Quali prospettive per la professione docente?
Luca Lattanzi, Giuseppe Manzoni - 21-04-2002
Attualmente il lavoro del docente appare umiliato da molti fattori, tra i quali quello economico, pur gravissimo, non è l’ unico e forse non è quello prevalente.
Si pensi all’ aumento vertiginoso di impegni estranei all’ essenza della funzione educativa, quali le interminabili relazioni e le reiterate domande scritte, da predisporre non si sa quando. Infatti per i docenti della scuola italiana l’ orario di servizio è un obbligo, che viene fiscalmente controllato, anche inventando scadenze e riunioni inutili, perché si è sottoposti al trattamento impiegatizio; ma il lavoro deve essere svolto al di fuori di esso, facendo appello alla responsabilità, al senso del dovere e alla cultura . E ancora: verbali su verbali: viene da chiedersi: in quale altro Consiglio, al di fuori degli Organi Collegiali della scuola, i verbalizzatori sono scelti tra i componenti il Consiglio stesso? E il personale amministrativo che ci sta a fare? Ma un amministrativo va pagato, mentre i docenti soltanto possono essere obbligati a lavorare gratis, sottraendo anche tempo ai proprio dovere morale di educatori. Si è voluta sostituire la realtà concreta dell’ incontro dell’ intelligenza libera del docente con l’ intelligenza libera del discente (essenza della scuola) con la avvilente realtà virtuale delle scartoffie.
Si pensi, inoltre, a quanto viene screditata e disattesa la specialistica competenza disciplinare dalle chiacchiere in “didattese” ancora diffuse, nonostante la conclamata autonomia scolastica; si ha purtroppo motivo di temere che questi vaniloqui continueranno a tenere banco, se non verrà corretto quanto previsto circa la formazione dei futuri insegnanti dal disegno di legge governativo (la cosiddetta “bozza Moratti”), che sembra privilegiare la preparazione in ambito pedagogico-didattico rispetto alla solida padronanza dei contenuti.
Si pensi, anche, alla continua assegnazione alla scuola, e quindi agli insegnanti, di compiti ad essa estranei (educazione stradale, educazione alimentare, e così via), per coprire l’ incapacità di altri.
Si pensi, ancora, al frustrante senso di impotenza, aggravato da minacciosi presentimenti, provocato dalle interferenze della giustizia amministrativa (TAR), di fatto incompetente nel merito: ne è causa la riduzione di atti culturali e educativi (quali, ad esempio, promozione o bocciatura) a banali atti amministrativi. E questo potrebbe essere un motivo per spezzare una lancia in favore dell’ abolizione del valore legale del titolo di studio.
Si pensi, infine, alla preponderante presenza, negli organi di governo delle istituzioni scolastiche, di altre componenti, che pur essendo meno competenti e pur avendo per l’ istituzione stessa un interesse solo contingente, potrebbero addirittura risultare in maggioranza, almeno stando ai progetti attualmente allo studio.
E si potrebbe continuare.

Quali le prospettive per la professione stessa?

Se la via delle riforme intrapresa dal Governo della Casa delle libertà riuscirà a liberarsi dalle incertezze e dai residui pregiudizi ideologici ereditati dai Governi precedenti, si potrà ben sperare. Certamente il cammino per un cambiamento positivo sarà lungo e non privo di rischi. Molto dipenderà da quanto gli insegnanti stessi riusciranno ad incidere, anche mediante la loro serietà e preparazione, sulla mentalità e sul costume.
E’ comunque necessario, nonostante l’ interesse contrario di quei sindacati “storici” che tanta parte hanno avuto nel ridurre in questa penosa condizione la categoria, che si riesca ad ottenere per i docenti una contrattazione separata rispetto al comparto “pubblico impiego”, come riconoscimento di una specificità del loro status professionale, che non può venir ulteriormente confuso con mansioni esecutive.
Questo è un piccolo passo verso un’ ideale di professione sempre più libera, anche con l’ assunzione delle responsabilità conseguenti (non avrebbe senso aver trasformato i Presidi in Dirigenti, se gli insegnanti non fossero considerati Professionisti!).
Come per tutte le categorie di professionisti, bisogna prevedere quello che qualcuno ha denominato “organismo autonomo della docenza”, che per noi si identifica con l’ Ordine Professionale, strumento di autogoverno della categoria per eccellenza: esso dovrà avere una parte determinante nel reclutamento dei docenti (garantendo la serietà dei concorsi), nella salvaguardia della deontologia professionale e nella valutazione; potrà inoltre dare un contributo alla formazione in servizio e all’ aggiornamento, alla redazione dei programmi nazionali e ad altro ancora. In definitiva, in questo momento di cambiamenti istituzionali e di passaggio di poteri, l’ Ordine Professionale dei docenti dovrà essere in grado di assumere, al pari degli altri “corpi intermedi”, quelle competenze che la situazione richiede.


Per l’ AESPI:
Il Presidente
Prof. Angelo Ruggiero

AESPI
Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante

Via San Simpliciano, 2 - 20121 MILANO
Tel. : (++39)026436646
Cell.: 3387315646
Fax : (++39)026430486
E-mail: eurduemila@tiscalinet.it



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 Rita Galleni    - 28-04-2002
Ho trovato veramente interessante questo articolo in cui mi sono molto riconosciuta, sono infatti una insegnante. A questo punto penso che la mia categoria dovrebbe decidersi a pretendere una maggiore influenza sulle scelte decisionali della scuola , oltre che una maggiore consapevolezza di se stessa e del ruolo che ricopre .

 Pasquale Picone    - 28-04-2002
La professione insegnante si potrà riscattare solo se una sufficiente presa di coscienza del proprio ruolo, e un conseguente pressing sulla classe politica porterà ad una legge istitutiva dell'Ordine Professionale, ad una vera e articolata professione docente. Liberandoci dai pesi e interessi che si sono esercitati sinora sulla classe docente, mantenedola in una condizione di subalternità priva di autonomia. Non esiste nessuna professione priva di fasce di carriera. La formazione dei nuovi docenti deve essere affidata ad un organo di gestione della professione stessa come avviene in tutte le libere professioni.

 Ghino di Punta    - 28-04-2002
forse sono ingenuo ma credo che un professionista che decida di dedicarsi all'insegnamento abbia da sè valutato le sue capacità di "libero professionista" al punto da preferire il caldo ventre della non licenziabilità
allo studio professionale.E allora,cosa cercano gli illustri professori delle medie e delle superiori essere pagati come professionisti ed essere imboscati come ministeriali?Domanda: se sapevi fare l'ingegnere ,perchè non l'hai fatto?Oppure pensi di aprire uno studio privato per l'insegnamento delle applicazioni tecniche?Pensi ai contratti di collaborazione con le istituzioni scolastiche autonome?Certo in ogni caso è sempre meglio che lavorare a patto di essere pagati da professionisti.
Potendo scegliere consiglierei quelli del pallone.