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La lingua comunitaria? La sceglie il ... cliente
Grazia Perrone - 29-10-2005


Già nel gennaio 2005 in una corrispondenza da Parigi Bernard Cassen si chiedeva - retoricamente - "Come sfuggire alla dittatura dell'inglese".
Ora il MIUR si adegua alla tendenza comunitaria e - nell'allegato D/bis al decreto legislativo 17 ottobre 2005 (articolo 25) inserisce la postilla che conosciamo e che, tradotta in italiano, significa che le ore aggiuntive da dedicare all'insegnamento della lingua inglese (sottratte, ad esempio, al francese) nella scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) saranno confermate automaticamente anche nel proseguo degli studi e più specificamente per (...)"i percorsi del secondo ciclo di istruzione e formazione (...)".
Il tutto in un'ottica di customer satisfaction(soddisfazione delle richieste dell'utente/cliente) che prelude a nuovi tagli.
Al proposito propongo una nota dell'Anlis che alla denuncia fa seguire un chiaro appello:


COMMENTO

Inizialmente l'intento di potenziare di un'ora l'insegnamento dell'inglese nella scuola secondaria di primo grado, recuperando una delle tre ore opzionali, era condivisibile ed auspicabile. Mai era passato per la testa di qualcuno l'intento di recuperare tali ore a discapito della seconda lingua comunitaria. L'introduzione della seconda lingua nell'intero curricolo della secondaria, sia pur riduttiva nella sua dimensione, rappresentava un successo da tempo atteso dalla nostra associazione. Le raccomandazioni del Consiglio d'Europa e gli impegni dell'UE con i rispettivi governi, sia pure in ritardo, avevano raggiunto lo scopo. Ora l'art.25 sembra aver tutto riconvertito alle vecchie posizioni ed ancor peggio.

E' talmente assurda la finalità del decreto, la superficialità nella redazione del testo, la ignorante pretesa di conseguire "un livello di apprendimento della lingua inglese analogo a quello della lingua italiana" e talmente sottovalutate le conseguenze che può provocare la scelta indirizzata delle famiglie e lo squilibrio di competenze degli alunni, che il minimo che possano fare le persone ragionevoli è quello di contrastare strenuamente l'attuazione del decreto e richiamare all'attenzione europea le disattese agli impegni presi al livello comunitario.

L'ANILS DIFENDE IL PLURILINGUISMO E INSORGE VERSO LA POLITICA CONTRO.

Contro l'articolo 25 del decreto legislativo del 17 ottobre 2005 emanato dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, sulle norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, ci mobilitiamo in quanto antica associazione nazionale di insegnanti di lingue straniere che ha sempre difeso il plurilinguismo.

L'ANILS rappresenta migliaia di docenti di tutte le lingue straniere e attraverso la voce del suo Presidente, il prof Gianfranco Porcelli, dichiara che "Intendiamo attivarci per far sentire la voce dei nostri docenti associati, non in antagonismo con l'inglese, lingua protagonista sul piano internazionale, ma a favore di una formazione equilibrata e autenticamente europea degli italiani".

Nella sua lunga storia l'ANILS si è sempre riconosciuta in una impostazione plurilingue e pluriculturale: "L'Italia, nei fatti, è uno dei paesi meno europeisti - continua il Presidente - "a dispetto del fatto che le comunità europee sono nate proprio a Roma."

Nell'articolo 25 del decreto si legge che "Al fine di offrire agli studenti l'opportunità di conseguire un livello di apprendimento della lingua inglese analogo a quello della lingua italiana è data facoltà, nella scuola secondaria di primo grado, alle famiglie che ne facciano richiesta, di utilizzare, per l'apprendimento della predetta lingua, anche il monte ore dedicato alla seconda lingua comunitaria. Tale scelta è effettuata al primo anno della scuola secondaria di primo grado e si intende confermata per l'intero corso della scuola secondaria di primo grado ed anche per i percorsi del secondo ciclo di istruzione e formazione."

Il prof. Porcelli aggiunge: "Come presidente Nazionale dell'ANILS mi pare invece fuori di discussione che il recente attacco alle lingue diverse dall'inglese, costituisce l'ennesima violazione dello spirito e della lettera dei Trattati sottoscritti con tanta enfasi dai nostri politici. L'art. 25 del Decreto del 17 ottobre 2005 è un gravissimo, inqualificabile insulto alla pluralità delle lingue nella cultura italiana ed è in palese contrasto con le direttive europee".

