breve di cronaca
Troppi docenti per una cattedra : in Lazio ancora emergenza precari
Il Nuovo - 12-04-2002
ROMA - Hanno vinto il concorso, si sono classificati ai primi posti in graduatoria e dopo aver scelto la cattedra alla quale avevano diritto e che speravano essere loro per molti anni, adesso rischiano di ritrovarsi nella condizione di essere costretti a fare domanda di trasferimento.

E per questo da lunedì inizierà una staffetta di digiuno alimentare, per protestare contro il Provvidetorato che si è dimenticato dei diritti acquisiti con ottime prove d'esame e anni di studio.

Andrea Barbetti, titolare dell'insegnamento di Italiano e latino al liceo classico pedagogico Montale, sarà il primo a togliere qualcosa dal piatto. "Non sarà proprio uno sciopero della fame, ma è comunque una privazione. Voglio continuare ad andare a scuola, a fare quello per cui ho studiato. Però voglio anche far sapere a tutti che ci sono delle persone, dei professori, a cui sono stati calpestati dei diritti". In questa condizione ci sono 65 professori di nuova nomina. Più altri duecento precari circa che dopo aver conquistato tutti i diritti hanno fatto domanda di trasferimento.

E per loro si può tranquillamente parlare di emergenza. Dopo un concorso per l'insegnamento che ha riguardato centinaia di migliaia di candidati e che si è protratto per oltre un anno finalmente arriva la pubblicazione dei risultati, nei primi mesi del 2001. Barbetti si classifica, nel Lazio, 8° in Italiano e Latino, 12° in Latino e Greco e 9° in Italiano, Storia e Geografia per le scuole medie. "Furono risultati che mi resero orgoglioso, ma che constatarono che con lo studio e l'attenzione si può fare molto". Ma le sorprese devono ancora arrivare. Nel mese di agosto dell'anno scorso i vincitori vengono convocati per firmare il contratto a tempo indeterminato che finalmente sanciva il nostro pieno ingresso nel mondo della scuola pubblica. Ma i primi classificati nell’ordine di merito hanno l’opportunità di scegliere le cattedre libere che il Provveditorato mette a disposizione. "Abbiamo scelto non solo sulla base logistica, ma anche su valutazioni numeriche ben precise, sapendo che eventuali tagli di classi avrebbero messo a rischio la nostra sede. La scelta è così piovuti su licei corposi proprio per evitare l’inquietante parola 'soprannumerarietà'. Abbiamo svolto le visite mediche, portato i documenti richiesti nei tempi dovuti, assunto servizio il 1 settembre 2001, con un contratto che recitava testualmente, accanto al nome dell’istituto, sede definitiva".

Eppure poco prima delle vacanze di natale il Provveditorato, accogliendo il parere d’urgenza di un giudice del lavoro – non la sentenza, che avverrà nel luglio prossimo – e rinunciando alla difesa, modificava e integrava i trasferimenti e i passaggi di cattedra dell’anno scolastico 2001/2, inserendo in molti degli stessi istituti scelti dai vincitori di concorso alcuni altri docenti che si erano visti rifiutare la domanda di trasferimento perché sprovvisti del titolo necessario e che, ricorrendo d’urgenza, si erano poi visti dare ragione momentanea dal giudice. E così, di punto in bianco, ad anno in corso, sulla stessa cattedra di un unico istituto, sono finiti almeno secondo nomina due docenti. "E in non pochi istituti una inevitabile situazione di soprannumero dovuta non all’accorpamento di classi e alla contrazione dell’organico, possibilità con cui si convive da tempo, ma da un raddoppio in corso d’opera stabilito dal Provveditorato. Il danno è inesorabilmente caduto sulle spalle dei vincitori di concorso, troppo più giovani per avere un punteggio di anzianità competitivo coi trasferiti a posteriori, ed infatti in questi giorni è arrivata proprio ai neovincitori la comunicazione di soprannumerario". E le paure sono diventate realtà.

Le vittime poi non sono gli ultimi classificati del concorso, ma spesso i primi, vista l’appetibilità di certe cattedre, e per giunta il provvedimento colpisce casualmente, il primo ma non il ventesimo, l’ottavo ma non il trentaseiesimo, il tredicesimo ma non il dodicesimo, affidando così alla sorte – non al merito né ad altre valutazioni oggettive. E il Provveditorato da parte sua non offre risposte chiare. "Ci hanno liquidato nei corridoi con frasi tipo 'da un anno all’altro le cose cambiano', 'siete giovani, potete fare esperienza', dimostrando una volontà assoluta a liquidare la nostra situazione senza un minimo di riconoscimento". Il ministero ha invece fatto chiaramente capire che la situazione è "incresciosa" e che può essere risolta con un altro ricorso. "Da una parte fa vedere le cose in prospettiva e con una certa calma, ma dall'altra sconforta che ci si debba difendere da soli, specie quando si ha ragione".

A llo stato attuale della vicenda, comunque, questa sorta di vincitori sfortunati finirebbero in un’altra sede, salvo poi l’anno successivo riottenere ciò che c’è stato loro sottratto. A meno che non intervenga ancora e in modo tempestivo il giudice del lavoro. La cosa buffa, e forse tutta italiana, è che si è avuta notizia del provvedimento di integrazione delle graduatorie il 18 dicembre, ultimo giorno di scuola prima della pausa natalizia. Che il 28 marzo è stato inviato un fax ai presidi (a scuole chiuse) che fissava al 3 aprile (a istituti ancora chiusi) il termine ultimo per le richieste di trasferimento da parte dei docenti diventati di colpo in soprannumero. Filippo Thiery, un altro dei "gabbati", attacca: "Ci si è trovati di fronte a una situazione impossibile da cambiare. Con scadenze già esaurite, giochi già fatti".

Simone Navarra




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