfr. http://www.scuolaoggi.org/index.php?action=detail&id=2439,)il quale concorda sul carattere poco innovativo della proposta di retescuole e siti collegati. Tesi che avevo già enunciato qualche settimana prima nella Community della "Formazione Indire". A questo aggiungo la rigidità del sistema che propone per la scuola primaria solo due modelli organizzativi: il tempo pieno e i moduli. Un modello così rigido può reggere in un contesto permeato da domande, richieste sempre più diversificate?
Ma riprendiamo il discorso sulla riforma. E’ possibile che tutta la Riforma Moratti sia da buttare? Non è questa una presa di posizione ideologica, dove il nero è tutta da una parte ( la riforma) e il bianco dall’altra ( i "senza se e i senza ma") . A mio avviso ci sono due aspetti da salvare della Riforma: le unità di apprendimento che costituiscono i piani personalizzati di studio e il Portfolio.
Le prime si rifanno al pensiero reticolare e quindi alla didattica per ambiti ( D.M.271/91) e al modo di lavorare per campi d’esperienza nella scuola dell’Infanzia ( “Orientamenti ’91). Lasciamo a Bertagna, la dicotomia individualizzazione/personalizzazione. E’ dai tempi della L.517/77 che noi della scuola primaria ( ho offeso qualcuno?) lavoriamo in modo da assicurare ad ognuno la massima possibilità d’istruzione/formazione. Il portfolio lo trovo interessante per l’aspetto valutativo e di orientamento, dove lo stesso alunno riflette su se stesso ( metacognitività). Come si può notare ho solo salvato gli aspetti didattici, tralasciando quelli organizzativi da modificare, i cui effetti devastanti possono essere contenuti applicando la c.m29/04.
Concludo ribadendo a Maurizio che il “legittimo uso dell’autonomia”, anche se assunto a rango di valore costituzionale è di tipo funzionale ( art. 21 L.59/97) e non ordinamentale. Solo lo Stato e le Regioni hanno competenze legislative esclusive e concorrenziali. ( cfr.Legge Costituzionale n° 3/2001). Se Maurizio riuscirà a portarmi un riferimento normativo, che autorizza le scuole ad organizzarsi separatamente rispetto agli obiettivi generali e agli indirizzi di studio stabiliti dal Parlamento, sono disposto a ricredermi.
Anche se la pensiamo diversamente, saluto tutti, perché ,comunque, ognuno di noi lavora per una scuola migliore.