breve di cronaca
Il Governo non dice ''no'' al nucleare
Redattore Sociale - 13-04-2002
L'approvazione in Commissione Ambiente e Affari Esteri della Camera del disegno di legge del Governo per la ratifica italiana del protocollo di Kioto, scatena le proteste di Legambiente e delle Ong impegnate nella campagna per la riforma della Banca Mondiale.

L’emendamento della Cdl prevede, nel bilancio delle emissioni, la partecipazione delle imprese italiane ad iniziative pubbliche e private realizzate nei paesi con economia in transizione dell’Europa Orientale, destinate alla costruzione, ristrutturazione e messa in sicurezza degli impianti di produzione di energia senza limitazioni per il nucleare.
Invece di imboccare con decisione la via dell’innovazione tecnologica e delle energie, si sceglie di tornare a fonti superate e pericolose. Un gesto importante come la ratifica ufficiale del protocollo di Kioto ridotto ad un’operazione di facciata.

Amareggiato l’intervento espresso dai responsabili della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, “la maggioranza che sostiene il governo ha buttato la maschera e mostrato la sua vera indole pro-nucleare a tutti i costi – dichiarano – di fronte all’incapacità di centrare l’obiettivo di Kioto, il governo italiano pensa alla peggiore soluzione possibile da attuare nell’ambito del commercio delle emissioni previsto dal Protocollo di Kioto: sostegno con fondi pubblici ad impianti nucleari, lasciando gli elevati rischi del nucleare per le popolazioni dell’est Europa, in cambio di permessi virtuali di riduzione delle emissioni per l’Italia”.

Infatti la Sace, assicuratore pubblico dei crediti dell’esportazione, proprio in questi giorni sta considerando la possibilità, secondo il comunicato delle Ong, di concedere una garanzia di 150 milioni di euro a copertura dei rischi associati con le operazioni dell’Ansaldo nucleare, che sta completando i lavori di un secondo reattore nucleare nella centrale di Cernavoda in Romania. I rischi che problemi di ordine tecnico o politico si creino quasi inevitabilmente in Romania fanno sì che nelle previsioni delle ong “saranno i contribuenti italiani a ripagare l’Ansaldo, grazie alla garanzia della Sace, ed è altamente probabile che l’energia, di cui la Romania non ha bisogno vista la grave crisi economica in cui versa da anni, sarà esportata proprio verso l’Italia: oltre il danno, la beffa”.

La Sace ha inoltre presentato al Cipe, secondo quanto rendono noto le Ong, linee guida a favore del nucleare con il fine di ottenere il via libera per il finanziamento di progetti nucleari nell’est Europa anche in futuro, così – sottolineano le ong – mentre la Commissione Europea cerca di chiudere gli impianti a rischio nell’est, il governo italiano pensa a costruirne di nuovi.
Il mondo ambientalista protesta perché “il no all’energia dell’atomo – come afferma Realacci di Legambiente – deve essere convinto e senza smagliature; la modifica dell’art.2 del ddl per la ratifica di Kioto va cancellata o corretta escludendo il nucleare”, e insieme alle Ong promettono l’ennesima dura battaglia contro il nucleare.

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