tam tam |  messaggio  |
Per la giustizia
Peacereporter - 18-08-2005
Intervista a Padre Javier Giraldo, gesuita colombiano che da anni sfugge alle minacce di morte dei paramilitari

Il massacro della comunità di pace di San Josè de Apartadó del 21 febbraio scorso (dove furono trucidate otto persone, tra cui il leader della comunità Luis Guerra, che aveva partecipato anche alla Marcia Perugia-Assisi) è arrivato sui banchi della Corte Penale Internazionale, come crimine di lesa umanità e atto di genocidio, su iniziativa di un gruppo di parlamentari colombiani. PeaceReporter è stato tra i primi mass-media in Italia a denunciare l'efferato crimine che ha avuto una forte risonanza internazionale. Cristiano Morsolin, redattore dell'Osservatorio Indipendente sulla Regione Andina e nostro collaboratore, ha ricevuto a Bogotà pesanti minacce per aver osato infastidire "i poteri forti", i "signori della guerra" con i suoiarticoli sulla mobilitazione e sull'indignazione europea e italiana in seguito al massacro.

La mobilitazione internazionale attivata dall'Osservatorio Mondiale per la protezione dei difensori dei diritti umani comprende anche Gloria Cuartas, sindaco di San Josè de Apartadó e segretaria generale del "Frente Social y Politico" e Padre Giraldo Javier, coordinatore della commissione ecclesiale "Giustizia e Pace" e direttore della banca dati sulla violenza politica in Colombia "Noche y Niebla". In esclusiva per l'Italia, Morsolin ha intervistato per PeaceReporter padre Javier Giraldo, a Madrid per il seminario "Territorio, vita e sicurezza umana di fronte ai piani economici e militari", svoltosi dall'8 al 12 giugno per incrementare lo scambio tra la società civile europea e quella colombiana.


scritto per noi da
Cristiano Morsolin

Padre Javier Giraldo, 60 anni, è nell'occhio del ciclone da tutta una vita, costretto a dormire ogni notte in posti diversi a causa delle pesanti minacce che costantemente riceve. Non ha peli sulla lingua mentre sottolinea "la politica repressiva di stampo fascista del governo Uribe, il controllo totale sulla popolazione e soprattutto la prepotenza paramilitare. Atteggiamenti che causano la totale chiusura di tutti gli spazi neutrali e indipendenti come le Comunità di Pace, dato che anche la resistenza popolare deve essere distrutta... ".

Purtroppo crimini di questo genere si susseguono paurosamente da anni in Colombia, e sono quasi sempre passati sotto silenzio, nell'indifferenza più totale. Dunque a cosa si deve questa forte presa di posizione dell'opinione pubblica internazionale di fronte a questa strage? E il governo come ha reagito?

In Colombia l'impunità è ormai la risposta a tutti i crimini. Penso che quello che ha preoccupato il governo Uribe nel massacro di San Josè de Apartadó sia stata la reazione internazionale forte quanto inaspettata. E i perché sono tanti. Primo fra tutto i tre bambini trucidati assieme agli altri senza particolare pietà: uno di 18 mesi, una bimba di 5 anni e un bambino di 10. Si è trattato di un crimine di eccezionale crudeltà. Tutte le vittime sono state squartate e fatte a pezzi con il machete. E il fatto che tra loro ci fosse un uomo tanto rispettato, promotore delle Comunità di pace, leader conosciuto in vari paesi come Italia, USA, Ecuador e interlocutore del governo nazionale in vari comitati inter-istituzionali, ha suscitato sdegno e tanta rabbia. Per questo si sono sprigionate forti reazioni contro il governo... Loro credevano che avrebbero potuto occultare le responsabilità dell'esercito, della Brigata 17, perché si trattava di una zona particolarmente sperduta e lontana, a ben otto ore di cammino dal centro della comunità di pace, in un'area dove non ci sono strade asfaltate e i sentieri sono primitivi. Sfortunatamente per loro non è stato così. Il fatto che l'esercito sia rimasto in zona per l'intera settimana precedente la strage ha suscitato molti sospetti. Durante i due giorni prima del massacro, varie famiglie sono state obbligate a scappare, sono state colpite, alcune sono state inseguite. In una comunità vicina, a solo un'ora di distanza dalla zona del massacro, alle cinque del mattino una bambina è stata ferita mentre stava dormendo ed è stato necessario portarla all'ospedale di San Josè. Sospettato un militare, che si aggirava armato nei dintorni. Una serie di fatti che hanno lasciato le impronte del passaggio dell'esercito in molti posti. Dopo aver trucidato Guerra e gli otto contadini, hanno raggiunto il villaggio dei familiari del leader, ai quali hanno personalmente comunicato la notizia. In poche parole non hanno fatto assolutamente nulla per nascondere quello che avevano fatto, né si sono finti paramilitari, com'è successo molte altre volte. E' stato visibile a tutti che truppe dell'esercito ufficiale hanno commesso varie violazioni negli stessi giorni e un'orrenda carneficina.
Dopo il crimine, il governo ci ha chiesto di sottoporci ai meccanismi della giustizia, che però si sono rivelati ancora una volta assolutamente corrotti. Ci siamo trovati di fronte agli stessi meccanismi che da sempre garantiscono nient'altro che impunità. E la reazione della comunità è stata di totale non collaborazione. In quest'occasione abbiamo cercato di dimostrare le ben 500 aggressioni subite negli ultimi tempi, tutte inutilmente poste a conoscenza delle istituzioni giudiziarie senza ricevere né sanzioni, né confronti con il governo. E a questo punto il governo ci ha sfidati a presentare delle prove, cosa che abbiamo fatto già in passato, consegnando ogni cosa al giudice. Per questo ci chiediamo come si possa collaborare con un sistema così corrotto. Per questo non chiediamo che questo caso sia assunto dalla giustizia colombiana. Per questo stiamo domandando a organismi internazionali di assumerlo.

