Della serie: "I Vulnerabili"
Rolando A. Borzetti - 10-04-2002
Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil sono sicure: anche con l'autodichiarazione l’ aumento ad un milione di lire al mese delle pensioni è destinato a pochi.

Le confederazioni sindacali lo scrivono in un comunicato, con cui sottolineano che “le nuove procedure che l’Inps dovrà seguire, su indicazione del Governo, per corrispondere l’aumento delle pensioni più basse fino a 516,46 euro non risolvono i problemi e rischiano di aprire un nuovo contenzioso analogo a quello che si è verificato negli anni 80”.

Per i sindacati, infatti, l’autodichiarazione così come viene proposta è già stata sperimentata quando sono state istituite le prime maggiorazioni di pensioni. Anche allora il possesso di redditi di qualsiasi genere (compresi i redditi assoggettati ad imposta sostitutiva dell’Irpef o a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta – in altre parole, gli interessi di depositi bancari o postali) impediva il diritto al beneficio, ma i pensionati, non essendo a conoscenza nei dettagli della normativa fiscale, ritennero di aver diritto e firmarono l’autodichiarazione.
In seguito, molti di loro subirono la diminuzione della pensione e, dopo qualche anno, sono stati costretti a
restituire le somme percepite indebitamente, che nel frattempo erano arrivate a cifre con molti zeri.
Il rischio, dunque, è che il rimedio escogitato dal governo per semplificare la procedura sia più complesso di quello proposto inizialmente. Inoltre, ciò potrebbe riprodurre il doloroso fenomeno degli indebiti previdenziali da restituire.
Fenomeno che doveva essere definitivamente estinto con i controlli annuali dell’Inps e con l’ultima sanatoria dei debiti previdenziali.

Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil ritengono che quest’ultima novità nasca dall’esigenza di nascondere i limiti e le iniquità di una norma che, secondo il Governo, doveva far uscire miracolosamente dalla povertà 2.200.000
pensionati.
Conseguenze negative che non si sarebbero verificate se si fosse dato ascolto alle proposte che i sindacati dei pensionati hanno presentato al Parlamento e al Ministro Maroni.
E’ ormai chiaro che solo una parte dei fondi stanziati per il “milione” potrà essere distribuito ai pensionati, se le condizioni stabilite con la finanziaria 2002 non cambieranno.
Per realizzare un’operazione più ampia e più equa è necessario invece elevare il livello di reddito coniugale a 26 milioni di lire (pari a 13.427,96 euro – il doppio del limite individuale), abbassare l’età per il diritto, a partire dalle prestazioni di tipo previdenziale, ed escludere dal reddito influente alcune voci in modo da non penalizzare il piccolo risparmio e quei redditi da pensione su cui si pagano le tasse.

Insomma l'ennesima beffa per i più deboli!

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