Global March contro il lavoro minorile
Redattore Sociale - 20-04-2002
Significativa ricorrenza: mentre in Italia si effettua lo sciopero generale per protestare contro le possibili modifiche allo Statuto dei lavoratori, si ricorda la morte di Iqbal Masih, il bambino pakistano ucciso il 16 aprile del 1995 dalla mafia dei tappeti.

Dunque, da una parte si rivendicano diritti consolidati, dall’altra si pone l’accento sulla necessità di un minimo di tutela, soprattutto verso quelle fasce deboli sempre più vulnerabili. E contro lo sfruttamento del lavoro minorile è partita da Manila, il 17 gennaio 1998, la Global March against Child Labour. Ma il Global March against Child Labour è anche un movimento nato dalla speranza e dalla volontà di migliaia di persone nel mondo che desiderano liberare i bambini dalla schiavitù. In Italia il coordinamento del movimento è affidato a Mani Tese.
La Global March intende richiamare l’attenzione sulle forme nascoste di sfruttamento del lavoro infantile, quelle più difficili da affrontare come il lavoro domestico, in cui milioni di bambini nel mondo vengono sfruttati in silenzio e sottoposti a violenze fisiche e psicologiche.
La Global March ha partecipato alle iniziative della Global Education Campaign, lanciata a livello mondiale da associazioni in ben 150 Paesi per richiedere istruzione gratuita e di qualità per i bambini del mondo. Si calcola, infatti, che siano più di 120 milioni i minori che nel mondo non hanno accesso nemmeno all’istruzione di base.

Alcune cifre spiegano meglio di qualsiasi parola lo sfruttamento ai danni dei minori. In India, secondo stime Ilo, sarebbero oltre 13 milioni i bambini tra i 10 e i 14 anni che lavorano, il 12,7% del totale della loro età, mentre in Cina oltre 9 milioni (7,86%). Percentuali ancora più alte (seppur con numeri inevitabilmente minori) in Mali (51,13%), Nepal (42,07%), Madagascar (34,07%), Bangladesh (27,74%), Pakistan (15,39%).

Inoltre, le associazioni e i movimenti che fanno parte della Global March hanno lanciato la World Cup Campaign per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere azioni concrete contro lo sfruttamento del lavoro minorile, richiamando l’attenzione sul lato oscuro del calcio, e cioè sui bambini sfruttati nella produzione di articoli sportivi, soprattutto di palloni. L’occasione è data dai prossimi Campionati Mondiali di calcio in Giappone e Corea. Lontano dai riflettori di questo evento, infatti, ci sono milioni di bambini sfruttati, impiegati nella produzione di altri articoli sportivi che verranno utilizzati anche nel corso dei prossimi Mondiali di Calcio.
Si tratta, dicono i promotori della campagna, di bambini che lavorano 14 ore al giorno, spesso non pagati, in condizioni estremamente dannose per la salute. Molti sono sottoposti a ogni tipo di violenza, fisica e psicologica. Solo in India e in Pakistan, dove si concentra la produzione di questi articoli sportivi, ci sono almeno 80 milioni di bambini sfruttati, che non hanno accesso nemmeno all’istruzione di base.


Per ogni paese sono riportate nell'ordine: il totale, il n° dei Maschi*, il n° delle Femmine*, il valore %**

Dati all'anno 2000

Afghanistan 601.000 332.000 269.000 24,18
Albania 35.000/50.000 - - -Bangladesh 4.846.000 2.547.000 2.300.000 27.74
Brasile 2.450.000 1.563.000 886.000 14,43
Cina 9.224.000 4.755.000 4.469.000 7,86
India 13.157.000 7.165.000 5.992.000 12,07
Indonesia 1.685.000 955.000 729.000 7,82
Madagascar 791.000 408.000 383.000 34,07
Mali 820.000 427.000 393.000 51,13
Nepal 1.277.000 724.000 553.000 42,07
Pakistan 2.993.000 1.835.000 1.158.000 15,39
Rwanda 416.000 188.000 227.000 41,35
Somalia 455.000 242.000 213.000 31,30
Sudan 944.000 610.000 334.000 27,41
Tailandia 687.000 337.000 351.000 12,21
Turchia 452.000 262.000 190.000 7,78
Uganda 1.273.000 660.000 614.000 43,78

Note:
(*) L'età sia dei maschi che delle femmine è considerata è compresa tra i 10 e i 14 anni
(**) La percentuale sul totale della popolazione minorile tra i 10 e i 14 anni


Rugmark Foundation

733 15th Street, NW, Suite 920 - - Washington, D.C. 20005 (Stati Uniti)
Tel: (202) 347-4205, Fax: (202) 347-4885
E-mail:info@rugmark.org

La fondazione Rugmark ha l’obiettivo di sradicare il lavoro minorile svolto in condizioni illegali e di schiavitù, e di offrire opportunità riabilitative e educative per i bambini e i ragazzi di India, Nepal e Pakistan.

La strategia di questa organizzazione (che ha iniziato con pochi mezzi e da un ufficio piccolissimo), è stata fin dall’inizio (fine anni ’80) quella di fare pressione non sui produttori ma sugli acquirenti di tappeti tessuti a mano: ciò, chiedendo a chi li comprava di accertarsi che portassero un marchio speciale – il Rugmark, appunto – a garanzia che non fossero prodotti da schiavi. Per guadagnarsi il marchio, i produttori dovevano accettare tre sole condizioni: non sfruttare i bambini, cooperare con il monitoraggio indipendente, devolvere una cifra di poco superiore all’1 per cento del prezzo di vendita dei tappeti a un fondo di assistenza per i bambini lavoratori.

Rugmark ha anche creato una sofisticata équipe di controllo in grado di individuare i marchi falsi, conoscesse la manifattura del tappeto in tutti i suoi risvolti e fosse incorruttibile.
Oggi i tappeti con il Rugmark sono venduti in nord America e in Europa (dove nel 2000 occupava una fetta di mercato pari al 30 per cento) e il marchio è stato riconosciuto dai principali governi. La fondazione è retta da un “board” di 12 direttori provenienti da diverse e autorevoli esperienze di impegno in organizzazioni per la tutela dei diritti umani.

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