Ma perché si è scelta un'assise tanto importante come la Corte Penale Internazionale?

Perché crediamo nella giustizia e nella pace nonostante tutto, e le pretendiamo. Ma da soli non ce la facciamo. Spiego meglio cos'è successo, cosa ci ha spinto a dire definitivamente basta e a rivolgerci alla Corte Penale Internazionale.
Una commissione del parlamento colombiano ha convocato un'udienza con il ministro della difesa, i generali dell'esercito, il procuratore e noi accompagnatori delle Comunità di pace. Il tempo per dibattere è stato poco, giusto quello per denunciare i fatti, senza approfondirli. Alcuni militari, appoggiati da alcuni parlamentari, sono riusciti a montare una versione completamente manipolata, basata su quattro falsi testimoni presentati come guerriglieri "smobilizzati", ora re-inseriti nella società che hanno fatto ricadere le colpe su di noi. Non hanno capito che tutti noi li conosciamo molto bene e sappiamo che non sono guerriglieri. Si tratta di gente presa tempo fa e torturata da un colonnello dell'esercito. Poi, grazie all'ennesimo montaggio giudiziale, furono minacciati e messi sotto una pressione tale da accettare ogni proposta dei militari. Da quel momento non hanno più uno straccio di libertà, sono ostaggi dell'esercito. Quindi ogni loro testimonianza e accusa contro di noi perde di valore. Così lo abbiamo denunciato nella stessa sessione, insieme a tutti gli altri dettagli dell'intervento dei militari che erano accuse fondate su informazioni assolutamente false.

Contro di voi? Ma come? Di cosa vi accusavano?

Di essere guerriglieri delle Farc, naturalmente. Hanno persino accusato me di aiutare la guerriglia caricando sulla mia automobile le munizioni. E pensare che non ho nemmeno mai avuto un'auto. Questa è la linea di difesa dell'esercito: infangare la credibilità di chi denuncia. Su tutto questo cumulo di falsità si appoggiano coloro che pretendono di delegittimare noi che osiamo denunciare i loro crimini. Non hanno nessuna prova concreta per contestare che i militari sono i colpevoli e quindi si inventano le peggio calunnie. L'intero dibattito è stato dunque manipolato e noi abbiamo avuto a disposizione molto poco tempo per difenderci. Gli stessi mezzi di comunicazione hanno partecipato a questo losco gioco. Invece di pubblicare le nostre denunce mettendole almeno sullo stesso piano delle dichiarazioni dei militari, hanno pubblicato le insinuazioni calunniose sulla presunta appartenenza di Gloria Cuartas, ex sindaco di Apartado, alle Farc. Questo è il loro modo di agire. Questo è il tradizionale atteggiamento del governo colombiano: non si fanno indagini serie e quando qualcosa infastidisce si arma un processo penale falso verso chi denuncia.
Per questo un piccolo gruppo di parlamentari colombiani ha presentato un documento alla Corte Penale Internazionale, sollecitandola affinché assuma le indagini del massacro di San Jose de Apartado. Non vedono nessuna condizione affinché in Colombia si facciano indagini e investigazioni imparziali. E il fatto che a rivolgersi alla Corte internazionale sia un gruppo dello stesso parlamento è molto significativo.


Peacereporter


In archivio:

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=7058

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=7101



discussione chiusa  condividi pdf