Special child
Arturo Ghinelli - 10-09-2005
Come è noto, in Cina esiste una legge che vieta alle coppie di avere più di un figlio per limitare l'aumento demografico in un paese che conta già un miliardo e mezzo di persone.
Cosa succede a chi non rispetta la legge?
La guida del nostro viaggio ci ha detto che chi non rispetta la legge deve pagare una multa molto elevata, se paragonata agli stipendi medi. Esiste però un'eccezione a questa legge e riguarda le coppie che appartengono alle minoranze: queste possono fare quanti figli vogliono. Le minoranze etniche sono concentrate in alcune regioni della Cina.
Le minoranze che vivono nello Xinjiang, pur godendo già di una certa autonomia, vorrebbero essere sempre più autonome dal governo centrale, che teme perciò vogliano arrivare all'indipendenza vera e propria. Per questa ragione Pechino favorisce in tutti i modi il trasferimento degli Han, l'etnia cinese doc, nelle province abitate dalle minoranze. Tra i favori previsti c'è anche quello di poter superare l'unico figlio previsto dalla legge in modo da diventare maggioranza anche nei territori abitati dalle minoranze, cosa che si sta puntualmente verificando stando alle percentuali che ci ha fornito Agym, la nostra guida uygur. Così quando Agym ci ha ospitati a casa sua per una merenda abbiamo visto frotte di bambini correre a salutarci, erano quelli che lui stesso ha definito, nel suo incerto inglese, "special child".
Un bambino in offerta speciale dal governo.
Altre frotte rumorose di bambini abbiamo incontrato negli stretti vicoli dei mercati, diventati la sede dei loro giochi in attesa che i genitori chiudessero bottega. Un gruppo vendeva collanine ai turisti in visita alla "Città morta", e contemporaneamente doveva badare un asino lasciato incustodito dai genitori. Altri ancora lavoravano direttamente nei laboratori artigianali degli strumenti musicali, dei tappeti e dei berretti tipici uygur.
Tutti i bambini però erano incuriositi da questi europei, che entravano nel loro mondo, e gradivano essere fotografati. Anzi, quelli tra loro che non stavano lavorando si mettevano in posa. E poi correvano sulla macchina fotografica per vedere la loro immagine appena scattata e restavano delusi dalla mia macchina che non era digitale e perciò non permetteva loro di vedersi.
Nelle campagne del West cinese i villaggi e le scuole ricordavano quelli del maestro Gao e ho avuto l'impressione che il problema dell'abbandono scolastico che Yang Zimou ha affrontato nel film "Non uno di meno" sia ancora di scottante attualità.
Il grande sviluppo economico ha fatto crescere grattacieli nelle città, ma nelle campagne le scuole sono ancora fatte con i mattoni di argilla seccati al sole, come quelli che gli alunni del maestro Gao preparano con le loro mani per raccogliere i soldi che permetteranno alla supplente di andare a riprendersi l'alunno scappato in città a lavorare.
A 8000 Km da qui, il problema sembra essere lo stesso: mancano i soldi per la scuola.
Anche se noi , nel nostro piccolo, in dieci anni abbiamo ridotto la spesa per l'istruzione passando dal 4,2% al 3,9% del PIL, non vogliamo farci sorpassare del gigante cinese.


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