APPELLO A TUTTI I DOCENTI DI LINGUE

Tutti i docenti delle lingue cosiddette "opzionali" sono invitati ad esternare il proprio disappunto sostenendo l'azione dell'ANILS con un messaggio da inviare a:

gp.anils@email.it

Altrettanti dovrebbero sentire il dovere di mobilitarsi e coinvolgere a livello politico sia i parlamentari nazionali che quelli europei che rappresentano il nostro Paese.
Gli Istituti culturali e linguistici delle ambasciate dovrebbero contestualmente essere sollecitati a correggere il Decreto.
L'appello naturalmente è rivolto anche ai colleghi di inglese per solidarietà nei confronti dei colleghi "meno fortunati" e soprattutto per buonsenso.


[ commenta


 sonia cartosciello    - 02-11-2005
Sono un'insegnante di francese nella secondaria di primo grado ed iscritta all'ANILS. Nonostante da sempre considerati insegnanti di serie B, abbiamo espresso con impegno e dedizione il nostro ruole e le funzioni ad esso collegate.
Il nostro compito è sempre stato quello di restituire la giusta dignità alla seconda lingua e ci siamo illusi, solo per un'attimo, che la riforma , tra gli innumerevoli danni, avesse avuto finalmente attenzione in tal senso.
Con profondo scoramento ma senza arrenderci ,facciamo appello alle Istituzioni, alle associazioni preposte, alle famiglie, ai sindacati, agli studenti stessi di non trascurare questo gravoso problema e di mobilitarci tutti affinchè la L2 trovi nelle scuole di ogni ordine e grado lo spazio che merita, nel rispetto dei docenti e degli utenti e alla luce di una società sempre più plurilinguistica

 Amelia    - 03-11-2005
Ecco il testo della lettera di protesta contro l'art. 25 del decreto del 17 ottobre, redatta dalle associazioni ANIF , ANILS e LEND , firmata dai membri della CEO (Commission Europe de l'Ouest - della Fédération Internationale Professeurs de Français) e inviata al Ministro Moratti.



Le Associazioni degli insegnanti di lingue straniere ANIF (Associazione Nazionale Insegnanti di Francese), ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere, associazione plurilingue) e LEND (Lingua e Nuova Didattica, associazione plurilingue), in occasione della riunione autunnale della CEO (Commissione dell'Europa dell'Ovest, che riunisce i delegati delle associazioni di francese dei paesi dell'Europa Occidentale) svoltasi a Roma nei giorni 28 e 29 ottobre:



prendono posizione contro



l'articolo 25 del decreto legislativo del 17 ottobre 2005 emanato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca sulle norme generali e sui livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione.



Di fronte all'attacco portato contro l'insegnamento/apprendimento di una seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo e secondo grado, le Associazioni ribadiscono le loro scelte in favore del plurilinguismo e della pluriculturalità, codici genetici del continente europeo, nonché delle scelte di cultura educativa condivisa che si basano sul Quadro Europeo Comune di Riferimento per le lingue e sulle numerose Raccomandazioni del Consiglio d'Europa.



Rilevano l'ipocrisia pedagogica e didattica con cui si afferma che, eliminando la seconda lingua comunitaria e utilizzando per l'apprendimento della lingua inglese anche il monte ore dedicato alla seconda lingua comunitaria, si possa "offrire agli studenti l'opportunità di conseguire un livello di apprendimento della lingua inglese analogo a quello della lingua italiana" (Cit. art. 25). Tale livello, che secondo il Portfolio europeo delle lingue, documento per la valutazione delle acquisizioni in lingua elaborato dal Consiglio d'Europa, corrisponderebbe ad un livello C1/C2, è di fatto non raggiungibile in situazione di apprendimento formale.



Le Associazioni, consapevoli dell'importanza dell'inglese come lingua internazionale, non intendono porsi in antagonismo con questa lingua e il suo insegnamento, ma vogliono riaffermare la necessità, per tutti gli studenti, di apprendere due lingue comunitarie, sia nella prospettiva di una crescita personale, fondata su di un'educazione plurilingue e pluriculturale di cittadino europeo, che nella prospettiva di una formazione professionale che favorisca il suo inserimento positivo nel mondo del lavoro che oggi richiede standard sempre più elevati di conoscenze e competenze.


 Giuliana Matta    - 05-12-2005
desidero esprimere il mio sdegno di fronte ad un ministro che dopo soli due anni dall'attuazione della riforma si rimangia la migliore delle novità introdotte dalla riforma stessa! L'inserimento di una seconda lingua straniera ci metteva al passo con le direttive europee....e adesso? Con quali studenti europei potranno competere i nostri ragazzi? E a parte le motivazioni didattiche e educative, come la mettiamo con le migliaia di insegnanti delle tanto sbandierate "lingue comunitarie"?


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